Archive for febbraio, 2009

Il nucleare in Calabria secondo Stillitani

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 28 - 2009

francesco_antonio_stillitani

Mi sono già soffermato, brevemente, sulla questione di un ritorno al nucleare dell’Italia. Sui rischi, le conseguenze e le implicazioni. Ho tralasciato l’ipotesi di una centrale in Calabria sia perché ho potuto notare che non è prevista la costruzione di un impianto nel nostro territorio e sia perché il famoso Piano Energetico Regionale impedirebbe la costruzione di un impianto nucleare, come di uno a carbone. Ed a sostegno della mia convinzione c’è anche il parere del Governatore Agazio Loiero (“una centrale nucleare si scontra con le peculiarità del nostro territorio”) e dell’assessore all’ambiente Silvio Greco (“puntiamo su fotovoltaio ed idroelettrico”)

Ma non sottovalutate la capacità della politica calabrese di occuparsi di affari non propri mentre la regione sta franando, ha ogni giorno più disoccupati, illegalità e corruzione dilagano.

Non si parla più dell’impianto a carbone che la SEI SpA vorrebbe costruire a Saline Joniche (impugnando davanti al TAR la delibera della Giunta Regionale che diversamente avrebbe chiusto la partita nel tavolo della Conferenza dei Servizi aperto a Roma) né si parla a sufficienza dell’affaire eolico che vede pezzi grossi della politica ed imprenditori allegrotti spartirsi finanziamenti sfregiando qualche paesaggio qui e là.

Ma l’uomo che vedete in foto, con l’espressione compiaciuta dai propri successi politici e la fronte inutilmente spaziosa ha espresso il suo parere sul nucleare in Calabria. Parere che nessuno gli aveva chiesto.

Non so se la Calabria sia fra i luoghi candidati ad ospitare centrali nucleari e sull’eventuale localizzazione non è mia competenza esprimermi…”

Ecco non sa un diavolo di niente! Però…

…in ogni caso sono assolutamente convinto che oggi l’energia nucleare sia un’energia pulita sulla quale anche la Calabria deve investire e recuperare il tempo perduto”.

Affermazione pronunciata con le competenze tecniche sopra menzionate, ovviamente.

Dire subito no alla realizzazione di un’eventuale centrale nucleare in Calabria significa privare la
regione del possibile sviluppo che ne deriverebbe”.

E forse le cosche dei guadagni legati allo smaltimento delle scorie.

“L’eventuale costruzione della centrale nucleare in Calabria potrebbe determinare un miglioramento, a cominciare da quello infrastrutturale ed occupazionale, senza dimenticare che dalla sua realizzazione la Calabria potrebbe usufruire di agevolazioni e chiedere al Governo delle compensazioni“.

La solita menata dell’occupazione grazie ad infrastrutture velenose. Si faccia un giro a Crotone, onorevole Stillitani.

Forse Stillitani, che non sbaglia quando dice che sotto il profilo dei rischi “la Calabria li correrebbe comunque se una centrale venisse realizzata in Sicilia o Basilicata” vorrebbe costruire una centrale nella sua Vibo Valentia.

L’ex Sindaco di Pizzo Calabro e Vice Presidente del Consiglio Regionale calabrese, simbolo dell’inciucione bruzio Udc-PD, la costruirebbe col “metodo Infratur“.

Quel progetto Infratur “nell’ambito del quale – si afferma in un’informativa redatta dalla Squadra mobile di Vibo Valentia – si evidenzia una preoccupante commistione tra appartenenti alla cosca Mancuso, imprenditori, politici ed amministratori locali, ognuno col proprio tornaconto“.

Il progetto Infratur era stato ideato dall’architetto Maria Francesca Tulino, arrestata nell’ambito dell’inchiesta Dinasty-Do ut des condotta dalla Procura antimafia di Salerno e che portò agli arresti anche un Giudice, Patrizia Pasquin, presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia.

