I photored e lo scandalo Italtruff – Parte 1

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 30 - 2009

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da Roma - con le prostitute alle fermate atac: e se non c’è notturno?!

L’ingegnere Stefano Arrighetti, amministratore della KRIA, è finito agli arresti domiciliari. Con lui vengono iscritti nel registro degli indagati 63 funzionari di polizia municipale, quaranta tra sindaci ed assessori comunali e cinque imprenditori.

Si tratta della “banda dei semafori” messa nel sacco dalla Procura di Verona che ipotizza il reato di “frode in pubbliche forniture”. I Carabinieri di San Bonifacio e di Tregnago hanno rilevato l’assenza di quella omologazione ministeriale di cui era stata garantita la presenza.

Un’inchiesta nata dalle denunce degli automobilisti ed a seguito dei ricorsi presentati davanti ai Giudici di Pace che hanno accolto le eccezioni basate sul fatto che la violazione del “rosso semaforico” veniva provocata da una durata troppo breve del “giallo”.

La cui durata – è questa la principale circostanza su cui regge l’accusa – veniva dolosamente ridotta per trarre in inganno i guidatori.

L’inchiesta non è l’unica. Non è la prima volta che scattano le manette e non è la prima volta che si arriva a Giudizio. Come isolate non sono le proteste, i ricorsi, le polemiche e le complicità.

Il meccanismo è quasi sempre lo stesso.

Con la scusa di migliorare la sicurezza su alcuni tratti stradali si piazzano telecamere che vengono proposte alle amministrazioni da ditte fortemente inserite nelle logiche di spartizione politica degli appalti spesso cuciti su misura dell’amico di turno.

Se lì c’è il centro-destra si presenta Tizio. Caio se a guidare il Comune è il centro-sinistra.

Per ogni infrazione rilevata dai dispositivi ecco una percentuale per la ditta che li ha installati. E una nuova fonte di reddito per Comuni non sempre virtuosi che ripianano, a spese dei cittadini, i buchi nei bilanci.

Vigilare sul rispetto del Codice della Strada e sanzionare chi trasgredisce è un dovere. Manomettere un semaforo per battere cassa è un reato. Come lo è pilotare gli appalti o alterare gli strumenti di controllo.

Per non parlare del fatto che la legge, oggi, prevede che il 50% degli introiti derivanti dalle contravvenzioni rilevate con sistemi elettronici vengano investiti in interventi migliorativi della viabilità urbana. Precetto normativo sempre disatteso.

Già ad ottobre scorso la Guardia di Finanza aveva provveduto al sequestro dei proventi delle multe in diversi comuni della Lombardia: Segrate, Paullo, Cinisello Balsamo, Basiano, Masate e Settala, in provincia di Milano; Vertemate con Minoprio e Albese con Cassano; in provincia di Como; Gazzada Schianno, in provincia di Varese e Redondesco, in provincia di Mantova.

Il denaro sequestrato sarebbe dovuto entrare nella disponibilità del “cartello” composto da Scae, CiTiEsse, Centro servizi, Tecnotraffico e Sercom.

Mentre a  gennaio 2008, furono denunciati un amministratore comunale, due comandanti di polizia locale e gli amministratori unici di Ci.ti.esse (e sono due!) di Rovellasca (Como), Maggioli di Santarcangelo di Romagna, Traffic Tecnology di Marostica e Open Software di Mirano per truffa aggravata e falsità materiale.

Tenete a mente la parola “Maggioli”.

E spostiamoci dal nord al sud.

Senza dimenticare che nel Lazio c’è stato il rinvio  a giudizio per i Comandanti dei Vigili Urbani di Formia, Gaeta e Minturno e per l’amministratore della società Eurotraff di Manduria di Taranto.

Con una interrogazione al Sindaco di Modena di marzo 2004, il consigliere Andrea Galli di An, denunciò le strane relazioni tra i soci e gli amministratori di quella società e la rivista PM.

