Archive for marzo, 2009

Reggio Calabria con Gioacchino Genchi

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 28 - 2009

appuntamento dalle ore 10:00 di fronte la Questura

***

Anche a Reggio Calabria, di fronte alla Questura sul Corso Garibaldi, ci sarà un sit-in di solidarietà al Vice Questore Aggiunto Gioacchino Genchi – l’ex superconsulente del PM Luigi De Magistris accusato di avere creato un mega-archivio di dati personali – sospeso dal servizio quattro giorni fa.

“Manifesteremo la nostra solidarietà a Gioacchino Genchi ed alla Polizia di Stato – si legge nella nota diffusa dall’”Associazione CombAttivaMente – Amici di Beppe Grillo di Reggio Calabria” – contro un provvedimento ingiusto e sproporzionato che colpisce nella dignità un leale servitore di questa Repubblica ed ha provocato una forte reazione nella coscienza civile di quei cittadini informati che hanno a cuore le sordi della democrazia in questo Paese”.

“Distribuiremo dei volantini – è scritto nel comunicato – per informare la cittadinanza su quello che i giornali, le televisioni e le radio hanno taciuto sull’intera vicenda”.

La manifestazione, che ha visto tra i promotori anche Salvatore Borsellino – fratello del Giudice ucciso dalla mafia – si svolgerà in diverse Città italiane da nord a Sud di fronte alle Questure, alle Prefetture o nelle principali piazze.

“Siamo dalla parte della Polizia di Stato, di Gioacchino Genchi e di tutti quei servitori dello Stato – conclude la nota – che rendono onore ad un’Itaiia sempre più lontana dai concetti di Giustizia, Legalità e libera informazione”.

Appuntamento per sabato 28 marzo a partire dalle 10.

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L’Ora della Terra e l’ora di Reggio

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 27 - 2009

Parleremo del nuovo marchio di “città metropolitana” che la riforma federalista porterà alla Città di Reggio Calabria a tempo debito.

Quando cioè sarà chiaro cosa voglia dire “città metropolitana” senza l’uso di demagogìa, senza coniare slogan e credere in miraggi politici e sociologici. E ciò non potrà avvenire prima di due passaggi fondamentali. Primo, l’approvazione definitiva al Senato. Secondo, una nuova legge sugli enti locali che stabilisca prerogative e funzioni di questi enti previsti in Costituzione  dal 2001, ma, di fatto, mai realizzati.

Nel frattempo la “città che cresce” non smette di stupire.

No, non mi riferisco nemmeno ai manifesti fotocopia AN (nel PDL) barra PD hanno realizzato per rivendicare – con “note carbone” – il conferimento del metropolitano status.

Parliamo di soldi. Che mancano.

Reggio Calabria, sommersa dall’indebitamento da “finanza derivata” per qualcosa come 270 milioni di euro fino al 2034 (sic!) – e solo per quella – vede impegnato il proprio Consiglio Comunale, in una delle ultime sedute, ad approvare 13 ordini del giorno che hanno una radice comune “riconoscimento di debiti fuori bilancio…”.

Per domani, sabato 28 marzo, il WWF ha organizzato la prima “Earth Hour” (l’Ora della Terra).  Dalle 20.30 alle 21.30 ora locale. 2.848 città in 83 paesi spegneranno le luci in un gesto di mobilitazione globale contro il surriscaldamento del pianeta provocato da un consumo sempre crescente di risorse non rinnovabili per la produzione di energia elettrica.

E cosa c’entra questo, vi starete domandando?!

C’entra eccome!

Perchè a Reggio Calabria ci stiamo portando avanti col lavoro.

Stando alle ultime notizie il Comune di Reggio Calabria avrebbe accumulato debiti di una certa entità con l’ENEL che, chiudendo un occhio in alcune zone della Città, avrebbe (anzi ha) cominciato a lasciarne al buio alcune di periferia.

Telecom ha invece già staccato le linee telefoniche nell’appartamento in locazione che ospita le sedi dei gruppi (anche “mono”) consiliari di minoranza.

Comunisti Italiani, Rifondazione, Partito Democratico, Udeur, eccetera senza telefono né luce.

Perché questa è un’amministrazione che “sa costruire il proprio futuro” con uno “sguardo alle generazioni future”, fatta di “una nuova e giovane classe dirigente che fa gli interessi di questa comunità”.

Ah, dimenticavo. Spero che non sia vera la giustificazione che Orsola Fallara – dirigente del Settore Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria, con l’attitudine ad avvalersi “della facoltà di non rispondere” – si dice abbia dato in risposta alle lamentele ricevute.

ENEL e Telecom non avrebbero incassato i pagamenti che il Comune avrebbe regolarmente versato.

