Archive for marzo, 2010

Tutti i candidati, condanna per condanna

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 18 - 2010

A poco più di una settimana dal voto, perché ne rimanga traccia a futura memoria, è bene capire cosa si nasconde dietro le facce che stanno inquinando un paesaggio urbano spesso ai limiti della disperazione.

Conoscere a fondo i “meriti” politici di oltre 500 candidati (tra trombati, redivivi, cialtroni, teppisti, truffatori, ladri, corrotti e qualche mafioso) non è per niente facile. Le risorse disponibili scarseggiano e, come ogni volta in cui ci si azzarda in questo tipo di approfondimenti, bisogna tenere in conto l’eventualità di qualcuno, spesso quando si è raccontata una verità, che vuole tapparti la bocca con una querela.

Non ci sono soltanto le traversìe giudiziarie, dirette o indirette. Ci sono i cambi i casacca. Dichiarazioni in profonda contraddizione con quelle pronunciate appena uno o due anni prima. Ci sono scelte politiche sbagliate.

Con le conseguenze a carico del contribuente-cittadino-elettore-vittima di un sistema profondamente marcio.

Nei prossimi tre giorni vi invito a segnalare alla mail del blog ogni situazione che ritenete vada approfondita o segnalata attorno ai singoli candidati.

Il “dossier Calabria” ha bisogno dell’aiuto di ciascuno di voi. Da Siderno a Roseto Capo Spulico, a Cutro a Scalea ci sono pericolosi personaggi che abbiamo il dovere di segnalare.

Bombe pronte ad esplodere da disinnescare con l’arma democratica dell’informazione.

Stay tuned!

antonino monteleone

Tronchetti Provera visto da vicino

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 10 - 2010

tronchetti_provera_monteleone

Davanti al Gup di Milano, Mariolina Panasiti, si celebra l’udienza preliminare relativa allo scandalo dei dossier illegati di Telecom Italia.

La cosidetta “security” di Telecom Italia, una struttura che assorbiva 50 milioni di euro l’anno di budget, guidata da Giuliano Tavaroli dossierava politici, giornalisti, concorrenti. Chiunque fosse un “pericolo” da disinnescare per l’azienda, veniva fatto a fettine dall’apparato di “spionaggio” che si avvaleva anche del supporto di Marco Mancini. Un alto funzionario del Sismi sotto la guida di Niccolò Pollari.

C’era poi Fabio Ghioni, capo del “Tiger Team”. Una pattuglia di hacker in grado di sferrare attacchi informatici o realizzare incursioni strategiche su banche dati, server farm o – se necessario – anche singoli sistemi partendo da un grande vantaggio. Operare su una linea telefonica di cui è proprietari. Non c’è firewall che tenga.

Emanuele Cipriani, invece, con la sua  “Polis d’Istinto”, realizzava i “dossier celesti” emettendo una regolare fattura che veniva liquidata dal Telecom Italia attraverso l’enorme budget destinato alla “security”.

Queste persone, ai magistrati – nel corso delle indagini e in dibattimento – ha spiegato di avere avuto rapporti col Top Manager. Che risponde al nome di Marco Tronchetti Provera. Numero uno di Telecom fino a due anni fa.

Tavaroli, Cipriani e Ghioni sono finiti dentro e adesso hanno patteggiato. Ma, lui, Tronchetti, nell’indagine non c’è mai finito.

Dice di non conoscere né Cipriani né Ghioni. E con Tavaroli si sarebbe visto solo “55 volte in 4 anni”. La struttura, che assorbiva 100 miliardi ogni anno, secondo Tronchetti era “autoreferenziale”. “Rispondeva a sé stessa”.

E uno dovrebbe credergli.

Oggi, forse, avrebbe preferito essere un indagato. Perché ascoltato in qualità di testimone ha l’obbligo di “dire tutta la verità” e “non nascondere nulla” di quanto a sua conoscenza.

Ho provato a fargli qualche domanda. Ho realizzato un video che vedrete molto presto in cui gli ho anche chiesto conto della sua gestione di una società quotata in Borsa che ha preso con le azioni a 12 euro e l’ha lasciata che valevano 1 euro e mezzo. Soldi anche dei piccoli azionisti.

