Archive for aprile, 2009

Adolfo Parmaliana

Posted by Antonino Monteleone On aprile - 27 - 2009

da illume.it

Adolfo Parmaliana faceva il suo dovere di politico e cittadino, esponendo gli atti irregolari ed illeciti dell’amministrazione comunale di Terme Vigliatore, alla Procura di Barcellona P.G. la quale, a sua volta, faceva prescivere i reati. Adesso, dopo la sua tragica scelta, dopo ricerche, veniamo a conoscenza di questi atti, che proporremo a tempo debito, che Adolfo Parmaliana sconosceva. Riteniamo Nostro dovere morale, che la verità venga fuori, perché questa “magistratura barcellonese/messinese…” ha portato alla morte un Uomo. Riportiamo di seguito ciò che scrisse, in data 02 Ottobre 2002, l’allora Sostituto Procuratore Generale Dr. Marcello Minasi.

Fra il 1995 e 1998 Adolfo Parmaliana propose numerose denunce contro l’amministrazione comunale di Terme Vigliatore rubricate ai nn. Rgnr 9/95, 53/95, 476/96, 178/97, 1086/97, 299/98, 644/98, della Procura di Barcellona P.G. ed assegnate dall’allora capo Rocco Sisci al Sostituto Procuratore Olindo Canali.

Non avendo risposte Adolfo Parmaliana si rivolse alla Procura Generale per l’avocazione dei procedimenti.

Dal 1998 il Sostituto Procuratore Generale Dr. Marcello Minasi chiese costantemente notizie di questi procedimenti e nel 2002 non potè che avocare le indagini e così scrisse il 02.10.2002 nella richiesta di archiviazione (che dovette formulare essendo ormai scaduti i termini di prescrizione, richiesta dovutamente accolta dal GIP che non potè che rilevare l’intervenuta prescrizione):

Risulta dagli esposti del Parmaliana (…) un impressionante spaccato di malcostume, cattiva amministrazione, inefficienza, manipolazione dei pubblici poteri per interesse personale, impudente confusione tra la funzione pubblica ed il privilegio personale e familiare che certamente non hanno trovato una adeguata risposta né negli organi giurisdizionali né da quelli di controllo amministrativo e contabile (…) quei comportamenti che integrano la fattispecie dell’abuso d’ufficio e dell’omissione degli atti d’ufficio risalgono (…) i più recenti al 1995 … pertanto già da alcuni anni tali reati si sono prescritti senza che sia stato fatto alcun atto di interruttivo o addirittura senza alcun atto di indagine. Resta da esaminare la sussistenza dell’unico reato ipotizzabile a prescrizione decennale e cioè il reato di falso in atto pubblico, sotto forma del falso ideologico (art. 479) piuttosto che quello materiale, così come iscritto a Registro Generale. Sotto questa fattispecie possono essere compresi tutti i numerosi comportamenti relativi a reiterati e macroscopici falsi nella redazione del bilancio del comune rilevati dagli stessi revisori dei conti o più volte denunciate dallo stesso esponente”

Ed aggiunse – sei anni prima -  un’orazione di immensa grandezza che resterà per sempre negli atti dello Stato Italiano: “In conclusione dalla miriade degli atti irregolari, illegittimi ed illeciti resta la accorata ed inascoltata denuncia del Parmaliana sì che non appare eccessiva la descrizione del comportamenti degli organi preposti al controllo di legittimità ed efficienza ed alla repressione degli illeciti come “silenzio dello stato”.

Grazie Dott. Minasi, questo era Adolfo Parmaliana che altra magistratura barcellonese-messinese ha portato alla morte.

Il Procuratore Generale Dott. Marzachì inviò gli atti alla Procura di Reggio Calabria che avvio un procedimento penale a carico del Dott. Olindo Canali per il reato di abuso (ma non di omissione) e dopo due anni (e noi aggiungiamo di inconsistenti ed errate) indagini ne chiese l’archiviazione (sul punto chiederemo gli opportuni chiarimenti e Vi informeremo). Anche Adolfo Parmaliana il 02.02.04 denunciò alla Procura di Reggio Calabria la Procura di Barcellona P.G.. Il GIP archiviò.

Adolfo Parmaliana non ha conosciuto questi atti e se oggi egli fosse con noi scriverebbe:

“Tanti dovrebbero scappare … se avessero dignità !”