Giuseppe Scopelliti faccia chiarezza. O luce?

antonino monteleone

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Sulla candidatura di Luigi De Magistris

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 23 - 2009

Bene bene. Eccomi di nuovo qui dopo qualche giorno di assenza forzata. Che dire. Di cose ne sono successe tante e sarebbe stato bello commentarle immediatamente. Il tempo è comunque dalla nostra parte.

Una storia però mi ha spiazzato e si tratta della candidatura di Luigi De Magistris al Parlamento Europeo con l’Italia dei Valori.

Mi ha spiazzato perché, ingenuamente, non me l’aspettavo e poi perché nello stesso momento in cui ho realizzato che non era un rumors, ma c’era già un video di presentazione su YouTube, ho sofferto pensando a cosa avrebbero scritto i giornali. Cosa che puntualmente è avvenuta.

Cosa ne penso di questa candidatura?

E’ la domanda che mi è stata posta e che mi sono posto. Da un lato per l’attenzione che personalmente, anche attraverso questo blog, ho dedicato alle inchieste Poseidone e Why Not. Del tempo dedicato per cercare di offrire una versione dei fatti diversa da quella propinata da certi giornalisti ed altrettanto “certi” giornali.

Ho fatto il tifo per De Magistris magistrato.

Non me ne pento ed è stato un bene che nei mesi precedenti ognuno potesse sapere da che parte stavo. Ho fatto il tifo per De Magistris magistrato perché ogni volta che ho avuto accesso ad un atto scoprivo sempre qualcosa di diverso da quello che altri volevano far credere. Le collusioni per nulla campate per aria, ma riscontrate con precisione. La gestione criminale di fondi pubblici, appalti e nomine tra la politica e certi “prenditori” senza scrupoli. La massoneria deviata a fare da copricapo ad un mostro senza volto e senza anima.

Ma insomma cosa ne pensi, Antonino?

Penso che mi sarebbe piaciuto vedero ancora indagare in questa regione e che non potendolo più fare abbia compiuto la scelta migliore per evitare il massacro. Perdendo le funzioni di PM la situazione si sarebbe anche potuta complicare.

Mi spiace che sarà costretto a difendersi dall’accusa più infamante: ogni iniziativa finalizzata a consolidare una posizione di visibilità puntando ad una “discesa in campo” che passava attraverso l’eliminazione dell’avversario.

Questo è il teorema più facile da digerire per un’opione pubblica molle e confusa.

Invece non è così. Il consenso attorno a De Magistris, in Calabria, era quello della ristretta – ed informata – minoranza di cittadini che conoscevano lui e le persone di cui si è occupato.

E poi Di Pietro gli aveva già offerto una candidatura alle politiche del 2008. Posto “sicuro” ed elezione assicurata alla Camera dei Deputati, ma aveva gentilmente declinato l’invito. “Continuo a fare il magistrato”, disse Luigi De Magistris, che fino alla fine della scorsa estate era ancora PM a Catanzaro. Il trasferimento, pur decretato, non era ancora arrivato finché non si trovò pronto a spiccare le richieste di rinvio a giudizio per gli indagati di “Toghe Lucane”.

A quel punto il colpo di grazia. Gli venne comunicato “l’anticipato possesso” della sede di Napoli in qualità di Giudice del Tribunale del Riesame.

Passa poco che si prende i primi attacchi anche “mutilato” delle sue funzioni inquirenti. Infatti scoppia il “caso Romeo”, scattano gli arresti per gli appalti di Napoli e saltano fuori strani rapporti tra Romeo e Francesco Rutelli.

Le misure cautelari passano al Riesame che userà parole piuttosto dure nei confronti di Rutelli e dell’amico Romeo. Attenzione: quelle parole saranno attribuite al solo Luigi De Magistris, ma l’atto fu firmato – insolitamente – da tutti e tre i Giudici del collegio.

Bella furbata. Qualche giorno dopo De Magistris ed il suo ex consulente, Gioacchino Genchi, dovevano essere ascoltati dal COPASIR, presieduto proprio da Rutelli, per dare spiegazioni sulla balla dell’archivio che porta proprio il nome di Genchi.

Messo ai margini da un CSM che punisce sempre tutti, buoni e cattivi, è tornata la proposta di Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris ha accettato di correre per un seggio a Strasburgo.

Ha accettato una candidatura che senza le preferenze non ti porta da nessuna parte.

Mi prendo le critiche di chi continua a dirmi “Visto? Te lo dicevo io che si buttava in politica!”, ma non m’importa.

Se Luigi De Magistris si è candidato vuol dire che non l’abbiamo saputo difendere e che i movimenti e le manifestazioni non sono bastati.

Sembra la prima volta che un magistrato entra in politica per il clamore e le dure prese di posizione.

La più importante delle voci è anche la più emblematica del clima che si respira.