Ecco un’anticipazione.

DOSSIER ILLEGALI:TRONCHETTI, HO SEMPRE RISPOSTO A TUTTO (ANSA) – MILANO, 9 MAR – ”Io ho sempre risposto a tutto: e’ scortese rispondere a lei e non al giudice. Sarebbe un grave errore se parlassi fuori, rispondero’ nelle sedi istituzionali”. Lo ha detto Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, rispondendo alle domande di un giornalista che lo incalzava sulla questione dei dossier illegali e della sua gestione in Telecom Italia, poco prima del suo ingresso nell’aula del Tribunale di Milano per rendere una testimonianza assistita nell’udienza preliminare sulla vicenda. Prima di entrare,Tronchetti ha ricordato di essere ”qui come testimone”. Al giornalista che con insistenza chiedeva conto dei presunti illeciti commessi dalla ‘security’ di Telecom e Pirelli sotto la sua gestione, Tronchettiha risposto senza scomporsi: ”Ha letto i verbali? Li’ ha tutte le risposte, anche quelle dei magistrati che hanno fatto quattro anni di indagini e non quattro minuti di chiacchiere in corridoio”. (ANSA). ALG-BRU 09-MAR-10 16:28 NNN

DOSSIER ILLEGALI: TRONCHETTI, HO SEMPRE RISPOSTO A TUTTO (2) (ANSA) – MILANO, 9 MAR – Un giovane giornalista free lance, sotto lo sguardo fisso della telecamera, ha incalzato Tronchetti Provera chiedendogli dei suoi rapporti con il capo del Tiger Team, Fabio Ghioni, e con l’ex capo della security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, di come potesse non sapere del dossieraggio illegale e del perche’ fossero state spiate moltissime persone, tra cui il giornalista del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti, e perfino Beppe Grillo, e per finire del declino del titolo in Borsa, durante la sua gestione. ”Perche’ non risponde, perche’ non ci dice la verita?”, ha chiesto il giornalista. ”Dire la verita’ e’ qualcosa che non mi deve insegnare lei”, ha replicato il presidente di Pirelli. La verita’ – ha proseguito – e’ qualcosa che deve dire lei e devo dire io. Sempre”. In precedenza, il presidente di Pirelli aveva gia’ sottolineato di aver ”sempre risposto a tutto” e che ”sarebbe scortese”, parlare prima di avere reso testimonianza ”nelle sedi istituzionali” proprie. ”Queste sono le regole – ha concluso Tronchetti – e io le rispetto”. (ANSA). ALG/LP 09-MAR-10 17:11 NNN

Che dite? Non gli sto già simpatico??

antonino monteleone

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La risposta di Sanitel

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 9 - 2010

Pubblico di seguito il commento recapitato al sottoscritto dalla sig.ra Domenica Scopelliti che si è sentita “diffamata” da un semplice resoconto di atti documentali in mio possesso, ordinati in sequenza logica. Offrendo al lettore gli elementi necessari per trarre ogni conclusione.

Ecco la nota.

La Cooperativa Sociale Sanitelgest rappresentata dalla Sig.ra Domenica Scopelliti con la presente nota respinge ogni forma di illazione ed evidenzia l’infondatezza in ogni suo punto dell’assunto riportato dal blog.

Non ci si può trincerare dietro l’immagine di “paladino della giustizia” riportando circostanze parziali e non verificate facendo così il gioco di chi ha il solo intento di boicottare persone “scomode” come la scrivente.

Così facendo si delegittima gratuitamente l’operato di chi agisce con onestà e trasparenza ottenendo riconoscimenti nel quotidiano sia a livello locale che nazionale.

Si denuncia il titolo con il quale viene pubblicato on line l’articolo perché calunnioso e diffamatorio.

Lo stesso, riferito alla Cooperativa SanitelGest ed alla scrivente, ci etichetta e  ci infanga come appartenenti ad associazioni criminali organizzate danneggiando così l’immagine personale e professionale proprio all’indomani del successo pubblico ottenuto con la presentazione del progetto Telesanitel.