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Neutralizzazione del teorema incolpativo

Posted by Antonino Monteleone On aprile - 21 - 2009

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Con questa frase molto eloquente il Tribunale del riesame di Roma spiega che Gioacchino Genchi non ha violato nessuna legge nell’esercizio delle sue funzioni. Di certo non poteva scrivere che ha semplicemente urtato la sensibilità di quei politici un po’ troppo a braccetto con certi imprenditori e di quei magistrati che, avendone due – di braccetti, – tengono molto sia agli uni che agli altri.

Analizzando le motivazioni integrali con le quali  i Giudici Francesco Taurisano, Anna Criscuolo e Luca Della Casa, hanno annullato i provvedimenti di sequestro dei server e dei dati acquisiti da Gioacchino Genchi, si comprende meglio l’azzardo tentato dalla Procura di Roma su evidente spinta “politica”.

Un’anteprima volontaria della imminente riforma dell’ordinamento giudiziario che vuole l’azione penale sottoposta alla spinta del Governo. Ma in una versione, se possibile, peggiore nella misura in cui a sollecitare l’azione penale non è il Governo, bensì il “potere politico” inteso in senso ampio. Come volontà di tutto l’arco costituzionale, ovvero di tutto tranne l’Italia dei Valori (fatti salvi alcuni carneadi), intenzionato a distruggere Luigi De Magistris e le sue inchieste. Dunque i suoi collaboratori. Fino ad arrivare a Gioacchino Genchi.

Bisogna trovare qualcosa per incastrarlo. Scavare. Attivare tutti i canali possibili.

Guardano nel suo curriculum professionale. Risultato, nulla.
Cercano nel suo passato. Risultato, nulla.
Un parente, un familiare che si fosse mai messo le dita nel naso in pubblico. Risultato, nulla.

Non avendo nulla da raccontare si è passati alle invenzioni. Intanto certi giornali, nei giorni a cavallo tra gennaio e febbraio scorsi, lo davano già per indagato. Qualcosa non va.

Nel frattempo, Stefano Crociata, direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate e stretto parente di Monsignor Mariano Crociata, segretario della CEI, si mette a lavoro e redige, di suo pugno, una corposa relazione che inoltra alla Procura di Roma lo scorso 5 marzo.

Dieci capitoli con i quali si fantastica circa l’uso che Genchi ha fatto delle credenziali di accesso all’anagrafe tributaria fornite dal Comune di Mazara del Vallo nell’ambito delle indagini sul rapimento di Denise Pipitone.

In quella informativa la cosa più grave commessa da Genchi sarebbe l’acquisizione – comunque legittima – di oltre 2600 tabulati avvenuta “con particolare frequenza durante la stagione estiva” (sic!). Si fosse preso un po’ di ferie, questo Genchi, si sarebbe risparmiato un po’ di grane.

La Procura fa proprie quelle accuse considerando la sussistenza di “gravi indizi dei reati per avere l’indagato, pur avendo titolo per accedere al sistema, agito per finalità diverse da quelle consentite“. E quali sarebbero le finalità “diverse” e, dunque, “non consentite”?

Se le sono scordate. Ce le avevano sulla punta della lingua e poi si son perse. A meno che il problema non fosse che “acquisendo, elaborando e trattando dati(ovvero facendo il suo lavoro!) Genchi avesse scoperto cose che non avrebbe dovuto. Dunque andava fermato.

Veniamo alle accuse più note. Anche in questo caso il Riesame boccia la Procura di Roma.

Non ha violato le guarentigie dei parlamentari“. Né ha messo in “pericolo la sicurezza dello Stato” quando ha acquisito i tabulati di alcuni uomini dei servizi di sicurezza che parlavano al telefono, senza che nessuno abbia chiesto loro perché, con Saladino, Pittelli, Minniti, etc.

Non ha messo in pericolo nessuno semplicemente perché non esistela norma di legge o di regolamento” che vieta di acquisire, nell’ambito di una legittima inchiesta, i loro tabulati.

Gioacchino Genchi non poteva sapere che l’ex Ministro dell’Interno, all’epoca di Why Not Senatore della Repubblica, ed attuale Presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu, utilizzasse un cellulare intestato a tale Stefania Ilari.

