L’archivio Genchi non esiste

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 23 - 2009

23012009_calabriaora-1

da Bari - detta anche Matarrelandia

Secondo CalabriaOra in edicola oggi la Procura di Roma avrebbe aperto un fascicolo a carico di Gioacchino Genchi, il consulente tecnico delle Procure di mezza Italia  che, dopo 20 anni di onorato servizio svolto sottotraccia e colmo di successi processuali, è divenuto il bersaglio preferito della politica, esautorato Luigi De Magistris, per distrarre l’opinione pubblica dal merito delle inchieste Poseidone e Why Not.

La storia è sempre del fantomatico “archivio Genchi“. Un database anagrafico, di tabulati telefonici ed intercettazioni dalle dimensioni spaventose e che sarebbe nelle mani di un uomo in grado di “compromettere la sicurezza e la stabilità democratica del Paese“.

Nell’articolo firmato da Paolo Pollichieni si legge di “fascicolo confluito in un altro fascicolo” e di “ipotesi di reato al centro degli accertamenti dell’autorità giudiziaria, ipotesi rispetto alle quali la competenza sarebbe
esclusivamente in capo alla Procura della Repubblica della Capitale
“.

Il corsivo del Direttore di CO, però, non ci dice quali ipotesi di reato sarebbero addebitate a Genchi.

Da oltre un anno decine di interrogazioni, interpellanze ed una sfilza infinita di dichiarazioni hanno come obiettivo il lavoro del consulente di De Magistris ed il tanto ituperato (ed inesistente) archivio Genchi.

Per CalabriaOra – che lo ripetete due volte – Genchi è un consulente “privato”.

Questo è falso. Gioacchino Genchi è un funzionario di Polizia in aspettativa che “a differenza di altri consulenti tecnici ha lavorato solo ed esclusivamente a fianco dell’accusa, quindi delle Procure. Dei pubblici ministeri e dei Giudici, mai delle difese” anche se talvolta – grazie al suo lavoro preciso e meticoloso – si è anche impedita la condanna di persone accusate ingiustamente, dunque scagionate.

Lo ha spiegato intervenendo a  “Radio Anch’io” in onda su Radio1.

Lavora da 20 anni come consulente tecnico senza dimenticare di essere anche un pubblico ufficiale. Uno che ha giurato fedeltà alla Repubblica. Nel suo computer, come in quello di molti giornalisti, è ovvio che ci siano copie di sentenze, ordinanze e consulenze. Tutto materiale a disposizione delle parti di ogni procedimento nel quale è stato coinvolto. Tutto materiale che non può costituire una pericolosa banca dati.

Da consulente diventa “testimone” nel processo penale e la legge lo obbliga a “rendere la sua testimonianza in ogni grado di giudizio ed anche nel corso di eventuali processi di revisione”.

Se non avesse copia degli atti che egli stesso produce come potrebbe assolvere a quest’ulteriore – ed eventuale – dovere?

Non solo.

Genchi non intercetta nessuno!

Ma si occupa, incrociando dati già acquisiti dalla Polizia Giudiziaria, di mettere in relazione telefonate, tabulati e posizione geografica dei chiamanti.

E’ così che si smontano alibi di assassini, ad esempio.

E’ così che – senza avere bisogno di ascoltare una sola conversazione – basta analizzare tabulati telefonici per scorgere ictu oculi l’anomalìa di un Procuratore Capo che sente un avvocato, senatore, indagato da un suo sostituto, diverse volte al giorno.

E’ il caso di Mariano Lombardi e Giancarlo Pittelli.

Ma i casi sono tanti e non vale la pena elencarli tutti.

Giova però evidenziare due cosette ricordate dall’ex consulente di De Magistris.

La prima è che nell’inchiesta Why Not il PM trasferito non ha disposto una sola intercettazione telefonica.

La seconda è che l’indagine Why Not “dimostra l’esistenza di un legittimo primato della politica” che subisce le angherìe di “affaristi pronti sempre a saltare sul carro del vincitore“.

“La politica – ha detto Genchi – dovrebbe costituirsi parte civile nel processo Why Not”.

C’è da aspettarsi certamente un’indagine a carico di Genchi data la gravità delle notizie dei giornali e delle dichiarazioni di mezzo Parlamento.

L’inchiesta ci direbbe chi dice le bugìe. Una volta per tutte. Ma chi in pubblico si straccia le vesti in fondo sa quello che sta facendo.

Sposta l’attenzione su argomenti che fanno scalpore in modo che si parli il meno possibile del cuore delle inchieste e si perdano fiumi di inchiostro ed ore di dibattiti televisivi sulle norme disciplinari dei magistrati o su archivi che non esistono.

Genchi dovrebbe essere indagato anche a causa della denuncia di Salvatore Cirafici, ex ufficiale dei Carabinieri oggi responsabile della sicurezza di WIND Italia.

Lui avrebbe denunciato «pressioni subite per consentire l’accesso a tabulati telefonici che erano sottratti all’anagrafe clienti solo perché attinenti a figure istituzionali aventi un ruolo con la sicurezza dello Stato» ma va ricordato che si tratta dello stesso soggetto scoperto da Genchi con le mani nella marmellata.

Nel corso delle indagini vennero scoperti “numerosi ed intensi contatti” tra Cirafici e Luigi Bisignani. Un ex piduista condannato a 3 anni di carcere per la maxi tangente Enimont.

Uno che – evidentemente – non avrebbe alcun interesse a fermare il lavoro di Genchi.

Non è vero?

Intanto l’ANSA smentisce l’esistenza di fascicoli aperti con accuse a carico di Genchi.

