Why Not: la sceneggiata di Pittelli

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 28 - 2009

montecitorio

da Roma - con un nuovo ufficio postale: “neuro-deliri” friulani

La politica si è ridotta ad una sceneggiata.

Deputati e Senatori convincono i cittadini che con una “interrogazione” hanno risolto il problema. Invece non ci hanno nemmeno provato, ma hanno recitato senza fare nulla di concreto.

Quando vengono colti con le mani nel sacco, ancorché il sacco – ed il relativo contenuto – sia ancora tutto da verificare, o si blindano dietro l’immunità oppure diviene sufficiente annunciare le dimissioni.

Poco più di un mese fa, era il 22 dicembre, annunciava le sue dimissioni perché sosteneva di non avere “mai posto in essere atti o comportamenti illeciti di alcun genere” di non fare “parte di alcuna casta” e di non volersi avvalere “per dimostrare la mia illibatezza morale, di alcuna prerogativa parlamentare che possa costituire un diaframma rispetto al completo accertamento della verità”.

Affermazioni proferite con la consapevolezza che l’aula avrebbe respinto le sue dimissioni.

Fabrizio Cicchitto disse che “Davanti ad un’aggressione cosi’ violenta – affermano – tutto il partito sara’ al suo fianco. Desideriamo esprimere all’on. Pittelli non solo la solidarieta’ piu’ affettuosa ma anche i sentimenti della nostra stima per aver voluto dimostrare l’attaccamento e il suo grande rispetto per le istituzioni.

Rispetto per le Istituzioni che Pittelli ha alimentato anche insultando, al telefono con il cugino, il capo del suo partito Silvio Berlusconi.

A chi lo provocava su dimissioni solo annunciate, Pittelli rispondeva che si trattava di una decisione maturata, sofferta, ma “irrevocabile”.

Intanto, però, con il voto contrario del PdL e l’astensione del PD i 71 voti (tutto il gruppo Italia dei Valori) favorevoli non sono bastati e così l’Aula di Montecitorio ha respinto le dimissioni.

Umoristica la motivazione del Partito Democratico i cui deputati si sono astenuti “in segno di rispetto per la nobilta’ delle motivazioni che avevano portato Pittelli a presentare le sue dimissioni“.

Che è un po’ come l’assoluzione per reato commesso “in stato di necessità”.

Pittelli ha continuato ad attaccare De Magistris; confutare le indagini che lo hanno coinvolto; rilanciare la falsità dell’archivio di Gioacchino Genchi.

Proprio poche ore dopo che il superconsulente di De Magistris ha ricevuto la telefonata del severo Francesco Cossiga che ha preso atto – solo un cieco non potrebbe capirlo – che Genchi “ha agito sempre nel rispetto della legge e secondo il mandato conferitogli dai vari magistrati delle procure interessate” che la competenza a verificare eventuali errori “è solo del Giudice” e che non vede “quali potrebbero essere i profili penali o anche soltanto di scorrettezza addebitabili non solo al perito ma anche al pubblico ministero che ha disposto l’acquisizione di detti tabulati, dato che sia la procura di Milano sia il giudice del dibattimento nel processo per la ‘extraordinary rendition’ di Abu Omar hanno dichiarato la perfetta legittimita’ non soltanto dell’acquisizione dei tabulati delle conversazioni telefoniche, ambientali e telematico-informatiche, ma la intercettazione o l’ acquisizione del contenuto delle stesse”.

Non che ci fosse bisogno di Cossiga per una cognizione dei fatti che solo stupidità, ignoranza o malafede può impedire, però fa piacere che un altro uomo di Stato abbia capito.

Oggi Genchi era a lavorare, come sempre, in silenzio occupandosi di fatti concreti. In aula a Catanzaro in un processo per omicidio.

Pittelli era in aula a sostenere, senza contraddittorio, ragioni che i fatti, ostinatamente, si ostinano a “cassare”.

antonino monteleone

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2 Responses to “Why Not: la sceneggiata di Pittelli”

  1. Marco scrive:

    concordo! Ma sbaglio o eri accanto a beppe grillo durante le interviste ?

    Mitica la frase che campeggia sul tuo blog!

    ciao marco

  2. Guy Fawkes scrive:

    Ciao Antonino,volevo esprimerti la mia ammirazione e stima.
    Spero che il nostro paese possa avvalersi in futuro di giovani attivi e limpidi come te.
    “V”

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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