In un’altra inchiesta – Odissea -  emerge che sul “progetto di unificazione della gestione turistico-territoriale – aveva messo gli occhi Francesco (Ciccio) Mancuso, alias “Tabacco” che si era speso per la buona riuscita dell’iniziativa.
Nel corso di una conversazione Tiziana Primozich, secondo gli inquirenti in rapporti assai stretti con il boss, illustra ad un ignoto “Vittorio”, il progetto Infratur, ideato dall’architetto Francesca Tulino, «di cui Ciccio si era interessato, facendosi garante della buona riuscita».
Sempre stando a quanto riportato nell’ordinanza, la Promozich, dopo aver riferito al suo interlocutore che la Tulino «aveva voluto conoscere Ciccio Mancuso per far sì che lo stesso facesse da collante fra i sindaci e gli imprenditori» aveva affermato che «Ciccio era orgogliosissimo di essere riuscito a chiamare i sindaci di Zambrone, Parghelia, Ricadi e altri, e a mettere tutti d’accordo che andassero preparati a queta riunione, chiamati dalla provincia eccetera eccetera...».
«Sulla tranquillità di questa operazione non vi dovete preoccupare… perché me ne faccio carico io» diceva “Tabacco”.

Questo dà la misura della capacità della cosca di influenzare la politica e la burocrazia.

Nel corso del processo Dinasty, l’architetto Tulino spiegò che proprio Ciccio Mancuso era preoccupato dell’interessamento di altro componente della cosca, Pantaleone Mancuso, al progetto.

E con chi era in affari – stando alla deposizione – Pantaleone Mancuso. Proprio con Francescantonio Stillitani.

A Pizzo – a seguito di questi particolari emersi nel processo – è stata presentata un’interrogazione per conoscere ”quali legami ci siano fra le società di Stillitani e dei suoi familiari con ambienti malavitosi, nell’ambito del progetto”Infratur”.

Stillitani non c’entra sicuramente niente. Né con la ‘ndrangheta né col malaffare.

Ma stia lontano anche dal nucleare.

antonino monteleone

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Il cuore e la faccia della Calabria

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 27 - 2009

La Calabria è una terra che ha tanti primati. Tra questi la capacità di superare astronomicamente i limiti della decenza. Senza altri giri di parole vengo al dunque.

Pensavo che bastasse l’indignazione provocata da una condanna a 7 anni e 6 mesi di reclusione in primo grado per indurre Enzo Sculco a rimettere il mandato di Consigliere Regionale della Calabria.

Ma ha mandato giù la condanna e la sospensione, rimanendo sotto traccia – nemmeno tanto! – fino allo scorso agosto. Mese in cui la sospensione è scaduta, il processo d’appello non era nemmeno cominciato e nessuno a dire una parola.

Un grande blog, quello di Roberto Galullo, ed uno piccolino, del sottoscritto ad arricciare un sopracciglio.

Poi nulla.

Enzo Sculco viene condannato. Esce dal Consiglio Regionale. Ritorna e ne condannano un altro. Sempre di Crotone, sponda Udc. Tornerà anche lui, non ho dubbi.

Ma cerco di tirare fuori un po’ di “schifìo” per affrontare al meglio la notizia di una ulteriore condanna a carico del “Papa” di Crotone.

Un anno e tre mesi di reclusione per truffa aggravata e falso ideologico.

Il Giudice monocratico del tribunale di Crotone, Francesca Costa, che ha anche condannato Giuseppe Sculco, fratello del consigliere regionale, alla pena di un anno e sei mesi e Antonio Calabrese a sei mesi di
reclusione. Calabrese è il capo servizio dell’Istituto Corpo vigili notturni, dove si sono svolti i corsi di formazione da cui ha avuto origine l’inchiesta da cui è scaturito il processo.

Organizzavano corsi di formazione fantasma, attraverso la società “IAL Calabria“, che tra il 2001 ed il 2002 hanno fruttato qualcosa come 300 milioni di vecchie lire.

Nel processo erano imputati anche due tutor dei corsi, Tommaso Vallone e Francesco Aprigliano, che sono stati assolti.

Al termine della requisitoria il pm Piepaolo Bruni aveva chiesto la condanna di Vincenzo Sculco alla pena di un anno e sei mesi, di Giuseppe Sculco e Antonio Calabrese a 4 anni di reclusione ciascuno. Per Vallone e Aprigliano Bruni aveva chiesto la condanna a nove mesi di reclusione.

