Archive for giugno, 2009

Parentopoli aeronautiche

Posted by Antonino Monteleone On giugno - 24 - 2009

Nessun cenno, ancora, su questo spazio, sulla vicenda della vergognosa “parentopoli” che vede protagonisti l’80% dei politici reggini. Amanti, cugini, nipoti, fratelli, figli, amici e mogli infilati nelle società miste, negli uffici, ricompensati con incarichi e consulenze.

Non il timore di una querela da parte del sempre più nervoso Scopelliti o di qualche suo sodale (ad esempio di chi ha smentito – in privato – l’assunzione di una convivente perché “non è sua moglie”. L’avesse fatto pubblicamente, forse, avrebbe dovuto sposarla.

Nemmeno il timore dell’accusa di avere parlato di cose un po’ datate e di farlo strumentalmente in campagna elettorale.

Fa sorridere la presa di posizione di Aurelio Chizzoniti, paffuto Presidente del Consiglio Comunale, politico che apprezzo per le sue molto poco “politically correct” esternazioni su più aspetti della vita istituzionale di questa regione.

Da mesi denuncia incapacità gestionali – presunte – in capo ai vertici di Sogas Spa, la società che gestisce l’aeroporto di Reggio Calabria. Ed appena una settimana fa ha deciso accendere un faro su una parentopoli taciuta dai più.

Quella in aeroporto. Appunto.

E tira fuori le gravi colpe di 5 – ripeto cinque – dipendenti di società esterne a Sogas che sarebbero parenti o prossimi congiunti di alcuni esponenti sindacali.

Cinque dipendenti di private società che hanno con Sogas rapporti di carattere commerciale, disciplinati di un contratto.

Si obietterà che anche la parentopoli comunale riguarda società “private”. Questo non è vero. Perché Sogas non partecipa al capitale né di Consulta nè di Omega, l’impresa di pulizie (sic!) che vanta un ramo d’azienda anche nei “servizi aeroportuali”. Altra storia.

Dimentica, però, Chizzoniti che un caso ben più grave di parentopoli “comunale” ha toccato, sensibilmente dal punto di vista politico, proprio la Sogas e non società esterne.

Dimentica Chizzoniti che nel 2007, elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale che presiede, per impedire all’assessore alle Politiche Abitative Michele Raso (da Chizzoniti francesizzato “Michelle Rasò”) di portare i suoi 1200 voti al centro-sinistra (faceva parte dell’Udeur) si mosse bene la macchina “organizzativa” che, in un sol colpo, portò all’assunzione “del di lui figlio” – per usare espressione cara al Presidente – e l’apporto dei “di lui voti” alla coalizione di Scopelliti nella lista de “L’Italia di Mezzo” che non raggiunse il quorum, ma valse comune un seggio in Giunta.

Erano gli anni del maggior debito di Sogas, guidata da Pietro Fuda.

All’epoca Chizzoniti era un tantinello meno critico con l’amico Senatore.

Ed oggi è un tantinello smemorato.

antonino monteleone

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Giustizia remotizzata

Posted by Antonino Monteleone On giugno - 15 - 2009

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di Antonino Monteleone per www.strill.it

Mentre il liberticida ddl sulle intercettazioni comincia ad essere discusso al Senato dominando il dibattito politico, scatta oggi una sorta di ora “x” per gli uffici giudiziari italiani.
Secondo una circolare diffusa dal Ministero della Giustizia lo scorso 26 maggio, entra in vigore il “controllo remoto” di tutti i sistemi informatici di Procure e Tribunali.

Nella missiva, indirizzata a tutti i vertici delle autorità giudiziarie del paese (dalla Cassazione al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche; dalle Corti d’Appello alla Procura Nazionale Antimafia), avente ad oggetto “Dispiegamento strumenti per la gestione e manutenzione remote delle postazioni di lavoro e dei server“, si legge che “a decorrere dal 15 giugno le attività di gestione de manutenzione delle apparecchiature verranno effettuate con gli strumenti remotizzati“.

Che in parole povere vuol dire che ogni volta che un magistrato avrà un computer in panne operatore si introdurrà all’interno del sistema a centinaia di chilometri di distanza attraverso delle credenziali che gli consentiranno di avere il pieno controllo del computer.

