Una cosa molto fuori dal coro l’ha detta ieri sera Riccardo Bocca a Tg3 Linea Notte, di Maurizio Mannoni.
“La bombetta esplosa a Reggio Calabria” per certi versi “sembra più un messaggio per addetti ai lavori”. Ed ha ricordato le vicende parecchio oscure che avvolgono alcuni magistrati di questo distretto. Molti hanno già dimenticato le lettere del “Corvo” o le microspie trovate nelle stanze di alcuni magistrati.
Il rischio trasferimento per alcuni magistrati, rimasto pendente dopo la visita della prima commissione del Csm nel maggio del 2008, è svanito con il cambio di sede avvenuto, in anticipo e volontariamente, per alcuni dei magistrati ritenuti “punibili” da Palazzo dei Marescialli.
Perché la Giustizia interna dei giudici funziona in modo strano. Se sei un Giudice che si è macchiato di gravi scorrettezze ed il procedimento disciplinare dura talmente tanto che, nel frattempo, ti hanno già trasferito “a richiesta” o per anzianità allora il procedimento disciplinare, il più delle volte, viene archiviato.
Come se hai ladri bastasse cambiare residenza per non essere puniti.
Insomma la ‘ndrangheta assalta un ufficio dove sta cambiando il vento e potrebbe darsi che, dunque, quell’esplosione sia diretta a qualcuno perché capisca. Capisca che non può pensare, oggi, di voltare le spalle.
Ma la cosa che mi ha sconvolto di più è stata la visione del filmato su cui lavora il RIS di Messina.
Sullo scooter, mi sembra un Honda SH, utilizzato per portare l’ordigno due persone. Un uomo ed una donna. Quest’ultima alla guida.
Mai lo avrei pensato possibile. La cosa mi ha rattristato.
I capelli, la postura e le scarpe non lasciano spazio a dubbi. Forse quello scooter non era nemmeno rubato. Forse me lo sono ritrovato davanti bloccato nel traffico. O peggio ancora potrei avere visto il volto di quella ragazza con la mano armata dalle cosche e l’anima sporcata da un sentimento che non credevo una donna potesse covare fino a questo punto. Il desiderio di rappresaglia contro le istituzioni democratiche.
Non che non conosca bene i volti di uomini, giovani e meno giovani, che ben volentieri prestano mani, faccia e culo alle cosche. So come si vestono, dove prendono il caffé, a chi prestano denaro ad usura, dove comprano le loro automobili, come parlano e cosa sognano.
Ma una donna. No.
Già. Anche quei ragazzi, quando frequentano discoteche e ristoranti, hanno una donna accanto. Ma molte volte non sanno o minimizzano.
E forse sono troppo poco disilluso per non accorgermi che se le cose non cambiano, qui, è perché ci sono donne a cui l’idea dei soldi facili, del potere senza legittimazione, del lusso disonesto, piace. Ed anche parecchio.
Adesso servirebbe un’altra fiaccolata.
Di sole donne. Perché facciano sentire la loro voce a mariti e fidanzati mafiosi o collusi.
Senza legalità i loro figli non avranno futuro. Compresi quelli delle famiglie oneste.
antonino monteleone
Mi ha sconvolto più di ogni altra cosa
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Non mi piace il nomignolo semi fico che viene dato alla criminale in questione: “lady ‘ndrangheta”. Avrei preferito “la lurida” o “la bastarda”, non facciamo come per Il Capo dei Capi che ha attirato più fan che dissenso. Le persone vanno chiamate col loro nome e casomai arricchite dei loro titoli: un laureato si può chiamare Dottore e un criminale si deve chiamare bastardo!
Hai sentito? Sembra che non fosse una donna, ma un uomo travestito in modo da far credere di essere una donna. Magari tirerai un (piccolo) sospiro di sollievo. O magari no. In fondo, il problema vero non è quello, quanto il fatto in sè.
Ha ragione Mario: “Lady ‘Ndrangheta” riduce il tutto a una romanza tipo “Bonny & Clyde”, mentre questa è gente meschina, infida e – ricordiamolo – talmente ignorante che non conosce neppure l’italiano; figurarsi dunque l’inglese!
Questi due tipetti che hanno fatto l’attentato sono due drogati, al 100%. E’ degli eroinomani infatti che si servono i kaiserlicchi mafiosi… Prima riducono le persone ad automi, poi li mandano a compiere del male a destra e a sinistra in cambio di qualche dose.