Quando si apre l’indagine Why Not, l’unico soggetto sottoposto ad indagini è Tonino Saladino. Per verificare le dichiarazioni della super teste, Caterina Merante, senza bisogno di intercettare nessuno, Luigi De Magistris dispone l’acquisizione dei dati di traffico di tutte quelle persone che gravitavano (e gravitano tuttora) nell’orbita di Saladino.

Dunque uno dei passaggi più abusati negli atti che abbiamo letto nei mesi scorsi, ovvero che Genchi “elaborava e trattava illecitamente i tabulati telefonici relativi ad utenze in uso a numerosi parlamentari” va corretto e riscritto: Genchi “elaborava e trattava i tabulati telefonici relativi a numerose utenze intestate a pochi parlamentari e da essi distribuite ai loro scagnozzi” che con la scusa della immunità pensavano di poter diventare provider telefonici paralleli.

E l’ineffabile ROS dei Carabinieri (fatto di veri servitori dello Stato, ma dove alcuni soggetti ne minano la reputazione in seno all’opionione pubblica), nell’ennesima testimonianza di precisione ed accuratezza, si “dimentica” di trascrivere nella propria informativa – chissà come mai – come, quando e perché il nome di Sandro Gozi finisce sotto la lente di ingrandimento del PM De Magistris.

Nell’aprile del 2007 Genchi chiede a De Magistris di valutare l’opportunità di controllare il tabulato di un braccio destro di Prodi in rapporti con Saladino. Gozi, appunto. Gozi era Deputato, Genchi non lo sapeva. Né poteva saperlo. Infatti usava una SIM attivata in Belgio.

I numeri di cellulare di Gozi spariscono dall’informativa del ROS.

Vicenda Mastella. A Luglio si valuta l’opportunità di acquisire il tabulato di un’utenza intestata al Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Quel numero riceveva il 24 giugno 2006 una telefonata ed il 12 e 13 settembre 2006 un sms dal cellulare di chi? Ma di Tonino Saladino. Che chiamava il suo amicone “Clemé. Meglio noto come Clemente Mastella. Fu Guardasigilli.

Come Mastella, Saladino sentiva spesso Agazio Loiero, Governatore della Calabria, che ricevette nel 2005 appoggio elettorale proprio da Saladino. In quel caso la posizione di Loiero non beneficiava di alcuna prerogativa che ammantasse di segretezza le sue utenze.
E poi c’è la SIM intestata a Mazzoran Gianni di Monastier di Treviso. Chi poteva dire a Genchi e De Magistris che quel numero, intestato ad uno sconosciuto veneto, spesso in contatto con Saladino fosse dell’ex Vice Ministro agli Interni Domenico Minniti, meglio conosciuto come Marco Minniti?

Il numero di Prodi. Nella rubrica di due diversi cellulari di Saladino, alla voce “Romano Prodi Cell“, compariva un numero di telefono intestato alla Delta S.p.A.

Dunque “le attività di acquisizione, di elaborazione e di trattamento dei dati compiute da Genchi non possono definirsi illecite“.

Secondo il riesame le accuse di Andrea De Gasperis, Achille Toro e Nello Rossi, sono costruite “in termini di evidente genericità e indeterminatezza” mancando di “definire la specificità e la concretezza della violazione addebitabile al consulente tecnico“.

Il Tribunale non può che registrare la neutralizzazione del teorema incolpativo come prospettato dall’accusa.

Per il momento sappiamo solo che la Procura di Roma, violando l’ordinanza, trattiene ancora i dati sequestrati a Genchi e si sta organizzando per ricorrere in Cassazione.

antonino monteleone

Scarica i provvedimenti integrali
ordinanza 1
ordinanza 2

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‘Ndrangheta metropolitana

Posted by Antonino Monteleone On aprile - 10 - 2009

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Non vedo perché dovrei rilasciare una dichiarazione. Non serve. Per queste cose c’è il TG3 che tornerà a dire che siamo tornati ai tempi della guerra di mafia“.

Sono le parole di Giuseppe Scopelliti, Sindaco di Reggio Calabria, che ha rifiutato ad un cronista RAI, Orazio Cipriani, una battuta sull’attentato subìto nella serata di ieri dal dirigente comunale del settore lavori pubblici e programmazione, Pasquale Crucitti. Si è limitato a rilasciare qualche parola alle agenzie di stampa ed alle tv locali a margine della conferenza stampa del progetto “Passaporto per l’Europa“.

