Venerdì ho ricevuto, tra tante splendide attestazioni di soliderietà, stima e affetto, una lettera di una persona per me molto importante. Mi sono formato cominciando con un’esperienza televisiva in una giovane emittente guidata da Eugenio Marino che, con severità, ha corretto molti dei miei difetti. Caratteriali e tecnici. Poi sono arrivato ad una scuola. Alla scuola di Giusva Branca, ho imparato ancora di più e mi sono scontrato quotidianamente per un anno bellissimo trascorso a Telereggio. La mia avventura cominciava con strill.it quando non ci conoscevamo ancora e questo blog era stato notato.
Oggi per me Giusva è un amico. Un fratello. Anche un papà.
Pubblico la sua lettera che mi ha stretto il cuore.
di Giusva Branca dal suo blog
Caro Antonino,
stanotte sei stato vittima di una tipica vigliaccata mafiosa. Ti hanno incendiato l’auto, i canoni dell’avvertimento sono stati rigorosamente rispettati.
Hai scelto, da tempo, di vivere fino in fondo la professione, a Reggio, nell’unico modo che conosci e – ti dico con orgoglio – hai preso alla lettera, ma migliorandone i canoni di applicazione, i primi rudimenti che personalmente ed attraverso Strill.it (tua prima “casa” che, in quanto tale, resta e resterà sempre tua) ti offrii ormai 4 anni fa.
Chi ci legge deve sapere che le più feroci discussioni su tematiche inerenti la nostra professione le abbiamo fatte tu ed io. Così distanti, così vicini nei nostri modi di essere, di pensare.
Lo sfregio fatto a te, stanotte, è fatto a tutti noi di Strill.it, ma è fatto a tutta la comunità per bene di questa città.
Ora, caro Antonino, su quanti siano – effettivamente – i reggini per bene mi interrogo silenziosamente da tempo, ma tu sei certamente non solo uno di questi, ma anche uno dei pochi che si batte per l’affermazione piena di uno status che, altrimenti, rischia di restare solo una sommessa dichiarazione di principio.
Molte cose di te le ammiro, altre te le rimprovero, qualcuna te la invidio.
Tra queste ultime ci sono certamente la capacità straordinaria di affondare, concettualmente prima e per iscritto poi, il coltello nella piaga, di isolare il bubbone con precisione chirurgica e di portarlo a galla vestito anche di una godibilissima ironia.
Potrei dirti e ti dico un banale “Non mollare”, caro Antonino; come persone, nei nostri singoli blog e – assieme al nostro manipolo di giovani amici e colleghi con “due palle così” – su Strill.it, siamo uniti da in invisibile filo. Lo sai, molte cose le vediamo nel medesimo modo se si parla di obiettivi di fondo, spesso in maniera diametralmente opposta rispetto alle modalità del loro perseguimento.
Non pensare che siamo diversi in maniera inconciliabile; è solo una questione di età: 18 anni di differenza, alle nostre età, si sentono, ma va bene così, credimi.
Vorrei anche dirti pubblicamente: non sentirti solo e non isolarti. Vai, vieni, torna, riparti, stai a Reggio, a Roma, a Milano, a Palermo, dove ti pare, ma ricorda sempre, come uno dei migliori figli, che la tua casa, il tuo rifugio sicuro, il posto dove litigare ferocemente con “papà, mamma, fratelli e sorelle” è Strill.it, vera sacca di libertà espressiva reale che la città abbia espresso e che tu hai contribuito a far crescere fin dalla prima ora.
Con stima pari all’affetto ti abbraccio caramente.
Il tuo direttore



aggiungo, dopo le mirabili parole dell’amico giusva branca, alcune mie modeste considerazioni, da vecchio cronista che, in tanti anni, ne ha viste come si suol dire, di tutti i colori. dico solo che questo tipo di rappresaglie fanno parte dei cosiddetti incerti del mestiere, io tante volte ho preferito non denunciare le intimidazioni e non ho neppure informato i cosiddetti vertici del giornale nel quale lavoravo perchè sono convinto più che mai, ora più di allora, che bisognerebbe per prima cosa dare un’occhiata dentro alcune redazioni, e mi fermo qui. non ci conosciamo di persona, ma credo che il mio affetto e la mia solidarietà tu possa accettarli fraternamente. coraggio, credo che, prima o poi, qualcosa accadrà. FRANCO CALABRO’