Da domani, nelle migliori librerie, sarà in vendita “Il caso Genchi – Storia di un uomo in balìa dello Stato”.
Si tratta di una lunga intervista di Edoardo Montolli al consulente tecnico più famoso d’Italia. Un personaggio chiave di un numero impressionante di inchieste delicatissime ed un protagonista degli anni delle indagini ai mandanti ed esecutori delle stragi di mafia degli anni ‘90.
Chi legge il blog conosce Gioacchino Genchi.
Gioacchino Genchi era sconosciuto ai più, finché non lo chiama un pubblico ministero, fino a quel momento anch’esso sconosciuto ai più, che da diversi anni lavorava a Catanzaro.
Luigi de Magistris chiama Gioacchino Genchi per lavorare su due maxi-inchieste calabresi: Poseidone e Why Not, ma anche su quella che tentò di fare luce sul sistema affaristico-massonico-giudiziario imperante in Basilicata, “Toghe Lucane”.
Come dice lui stesso “toccammo i fili dell’alta tensione”.
Si era scoperchiato quel calderone catanzarese grazie al quale si mescolavano gli interessi di imprenditori, mafiosi, massoni, politici con il bisogno di lavoro di cittadini resi schiavi dai politici che – di destra o di sinistra – continuano ad eleggere.
Si stava per ricomporre il mosaico che consentiva (e consente) ad una cupola affaristica con ramificazioni in tutta Europa di “drenare” risorse pubbliche provenienti da Bruxelles e destinate a progetti di sviluppo mai realizzati.
Dopo avere fermato Genchi e De Magistris c’è un magistrato che ha ripreso gli stessi fili, ma questa volta indossando scarponi isolanti e guanti di gomma. Si chiama Pierpaolo Bruni, lavora a Crotone e presto ci concentreremo per capire cosa sta facendo e perché vogliono mettergli i bastoni tra le ruote.
Il libro di Montolli e Genchi è un distillato di verità al quale faccio un solo appunto. Lo avrei messo in vendita con un dvd allegato. Per gli scettici.
Tutto quello che è riportato in questo volume non è “sentito dire” sono analisi approfondite di dati, luoghi, nomi, circostanze di oltre vent’anni di attività investigativa al servizio della Giustizia.
E’ un libro che parla tanto di Calabria. Della parte più oscura del “sistema Calabria”.
Anche questo blog è finito dentro la storia di Gioacchino Genchi.
Per questo vi lascio con un assaggio dalle pagine 370 e 371.
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Un palazzo di Roma
Ed e? allora dai telefoni di Pittelli che si deve riavvolgere il nastro. Genchi ha individuato due utenze fisse dell’avvocato. Intestate a lui, attivate nel 2006 e domiciliate in un palazzo di Roma in via Poli 29. Avra? un ufficio. Solo che da quelle utenze Pittelli non viene chiamato mai.
Dal suo ufficio non lo cerca mai nessuno. Puo? essere. Pero?, il maggior numero di contatti, i due telefoni fissi di Pittelli domiciliati a Roma, li hanno con Salvatore Galati, un uomo del suo staff, e con una donna, Maria Teresa Fulco.
Incidentalmente, mi dice Genchi, moglie del magistrato della Direzione nazionale antimafia Alberto Cisterna.
E il fatto che quanto meno ne fosse la compagna non e? stato difficile da immaginare, dato l’elevatissimo numero di contatti tra i suoi telefoni e quelli del magistrato. Un dettaglio fondamentale.
Perche? Maria Teresa Fulco di mestiere e? avvocato. Era stata, ad esempio, legale di Pino Galati, il sottosegretario alle Attivita? produttive indagato da de Magistris, nella causa che il politico aveva promosso al Tribunale civile di Reggio Calabria per far sequestrare il blog di Antonino Monteleone, un ragazzo che si era permesso di scrivergli contro in maniera anche colorita.
E un ragazzo che in effetti, nell’oliatissimo sistema calabrese, sembrava impazzito. Perche? non accettava l’idea di elemosinare come tutti un posto di lavoro pubblico, e perche? non implorava i politici di raccomandarlo nell’agenda magica di Saladino.
E il tutto nonostante la Compagnia si avvalesse delle attenzioni del vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora, pronto a stabilire l’allontanamento dei dipendenti che non seguissero la dirittura morale che impartiva lui.
E i pazzi in un sistema oliato non sono mai troppo graditi.
Sicche?, Pino Galati, con la consulenza legale di Maria Teresa Fulco, aveva chiesto il sequestro del blog di Monteleone. Ci sta. Solo che lo aveva chiesto prima che un giudice penale ne considerasse diffamatorio il contenuto. Voleva il sequestro preventivo della liberta? di pensiero, l’ultimo calcio in culo ai calabresi.
E infatti il giudice civile, che non era arrivato a tanto, aveva comunque ordinato la cancellazione del contenuto potenzialmente diffamatorio.
Una storia interessante.
Perche? la Fulco, moglie del magistrato della Dna Alberto Cisterna, difende Pino Galati in civile, mentre Pittelli, prima di finire sotto inchiesta, lo difende in penale.
E magari, allora, i due avvocati si conoscono.
Pero?, come mai Pittelli avesse domiciliato due suoi numeri fissi a Roma in via Poli 29 in un ufficio da dove non lo chiamavano mai, non era affatto chiaro. Soprattutto non era chiaro perche? quei telefoni fissi chiamassero piu? di tutti, oltre a un uomo del suo staff, proprio il cellulare dell’avvocato Fulco.
Poi, a ben guardare il palazzo, la nebbia si e? infittita. Li? infatti, se Pittelli ha una sede che pero? non cerca mai lui ma l’avvocato Fulco, c’e? comunque un altro perno dell’inchiesta. C’e? infatti una delle sedi della Rpn Porter Novelli.
La Report Porter Novelli, che fa parte di un network internazionale, e? una grossa azienda di comunicazione. Ha tra i suoi clienti aziende come la Glaxo, il Comune di Riccione, Hp, l’Inter.
Ma la cosa piu? importante e? che il suo vicepresidente si chiama Paolo Pollichieni, d’ufficio proprio li?, a Roma in via Poli 29: ed e? lo stesso Pollichieni direttore del quotidiano Calabria Ora.
E la cosa che fa sembrare tutto stupefacente e? che i tre telefoni fissi della Porter fanno registrare il maggior numero di contatti con tre persone. Non responsabili di aziende o giornali, come ci si aspetterebbe da societa? di comunicazione, no, tre magistrati: Alberto Cisterna, Vincenzo Macri? e Francesco Mollace.
Oltre, ovviamente, allo stesso Paolo Pollichieni.
E il frequentissimo scambio di cellulari tra Pollichieni e Alberto Cisterna, magistrato della Dna, e le migliaia di contatti tra loro sembrano cosi? avere l’epicentro del mistero in un palazzo romano. Dove, allo stesso civico, si consuma lo stranissimo giro di chiamate: i telefoni di Pittelli che chiamano la moglie di Cisterna, Maria Teresa Fulco; i telefoni della Porter-Pollichieni che chiamano Cisterna.
E nel quadro statistico di tutte le telefonate del cellulare di Maria Teresa Fulco, subito dopo le migliaia di contatti con due utenze della famiglia Cisterna, ci sono quelle con Paolo Pollichieni.
Pittelli-famiglia Cisterna-Pollichieni. E Pittelli che conosce bene Pollichieni.
Tutto nel palazzo di via Poli 29.
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“Il Caso Genchi – Storia di un uomo in balìa dello Stato” di Edoardo Montolli – Aliberti Editore.
Dal 9 dicembre in libreria.



