Chi schiaffeggia chi

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 20 - 2009

photo MelitoOnLine

L’ha detto chiaro e tondo che non si dimetterà. Giuseppe Salvatore Minniti, per gli amici Totò con in tasca una tessera PD, manterra l’incarico di Presidente del Consiglio Comunale di Melito Porto Salvo, comune di 11mila anime in Provincia di Reggio Calabria, nonostante abbia fatto finire in ospedale il collega di maggioranza, Assessore al Bilancio, Giuseppe Latella (Udc) con un pugno dritto in faccia.

Non aveva mandato giù che nella giuria della locale tappa delle selezioni regionali di Miss Italia non ci fosse stato un posto anche per lui. I posti riservati agli amministratori erano due: uno per l’Assessore allo Spettacolo ed al Turismo, Beniamino Pulitanò; l’altro per l’assessore al Bilancio Giuseppe Latella.

Prima della manifestazione il battibecco. Voleva dare anche lui un parere sulla bellezza delle miss in gara. “Il posto non c’è“. Parole grosse e spintoni. Poi il cazzotto e la gente incredula assiste in silenzio alla scena.

Non si discuteva di come risollevare le sorti di un Comune dall’economia in ginocchio a causa della presenza mafiosa.

Sì, perché Melito Porto Salvo è in mano da sempre al clan di ‘ndrangheta degli Iamonte che fanno il bello ed il cattivo tempo.

Nati vaccari e macellai sono diventati imprenditori edili e broker con potere di vita e di morte su chi, nel tempo, è diventato un ostacolo. L’alleanza coi Santapaola di Catania, l’ingresso nella massoneria deviata. Uno strapotere senza limiti, documentato da diverse sentenze, che ha infiltrato, negli anni, anche il “palazzo”.

Ma per questo non c’è bisogno di prendersi a pugni e schiaffi.

Per quello serve il “silenzio”.

Quando nel corso di un agguato fallito ai danni di un pregiudicato del posto venne ferito un bambino di appena 4 anni ed i Carabinieri faticavano a trovare qualcuno che collaborasse nessuno aveva visto niente. Tutti muti. Quel giorno c’era una recita scolastica ed oltre 500 persone. Non si trattava di fuoco di ‘ndrangheta, ma la prassi era consolidata. Ed era sempre Totò Tyson Minniti ad invocare “silenzio” per Melito Porto Salvo.

Ed anche qualche sere fa, dopo la zuffa, i Carabinieri registrano sempre la solità omertà. Continuavano a sentire: “Non abbiamo visto niente”.

Il “pragmatico” Minniti, però, si è presentato spontaneamente ai Carabinieri col suo avvocato. Ha spiegato cosa è successo ed è andato via.

La denuncia “contro ignoti” è scattata parallelamente alle indagini lampo dei Carabinieri. Il referto medico parla di “frattura scomposta” del setto nasale. Già operato l’Assessore ne avrà per qualche settimana. Poi dovrà vedersela col suo collega sul quale pende adesso l’accusa di lesioni personali gravi.

Bisogna fare attenzione a questo Minniti, che risponde in un processo in corso davanti al Tribunale di Reggio Calabria di omicidio colposo per un incidente stradale che lo ha visto protagonista.

Tempo fa un Vigile Urbano, nei pressi del Comune, multò la sua auto parcheggiata in divieto di sosta. Apriti cielo. Chiese ed ottenne l’apertura di un procedimento disciplinare per il Vigile reo di avere eseguito la multa “fuori dall’area di competenza“. Una scusa pretestuosa. Sempre meglio che farsi rompere il naso.

Una ventata di legalità troppo vicina al Palazzo del Consiglio Comunale sciolto già due volte per infiltrazioni mafiose.

Due scioglimenti in 15 anni. E ieri, come allora, la maggioranza è guidata dallo stesso Sindaco, Giuseppe Iaria. Ex PCI, poi DS, si defila dal PD e si fa eleggere con una civica che sbanca col 70% dei voti validi nel 2007.