Rendo noto che i miei legali stanno procedendo presso le Sedi Giudiziarie competenti per la tutela della mia immagine, della mia azienda e del mio nucleo familiare.

Domenica Scopelliti

La ‘ndrangheta in corsia?

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 4 - 2010

sanitel

Appena due giorni fa, con discreto risalto sulle cronache locali (vedi gli articoli de “Il Quotidiano”; di “Calabria Ora”; di “Gazzetta del Sud”), sono stati resi noti i dettagli di un “accordo” siglato tra  la “Fondazione per il Sud“; Enel Cuore e la società “Sanitelgest Group” che qualche anno fa ha costituito un’apposita Onlus per la partecipazione a bandi nel settore socio-assistenziale, e una serie di Comuni della Provincia di Reggio Calabria.

Alla conferenza stampa è stato invitato a partecipare anche la l’assessore alle politiche sociali Attilio Tucci.

Si tratta – cito il resoconto della conferenza stampa – di un “progetto integrato di telesoccorso, teleassistenza e sostegno sociale per anziani che si trovano in situazione di disagio e residenti nei seguenti comuni: Bagnara Calabra, Fiumara, Palmi, Mormanno, Rizziconi, San Roberto, Sant’Alessio in Aspromonte”.

Grazie al progetto “Telesanitel” – dal nome della società-azienda-onlus-cooperativa – saranno finanziati l’installazione e messa in funzione di 70 apparati di teleassistenza per altrettanti anziani individuati dai Comuni “partners” nell’ambito di un bando apposito che scadrà il 17 marzo di quest’anno.

Fin qui una lodevolissima iniziativa.

Anzi, per usare le parole di Giorgio Righetti, direttore generale della “Fondazione per il Sud”, “un progetto esemplare”.

Alla conferenza stampa, oltre all’assessore Attilio Tucci, era presente anche il responsabile media di Enel Cuore onlus, Domenico Trapasso e l’amministratore di “Santitelgest Onlus”, Domenica Scopelliti.

A questo punto, però, si inceppa tutto.

Qualcuno non sapeva o ha fatto finta di non sapere delle cosette non proprio di poco conto.

Cos’è Sanitelgest Group?

Si tratta di una società cooperativa a responsabilità limitata che opera nel campo dell’assistenza agli anziani.

Il marchio Sanitel viene ceduto anche a realtà locali che lo spendono con un sistema molto simile al franchising e quando si tratta di partecipare a gare d’appalto di una certa importanza, viene di volta in volta costituito un c.d. RTI, raggruppamento temporaneo di imprese, in cui partecipa la sede centrale Sanitel e la sua “succursale sul territorio”.

Nel comprensorio di Reggio Calabria esiste, infatti, la cooperativa Sanitelgest Onlus.

Dal sito istituzionale apprendiamo che:

la Cooperativa SANITELGEST ONLUS, si propone di svolgere la propria attività ed ha lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana ed alla integrazione sociale dei cittadini, attraverso lo svolgimento di attività di gestione di servizi assistenziali socio – sanitari ed infermieristici.

Però c’è una storia che non tutti sanno e che merita di essere raccontata.

Uno spaccato di come “funziona” il meccanismo. Di come una politica disattenta e cialtrona possa rendersi complice, quando non connivente, di situazioni molto poco chiare.

Il 19 dicembre del 2005 il Comune di Reggio Calabria, predispone un bando di gara per il “Conferimento del servizio di assistenza per la gestione del reparto uomini presso “Ricoveri Riuniti” e “Casa Giramondo“. Importo a base d’asta 41mila euro e spiccioli IVA inclusa.

I “Ricoveri riuniti” sono il nome di una storica casa di risposo comunale che si trova nel quartiere “Eremo-Condera”, proprio lungo la strada che porta alla basiica che custodisce l’effige della santa patrona della città dello stretto, un centinaio di metri prima dall’istituto ortopedico.

Quaranta posti letto, 20 uomini e 20 donne, in cui trovano ristoro anziani rimasti soli o in condizioni di salute tali da richiedere una pronta assistenza quasi lungo tutto l’arco delle 24 ore.

