In oltre 300 post ospitati su questo blog ho trattato gli argomenti più svariati. Ho citato nomi, fatti, circostanze e non sono mancate le valutazioni personali.
Fortunatamente raccontare fatti veri, talvolta, può imbarazzare qualcuno. Ma anche i giudizi più severi se fondati sulla assoluta veridicità ti tengono al riparo dal biasimo o, capita anche questo, da azioni di tipo legale.
Chi segue questo blog dalla sua nascita sa che le querele qui non sono mancate. Anche con risvolti clamorosi ed in corso di definizione.
Mi hanno chiesto se avessi ripetuto tutto quello che ho fatto avendo la possibilità di riavvolgere il nastro e ripartire. Ho risposto di sì perché ho fatto tutto in buona fede e senza il desiderio di colpire nessuno sul piano personale.
Oggi però devo chiedere scusa per un errore grossolano e che un professionista serio non dovrebbe commettere. Altro che capo cosparso di cenere. C’è da fare pubblica ammenda e un bagno di umiltà.
Devo chiedere scusa all’Avvocato Stefania Ilari del foro di Roma per un gravissimo errore commesso in un post pubblicato lo scorso aprile.
Riassumo brevemente i fatti.
Quando il Tribunale del riesame di Roma scagionò Gioacchino Genchi dalle infamanti accuse di avere utilizzato la sua professione ed i suoi strumenti per scopi diversi da quelli connessi alle indagini per cui svolgeva attività di consulenza, decisi – come molti – di analizzare l’ordinanza e dimostrare come l’azione della Procura di Roma appariva prima di motivazioni che giustificassero un’azione così enfatizzata.
Un passaggio dell’ordinanza diceva che “Genchi non poteva sapere che Beppe Pisanu utilizzasse un cellulare intestato a Stefania Ilari”.
Fin qui niente di problematico.
In seguito ad una approssimativa verifica dell’informazione ed un’altrettanto grossolana ricerca di ulteriori notizie aggiungevo a quel nome e cognome la qualifica di “avvocatessa romana”.
Affibbiando ad un’omonima un ruolo – da comparsa – in una vicenda che la vedeva completamente estranea.
Ho ricevuto querela e studiando gli atti di causa ho scoperto l’errore.
Si trattava di due persone con lo stesso nome. Ma diverse per ragioni sia anagrafiche che professionali.
Così – con una bella dose di coraggio e di umiltà – ho spiegato il malinteso al telefono.
Mi aspettavo di essere – giustamente – mandato al diavolo. Ma gentilezza e disponibilità di cui la mia “vittima” era dotata hanno reso le mie spiegazioni più chiare levandomi un peso dallo stomaco.
Le ho chiesto scusa aldilà dell’azione giudiziaria la cui prosecuzione – a questo punto – rimane nelle sue mani. Rimanendo pronto a farmi carico delle conseguenze che il mio errore potrebbero costarmi.
E’ certo che la superficialità può danneggiare la reputazione delle persone, specie quando si tratta di giovani professionisti che si muovono in un ambiente difficili e molto competitivi come il Tribunale di Roma.
Ho corretto il passaggio del mio articolo e questo post è il massimo che mi è possibile fare per dare ristoro dell’imprudenza commessa.
Scuse all’avvocato Ilari e scuse – se possibile doppie – ai miei lettori che, certamente, capiranno.
Ammettere gli errori fa bene alla salute. E, credo, anche al buon giornalismo.
antonino monteleone