Questo sarà possibile attraverso un tool, ovvero un piccolo software, che tiene aperto un varco in ciascuna unità informatica, mentre sarà cura di ogni ufficio trasmettere le password di accesso ad ogni computer.
Un’innovazione che ha fatto scattare le proteste dei tecnici ex ATU (assistenza tecnica unificata) che da un lato sono consapevoli che il “controllo remoto” mette in discussione il loro posto di lavoro e, dall’altro, compromette la sicurezza dei sistemi.

Dal Ministero, assicurano, è garantita “trasparenza e tracciabilità della attività svolte dall’operatore” attraverso la “conservazione dei log di accesso”, ma, come conferma a strill.it un operatore ATU in forza alla Procura di Catanzaro “non è credibile una sicurezza completa perché ogni volta che c’è un accesso remoto – spiega – bisogna che il server tenga una delle sue porte sempre aperta. E per un esperto bypassare il controllo di accesso potrebbe essere molto facile”.

Protestare può tradursi in licenziamento. Parola impropria in un mondo fatto in prevalenza di precari con contratti, quando va bene, semestrali. Un esercito di anonimi, ma fidati, assistenti di pubblici ministeri e giudici. Ma che dipendono da società esterne. Per questo chiedono da anni di essere assorbiti dal Ministero della Giustizia con un notevole risparmio rispetto ai costi dell’affidamento dei servizi.

Da oggi, dunque, tutti i computer di tutti gli uffici giudiziari sono “accessibili” dall’esterno. Un altro motivo di preoccupazione per una infrastruttura informatica più volte oggetto di critiche proprio dal punto di vista della sicurezza e delle difficoltà a garantire un controllo certificato.

I server della Giustizia italiana, infatti, accedono alla rete esterna, e sono interconnessi tra di loro, attraverso quello che si chiama SPC: “Sistema Pubblico di Connettività” entrato a regime il primo gennaio del 2008 che investe, nel complesso, la Pubblica Amministrazione italiana. Giustizia compresa.
Un progetto ideato nel 2005 dall’ex Ministro per l’Innovazione, Lucio Stanca, a cui, in materia Giudiziaria, hanno dato impulso tutti i Guardasigilli che si sono succeduti. Da Roberto Castelli ad Angelino Alfano, passando per Clemente Mastella.

SPC è un sistema che è costato 1,2 miliardi di euro aggiudicato, con procedura ristretta, ad una cordata di imprese. Al raggruppamento guidato da Fastweb, assieme a WIND, EDS Italia, Albacom e Telecom Italia, fanno capo una serie di servizi per un importo da 542 milioni di euro. Telecom Italia, però, è capofila del lotto SPC che riguarda Procure e Tribunali assieme ad ELSAG Datamat, una controllata Finmeccanica.

La stessa che, nei piani del Governo, potrebbe diventare il centro unico per le intercettazioni. Alla faccia dell’archivio “Genchi”.

Molti Procuratori, da Torino a Palermo, hanno espresso dei dubbi ed hanno fatto sapere che stanno valutando il da farsi. Come il Procuratore Capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, che martedì scorso ha ricevuto una delegazione di tecnici ATU, proprio del discutere del problema sicurezza oltreché della loro situazione lavorativa, il quale ha detto che analizzerà attentamente la questione.

Il Ministero, però, è stato chiaro: in caso di “formale diniego alle attività di gestione e manutenzione remota l’intervento sarà svolto in occasione delle attività pianificate on site”. Ovvero: l’eventuale computer guasto sarà riparato solo nelle date concordate con le ditte esterne. Date destinate a ridursi significativamente con l’introduzione del nuovo sistema.

Chi è pronto a mettere le mani sul fuoco che questa “novità” non possa contenere risvolti potenzialmente disastrosi per le indagini ed i processi in corso? I pareri dei dirigenti di molti uffici sono discordanti. Una spaccatura che vede un fronte del “non c’è da preoccupari” contrapposto a quello che si difende affermando che “di questo passo si mette a repentaglio la sicurezza delle dotazioni informatiche della Giustizia Italiana”.