Ho visto oggi, per la prima volta, i nuovi spot televisivi promozionali della “Calabria” dunque uso lo stesso slogan per lanciare un appello.

Caro (dis)onorevole Enzo Sculco, ci metta il cuore, e si dimetta!

antonino monteleone

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Beni Culturali: l’era McDonald

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 26 - 2009

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L’aveva promesso ed alla fine il Professor Salvatore Settis ha presentato le sue dimissioni da Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, un collegio composto da consiglieri in parte nominati e designati dal Ministro pro tempore ed in parte eletti dagli oltre 20mila dipendenti del Ministero.

Ed ecco che la spaccatura è ormai evidente. Con l’addio di Settis si chiude un’era improntata alla solennità del prodotto culturale dell’Italia anche se costellata di errori che ha spesso mortificato, con baronìe, gelosìe ed immobilismi, l’emersione di nuove professionalità ed uno svecchiamento di cui si sente, certamente, la necessità.

Confermati i rumors della vigilia con la nomina di Andrea Carandini, archeologo stimatissimo ma più vecchio di 4 anni di Settis, a decidere il futuro del patrimonio culturale italiano.

Pietrangelo Buttafuoco, in una intervista al Secolo d’Italia, disse di lui che “in una Città in cui tutti sono concentrati sul calciatore Totti, appronterebbe una strategìa politica di destra sull’identità storica della capitale“.

Senza trattanersi dall’indicare ad Alemmano, Giuseppe Scopelliti come modello da imitare.

Andrea Carandini da un lato offre agli storici ed all’archeologìa italiana un contributo di alto profilo con i suoi studi e le sue ricostruzioni.

Ma è anche l’archeologo favorevola alla costruzione del parcheggio da 7 piani (costo oltre 30 milioni di euro) che si vorrebbe realizzare sul Pincio, fronte Piazza del Popolo, a Roma.

Un progetto odioso che però vede favorevoli Realacci, fu Ministro ombra dell’Ambiente, l’ex ambientalista Chicco Testa (non a caso Presidente di Roma Metropolitane) e proprio Carandini.

Una “mostruosità” che vede contrari – formando un gruppo trasversale – Alemanno, Sgarbi, Cicchitto, Italia Nostra ed i Verdi Arcobaleno.

Questo il nuovo corso firmato da B-B. Berlusconi-Bondi.

Ad ogni modo le nomine non dicono nulla, prese singolarmente. Ma tutte assieme danno la misura delle scelte che il Governo ha messo in campo (il taglio di risorse per 1 miliardo di euro nel il 2009) e vuole mettere in futuro (una brutta copia delle campagne promozionali del patrimonio artistico della Francia).

Guardiamo a quei paesi europei che sanno come valorizzare le risorse culturali”. E lì a fare notare come le opere del Museo di Parigi, portate negli Emirati Arabi abbiano fruttato 10 volte tanto quanto non facessero nel suolo patrio.

Ma dimenticano di specificare che lì si è trattato di marketing attorno al marchio Louvre.

Sono gli stessi che prenderanno i Bronzi di Riace da Reggio Calabria per portarli alla Maddalena – e sulla scelta in sé non ho nulla in contrario – dopo le battaglie per impedire il trasferimento ad Atene ed a Torino in occasione di ben più popolosi e seguiti eventi sportivi.

Un giorno a Roma, in Piazza della Rotona, si smetterà di fotografare il Pantheon e si prenderà tutti un hamburger da McDonald (vedi alla voce Mario Resca!). Sta proprio lì davanti!

antonino monteleone

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Why Not: proseguono le archiviazioni

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 25 - 2009

angese-whynot

Si dice che ad andarsene siano sempre i migliori.

Lo sanno bene al CSM che per un Salvo Boemi che se ne va – per andare a Presiedere la Stazione Unica Appaltante che da Palazzo dei Marescialli è stata definita troppo inserita nella struttura burocratica della Presidenza della Regione Calabria equiparandola ad una Direzione Generale e per questo subordinata al relativo Dipartimento – dal ruolo di sostituto Procuratore ecco che spediscono un Enzo Jannelli fresco di sanzione disciplinare per le vicende di Why Not.

