Da anni Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, garantiscono il raggiungimento di brillanti risultati investigativi lasciando liberi i Goveni, di centro-sinistra e di centro-destra, di fregiarsi davanti alle telecamere di successi che non gli apparterrebbero.
Uomini che sacrificano famiglia o affetti sull’altare di uno Stato che, come spesso accade, non ti paga puntuale lo straordinario o non te lo paga affatto.
Da anni i sindacati denunciano le condizioni di lavoro. Auto che si piantano, divise usurate, stampanti senza carta e toner. Manca poco che si chieda agli agenti di esercitarsi di meno al poligono per risparmiare sul munizionamento.
Poi l’aggressione al “Palazzo” ed ecco che è l’occasione mediaticamente propizia per fare annunci roboanti.
Cinque o sei magistrati in più e centoventuno uomini in più sul campo.
Poi una buona notizia per i dominus del lavoro interinale.
Roberto Maroni, infatti, ha annunciato che il “Patto Calabria” – un contratto di somministrazione di 60 lavoratori interinali presso gli uffici giudiziari calabresi – in scadenza a febbraio sarà rinnovato grazie a nuovi fondi.
Saladino ringrazia. Molti di quei lavoratori fanno capo a società come Obiettivo Lavoro.
Ma non serviva una nuova gara d’appalto?
Se quei lavoratori fossero assunti dal Ministero della Giustizia costerebbero forse la metà alle casse dello Stato. I lavoratori sarebbero più tutelati, ma non dovrebbero più dire grazie in ginocchio a nessuno. E questo la politica non se lo può permettere. La campagna elettorale è già cominciata.
E’ Maroni a dispensare “buone notizie”.
Un’altra riguarda il PON Sicurezza.
Il Ministero assegnerà al Comune di Reggio Calabria, oltre ai già previsti 206 milioni di euro, altre somme per realizzare un “efficiente servizio di videosorveglianza”.
Ma come?
Appena a giugno scorso l’annuncio dell’entrata in funzione di un sistema integrato di 81 telecamere. Un progetto costato un paio di miliardi delle vecchie lire, gestito nella fase progettuale dall’ex prefetto Luigi De Sena, realizzato da Pietro Mazzoni Spa con la consulenza di Almaviva.
E ora ne vogliono fare un altro. Ma se non è servito il primo a cosa servirà il secondo?
E poi la fantastica “Agenzia Nazionale per i Patrimoni”, un ente nazionale che gestirà i beni confiscati che il Ministro Maroni vuole collocare a Reggio Calabria.
Ne ha parlato con Giuseppe Scopelliti, Sindaco e candidato governatore per il centro-destra. Lo stesso che risiede in una villetta nella prossimità della quale c’è n’è un’altra. Confiscata, ma non ancora assegnata.
Insomma la persona e la Città giusta.
Così quando il Governo renderà operativa la scelta di rendere “alienabili” tramite asta i beni sottratti alle cosche, le procedure si svolgeranno in un contesto dove sono già note le modalità operative dei mafiosi che usano già oggi i prestanome per partecipare alle aste fallimentari.
Angelino Alfano ha invece promesso che il carcere di Arghillà sarà completato. Niente paura.
E’ il quarto Ministro che fa questo annuncio.
La verità è che la struttura, per la quale lo Stato già paga una profumata penale alla società che lo ha realizzato, è completa. Ma manca da anni una strada.
Costo dell’opera? Non meno di 13 milioni di euro. Cifra che continua a crescere.
Non voglio criticare e basta. Dico invece, giusto perché ho voglia di politically correct, che il Governo si è mosso con tempestività.
Ma garantire lo sfioramento dei minimi di organico e dotazioni necessari al funzionamento degli apparati investigativi e di quelli giudiziari è un dovere.
Assolto, non completamente, in ritardo.
Dovremmo dire “Grazie”?
antonino monteleone
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


