L’aveva promesso ed alla fine il Professor Salvatore Settis ha presentato le sue dimissioni da Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, un collegio composto da consiglieri in parte nominati e designati dal Ministro pro tempore ed in parte eletti dagli oltre 20mila dipendenti del Ministero.
Ed ecco che la spaccatura è ormai evidente. Con l’addio di Settis si chiude un’era improntata alla solennità del prodotto culturale dell’Italia anche se costellata di errori che ha spesso mortificato, con baronìe, gelosìe ed immobilismi, l’emersione di nuove professionalità ed uno svecchiamento di cui si sente, certamente, la necessità.
Confermati i rumors della vigilia con la nomina di Andrea Carandini, archeologo stimatissimo ma più vecchio di 4 anni di Settis, a decidere il futuro del patrimonio culturale italiano.
Pietrangelo Buttafuoco, in una intervista al Secolo d’Italia, disse di lui che “in una Città in cui tutti sono concentrati sul calciatore Totti, appronterebbe una strategìa politica di destra sull’identità storica della capitale“.
Senza trattanersi dall’indicare ad Alemmano, Giuseppe Scopelliti come modello da imitare.
Andrea Carandini da un lato offre agli storici ed all’archeologìa italiana un contributo di alto profilo con i suoi studi e le sue ricostruzioni.
Ma è anche l’archeologo favorevola alla costruzione del parcheggio da 7 piani (costo oltre 30 milioni di euro) che si vorrebbe realizzare sul Pincio, fronte Piazza del Popolo, a Roma.
Un progetto odioso che però vede favorevoli Realacci, fu Ministro ombra dell’Ambiente, l’ex ambientalista Chicco Testa (non a caso Presidente di Roma Metropolitane) e proprio Carandini.
Una “mostruosità” che vede contrari – formando un gruppo trasversale – Alemanno, Sgarbi, Cicchitto, Italia Nostra ed i Verdi Arcobaleno.
Questo il nuovo corso firmato da B-B. Berlusconi-Bondi.
Ad ogni modo le nomine non dicono nulla, prese singolarmente. Ma tutte assieme danno la misura delle scelte che il Governo ha messo in campo (il taglio di risorse per 1 miliardo di euro nel il 2009) e vuole mettere in futuro (una brutta copia delle campagne promozionali del patrimonio artistico della Francia).
“Guardiamo a quei paesi europei che sanno come valorizzare le risorse culturali”. E lì a fare notare come le opere del Museo di Parigi, portate negli Emirati Arabi abbiano fruttato 10 volte tanto quanto non facessero nel suolo patrio.
Ma dimenticano di specificare che lì si è trattato di marketing attorno al marchio Louvre.
Sono gli stessi che prenderanno i Bronzi di Riace da Reggio Calabria per portarli alla Maddalena – e sulla scelta in sé non ho nulla in contrario – dopo le battaglie per impedire il trasferimento ad Atene ed a Torino in occasione di ben più popolosi e seguiti eventi sportivi.
Un giorno a Roma, in Piazza della Rotona, si smetterà di fotografare il Pantheon e si prenderà tutti un hamburger da McDonald (vedi alla voce Mario Resca!). Sta proprio lì davanti!
antonino monteleone
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