Di strutture così ce ne vorrebbero molte di più. Il problema della cura degli anziani è un fardello, costoso ed estenuante, per moltissime famiglie. Una questione molto complessa comune e molti territori.

Spesso però la gestione di queste strutture viene “esternalizzata”  e cominciano i guai.

E torniamo alla gara bandita nel 2005.

Vi prendono parte la Cooperativa ASIA e, per l’appunto, SANITEL Gest Onlus di Reggio Calabria  in RTI con SANITEL GEST Group di Novara.

Il 20 gennaio del 2006, con il punteggio massimo di 100, la commissione composta dalla Dirigente del Settore Politiche Sociali Carmela Stracuzza, da Loredana Pace (in sostituzione di Adelaide Marcianò) e da Egidio Surace, aggiudicava – in via provvisoria – l’appalto all’RTI Sanitel anche grazie ad un ribasso del 10,50%, rispetto al 7,13% della concorrente.

Ma non è solo il ribasso a decretare la vittoria. Ma il ricco curriculum di attività svolte da Domenica Scopelliti, co-titolare della Sanitel Onlus di Reggio Calabria.

L’autocertificazione prodotta, però, presentava più di un’irregolarità.

Per aggiudicarsi la gara era necssario avere svolto attività simili in altre strutture. Per tanti anni e con ottimi risultati.

Domenica Scopelliti, ragioniere analista programmatore, con attestato di “guida naturalistica” conseguito nel 1991, presso il CIAPI di Catona (RC) ha capito nel 2002 di avere altre aspirazioni.

Nel 2002 ottiene un brevetto di “Operatore di centrali di teleassistenza” e, dopo un passato da commessa in un negozio di abbigliamento per bambini, si specializza nel coordinamento di “servizi socio-assistenziali” presso varie strutture. Su e giù per l’Italia.

Ad esempio a Colizzano, in provincia di Savona. A Grignasco, Novara, presso la casa di riposo “82′ Brigata Osella” per conto del Consorzio C.A.S.A. di Gattinara, Vercelli. Oppure a Staffolo, in provincia di Ancona. Un’altra casa di riposo.

Questo lo dice la signora Scopelliti. Ragioniere, analista, teleassistente, naturalistica.

Ma la cooperativa seconda classificata decide di verificare, al posto dell’Amministrazione Comunale che invece avrebbe dovuto farlo motu proprio, se quel ricco curriculum fosse vero oppure no.

E così si viene a sapere, dal Comune di Staffolo (AN) che “non risulta che la sig.ra Scopelliti Domenica ha svolto servizio di coordinamento per la gestione dei reparti“. Che presso il Consorzio C.A.S.A. di Gattinara (VC) la Scopelliti “risulta ad oggi operatore NON CONOSCIUTO“. A Calizzano la casa di riposo “Suarez” dice che con la Scopelliti “non ha mai avuto rapporti”.

Le “indagini” se così possono definirsi cominciano a febbraio e ottengono le prime risposte, ne ho citate alcune, quasi 6 mesi dopo.

Le reazioni.

L’avvocato Antonio Alberto Martinelli, del foro di Roma, invia alla cooperativa ASIA, che cercava di capire come facesse la signora Scopelliti ad aver fatto così tante cose in pochi anni, una diffida “dal continuare a porre in essere qualsivoglia comportamento calunniatorio e/o diffamatorio nei confronti della signora Scopelliti” solo per avere “inopinatamente” chiesto informazioni alla casa di riposo di Staffolo.

Ma non è tutto. Martinelli diffida anche la casa di riposo “dal rilasciare qualsivoglia dichiarazione”.

A giugno del 2006 interviene Bruno Costantino, Presidente della Sanitel Gest Group di Novara, che – sfidando il buon senso – comunica al Comune di Reggio Calabria che la Scopelliti “non è stata strutturata all’interno delle case di riposo” – quindi ha mentito o è stata estreamamente imprecisa nella stesura del suo curriculum – “ma bensì l’incarico è stato conferito alla Soc. Coop. Sanitelgest Group ed all’interno e nella struttura di questa la sig.ra Domenica Scopelliti, ha prestato servizio di Coordinamento per la gestione delle Case di Riposo”.

