E’ certamente una buona notizia l’emanazione, da parte del Giudice per le Indagini Preliminari di Roma, Renato La Viola, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il quarantenne romano che la notte tra il 21 ed il 22 agosto scorso ha brutalmente aggredito una coppia di omosessuali appena usciti dal Gay Village in zona EUR.
Brevemente i fatti.
Due ragazzi, dopo una notte a divertirsi, si abbracciano. Parlano con altri amici. E si baciano. «Siamo persone libere in un paese libero», secondo una testimonianza, avrebbe detto uno dei due ragazzi ad un uomo, pregiudicato, che aveva urlato loro di smetterla.
Nella nuova Capitale,però, tutta divieti e intolleranza di marca leghista, l’uomo non comprende il diritto alla libertà sessuale di ciascuno e spacca una bottiglia in testa ad uno dei due ragazzi ed accoltella il secondo che finisce in ospedale rischiando la vita.
Comprensibile lo sdegno del mondo LGBT (lesbo-gay-bisex-trans). L’ex parlamentare Vladimir Luxuria ha parlato di «clima fatto di squadracce e spedizioni punitive». Secondo Aurelio Mancuso «episodi di grave violenza fisica, ma anche di molestie e insulti, si stanno moltiplicando in tutta Italia nei pressi di luoghi di divertimento e di aggregazione della comunità Lgbt».
A scatenare furiose polemiche, però, il mancato arresto del presunto aggressore dei due giovani.
Già perché Alessandro Sardelli, detto “Svastichella“, precedenti per spaccio e rapine, mancando la flagranza di reato sarà, in un primo momento, solamente denunciato, a piede libero, per tentato omicidio.
Apriti cielo.
Il primo ad intervenire vibratamente sarà il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno
«Un’intolleranza ed una violenza veramente ignobile e ingiustificabile» ha detto attaccando la magistratura capitolina per il mancato arresto dell’uomo: si è detto «indignato» del fatto che a causa di un «cavillo procedurale» l’aggressore fosse in circolazione ottenendo assicurazioni, dalla Squadra Mobile di Roma, che «il criminale in questione rimarrà sotto stretta osservazione per evitarne la fuga».
Lui, famoso per aver mostrato a Daria Bignardi in tv, con orgoglio, la sua croce celtica, noto simbolo di tolleranza ha tuonato chiedendo «con forza - alla faccia del garantismo! - che il magistrato inquirente adotti immediatamente il provvedimento di restrizione in carcere di questo delinquente».
E così Alemanno “Celtichella” se la prende con “Svastichella“ che fino a sentenza definitiva è un presunto innocente.
Facendo così scoppiare la polemica con il Procuratore Capo di Roma, Giovanni Ferrara, che faceva notare al Sindaco Alemanno che il codice di procedura penale non poteva considerarsi un “cavillo”.
Non è la prima volta che il Sindaco di Roma “ordina” manette per questo o quello. Cosa accaduta, ad esempio, per lo stupro di capodanno o della Caffarella.
Ma non è questo che balza all’occhio del cronista che vive sospeso tra vecchie e nuove norme relative alla pubblicità degli atti. Con la speranza che non passi mai definitivamente la più liberticida leggi sulle intercettazioni e tutto il “pacchetto” di cerotti che sarebbero applicati sul muso dei giornalisti.
E’ gravissimo, infatti, il susseguirsi di notizie, relative ad atti di indagine in corso, che avrebbe fatto gridare allo scandalo “mediatico-giudiziario” se fosse accaduta in circostanze nelle quali, ad essere coinvolto, non fosse stato un balordo omofobico, ma un politico qualsiasi.
Le agenzie, infatti, ci hanno informato – oltre che dello “scontro” Piazzale Clodio-Campidoglio – anche di tutti i passi compiuti dalla Polizia e dalla Procura.
La Polizia depositerà, infatti, nella serata di domenica il proprio rapporto che sarà preso in carico il mattino seguente.
E l’opinione pubblica sarà informata della decisione, da parte della Procura, di non adottare un provvedimento di “fermo di indiziato di delitto” ai sensi dell’art. 384 del codice di procedura che consiste in un provvedimento, restrittivo della libertà, adottato senza bisogno di passare anticipatamente dal GIP per l’emanazione, ma solo convalidato o annullato successivamente.
Stamattina la notizia, anche questa circostanza grave dal punto di vista del tanto osannato “segreto istruttorio” che il sostituto Pietro Pollidori aveva inoltrato al GIP la richiesta di applicazione della custodia cautelare in carcere.
Sbalorditivo come l’ufficio GIP, notoriamente sovraccarico di lavoro da smaltire, in poche ore abbia avuto la piena cognizione di tutti i fatti adottando il provvedimento sollecitato dal PM.
Ancora più stupefacente che questo clamoroso “(in)Justice-Reality” sia stato considerato dal Procuratore Ferrara «coerente» atto di una procedura che si è mossa «secondo il codice e le garanzie dovute a tutti i cittadini»
Ma non si tratta di una violazione “a cielo aperto” degli articoli 114 e 329 del codice di procedura che disciplinano la pubblicità degli atti relativi alle indagini preliminari?
E’ un altro caso, dopo quello di Luigi Campise, di magistratura che “obbedisce” rectius che si “attiva” su impulso della politica? Forse sì, forse no.
Ma lamentarsi perché «senza certezza della pena e senza un’adeguata durezza di fronte ai reati di allarme sociale, qualsiasi politica di sicurezza e di lotta al crimine risulta profondamente delegittimata», così come ha fatto Alemanno, è curioso.
Intanto perché non essendoci condanna, il quarantenne non è ancora nemmeno stato interrogato, non può esserci pena per la quale tutti, comunque, si aspettano, solo allora, certezza.
E poi perché è lecito domandarsi di quale “trama giudiziaria” avrebbe parlato Alemanno se la notizia di un PM che deposita presso l’ufficio GIP una richiesta di arresto a carico di qualcuno, magari un politico dello stesso partito coinvolto in una storia di appalti e mazzette, fosse finita sui giornali.
E per questa ennesima, fuga di notizie, la Procura di Roma come si muoverà?
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