Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 27 - 2010
Perdete qualche secondo per leggere quanto sotto. Notate qualche differenza?
“Continua l’escalation delle intimidazioni che da obiettivi più generali comincia ad entrare
nello specifico nei confronti dei singoli magistrati impegnati in processi e indagini rilevanti nei confronti delle cosche reggine: non si puo’ che continuare nella politica giudiziaria
della fermezza e della legalità“.
Cosi’ il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha reagito alla notizia delle minacce della ‘ndrangheta al pm della dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo.
“Sono state immediatamente rafforzate le misure di protezione nei confronti del collega – ha aggiunto Grasso – a dimostrazione che continua la vicinanza dello Stato a tutta la magistratura sia requirente che giudicante“. Agenzia ANSA 25 gennaio 2010
***
«Si esprime parere contrario alla designazione da parte del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, del sostituto Giuseppe Lombardo alla direzione distrettuale di Reggio Calabria, riservandosi di esprimere ulteriore parere alla luce di una integrazione del provvedimento in esame»
Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, 17 gennaio 2007
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Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 8 - 2010
Una cosa molto fuori dal coro l’ha detta ieri sera Riccardo Bocca a Tg3 Linea Notte, di Maurizio Mannoni.
“La bombetta esplosa a Reggio Calabria” per certi versi “sembra più un messaggio per addetti ai lavori”. Ed ha ricordato le vicende parecchio oscure che avvolgono alcuni magistrati di questo distretto. Molti hanno già dimenticato le lettere del “Corvo” o le microspie trovate nelle stanze di alcuni magistrati.
Il rischio trasferimento per alcuni magistrati, rimasto pendente dopo la visita della prima commissione del Csm nel maggio del 2008, è svanito con il cambio di sede avvenuto, in anticipo e volontariamente, per alcuni dei magistrati ritenuti “punibili” da Palazzo dei Marescialli.
Perché la Giustizia interna dei giudici funziona in modo strano. Se sei un Giudice che si è macchiato di gravi scorrettezze ed il procedimento disciplinare dura talmente tanto che, nel frattempo, ti hanno già trasferito “a richiesta” o per anzianità allora il procedimento disciplinare, il più delle volte, viene archiviato.
Come se hai ladri bastasse cambiare residenza per non essere puniti.
Insomma la ‘ndrangheta assalta un ufficio dove sta cambiando il vento e potrebbe darsi che, dunque, quell’esplosione sia diretta a qualcuno perché capisca. Capisca che non può pensare, oggi, di voltare le spalle.
Ma la cosa che mi ha sconvolto di più è stata la visione del filmato su cui lavora il RIS di Messina.
Sullo scooter, mi sembra un Honda SH, utilizzato per portare l’ordigno due persone. Un uomo ed una donna. Quest’ultima alla guida.
Mai lo avrei pensato possibile. La cosa mi ha rattristato.
I capelli, la postura e le scarpe non lasciano spazio a dubbi. Forse quello scooter non era nemmeno rubato. Forse me lo sono ritrovato davanti bloccato nel traffico. O peggio ancora potrei avere visto il volto di quella ragazza con la mano armata dalle cosche e l’anima sporcata da un sentimento che non credevo una donna potesse covare fino a questo punto. Il desiderio di rappresaglia contro le istituzioni democratiche.
Non che non conosca bene i volti di uomini, giovani e meno giovani, che ben volentieri prestano mani, faccia e culo alle cosche. So come si vestono, dove prendono il caffé, a chi prestano denaro ad usura, dove comprano le loro automobili, come parlano e cosa sognano.
Ma una donna. No.
Già. Anche quei ragazzi, quando frequentano discoteche e ristoranti, hanno una donna accanto. Ma molte volte non sanno o minimizzano.
E forse sono troppo poco disilluso per non accorgermi che se le cose non cambiano, qui, è perché ci sono donne a cui l’idea dei soldi facili, del potere senza legittimazione, del lusso disonesto, piace. Ed anche parecchio.