Ma un altro accesso disposto dalla Prefettura ribadisce il verdetto: il Comune è in mano alla ‘ndrangheta. E’ il 2006 e davanti alla Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Luciano Violante, parla Luigi De Sena, Senatore PD all’epoca Prefetto di Reggio Calabria: “Il Comune di Melito Porto Salvo andrebbe sciolto un’altra volta. Ma farlo per la terza volta sarebbe una sconfitta per lo Stato“.

Erano vicine le elezioni. Si ipotizzò che Iaria, all’epoca politicamente vicino all’attuale segretario calabrese del PD Marco Minniti, non si ricandidasse. Così non avvenne.

In conferenza stampa ha annunciato di avere ottenuto le dimissioni dei due Assessori coinvolti ed invocò quelle del Presidente del Consiglio Comunale.

Picche! La risposta del diretto interessato che si è negato al telefono in tutto questo tempo.

Il punto più basso mai raggiunto dalla politica in questa città” – dice uno sconsolato Domenico Vinci, uno dei consiglieri di opposizione più attivi nel denunciare le irregolarità amministrative dell’ente – “E l’ho detto al Sindaco che mi aspettavo una presa di posizione più netta. E’ una vergogna“.

La stessa che provano tutti quelli che, stanchi delle vessazioni sociali – anche simboliche – provocata dalla cappa mafiosa, avrebbero evitato questo “schiaffo” da parte di quelle Istitituzioni che qui, a 30 kilometri da Reggio Calabria, spesso hanno fatto sentire la loro mancanza.

antonino monteleone

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4 Responses to “Chi schiaffeggia chi”

  1. Danx scrive:

    Dimostrazione che maggioranza fa sinonimo con ignoranza, quelli degli elettori che andrebbero tenuti fuori dal seggio a vita!

  2. Angela scrive:

    E’ il secondo episodio che mi porta a pensare
    che le 3 scimmiette siano originarie di Melito!!!

  3. Davide scrive:

    Il processo di omicidio colposo credo sia secondario, in quanto a valore di cronaca. (Infatti non gli hai dedicato più di qualche parola)
    Molto interessate invece l’azione disciplinare contro il vigile urbano zelante contro gli intoccabili, come interessante la decisione di non sciogliere il comune per motivi di immagine.
    E’ difficile e ipocrita per me commentare questi articoli: io vivo lontano dalla realtà mafiosa (o perlomeno da una realtà nota e pubblica, in quanto anche nelle mie zone ci sono infiltrazioni, soprattutto nell’edilizia).
    Non credo neppure che, come commentato sopra, maggioranza e ignoranza vadano a braccetto: credo invece che la maggioranza, nelle realtà locali, sappia esattamente cosa e chi sta votando, ma per sfiducia nelle istituzioni (inesistenti) e per abitudine abbia scelto quella che crede essere la strada migliore per la propria gente. Al posto di un falso stato, un altro stato alternativo e criminale, ma che ormai è entrato a fare parte della vita di tutti.

    Sperando di essere in errore, i miei saluti.
    Davide

  4. luciana scrive:

    sono la moglie di peppe latella e con rammarico,insieme a tutta la mia famiglia ho dovuto subire mortificazioni e cattiverie fuori da ogni logica.mio marito è diventato scomodo,in un paese che lei ha ben descritto.Ha sempre servito il popolo melitese,quello semplice e debole e per le sue qualità indiscusse di umanità e competenza ci stava rimettendo la vita.l’aggressione a mio marito fatta passare come rissa perchè doveva cautelare li Tayson della vigliaccata, è stato frutto di una premeditata decisione,presa a tavolino da una lobbj politicasenza scrupoli e invidiosa di mio marito. Tutto questo con la strategica regia di PEppe IAria.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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