Why Not e il CSM: un’altra versione dei fatti

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 8 - 2009

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Il CSM ha deciso di trasferire tutti, buoni a cattivi; onesti e meno onesti; catanzaresi e salernitani; chi ha rispettato le procedure e chi no.

La sentenza del Tribunale del Riesame di Salerno è arrivata qualche giorno dopo la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura.

L’organo di autogoverno dei magistrati, sconfinando in indebite valutazioni di merito, ha punito disciplinarmente gli autori di un provvedimento giudicato in perfetta sintonìa con l’ordinamento dall’unico Tribunale idoneo a compiere tale valutazione.

Ne consegue che solo i magistrati di Catanzaro, Jannelli e Garbati, andavano trasferiti per avere disposto il sequestro degli atti sequestrati dalla Procura di Salerno.

E invece no. Cartellino rosso per chi ha commesso un fallo da ultimo uomo e cartellino rosso per chi quel fallo ha subito.

Adesso possiamo leggere le motivazioni della prima sezione del CSM che ha punito gli indisciplinati.

Ho deciso di raccontarvi cosa succede, tra Catanzaro e Salerno, con le stesse parole che il CSM ha usato per dirvi una cosa diversa.

Indagando in Calabria, svolgendo le funzioni di Pubblico Ministero, un certo Luigi De Magistris, ha scoperto che “tantissimi soggetti anche istituzionali” attraverso un sistema di intrecci, connivenze e complicità sono protagonisti di uno scandalo “senza precedenti nella Storia Repubblicana”.

Conflitti di interesse ”abnormi” tra politici, imprenditori e magistrati il cui perpetuarsi ha provocato un “inusitato vulnus” nelle garanzie democratiche della popolazione calabrese.

Luigi De Magistris non ha compiuto indagini superficiali, ma estremamente approfondite non limitandosi ad avere “insinuato dubbi di correttezza, senza la minima prova” a carico dei propri indagati, ma di avere fatto luce sulla pedissequa” e sistematica violazione di regole e procedure poste in essere da un pezzo consistente della politica e da un imprenditore allo scopo di drenare risorse pubbliche provenienti dall’Unione Europea in progetti inesistenti.

La copertura offerta da alcuni membri togati del distretto giudiziario di Catanzaro, ricambiati con altri favori ha provocato una “vera e propria implosione della giurisdizione” nel momento in cui le indagini condotte da De Magistris sono state sottratte a chi le conduceva legittimamente.

Poseidone, Toghe Lucane, Why Not sono state avocate con uno strumento che offre l’ordinamento nei casi in cui il PM sia colpevole di inerzia nel condurre un’inchiesta.

Il comportamento dei colleghi di De Magistris ha causato una caduta di autorevolezza, prestigio e credibilità” della magistratura e quanto emerso dalle indagini di Salerno ha dimostrato che alcuni magistrati di Catanzaro sono inidonei” a “svolgere in maniera adeguata indagini” ed ogni altra attività.

In tutti questi mesi in tanti hanno cercato di intaccare il ‘‘prestigio” di De Magistris affannandosi “gratuitamente in critiche sconsiderate” accusandolo di essere “incompatibile” col verminaio di Catanzaro, come se fosse una colpa.

Ma lui non ha “abdicato” e per difendersi dalle “accuse allusive”, spesso false ed infondate, rivoltegli è andato dai magistrati di Salerno competenti ad indagare. Ha avuto a che fare con colleghi ”imparziali” che non hanno sic et simpliciter ascoltato la sua versione dei fatti, ma dimostrando di essere “super partes” hanno verificato ogni informazione oggetto del “contenuto delle più di 60 dichiarazioni” rese non soltando da De Magistris.

Qualcuno ha accusato i magistrati di Salerno di avere dato retta a Luigi De Magistris senza alcun vaglio critico” delle sue dichiarazioni. In realtà la “serie infinita” dei fatti e delle circostanze è stata attentamente valutata.

Nel frattempo i giornali, alcuni giornali ed alcuni giornalisti, hanno distratto l’opinione pubblica con argomenti “spesso non pertinenti rispetto all’oggetto dell’indagine”. Una serie di articoli con un’impostazione narrativa più vicina all’elencazione di “nominativi sul citofono di un portone” anziché avere “il taglio di un’inchiesta giornalistica”.

Capitolo a parte meritano le “notizie allarmistiche e impertinenti” sul cosiddetto Archivio Genchi. Per suscitare clamore e distrarre ulteriormente le masse e mettere in cattiva luce i collaboratori di De Magistris, Gioacchino Genchi in particolare, si sono tirati in ballo “personaggi estranei” fino a scomodare “alte cariche istituzionali, magistrati, politici e personaggi pubblici” che senza averne né mangiato, né bevuto, sono stati ”riuniti, loro malgrado, in un gran ‘polverone” così da smontare le inchieste, confondere la popolazione,  accantonare tutto e riportare la “normalità”.

Ecco un’altra versione dei fatti.

Voi a quale credete?

antonino monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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