Boemi ha dovuto lasciare la Magistratura per presiedere la “SUA” di cui ancora non sappiamo nulla e comunque sarebbe tornato a fare il PM perché la norma che impedisce di essere applicati alla Direzione Distrettuale Antimafia di mantenere ruoli dirigenziali (in questo caso coordinatore della DDA) per più di 8 anni (4 + 4) vale solo per lui e non, per esempio, per un Francesco Mollace qualsiasi che è rimasto, scaduto il suo ruolo alla DDA – nel 2001 – a gestire pentiti e processi.

Ma dicevamo di Jannelli.

L‘autore di un atto illegittimo per ostacolare i magistrati di Salerno nell’esercizio di funzioni e prerogative legittimamente svolte ed esercitate così come stabilito dal Tribunale del Riesame di Salerno, unico a giudicare il lavoro dei Pubblici Ministeri Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani e del Capo Luigi Apicella.

Jannelli ha firmato il contro-sequestro degli atti che Salerno tentava invano di ottenere con metodo soft, con la scusa di voler impedire la divulgazione del conenuto del fantomatico Archivio Genchi.

Verrà a fare il Consigliere di Corte d’Appello (sezioni civili) in una sede, Reggio Calabria, dove proprio si sentiva il bisogno di uno in prima linea come lui.

Il tutto mentre a Catanzaro continuano a seppellire, lentamente, il lavoro di Luigi De Magistris. Se ne va, infatti, un altro pezzo della Loggia di San Marino: è stata chiesta l’archiviazione della posizione di Piero Scarpellini.

«E’ pacificamente emersa l’impossibilità di definire una condotta delittuosa nei
confronti di Scarpellini
». Dicheno!

Dunque non sapremo più nulla dello stretto collaboratore di Romano Prodi e di quelli che De Magistris considerava i suoi interessi diretti nel “ruolo della Finmeccanica in alcuni affari calabresi e l’eventualità di affari illeciti nel settore delle armi connesse ad alcuni viaggi di Scarpellini in Africa“. Ad esempio.

antonino monteleone

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Camorra Nucleare

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 24 - 2009

nuclear

Archiviata la pratica della costruzione di inceneritori e discariche a due passi dalle falde acquifere, la camorra avrà acquisito le necessarie competenze tecniche per dar via alla costruzione dei primi reattori nucleari. Al nord.

Anzi no. La costruzione la faranno delle aziende pulitissime, l’avanguardia della ricerca. Le migliori.

Gli amici del Sottosegretario Nicola Cosentino, detti casalesi, si occuperanno di fare sparire le scorie calandole nel Vesuvio.

Un accordo di cooperazione energetica tra Francia ed Italia è stato firmato da Berlusconi e Sarkozy mentre a Chiaiano riapre la discarica sorvegliata dall’Esercito con i fucili carichi. Nel silenzio dei media impegnati a dare seguito ai deliri di un uomo che – se va bene a lui e male a noi – vivrà per altri dieci e pretende di scrivere quello dei prossimi 30.

Veniamo all’aspetto più serio della vicenda.

Le c.d. “nuove centrali nucleari” di cui va pontificando il Ministro Scajola, e Pierferdinando Casini in Caltagiorone, secondo un’elaborazione svolta dall’Indipendent – che traduce complessi studi realizzati da importanti organismi di ricerca, sarebbero centrali che racchiudono rischi triplicati rispetto a quelle tradizionali e produrrebbero scorie molto più tossiche, dunque più difficili da smaltire.

Scrive l’Indipendent.

Sebbene i nuovi European Pressurised Reactors (Epr) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso si verificasse un incidente la fuoriuscita di radiazioni sarebbe molto maggiore e potrebbe fare anche il doppio delle vittime.

Un rapporto redatto dalla società francese Edf rivela che l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene invece che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore.

Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste conclude invece che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte.

A rendere i nuovi Epr più pericolosi in caso di incidente, spiega il giornale, è il fatto che sono stati progettati per bruciare il combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto a quelli attuali, modificando la natura stessa del carburante.

Berlusconi, invece, si preoccupa solamente del suo vulcano artificiale.

antonino monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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