E qui casca, di nuovo, l’asino.

Perché mentre Costantino conferma e ribadisce, tra gli altri, l’incarico presso la casa di riposo “Suarez”, viene smentito perché viene risposto che nessun rapporto vi era mai stato con la ditta “SANITEL GEST” di Novara. Mentre il consorzio C.A.S.A. della casa di cura di Gattinara, sul punto, dirà che tra gennaio 2000 e dicembre 2001 il servizio di “Terapista della riabilitazione e Infermieristico” era stato affidato ad una ditta “Sanitel” che però si trova in altra sede, rispetto a quella amministrata da Costantino, ed ha un’altra partitia iva. Risulta infatti titolare tal Rossana Blondelli.

L’amministrazione comunale, sotto le continue richieste di aggiornamento dei parametri utilizzati nella gara di affidamento del servizio di gestione dei “Ricoveri riuniti”, batte in ritirata.

Facciamo un passo indietro.

Il 6 marzo la dirigente Carmela Stracuzza comunica alle imprese Sanitel (aggiudicataria provvisoria) e Asia (esclusa) l’avvio della procedura per la rideterminazione del punteggio assegnato della commissione.

Questo perché non potevano ritenersi validi i servizi prestati in provincia di Varese, di Milano e Oderzo. E per l’evidente “incongruenza” rispetto alle attività a Gattinara e Calizzano.

Il 10 marzo arrivano altre carte bollate. L’avvocato della Scopelliti, Natale Polimeni, scrive ai dirigenti comunali per ottenere l’accesso agli atti di gara. In particolare per sapere perché il Comune ritenesse “incongruenti” le documentazioni prodotte.

L’11 di aprile, siamo sempre nel 2006, un nuovo atto formale col quale si “intima e diffida” il Comune ad assegnare “in via definitiva” l’appalto alla Sanitelgest Onlus.

Tra queste due date, però, accade qualcosa di strano.

La notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo ignoti danno fuoco alla macchina della dirigente comunale Carmela Stracuzza. La stessa che, tra le tante pratiche amministrative, aveva in mano anche la gara per i “Ricoveri Riuniti”.

Nessuna ipotesi che possa collegare le vicende però, a questo punto, non è possibile fare a meno di prendere nota di un particolare.

Domenica Scopelliti è sposata con un certo Antonino Caccamo. Dalle visure camerali fatte su Sanitel Gest Onlus risulta che quest’ultimo, almeno fino al 2007, ha mantenuto la carica di amministratore dell’impresa condivdendola proprio con la Scopelliti, della quale, peraltro, è il marito.

Adesso bisogna fare molta attenzione.

Questa gara, dopo tonnellate di carte, finisce nel nulla.

Si troverà la formula amministrativa migliore per “salvare capra e cavoli” e chiudere l’intera vicenda.

C’è un appunto – vergato a mano da una dirigente sul frontespizio di uno di questi documenti – che fa più o meno così “Si valutino con attenzione le circostanze allegate poiché, se fondate, inficiano la validità dell’aggiudicazione all’ATI. La gravità di quanto documentato pone la necessità di ulteriori chiarimenti (…) Parrebbe che le autocertificazioni prodotte dalla ditta (Sanitel) risultano false“. Siamo al 18 luglio del 2006.

Qual è la formula adotta per annullara la gara?

Dopo i “visto”, “letti gli atti”, “considerato che” e bla bla bla si dirà che “si è ridimensionato il numero degli anziani”; “a causa dei lavori di ristrutturazione si è dovuto procedere ai lavori di un reparto“; “la casa Giramondo è chiusa per interventi igienico-sanitari“; pertanto tutto annullato.

E vissero tutti felici e contenti.

Niente affatto.

Sanitel ci riprova. E si confronta, ancora una volta, con la cooperativa ASIA.

Siamo alla fine del 2006, tra ottobre e dicembre, e viene bandita una nuova gara.

Con determinazione n. 4090 del 20 novembre 2006 viene indetta l’asta pubblica per il “Servizio infermieristico presso la struttura Ricoveri Riuniti”.

