C’è una pista

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 7 - 2010
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FIAT – nuova linea di produzione invernale

C’è una pista. Troppi indizi che lasciano capire che le ipotesi più verosimili possono ridursi alle seguenti circostanze.

1) Tutte le carte auguri degli operatori di telefonia mobile, penso alla Christmas Card di Vodafone, cominciano a scadere proprio tra fine gennaio ed i primi di febbraio. E’ chiaro che qualcuno volesse mandarmi un messaggio per il mio compleanno e, non avendo credito sufficiente, ha preferito una via alternativa per manifestare il proprio “calore”. I sospetti sono fortissimi dopo un’interminabile attesa al 190.

2) Il secondo scenario, più stimolante, sarebbe da inquadrare nel mio sostegno incondizionato verso gli operai della FIAT vittime dell’industria all’italiana. Intascare contributi ed incentivi dei contribuenti italiani e realizzare esternalità economiche positive all’estero. Per questo è ora che tutti ce ne ricompriamo una, di FIAT. E quanto accaduto rientra in preciso – e condiviso – piano di eco-incen-tivi.

3) Altrimenti non mi rimane che chiedere conto ad Apple ed Adobe. Da quando mi sto dedicando ad apprendere i rudimenti di After Effects e Motion ho rischiato di farmi prendere la mano. Non vorrei che l’effetto “flame” fosse più realistico di quanto pensassi finendo con l’esagerare. Ma l’ipotesi è da scartare. Non siamo mica al Filmfest!

E quindi basta con la “retrospettiva”. E basta anche con il cazzeggio.

Quello è ciò che rimane della mia macchina. La mia anche se qualcuno ha precisato che fosse intestata a P.T. 39 anni. La mia perché degli appena 50mila kilometri in due anni e pochi mesi ne ho percorsi oltre 48mila in giro per l’italico stivale.

Dopo averci scherzato su, per anni, con gli amici (e non) dicendoci che tanto “prima o poi…” mi sono sentito l’odore del fuoco nelle narici ed ho ancora impressi i fotogrammi e quel rumore sordo delle fiamme.

La vicinanza di quanti mi hanno raggiunto nei minuti successivi ha attenuato l’amarezza. Ma avere urlato dal balcone “Bastardi!”, perché avevo capito e visto! che qualcosa non andava in quelle persone appostate all’angolo della strada di casa, mi ha fatto sentire un po’ coglione.

Se mi capitassero sotto tiro o se li avessi visti in faccia, non rivelerò nulla più di quanto non apparso sui giornali perché è bene che gli investigatori seguano le piste “vere”, con cattiveria gli tirerei in testa un dizionario.

Sto scrivendo di domenica mattina dopo un evento accaduto tra giovedì e venerdì. Non sono più sul pezzo, mi direte.

Ma non mi andava, e non mi va, di piangermi addosso.

Avrei voluto, invece, pubblicare qualcosa di più succulento. Perché siamo in campagna elettorale ed anche se la tanta solidarietà ricevuta mi ha commosso sono certo che qualcuno di essi riceverà, nelle prossime settimane, qualche dispiacere.

Perché il modo migliore di ricambiare l’affetto di ciascuno di voi (sto ancora rispondendo ad un centinaio di mail arretrate), dei colleghi che mi hanno offerto spazio, di tante persone che ho sentito vicine, è di continuare a fare quello che – forse – mi ha provocato la più visibile di tante spiacevoli conseguenze.

Vorrei, ma è meglio non accennare alle persone care che vorrei adesso fosse più tutelate di me.

Un giorno voglio dei figli e per amore loro non posso smettere di fare quello che ho fatto ieri, che avevo vent’anni e una manciata di sogni, e quello che faccio oggi, che di anni ne ho pochi di più e i sogni sono diventati progetti.

Secondo molti dovrei decidere se rimanere o andare. Ed assumere comportamenti diversi in base alla decisione. Ho lasciato nel pomeriggio la Città anziché farlo la mattina, in macchina.

Il “contrattempo” mi ha obbligato all’aeroporto. Nessuno si sogni che viva la lontananza come un esilio. Continuo a lavorare su e giù per l’Italia come faccio da qualche mese, con discreti risultati.

Ma ci sono troppe cose che, al mio ritorno, non riempiono adeguatamente le pagine dei giornali. Pensate che ieri, il più letto in città ed in regione, ha perfino dato la notizia di quanto accaduto. Ehi! Non cadete dalla sedia. Erano appena 1000 battute.