Dalla spy story Telecom, è ancora in corso il processo ai danni dell’ex security di Telecom Italia accusata di avere illecitamente raccolto informazioni sensibili di un consistente numero di soggetti per scopi ancora tutti da chiarire fino a toccare alcuni lembi della maxi-inchiesta Why Not, quella illegittimamente avocata all’ex PM di Catanzaro Luigi De Magistris.

Una delle società che offre assistenza tecnica agli uffici giudiziari calabresi è CM Sistemi Sud. Una società del gruppo CM Sistemi che fino a qualche anno fa aveva, come amministratore delegato, Enza Bruno Bossio. Moglie dell’ex vicepresidente della Giunta Calabrese, Nicola Adamo, indagata, assieme al marito, dal PM De Magistris relativamente alla presunta sparizione di fondi europei carpiti attraverso una serie di consorzi creati ad hoc.

CM Sistemi faceva parte del consorzio “Clic”.
Uno dei progetti in cui fu coinvolta CM Sistemi, amministrata oggi da Carlo Nardinelli, era la “progettazione, sperimentazione e fornitura di un sistema integrato di servizi reali mirati alla incentivazione dell’innovazione di processo e organizzativa a favore delle imprese regionali appartenenti alla filiera agroalimentare-industriale attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione nei processi aziendali“.

Non c’entra nulla con i computer dei magistrati. E, soprattutto, è un’altra storia.

Antonino Monteleone

La circolare ministeriale in formato .pdf

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Un anno dopo…

Posted by Antonino Monteleone On giugno - 6 - 2009

Era un venerdì. Oggi è un sabato.
Avevo qualcuno al mio fianco. Oggi sono solo.
Avevo un lavoro semi-serio. Oggi sono a spasso.
Avevo una casa solo mia. Oggi sono un semi-ospite.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere.

Mi conoscevano in diecimila. Oggi sono centomila.
Avevo dei dubbi. Oggi ne ho di meno.
Ero poco incazzato. Oggi lo sono di più.

Un piccolo post per ricordare, e ricordarmi che, un anno fa, questo spazio che quasi ogni giorno visitate, veniva sequestrato per ordine della magistratura.

Impedendo a me di esprimere il mio pensiero, a voi di leggerlo. Condividerlo oppure criticarlo.

Da quel giorno decisi di scrivere un post al giorno. Tutti i giorni.

Fino a febbraio.

Mentre sono in atto diverse trasformazioni mi fa piacere condividere con voi la mia intenzione di rendere più coninvolgente questo spazio. Nei prossimi giorni leggerete un ciclo di denunce, ricevute in questi mesi da alcuni lettori. Storie provenienti da tutta Italia. Casi di malagiustizia (quasi) completamente ignorati dai canali ufficiali.

Chi lotta per la casa. Chi ha subito le vessazioni degli avvocati. Chi di giudici collusi. Chi di professionisti senza scrupoli.

E, sempre nei prossimi giorni, sarete aggiornati su un divertente (per me lo è stato) ciclo di inchieste per la tv che mi appresto a concludere e che, in queste settimane, ha rappresentato l’impegno più gravoso e che mi tiene lontano da qui.

Per cui mi rivolgo a te: continua a tornare.

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Tonino Di Pietro a tutto campo

Posted by Antonino Monteleone On giugno - 3 - 2009

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di Antonino Monteleone per www.strill.it

Campagna elettorale che si avvia a conclusione e Tonino Di Pietro arriva a Reggio Calabria

consapevole della crescita di consenso attorno al suo partito. Che in queste elezioni europee punta alla doppia cifra. Lo abbiamo intervistato prima del bagno di folla con gli elettori.

Da pochi minuti ha appreso la notizia dell’arresto del Presidente della Provincia di Benevento. Partito Democratico. Un’altra tegola sulla testa di Franceschini alla vigilia del voto. I calabresi hanno da poco visto il messaggio del Governatore Agazio Loiero a reti unificate sul tema rovente della sanità.

Di Pietro è netto: “le cose così non possono andare. O si cambia oppure è giusto commissariare, purché non sia un modo scorretto di fare campagna elettorale“. A chi fa presente la polemica sulla reintroduzione del ticket risponde che non è il ticket la causa del disastro, né la soluzione di un problema causato “da uno scellerato utilizzo delle risorse“.

Loiero è un buon governatore?

“Sta facendo quel che può data la complessità della situazione politica calabrese. Non vediamo alternative valide.”