Ieri sera, poco dopo le 21, due persone a bordo di una moto lo hanno seguito esplodendo, appena giunto nei pressi della propria abitazione, sette colpi di 7,65. Tre lo hanno attinto alle gambe.

Crucitti si è messo in macchina, da solo, ed ha raggiunto l’ospedale dove ha ricevuto le prime cure. In giornata è stato dimesso. Chi ha fatto fuoco, non molto distante dal centro Città, indossava un casco. E – secondo copione – nessuno ha visto niente.

Si tratta del più grave attentato ai danni di un dirigente comunale degli ultimi 10 anni a Reggio Calabria.

Pasquale Crucitti ha 57 anni, una famiglia, e gestisce un settore molto delicato dell’apparato burocratico del Comune. Lavori pubblici e programmazione. Nomina i geometri, firma gli stati di avanzamento dei lavori, selezione le imprese che possono partecipare alle gare.

E nella città dove la ‘ndrangheta controlla il 90% delle imprese edìli, calcestruzzi e movimento terra è facile che qualcosa vada storto.

Ma adesso la Città è metropolitana. Ed anche la ‘ndrangheta non è più quella di una volta. Se prima bastava una macchina bruciata. Adesso bisogna pensare (ed agire) in grande. Ed ecco le pallottole.

Pasquale Crucitti era già finito nel bersaglio della criminalità e non è l’unico dirigente che ha subìto intimidazioni. Di sicuro la più grave, ma non l’unica.

A Carmelo Nucera, che oggi dirige l’ufficio anagrafe, incendiarono la macchina nel gennaio del 2005. Esattamente un anno dopo (il 23 gennaio 2006) fu preso a bastonate, gli ruppero le gambe. All’epoca era a capo dell’ufficio che si occupa del “patrimonio edilizio”. Dopo le aggressioni è finito all’anagrafe.

Nello stesso anno, il 24 marzo del 2006, viene incendiata la macchina della dirigente dei “Servizi Sociali”, Carmela Stracuzza.

Il 6 gennaio del 2008 fu data alle fiamme l’auto dell’allora capo di Gabinetto del Sindaco (oggi City Manager), Franco Zoccali.

In quei giorni veniva intimidito anche l’assessore all’ambiente Antonio Caridi. Era periodo di assunzioni alla Leonia Spa la società mista che si occupa dello smaltimento dei rifiuti.

Poi c’è Saverio Putortì, dirigente dell’ufficio urbanistica. Bruciano due autovetture di sua proprietà la notte tra l’1 ed il 2 ottobre del 2008. Nel pomeriggio del 2 ottobre sarebbe stato ascoltato dalla commissione d’indagine istituita per far luce sulla gestione dei settori “Urbanistica”, “Lavori pubblici” e “Manutenzione”. Nata a seguito di una missiva anonima che riportava fatti e circostanze tanto gravi quanto apparentemente documentate, non ha ancora prodotto alcun risultato significativo. Anche se l’attività condotta da Nuccio Barillà turba il sonno di qualche mascalzone.

Roba da poco. Per una Città di provincia nel profondo sud dell’Italia.

Ma adesso è diventata “metropolitana”.

E la ‘ndrangheta non sta mica a guardare.

antonino monteleone

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Se, anzi quando (!), arriverà il terremoto

Posted by Antonino Monteleone On aprile - 9 - 2009

Fingere di costruire depuratori utilizzando soldi dell’Unione Europea serviti, purtroppo, solo ad ingrassare conti correnti in Lussemburgo, Svizzera, Liechtenstein; costruire case, scuole e piazze utilizzando come “rinforzo” scorie tossiche.

Sono alcune delle new entry di quel gran calderone di idee sensazionali che è la Calabria.

Un’antica tradizione, invece, rimane quella della costruzione “unni cazzu ndi pari”; “aundi vogghiu”; forti del fatto che “u terrenu è u meu” e, male che vada, “facimu na sanatoria”.

Un sisma del 7 grado della scala Richter in Giappone, oggi, provocherebbe meno di 300 vittime. In Calabria, si stima, “appena” 32 mila!

Una Regione che piange morti a cicli regolari per semplici alluvioni.

Villaggi turistici “sapientemente” adagiati sul letto delle fiumare; centri commerciali a ridosso della linea ferroviaria; autostrade costruite col tracciato “disegnato” dal potentato politico di turno (riposa in pace, Giacometto M**cini!); hanno mietuto o mieteranno vittime.