Alle 12:10 è infatti riportato in un lancio che

Non risulta, al momento, alcun fascicolo aperto dalla Procura di Roma per quanto riguarda il cosiddetto archivio Genchi, la banca dati raccolta dal consulente dell’ex Pm della Procura della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris nell’ambito delle indagini cosiddette Why Not e Poseidone. Secondo fonti giudiziarie di piazzale Clodio, non e’ giunto alcuno stralcio sull’archivio Genchi o documentazione dalla Procura di Catanzaro che svolge indagini sul fascicolo Why Not e che aveva revocato l’incarico allo stesso Genchi dopo l’ avocazione dell’indagine stessa da parte della Procura generale del capoluogo calabrese allo stesso De Magistris. L’unico stralcio giunto nella procura della capitale riguardava la posizione dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, fascicolo giunto all’ attenzione del Tribunale dei Ministri e poi tornato a Catanzaro nei mesi scorsi.

Ah, se l’informazione facesse meglio il proprio lavoro…

antonino monteleone

p.s: domani interverrò – a Bari -  al convegno “Mafie, oggi” che si svolgerà a partire dalle 10:30 nell’aula magna del Politecnico di Bari. L’evento è organizzato dalla Scuola di Formazione Politica Antonino Caponnetto. Oltre al sottoscritto prenderanno parte ai lavori Benny Calasanzio, Michele Cagnazzo e Salvatore Borsellino.

Evento in streaming dalle 10:30 di sabato 24 a questo link

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

5 Responses to “L’archivio Genchi non esiste”

  1. Achiropita/ lisa Capalbo scrive:

    seguito live streaming l´incontro / convegno.

  2. Achiropita/ lisa Capalbo scrive:

    that means , zwar eravate poci in sale ma tanto seguiti in live streaming

  3. Lucio Musolino scrive:

    Caro Antonino, le agenzie occorre leggerle tutte non solo fino a un certo orario.
    Se non ti fossi limitato a leggere solo l’Ansa delle 12:10, ti saresti accorto che alle 17:38 la situazione era già cambiata e che, a Roma, la segnalazione dell’esistenza dell’archivio Genchi fu segnalata nel maggio 2008. Calabria Ora ha fatto bene il proprio lavoro.
    Se poi ad alcuni non piace è un’altro discorso.

    DE MAGISTRIS: ARCHIVIO GENCHI; CI FU SEGNALAZIONE A PM ROMA (ANSA) – CATANZARO, 23 GEN – L’esistenza dell’archivio di Gioacchino Genchi, consulente dell’ex pm Luigi De Magistris, fu segnalata nel maggio scorso alla Procura di Roma dalla Procura Generale di Catanzaro. L’archivio, che conterrebbe 500 mila file digitali di contatti telefonici, fu acquisito dai carabinieri del Ros nell’ufficio palermitano di Genchi dopo che la Procura generale del capoluogo calabrese avoco’ l’inchiesta Why Not a Luigi De Magistris, e revoco’ l’incarico al consulente dell’ex pm di Catanzaro. Dai file acquisiti dai carabinieri emerse che nell’archivio erano stati memorizzati i contatti telefonici di numerosi politici, parlamentari, alte cariche dello Stato, ed esponenti delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza. Dopo una valutazione di tutto il materiale i magistrati della Procura Generale di Catanzaro decisero di segnalare alla Procura di Roma l’esistenza dell’archivio di Genchi perche’ l’acquisizione era avvenuta presso la sede dei gestori telefonici. (ANSA). LE 23-GEN-09 17:38 NNN


    ########
    l’ANSA delle 12:10 è un lancio “nazionale”. Quello del pomeriggio esclusivamente regionale.

    Devo proprio spiegare il perché?

    am
    #######

  4. Alberto scrive:

    Roma, 26 gen. – (Adnkronos) – L’archivio di Genchi sara’ al centro del procedimento disciplinare che vedra’ protagonista l’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris il prossimo 20 febbraio davanti alla Sezione disciplinare del Csm. Al centro dell’accusa, l’incarico ritenuto troppo ampio dato al suo consulente Gioacchino Genchi.

    Le notizie andrebbero riportate ” tutte ” e non parzialmente nè di parte…
    Il sig. De Magistris, da ” colleghi ” del CSM è già stato punito con provvedimento disciplinare del trasferimento ad altra sede…
    Il procedimento che si terrà il 26 febbraio riguarda l’abuso e la violazione di norme elementari di procedura penale, per aver affidato al C.T.U Genchi l’incarico di valutare esaminare tabulati telefonici, azione propria del magistrato.. Al CTU si affida una perizia con richieste specifiche, inserendo quesiti dettagliati nel verbale di conferimento incarico e non la disamina dei numeri… Per questo, che si definisce un puro accertamento di PG, non occorre la nomina di un CTU, che viene delegato alla Polizia Giudiziaria che svolge l’indagine…
    In 35 anni di carriera mai ho visto affidare l’esame di tabulati telefonici ad un CTU, in quanto dai tabulati è possibile risalire alle utenze e relativi intestatari e non certo ai contenuti delle telefonate…
    Di per se il tabulato telefonico non costituisce alcun valore ma serve a risalire ad utenze che in seguito si potrà intercettare, oppure a fornire un elemento per svolgere indagini. come per esempio nel caso di un omicidio la cui vittima poco prima aveva ricevuto una telefonata per cui si andrà a chiedere, vedere chi fosse e perchè l’intestatario lo ha chiamato…

  5. blogger scrive:

    chi ha paura delle intercettazioni è solo chi ha la coscienza sporca..
    mi spiace che quest’uomo stia sacrificando onore, professione e forse pure la vita, per colpa di questi sciacalli.

Leave a Reply

Antonino Monteleone on Facebook

VIDEO

Sponsors

About Me

Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

Twitter

    Photos

    Activate the Flickrss plugin to see the image thumbnails!