Però siete usciti da un Giunta di cui avete fatto parte…

“Con Beniamino Donnici poi andato al Parlamento Europeo (a metà legislatura in forza di un accordo con Achille Occhetto oggetto di una diatriba giudiziaria) momento in cui abbiamo deciso che, a prescindere da Agazio Loiero, quella Giunta non avesse la forza per amministrare questa Regione. Quindi scelto la linea dell’appoggio esterno per non accettare corresponsabilità in situazioni su cui non potevamo incidere più di tanto”.

I consensi crescono, lo dicono i sondaggi, ma in molti vogliono che questo partito “padronale” cambi. Cosa c’è nel futuro?

“Siamo la formazione politica più all’avanguardia. Siamo uno dei 5 partiti rimasti sulla scena politica nazionale. Dopo queste elezioni, il 22 giugno, comincerà un percorso di rifondazione del partito che porterà ad una nuova classe dirigente.”

Metterà in discussione anche la sua leadership?

“Certamente. Classe dirigente e presidenza del partito. Lo facciamo soprattutto per costruire insieme ai cittadini un manifesto programmatico che ci consentirà di confrontarci con altre forze politiche per una nuova alleanza riformista.”

Con quale partito?

“Lo deciderà chi rimarrà. Chi vuole stare costruire con noi questo percorso”.

Non c’è il rischio che i colonnelli spingano per portare il partito in una direzione che non piace alla base?

“Sarà la base a decidere…”

Lo diceva anche il PD…

“Noi lo stiamo facendo ed in poco tempo. Il PD, figlio della DC e del Partito Comunista, ci ha messo più di 50 anni. E la classe dirigente è sempre la stessa. C’è un’enorme differenza…”

Perché chiede di votare IDV?

“Perché siamo diversi dal sistema. Nelle nostre liste 67 candidati su 72 non sono iscritti all’Italia dei Valori. Si tratta di persone che vengono dalla società civile.”

Hanno attaccato De Magistris per l’ingresso in politica. “Le inchieste fatte per candidarsi…

“A nessuno viene in mente che De Magistris, come me quando ero magistrato, voleva continuare a fare il suo lavoro? A lui, come a me,sono state tagliate le ali perché invece che indagare sui rubagalline ha indagato sulla casta. E quando uno non può fare il proprio dovere, bisogna cambiare l’ambito per raggiungere lo stesso obiettivo: avere un Paese più rispettoso del principio di legalità e dei diritti dei cittadini.”

Quante analogie con i tempi di Tangentopoli?

“Quelle indagini ne sono  la continuazione diretta. C’è un unico filo logico che ha origine nel periodo stragista e che, passando per Tangentopoli, finisce nelle inchieste di magistrati come De Magistris e non solo.”

Torniamo ai giorni nostri. Nelle Province e nei Comuni  vi aspettate un grosso successo. Ma con le liste civiche promosse da Beppe Grillo come siete messi? Anche loro partecipano con liste civiche a queste amministrative…

“In molti casi l’esperienza delle liste civiche di Grillo ci ha unito. In altri casi i meetup corrono da soli, in altri casi ancora abbiamo noi ospitato personalità che fanno parte del movimento o ancora siamo stati ospitati da loro. Credo che l’esperienza dei meetup si stia muovendo in due direzioni: l’una che è quella dell’informazione ed anche della contestazione legittima ed apprezzabile. L’altra quella della partecipazione per costruire un’alternativa e mettersi in gioco. Noi di IDV crediamo di avere bisogno di entrambi questi aspetti.”

E’ questa la politica del futuro?

“Quella del coinvolgimento diretto di tutti i cittadini che non possono sempre stare alla finestra a lamentarsi, ma devono mettersi in gioco direttamente.”

L’informazione, Onorevole Di Pietro. Il Giornale di casa Berlusconi è diventato l’organo critico di IDV? Ogni giorno paginoni su di Lei ed il suo partito…

“A noi va bene così perché ogni giorno faccio una casa civile e poi, deve sapere, io ho ancora la fotocopia dell’assegno del primo risarcimento da 400 milioni di lire del Giornale e da allora, periodicamente…”

Incassa un vitalizio

“Praticamente…”

Ma anche alcuni giornali vicini al PD la demonizzano e l’Udc le dà del “manettaro” “giustizialista” e “forcaiolo”

“Una critica strumentale. Non vogliono ascoltare ciò che diciamo e pensano di cavarsela con la storia del giustizialismo. Provi a guardare le liste Udc. C’è di tutto e di più. Di tutto e di più. Alcuni hanno ripresentato l’ex Udc Cosimo Mele.”