La situazione, in tutta la Calabria, è generalmente disastrosa.

Sia dal punto di vista idrogeologico che urbanistico.

Ma è la Provincia di Reggio Calabria quella che subisce i danni maggiori dell’abusivismo edilizio.

Quel mattone che, in caso di terremoto, cade in testa all’uomo uccidendolo. Il “fenomeno” terremoto non uccide nessuno.

E Reggio Calabria detiene un altro record. Quello dei condoni.

Sapete quanti “permessi di costruire in sanatoria” sono stati concessi nel solo 2006?

Ve lo dico io!

Sono millecinquecentoquarantacinque, ripeto 1.545!

Nel 2007 le cose non sono andate meglio. Siamo arrivati a quota 1078. Mentre sono 665 quelle evase nel 2008.

Tanti piccoli e grandi abusi sui quali si chiude – a norma di legge – un occhio.

E, una volta per tutte, sarebbe corretto ricordare a chi oggi non ha acqua in casa che la colpa è anche di chi ha costruito interi quartieri abusivi. Di conseguenza le fogne scaricano un po’ dove capita e la rete idrica subisce l’incontenibile contraccolpo di un assorbimento non calcolato e non previsto che secca i pozzi più velocemente perché dissennato e incontrollato.

I soldi incassati con un condono non compensano le spese necessarie a mettere a norma le abitazioni.

Senza badare alle differenze tra il condono e la sanatoria potremmo badare alla sostanza.

Non rimuovono l’ingombro paesaggistico, ambientale né compensano il danno o sciolgono il pericolo che rappresentano per la sicurezza di quei mostri di cemento.

Godetevi il filmano ad inizio post.

antonino monteleone

p.s: non sono qui per informare, ma per creare “tensione sociale”. – DL

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Gli sciacalli in Abruzzo

Posted by Antonino Monteleone On aprile - 8 - 2009

Guai ad accettare gli aiuti stranieri per i soccorsi e la ricostruzione delle Città abruzzesi.

“Siamo un popolo fiero, orgoglioso e possiamo farcela da soli”. L’annuncio di Berlusconi, che con la battuta sul “fine settimana al campeggio” (animus con il quale gli sfollati dovrebbero vivere la tragedia), ha dissipato ogni speranza di non dovere assistere a siparietti, storielle e magre figure, va interpretato nel senso più consono allo stato delle cose in questo maledetto paese.

L’Italia non accetterà l’aiuto dei paesi esteri per il semplice fatto che, nel resto d’Europa e del mondo, tengono molto ai soldi pubblici ed un uso poco accurato provocherebbe l’immediata reazione dell’opinione pubblica internazionale.

Quindi meglio che gli stranieri non mettano il naso su come va divisa la “torta” della ricostruzione.

Dopo avere detto che “i soldi ci sono”, ha detto che non servono né vestiti né altri generi, tornando a chiedere semplicemente “soldi”. Chi me la spiega questa?

Il Ministro Sacconi annuncia che verranno sospese le rate dei mutui e le scadenze tributarie per le vittime del sisma. Ma nel frattempo sono migliaia gli abruzzesi che si sono spostati sulla costa e che – per prendere le proprie cose in quello che rimane delle loro case – sono costretti a pagare il pedaggio più volte. In entrata ed in uscita.

Così giusto perché i gestori di Autostrade per l’Italia (vedi alla voce Benetton) possano continuare a guadagnarci.

Bisogna sospenere subito il pagamento dei pedaggi.

A Reggio Calabria, dove abbiamo smesso qualche mese fa di celebrare il centenario del sisma che ha fatto 86mila vittime, proliferano le case abusive, ovviamente condonate o in sanatoria.

antonino monteleone

p.s: Perché non siamo solo “chiacchiere e blog” vi segnalo che l’associazione “Combattivamente – Amici di Beppe Grillo di Reggio Calabria” in collaborazione con alcuni esercizi commerciali sta raccogliendo generi di prima necessità ed alimenti a lunga conservazione da mandare ai nostri fratelli abruzzesi.

Nel week-end partirà un furgone da Reggio Calabria con destinazione L’Aquila che farà tre tappe in Calabria per portare aiuti.

Chi fosse interessato trova ogni informazione utile sul sito dell’associazione all’indirizzo www.combattivamente.org

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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