Adesso servirebbe un’altra fiaccolata.
Di sole donne. Perché facciano sentire la loro voce a mariti e fidanzati mafiosi o collusi.
Senza legalità i loro figli non avranno futuro. Compresi quelli delle famiglie oneste.
antonino monteleone
Mi ha sconvolto più di ogni altra cosa
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Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 7 - 2010
Da anni Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, garantiscono il raggiungimento di brillanti risultati investigativi lasciando liberi i Goveni, di centro-sinistra e di centro-destra, di fregiarsi davanti alle telecamere di successi che non gli apparterrebbero.
Uomini che sacrificano famiglia o affetti sull’altare di uno Stato che, come spesso accade, non ti paga puntuale lo straordinario o non te lo paga affatto.
Da anni i sindacati denunciano le condizioni di lavoro. Auto che si piantano, divise usurate, stampanti senza carta e toner. Manca poco che si chieda agli agenti di esercitarsi di meno al poligono per risparmiare sul munizionamento.
Poi l’aggressione al “Palazzo” ed ecco che è l’occasione mediaticamente propizia per fare annunci roboanti.
Cinque o sei magistrati in più e centoventuno uomini in più sul campo.
Poi una buona notizia per i dominus del lavoro interinale.
Roberto Maroni, infatti, ha annunciato che il “Patto Calabria” – un contratto di somministrazione di 60 lavoratori interinali presso gli uffici giudiziari calabresi – in scadenza a febbraio sarà rinnovato grazie a nuovi fondi.
Saladino ringrazia. Molti di quei lavoratori fanno capo a società come Obiettivo Lavoro.
Ma non serviva una nuova gara d’appalto?
Se quei lavoratori fossero assunti dal Ministero della Giustizia costerebbero forse la metà alle casse dello Stato. I lavoratori sarebbero più tutelati, ma non dovrebbero più dire grazie in ginocchio a nessuno. E questo la politica non se lo può permettere. La campagna elettorale è già cominciata.
E’ Maroni a dispensare “buone notizie”.
Un’altra riguarda il PON Sicurezza.
Il Ministero assegnerà al Comune di Reggio Calabria, oltre ai già previsti 206 milioni di euro, altre somme per realizzare un “efficiente servizio di videosorveglianza”.
E ora ne vogliono fare un altro. Ma se non è servito il primo a cosa servirà il secondo?
E poi la fantastica “Agenzia Nazionale per i Patrimoni”, un ente nazionale che gestirà i beni confiscati che il Ministro Maroni vuole collocare a Reggio Calabria.
Ne ha parlato con Giuseppe Scopelliti, Sindaco e candidato governatore per il centro-destra. Lo stesso che risiede in una villetta nella prossimità della quale c’è n’è un’altra. Confiscata, ma non ancora assegnata.
Insomma la persona e la Città giusta.
Così quando il Governo renderà operativa la scelta di rendere “alienabili” tramite asta i beni sottratti alle cosche, le procedure si svolgeranno in un contesto dove sono già note le modalità operative dei mafiosi che usano già oggi i prestanome per partecipare alle aste fallimentari.
Angelino Alfano ha invece promesso che il carcere di Arghillà sarà completato. Niente paura.
E’ il quarto Ministro che fa questo annuncio.
La verità è che la struttura, per la quale lo Stato già paga una profumata penale alla società che lo ha realizzato, è completa. Ma manca da anni una strada.
Costo dell’opera? Non meno di 13 milioni di euro. Cifra che continua a crescere.
Non voglio criticare e basta. Dico invece, giusto perché ho voglia di politically correct, che il Governo si è mosso con tempestività.
Ma garantire lo sfioramento dei minimi di organico e dotazioni necessari al funzionamento degli apparati investigativi e di quelli giudiziari è un dovere.
Assolto, non completamente, in ritardo.