Ecco, voi vete deciso di moralizzare la politica. Con quale ricetta?

“Abbiamo tre proposte precise. I condannati non possono essere candidati.  I rinviati a giudizio per reati gravi non possono assumere incarichi di governo né centrale né periferico. Gli imprenditori che commettono reati contro la Pubblica Amministrazione, o che violano le norme in materia di tutela dei lavoratori e le norme sugli appalti non possono più partecipare a nessuna gara.”

Però in Calabria, dove le ombre possono aleggiare su tutto e tutti, anche Idv ha avuto qualche problema. Il caso Feraudo, ad esempio.

“Feraudo non è un caso. L’hanno fatto diventare un caso, ma dovrebbe essere preso ad esempio. Su di lui, giustamente, la magistratura ha fatto accertamenti. Lui, giustamente, si è difeso nel processo e, giustamente, è stato prosciolto.”

E il caso Lizzano, capostruttura del Consigliere Feraudo e condannato in primo grado per truffa?

“Ma Lizzano non c’entra niente con il partito, mi perdoni. E poi dimostra la strumentalità di questa situazione. Lizzano non ha alcun ruolo nel partito. Non è stato candidato in alcun modo. Partecipa ad una manifestazione con 1200 persone, è stato in mezzo al pubblico…”

Però è il capostruttura di Feraudo…

“Torno a ripetere che non c’entra nulla col partito.”

L’avrà fatta arrabbiare questa cosa però…

“Non mi ha fatto arrabbiare assolutamente. Rifiuto questa storia. Perché non c’entra niente col partito Lizzano. Io non vado a vedere nelle situazioni personali. Non abbiamo dato alcun ruolo e non intendiamo dare alcun ruolo ai condannati e ad ognuno dei nostri candidati abbiamo chiesto curriculum e certificato penale. Ed a noi si guarda per vedere se in una manifestazione pubblica c’era uno che è stato condannato, in primo grado…”

Però è un collaboratore stretto di un deputato regionale del suo partito…

“Ma, scusi, è come se le contestassi con chi, lei, ieri sera,  è stato mangiare… Abbia pazienza.”

Lei avrebbe un Lizzano come collaboratore?

Rifiuto questa domanda perché ritengo veramente osceno che il sistema dell’informazione, in una situazione in cui accetta come Presidente del Consiglio uno che corrompe testimoni e nulla dice, se la prende con il mio partito perché una persona, che è conoscente di un’altra persona, ha partecipato ad una manifestazione elettorale. Io questa idea la rifiuto.”

Non si contesta la partecipazione, ma l’essere capostruttura. Nominato, scelto.

“Io credo che non si può pretendere l’assurdo da un partito. Più di così il partito non può fare.”

Passiamo ad altro. I numeri, si parla di un risultato a due cifre per IDV…

“Mia madre mi ha insegnato di non fare il passo più lungo della gamba. Credo che bisogna ancora seminare molto e coltivare un rapporto di fiducia coi cittadini, un rapporto di coerenza  e migliorare la nostra azione politica. Quando hai l’un percento ti puoi accontentare della classe dirigente che hai, ma quando punti alle due cifre hai il dovere di costruire una classe dirigente idonea. Perché col 10% non puoi più fare protesta, ma devi fare proposte e per questa ragione è nato Folder.”

Cos’è?

“Un centro studi indipendente, finanziato dall’IDV. Attraverso esso vogliamo coinvolgere le personalità migliori per costruire i programmi del futuro in tema di  riforme, economia, politiche energetiche…”

Cosa le dice la gente per strada?

“Vai avanti così. Non mollare. Meno male che ci sei.”

Ma lo dicono anche a Berlusconi.

“C’è chi crede che lui risolverà tutt i problemi. E vediamo che non è così. Io difendo quei cittadini che credono che sia Berlusconi uno dei problemi.”

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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