Secondo Galli, la Eurotraff e la collegata Italtraff erano gli sponsor privilegiati della rivista  mentre la società editoriale pagava lauti compensi ai comandanti dei Vigili Urbani che, guarda caso, prestavano servizio negli Enti che avevano affidato a quella società il servizio Photored.
La rivista PM risulta fondata dal dott. Francesco Delvino, attuale Comandante dei Vigili Urbani di Benevento, che tutt’ora la dirige.

Tenete a mente anche la rivista “PM“.

Da Amantea a Cropani sono anni di battaglie giudiziarie e politiche per la rimozione di questi impianti di rilevazione delle infrazioni semaforiche.

Amantea è un comune sciolto per infiltrazioni mafiose e sotto controllo dei commissari prefettizi.

A settembre si è svolta una riunione alla quale hanno partecipato il commissario straordinario, dr Francesco Sperti, il comandante della Polizia municipale di Amantea Antonio Angeli e l’istruttore Giacomo Bazzarelli, l’avvocato Nicola Gaetano, legale del Comune, e per conto della Italtraff, l’azienda che ha installato ed è responsabile degli impianti semaforici, le avvocatesse Francesca Conte e Mimma Ursoleo.

La decisione emersa era semplice e drastica. Resistere davanti al Giudice di Pace. Aggravando i costi a carico del Comune. Ed infatti scattano le indagini.

A novembre il Pubblico Ministero di Paola, Francesco Greco, concludeva l’inchiesta a carico di undici persone, otto vigili urbani più il comandante, Antonio Angeli, assieme a due responsabili della Italtraff, Roberto Scarcella e Mimma Ursoleo: le accuse vanno da “astensione dall’incanto”, “turbata libertà degli incanti”, violazione della legge sulla privacy, “frode in pubbliche forniture” fino a “deturpamento ed imbrattamento di cose altrui”; falsità “materiale” e “ideologica” e “rivelazione di segreto d’ufficio”.

Spostiamoci sul fronte geograficamente opposto.

Nello stesso mese  il PM di Catanzaro, Francesco De Tommasi, con le stesse accuse, spiccava 9 avvisi di garanzia a carico di altrettanti amministratori del comune di Cropani, vigili urbani, un responsabile dell’ente e il responsabile di una ditta che gestiva gli impianti di Photored installati in un semaforo della statale 106 jonica. Avvisati il Sindaco, Antonio Grano, quattro componenti della Giunta comunale, Giuseppe Fittante, Domenico Lopresti, Salvatore Macrì e Pierluigi Colosimo, a due vigili urbani, il comandante Domenico Basile e il comandante pro tempore Salvatore Bianco; al responsabile della Dnp servizi srl, Nicola Pignataro ed al responsabile dell’area amministrativa del Comune, Salvatore Sinatora.

E adesso veniamo a Reggio Calabria, pezzo forte.

Le prime installazioni avvengono alla fine del 2005 in diversi punti della Città.

Tutti entusiasti per un grande passo avanti nel segno della sicurezza stradale.

Peccato che il 17 marzo del 2004 venne revocata l’omologazione al Photored F17-A della ItalTruff.

Ma non è tutto.

Proprio in quei mesi si mettevano a punto le carte per la costituzione di una società mista che si occupasse della riscossione dei tributi Comunali. E chi costituisce l’asse societario?

Il Comune di Reggio Calabria con la “Maggioli Tributi Spa” di Santarcangelo di Romagna!

Ecco la prima cosa che vi avevo detto di tenere a mente.

E con chi fa affari la “Maggioli Tributi”? Ma con ITALTRUFF!

Ed a chi si rivolge la Giunta Comunale per vigilare sugli automobilisti indisciplinati? Proprio a questa società.

Il bello, però, deve ancora venire.

antonino monteleone
1/continua

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2 Responses to “I photored e lo scandalo Italtruff – Parte 1”

  1. Achiropita/ lisa Capalbo scrive:

    ITAL TRUFF ” is gut ( azzeccatissima come sempre) cool ma come ..azzo fai guagliu´sempre fit e con un pizzico di humor

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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