Grazie a tutti gli esponenti del mondo politico, sindacale, della società civile e non solo mi hanno espresso vicinanza. Qualcuno non lo conoscevo di persona, di altri non avevo certo parlato a lingua morbida, ma devo dire loro “Grazie!”.

Non sono l’unico, né il primo e né l’ultimo a cui viene restituita la cortesia di un’attenzione oltre la soglia consentita. Che si traduce nella fotografia di un manipolo di relatori dietro alla scrivania di un convegno. O in una di quelle conferenze stampa senza domande. O, peggio, di una di quelle conferenze stampa dove la domanda più impertinente è “Ma il Sud, Presidente, ce la può fare?”.

E mentre le bombe e le minacce proseguono contro magistrati ed amministratori, noi giornalisti dovremmo sentirci offesi. Di esser costretti a perdere tempo parlando di noi!

Mi sono sempre sentito un mezzo orfano. Però ho scoperto di far parte di una grande famiglia (non ho detto “famigghia”). Siete voi.

Continuerò a farvi incazzare. O sorridere.

C’è una pista. Forse a Gambarie. Ma è chiusa.

Chi si ferma è perduto.

antonino monteleone

p.s: torno ad ascoltare un brano di Eros Ramazzotti molto in voga di questi tempi. “Fuoco nel fuoco”. Non è male. Na na na na na;-)

18 Responses to “C’è una pista”

  1. Mario Congiusta scrive:

    Quando “i bastardi” compiono questi gesti è segno che hanno paura della penna.
    A parte i danni,siamo sulla buona strada per batterli e sbatterli nella fogna da dove sono venuti.
    Un abbraccio amico mio, resistere sia il nostro motto e non solo il tuo.
    Mario Congiusta

  2. simona scrive:

    la risposta migliore è quella di far vedere che siamo in tanti a non sottostare più questa realtà delle cose. Appoggio l’iniziativa di ricomprarti la macchina e…. che brucino pure questa!…. forse questi sono i tempi giusti affinchè la società civile si ribelli attraverso gesti comuni, reali, e soprattutto d’effetto tanto quanto i gesti vili che stanno interessando persone giuste come te.
    Un abbraccio… una componente della tua ” famiglia”.
    :)

  3. Appoggio anche io l’iniziativa di Mario Congiusta. La solidarietà dei cittadini è sincera, perchè non è obbligatoria; non altrettanto si può dire di certi personaggi che per obbligo di facciata stanno facendo la passerella sugli organi di stampa. Antonino, spero che con l’onestà intellettuale che ti ha sempre contraddistinto ci terrai informati anche sulle (vere) iniziative dei politici, anche dopo le elezioni. Ci basterà sapere chi non si è limitato al semplice comunicato, per dedurre chi invece ha come al solito “fatto chiacchiere”. Secondo me avrai poco o nulla da raccontarci in merito. Per quanto riguarda quelli che “avranno dispiaceri”, spero di leggerne presto i nomi sui giornali. Io sono con te, non mollare.

  4. Brizio MONTINARO scrive:

    Ti seguo sempre con attenzione ed in silenzio ma stavolta è necessario comunicarti la mia solidarietà in relazione a quanto successo. Credo che qualsiasi strategia dell’intimidazione sia alla fine perdente con soggetti che hanno la schiena dritta. Un caro saluto. Brizio

  5. Brizio MONTINARO scrive:

    Ti seguo sempre con attenzione ed in silenzio ma stavolta è necessario comunicarti la mia solidarietà in relazione a quanto successo. Credo che qualsiasi strategia dell’intimidazione sia alla fine perdente con soggetti che hanno la schiena dritta. Un caro saluto. Brizio

  6. Ciao Antonino,

    Innanzitutto ti esprimo tanta solidarietà e in secondo luogo complimenti per il posto qui sopra che mi sembra molto simpatico e autoironico senza tralasciare riflessioni importanti.

    Last but not least (ultimo ma non meno importante) mi ha commosso molto il commento di Mario Congiusta. Come scrive lui “resistere sia il nostro motto e non solo il tuo”.

    un abbraccio
    Piervincenzo

  7. [...] Fonte:AntonioMonteleone.it Condividi con: [...]

  8. [...] Molti di voi forse non lo conosco. E tanti di più, forse non sapete cosa gli è successo. Antonino Monteleone è un giornalista reggino “impegnato”. Il suo essere impegnato l’ha portato, inevitabilmente, a contatto con la ‘ndrangheta. [...]