Nicola Mancino, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, è stato molto chiaro “chi lascia la toga non torni”.

Troppo facile quando la toga non l’hai mai presa e, da politico smemorato (vedi alla voce Paolo Borsellino), vieni messo ai vertici della magistratura.

Che dire dello scambio di battute tra Aldo Pecora e Sonia Alfano?

Sono dispiaciuto. Dispiaciuto per la sua impulsività ed amareggiato per alcune “assenze”.

Non mi riferisco (soltanto) a Piazza Farnese. Penso a Locri il 16 ottobre scorso ed il 2 febbraio. Commemorazione del delitto Fortugno e pronuncia della sentenza di condanna all’ergastolo a carico dei presunti mandanti ed esecutori.

Penso alla cattura dei latitanti Giuseppe De Stefano, Pietro Criaco e Giovanni Strangio.

Nessuna parola dopo gli insulti scritti a Palermo, su un muro, contro Sonia Alfano. Silenzio mentre il ROS perquisiva ancora una volta la casa e l’ufficio di Gioacchino Genchi.

Fortunatamente conosco un po’ tutti i protagonisti delle vicende narrate e mi conosolo sapendo che ci piace raccontarci le cose in faccia.

Non siamo il Pidielle, grazie al Cielo.

antonino monteleone

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Impregilo, ImpreCIG

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 18 - 2009

Sarebbero 450 (quattrocentocinquanta!) i lavoratori che Impregilo avrebbe messo in Cassa Integrazione. Un dato che se confermato (e c’è da augurarsi una secca – e veritiera  - smentita!), oltre ad arricchire le statistiche sugli italiani che negli ultimi 18 mesi hanno perso, o sono in procinto di perdere, il posto di lavoro pesa come un macigno sui cantieri sparsi per il paese.

Impregilo, il più grande gruppo italiano di costruzioni, avrebbe mandato in CIG anche un elevato numero di operai del “Consorzio Scilla” che vede riuniti in associazione temporanea di impresa i due colossi Impregilo, appunto, e Condotte S.p.A impegnati nella costruzione del V e VI macrolotto della A3 Salerno – Reggio Calabria.

Dunque la notizia preoccupa e stride fortemente con gli annunci solenni di date sulle conclusioni dei lavori in corso e dell’apertura di nuovi cantieri.

Il botta e risposta tra il Presidente degli Industriali, Emma Marcegaglia ed il Premier, Silvio Berlusconi, con la prima che punta l’indice contro “una crisi non inventata dai media” invocando “interventi concreti”, ed il secondo che risponde “ho dato soldi veri” non era affatto una discussione di lana caprina ma uno sfogo della Confindustria sfuggito alla mordacchia imposta alle voci “fuori dal coro”.

Impregilo, giusto per citare un’altra operuccia di poco conto, è appaltatrice dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto (il cui costo di 3,88 miliardi di euro è adesso, inspiegabilmente, lievitato a quota 6,1 miliardi).

Da un lato un gigante che spadroneggia nel mercato degli appalti e che accusa i colpi della crisi (o ne approfitta?) facendola assorbire – come sempre – ai lavoratori anziché riducendo – almeno una volta – i dividendi.

Dall’altro un Governo che vuole inondare di cemento la pensiola e posticipa, sistematicamente, le date di ultimazione dei lavori di una decina di cantieri.

La A3 doveva finire, nel 2001 entro il 2006. Nel 2005 entro il 2008. Nel 2009 entro il 2013. E l’anno prossimo?

antonino monteleone pubblicato su www.strill.it

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Venerdì 13

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 13 - 2009

E’ venerdì 13 per tutti.

Per i cattivi e, sfortunatamente, anche per i buoni. Tante cose nello stesso giorno che quasi non riesci a starci dietro.

Molti si aspettano che parli della perquisizione (un’altra) che in queste ore sta subendo Gioacchino Genchi ad opera del ROS dei Carabinieri su mandato della Procura di Roma che indaga per “abuso d’ufficio” e “violazione della legge sulla privacy” ma serve un’analisi il più possibile accurata su chi questa perquisizione l’ha disposta, sul momento in cui avviene, chi danneggia e chi realmente favorisce la delegittimazione di Genchi.

Per il momento basti una prima contraddizione. La Procura di Roma ha diramato un comunicato con il quale “al fine di evitare allarmismi e strumentalizzazioni” viene spiegato che essengo Genchi consulente di diverse procure e trattando materiale riservato di numerose altre inchieste “ogni dato che dalla perquisizione risulterà estraneo all’attività di indagine svolta resterà segreto e non saranno alterati, compromessi o danneggiati i dati che sono oggetto di acquisizione trattandosi di accertamenti informatici“.

Peccato che il ROS  stia copiando tutto, ma proprio tutto.