Dovremmo dire “Grazie”?
antonino monteleone
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Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 4 - 2010
Le notizie, le dichiarazioni e gli sviluppi delle indagini sull’ordigno esploso davanti gli uffici del Giudice di Pace e della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria si rincorrono numerosi.
Secondo le agenzie di questi minuti, l’attentato dinamitardo sarebbe stato un accordo tra i clan della ‘ndrangheta per condizionare l’operato dei magistrati del distretto di Reggio Calabria. Una lettura che potrebbe complicare ancora di più l’opera di interpretazione di un gesto gravissimo per la sua valenza simbolica – un palazzo delle Istituzioni così platealmente vulnerabile alle pulsioni di due teppisti o, peggio, col fianco scoperto verso la criminalità organizzata – ma con troppi punti oscuri.
Per riassumere.
La notte tra il 2 ed il 3 gennaio, sono passate le 5:30, due ragazzi in sella ad uno scooter arrivano da Via Aschenez (senso unico, direzione sud-ovest della città) in Via Cimino, che ne è la naturale prosecuzione. Accostano. Tirano giù una piccola bombola del gas su cui è installata una carica esplosiva ed una miccia. Lì ci sono due portoni per due targhe e due uffici differenti. Uno è quello del Giudice di Pace, l’altro della Procura Generale presso la Corte d’Appello la cui sede principale si trova nell’antico palazzo dei Tribunali che domina Piazza Castello. I malviventi scelgono il primo portone, quello del Giudice di Pace. Quello è però nell’area coperta pienamente da una telecamera a circuito chiuso che fa bella mostra di sé. Potevano essere prudenti, ma sembra che non gliene importi nulla. Accendono l’innesco e vanno via. Poi l’esplosione.
Dei ragazzi che tiravan tardi nell’adiacente Piazza Castello sentono il botto e chiamano il 113.
La detonazione, non completamente efficace, brucia le bandiere, divelle il cancello spingendolo all’interno, ma non provoca il benché minimo danno interno. Perfino il distributore automatico di bevande fredde, attaccato all’ingresso, rimane acceso e non si annerisce nemmeno.
Il primo lancio d’agenzia arriva poco prima delle 9 del mattino.
Anche chi era sveglio ed ha sentito il botto non si è meravigliato.
E’ lo stesso Procuratore Generale, Salvatore Di Landro a dichiarare ai giornalisti che ha ricevuto nel suo ufficio che:
“All’inizio si aveva l’impressione che non fosse un fatto di estrema gravità. Mi riferisco, lo dico perché non ci siano equivoci, a stamattina prestissimo. Speravo, quando sono stato avvertito, che si trattasse di un episodio riconducibile a qualche soggetto che avesse agito in modo sconsiderato. Però, arrivato qui, ho dovuto constatare che, invece, l’attentato è una cosa di estrema gravità. Condotto con grande professionalità e quindi posto inessere certamente dalla criminalità organizzata“.
Non posso quindi fare a meno di analizzarlo, il tasso di professionalità.
Piazzare una bomba davanti ad un ufficio giudiziario, seppur privo di sorveglianza (quella privata chiude il turno alle 20), proprio sotto una telecamera di sorveglianza percorrendo una strada comunque coperta da altri punti di osservazione elettronica (il famossissimo e inutile impianto di video sorveglianza centralizzato che ha almeno due videocamere tra Via Aschenez e Via Arcovito) col motorino è un’operazione che di professionale ha davvero poco. Una bombola del gas con della polvere nera non rappresenta alcun certificato di provenienza né dell’idea né del movente.
Ma tant’é.
Telegiornali e quotidiani on-line mettono la notizia in prima pagina e via con le dichiarazioni.
Perfino il Capo dello Stato, rimasto a guardare vicende come gli attriti tra magistrati negli uffici della Procura di Reggio Calabria o l’intera vicenda del verminaio di Catanzaro, interviene con una sua dichiarazione solenne.
Il corvo non se lo ricorda più nessuno. E non vorrei avesse lasciato la penna delle sue lettere per la polvere da sparo.