  9. Macry scrive:

    Grande Antonino!!!!! Maria Cristina

  10. Gigi scrive:

    Sono una persona qualunque…persino un po’ bruttino..

    Devi continuare così…per noi che la mattina ci alziamo e andiamo a lavorare
    per noi che non tolleriamo le ingiustizie…
    per noi a cui hanno insegnato che i soldi si guadagnano solo con il lavoro..
    per noi che forse non abbiamo il tuo coraggio ma abbiamo ancora un cervello e una dignità..
    per noi che abbiamo dei figli a cui raccontiamo che il mondo è bello e loro ci credono…
    per noi che non uccidiamo la collettività per i nostri tornaconti personali..

    Se t’hanno bruciato la macchina qualcosa di buono l’hai fatta…
    :-)
    Grazie di cuore e continua così.

  11. melo7 scrive:

    un inchino e un plauso da un umile blogger che un giorno spera di essere un abile giornalista almeno la metà di quanto lo sia tu :)
    ti stimo profondamente!

    http://wordsinprogress.blogs.it/2010/02/08/antonino-monteleone-e-lo-storico-bivio-mafioso-7971583/

  12. [...] 8 febbraio 2010 di Re Felix Ecco quel che resta dell’auto di Antonino Monteleone (C’è una pista). [...]

  13. melo7 scrive:

    soltanto un altro sincero attestato di stima nei tuoi confronti…il mio. Spero un giorno di riuscire a scrivere bene almeno la metà di quanto sai fare tu.

    http://wordsinprogress.blogs.it/2010/02/08/antonino-monteleone-e-lo-storico-bivio-mafioso-7971583/

  14. Antonio Pezzano scrive:

    Caro Antonino, anche se non ci conosciamo, desidero esprimerti la mia solidarietà. Inoltre ti ringrazio anche per il servizio pubblico che rendi ai cittadini desiderosi di conoscere i fatti. Spero che possa continuare a farlo!

  15. Pietro Ippoliti scrive:

    Non farti intimidire.


    “Non è tanto importante quello che ci accade,
    quanto il modo con cui vi reagiamo”
    By Hans Selye

  16. Roberto Lepera scrive:

    Ciao Antonino,
    ti mando la mia solidarieta’ per il vile atto d’intimidazione che hai subìto la scorsa settimana.
    Allorquando non possono affermare le proprie ragioni con la comunicazione civile, con la dialettica,
    danno voce al fuoco, alle bombe, alle armi. E’ l’esempio lampante dell’inversione verso la bestialita’.
    Continua a dare dignita’ alla nostra terra, ma al contempo cerca di non restare solo.
    “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi [morti, aggiungerei]” scriveva Bertolt Brecht.

    Un affettuoso e sincero saluto!
    Roberto Lepera

  17. Rf scrive:

    Buongiorno Antonino,
    forse arrivo troppo tardi, ma sappia che mi spiace, ma davvero tanto.
    Bastardi sì, figli di cane, ladri e assassini… Uffh, potremmo continuare all’infinito, ma mica non lo sanno già, no?
    Anche io L’ammiro per il lavoro che svolge, Antonino, e L’esorterei a non mollare, sapendo che si tratta di un’esortazione inutile poiché ormai, come gli altri, ho imparato a conoscere la Sua tempra.
    Il fatto è che oramai ce li abbiamo ovunque, oramai tutto è uno schifo sempre più ributtante.
    Spero che un giorno ci decideremo, tutti, a scendere in piazza, ma davvero! Però senza bandiere, cazzo!, no, ma armati se non di pistole anche noi e taniche di benzina per farli saltare in aria a loro tutti e le loro donne e figli, almeno di una rabbia tale da voler prenderli a “scaffettuni ‘ntru mussu”, comunque per fare loro del male, male fisico. Capiscono solo questo e i soldi, il potere. Quindi: colpirli e derubarli e legarli con una catena da porcio. Ripagarli della stessa moneta. Che si tratterà di andarli a prendere in parlamento o in un rifugio scavato sotto la chiusa di un qualsiasi “don”, non importa.

    Bene, non credevo di arrivare un giorno a scrivere queste cose. “Mai dire mai”, ne?
    A questo punto non mi rimane da far altro che presentarLe la mia disponibilità. Se posso fare qualcosa per sostenerLa, non esiti a farmelo sapere.

    Saluti,
    Raffaello Fontanella

  18. Paola scrive:

    Mi spiace…moltissimo. Perchè non meriti nulla di simile, non lo meritano il tuo coraggio e la tua determinazione, che continuo e continuerò ad ammirare.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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