Stesso scenario.

Gennaio 2007 viene nominata la commissione. Componenti Carmela Stracuzza, Adelaide Marcianò e Egidio Surace.

La Stracuzza, presidente, sarà sostituita da Giuseppe Chilà il 27 febbraio 2007. In quella sede la Sanitel Gest Onlus sarà ammessa alla gara, con riserva, per una irregolarità nella presentazione della fideiussione richiesta nel bando.

Una “problematica” che sarà superata dalla commissione il 12 marzo che riscontra l’esistenza di “giurisprudenza favorevole” all’ammissione di una fideiussione priva della firma del titolare della cooperativa, in questo caso beneficiario della garanzia assicurativa.

Apertura buste il 19 marzo.

Questa volta, da una base d’asta di 46mila euro, il ribasso di Sanitel sarà del 34% contro il 30% della solita concorrente ASIA.

Che quindi perde la gestione di un servizio che, fino a quel giorno, operava nella stessa struttura.

Il servizio sarà definitvamente assegnato a Sanitelgest Onlus il 27 luglio del 2007 con determina n. 2769.

Ma ecco il colpo di scena. Il coup de teatre.

Due giorni prima la Squadra Mobile di Reggio Calabria fa scattare l’operazione “Gebbione”. Un colpo durissimo per gli appartenenti alla cosca della ‘ndragheta dei Labate operante nella zona Sud di Reggio Calabria.

Tra gli arrestati anche Caccamo Giovanni. Fratello di Antonino Caccamo, cl. 1970, detto “Ninuzzo”.

Si proprio lui. Il marito di Scopelliti Domenica e amministratore della Sanitelgest Onlus, specializzata nell’assistenza socio-sanitaria. Quella che partecipa alle gare d’appalto del Comune di Reggio Calabria con la documentazione falsa e gli avvocati pronti a ringhiare.

Antonino Caccamo compare nell’ordinanza di custodia cautelare perché considerato dagli inquirenti un punto di riferimento di Santo Labate, fratello del capo cosca Pietro, nella gestione di attività commerciali fittiziamente intestate a prestanome.

Appare evidente – scrive il GIP Natina Pratticò -  come CACCAMO Giovanni 1975, unitamente al fratello CACCAMO Antonino cl.1970, titolare dei locali ove ha sede la predetta cooperativa, collabori fattivamente con LABATE Santo nella dissimulazione della reale titolarità delle attività economiche imprenditoriali, avviate dallo stesso LABATE Santo per conto della cosca, tra le quali giova ricordare va annoverato non solo la anzidetta cooperativa, ma anche un centro estetico.

Al processo, davanti al GUP, il 14 gennaio 2009, saranno assolti entrambi. Sia Giovanni che Antonino.

Nel 2008 però, Antonino Caccamo, che lavora anche con l’omonima impresa funebre di cui è titolare, viene arrestato dalla Polizia perché sorpreso a dare fuoco all’autovettura di un volontario della “Confraternita Misericordie”.

Concorrente diretto della Sanitelgest, in particolare, nel settore dell’assistenza agli anziani.

E alla mente torna l’episodio subito dalla dirigente Stracuzza nel marzo del 2006.

Ma la vita va avanti. E Caccamo Antonino non risulta più nemmeno co-titolare dell’azienda della moglie. Troppo rischioso.

A dicembre 2009 il Comune di Reggio Calabria ha predisposto un nuovo bando.

La delibera di Giunta n. 580 del 18 dicembre 2009  recita “Approvazione proposta riorganizzarione Ricoveri Riuniti 2 istituzione fondazione“.

Qualcuno già si frega le mani.

Nel frattempo, alla Provincia di Reggio Calabria, hanno presentato un “progetto esemplare“. E Sanitel si prenderà cura di 70 vecchietti nella Provincia.

antonino monteleone

p.s.: L’Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Reggio Calabria, Attilio Tucci, ci tiene a precisare ai lettori che nessun “protocollo” o “accordo” è stato siglato tra l’amministrazione provinciale e alcuna società del network Sanitelgest.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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