E’ vero, e nessuno potrebbe negarlo, che di partite vinte dai magistrati reggini contro le cosche cominciano a vedersene molte e significative. E’ vero che molti processi si concluderanno, in appello, con delle conferme di condanna o di sostanziosi sequestri di patrimoni mafiosi. Le cosche vorrebbero che i sostituti della Procura Generale fossero meno attenti. Che lasciassero tutto così come arriva da Tribunale e Procura. Invece spesso le condanne si fanno più pesanti.
Che questo dispiaccia alla ‘ndrangheta è un fatto, oltre che una buona notizia.
Per questo la lettura di ciò che è successo merita più attenzione.
Come si può pensare che le cosche si siano “messe d’accordo” nel pianificare un’operazione che aumenterà il livello di guardia dello Stato?
Trovare una sintesi degli interessi mafiosi e decidere l’eliminazione fisica di un ostacolo alle cosche va fatta – diceva tal Provenzano – quando uno fa più danni da vivo che da morto. A Crotone volevano (e vogliono) far fuori Pierpaolo Bruni e le cosche stavano per raggiungere un accordo. Ed è facile crederlo.
Altrettanto non si può dire per una bombola che ha solleticato un palazzo. Sia pure un ufficio giudiziario.
Quando un’esplosione ha sventrato una pizzeria facendo ribaltare autovetture e cassonetti a decine di metri di distanza nemmeno una riga si lesse sui giornali né una parola si ascoltò in televisione.
Quando a dicembre del 2008 Giuseppe De Stefano, latitante dal 2002, veniva consegnato alle patrie galere tra i baci dei suoi fans il TG1 badava bene di madare in onda il servizio sulla cattura nella sola edizione delle 20 nonostante l’aggressione all’operatore da parte di un familiare.
C’era almeno una telecamera che ha ripreso il momento in cui è stato piazzato l’ordigno prima di esplodere. Telecamera che apparentemente non ha subito danni.
Ma la targa sarebbe stata alterata. Altro dubbio. La telecamera punta via Cimino in direzione opposta al senso di marcia. Se la targa è stata inquadrata significa che chi ha piazzato l’ordigno ha scelto una via di fuga pericolosa. Ha percorso una strada contromano passando davanti ad un gruppetto di ragazzi che, stando ad alcune testimonianze, si trovavano – come di consueto nei fine settimana – a bivaccare fino a tardi nella vicina Piazza Castello.
Non vorrei che qualcuno, in mala fede, mi dicesse che faccio il buonista con la ‘ndrangheta.
Basta sfogliarlo, questo blog, per capire che non potrebbe essere.
La ‘ndrangheta c’è. Controlla l’economia e qualche palazzo del potere. Garantisce affari e amministra giustizia. Eroga prestiti migliori delle banche e, con la loro complicità, può reinvestire il frutto di estorsioni e usura in attività lecite.
Questa è la regione dove si ammazzano i Consiglieri Regionali. E non posso non accorgermi che tra due mesi si voterà ancora. Programmi politici inesistenti. Accordi scellerati per accaparrarsi l’ultima preferenza. Schieramenti trasversali. Ed un partito unico di maggioranza. Quello degli inquisiti. Politici sensibili a questi amichevoli avvertimenti.
Ho realizzato un piccolo contributo filmato. Pubblico questo post prima di tornare in strada a sentire la gente che manifesterà ancora il proprio sdegno.
Se c’è una cosa buona in quello che è successo è proprio la reazione, inaspettata, della gente comune. E’ stato emozionante vedere 100 persone che non hanno paura a farsi riprendere da una telecamera o vedere dalle persone che continuano la loro vita nella più egoista indifferenza.
Ho riportato alcuni fatti conditi da valutazioni personalissime. Vedo che non le condividono in molti per questo ho dovuto buttarle giù. Per voi.
Che son già passate le feste. E non vi ho nemmeno fatto gli auguri.
Buon 2010, senza botto!
antonino monteleone
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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze
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