Ivi compreso materiale scottante relativo ad alcuni filoni delle indagini sulle “talpe alla DDA” che vedono coinvolti soggetti istituzionali di una certa caratura.

Per ora basta così ne parleremo meglio nei prossimi giorni. Ci sarà da divertirsi (e inorridire!).

Questo è stato il “venerdì 13″ cattivo con i buoni.

Ma dicevamo di quello “cattivo coi cattivi”.

Scoccata la mezzanotte, grazie ad un’operazione congiunta tra polizia olandese, italiana e tedesca, vengono messe le manette ai polsi di Giovanni Strangio e suo cognato Francesco Romeo. Finisce ad Amsterdam una latitanza lunga due anni.

Il primo avrebbe pianificato e portato a compimento – diversamente da quanto dichiarato a Panorama nel corso della latitanza – la famigerata “strage di Duisburg” nel corso della quale persero la vita 6 persone (tra i quali un giovanissimo appena “battezzato” e del quale si festeggiava l’ingresso nella (dis)onorata società della ‘ndrangheta); il secondo è imputato di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.

Una brillante operazione che ha lasciato di sasso i due malviventi. Strangio – hanno riferito gli investigatori – ancora in pigiama non è riuscito a proferir verbo.

Ultima conferenza stampa per il Questore Santi Giuffré, che andrà presto a Napoli, e quinto turn over a Reggio Calabria in meno di due anni (evento piuttosto singolare).

Gongolano Renato Cortese, Renato Panvino, gli uomini dello SCO ed il Procuratore Capo, Giuseppe Pignatone che sta raggiungendo risultati brillanti e di portata storica nella lotta al crimine a queste latitudini.

Ma ancora è incerto il destino del killer di San Luca.

La strage avviene a Duisburg, in territorio tedesco. L’arresto avviene ad Amsterdam nel corso di una operazione in sinergia tra forze italiane, tedesce ed olandesi, ma sono formalmente quest’ultime a “detenere” l’ex latitante. L’Italia sta già processando Giovanni Strangio nel processo “Fehida“.

Arriva, per prima, la richiesta di estradizione da parte della Germania, ma pare che nel giro di due mesi Strangio tornerà in Italia.

In mezzo al mare di complimenti alle forze dell’ordine e valutazioni di ordine investigativo c’è una dichiarazione che fa tanto rumore.

Vincenzo Macrì, sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, va giù pesante ed accusa le autorità tedesche di un colpevole lassismo che ha protratto i tempi della cattura di Strangio.

Non voglio fare polemiche ma sono eccellenti i risultati raggiunti soprattutto se messi a confronto con la mancanza di risultati degli organi di polizia tedesca che non solo non hanno dato contributi, ma l’omicidio è avvenuto a casa loro, avrebbero dovuto fare loro gli arresti, invece, hanno lasciato fare a noi”.

Si toglie il sassolino dalla scarpa e viene da dire piuttosto giustamente.

In Germania sembrano essersi dimenticati di quel giorno che anziché svegliarli, ha lasciato molti, troppi, indifferenzi alla gravità dell’espansione del crimine organizzato sul territorio tedesco.

A San Luca, invece, la mattinata è stata contrassegnata dalle proteste per la chiusura dell’ufficio postale. La cattura di Strangio è una “notizia” che interessa molti. I bisbigli ed i commenti sono tanti. Ma la tensione è alle stelle in paese perché l’ufficio postale sta chiudendo.

La ‘ndrangheta fa i soldi a palate. Gli altri sono dei semplici “sutta” e rimangono in un paese isolato, freddo ed abbruttito dal cemento dove, adesso, non viene nemmeno recapitata la corrispondenza.

Il grande inganno” di cui parlava il PM antimafia Nicola Gratteri in un libro.

Sempre Gratteri presenta, assieme ad Antonio Nicaso, la nuova edizione (Mondadori) di un altro libro, “Fratelli di Sangue“, su ReggioTV in un “Salotto dell’editore” – condotto da Eduardo Lamberti Castronuovo ed ospitato da Adriana Musella, presidente di Riferimenti -  che mi ha visto ospite assieme a Claudio Cordova e due ottimi colleghi de Il Quotidiano della Calabria, Fabio Papalìa e Giovanni Verduci.

Mentre scrivo rivedo (la puntata è registrata) il passaggio in cui Gratteri parla di intercettazioni e di come servano per stroncare impressionanti traffici di droga.

Mi capita di fare accertamenti su 10mila utenze. Chi è in malafede – spiega Gratteri – dirà che ho intercettato 10mila persone. Invece ne sto indagando appena 60 perché ormai ci sono trafficanti che usano una SIM per una, due telefonate“.

Ma questo ha cercato di spiegaro anche Genchi.

Ed ho detto che ne parleremo più avanti…

Antonino Monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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