Collusioni e ipocrisie

Posted by Antonino Monteleone On giugno - 26 - 2010

Devo ammettere che il tono garbato della telefonata ricevuta dal consigliere comunale Paolo Gatto mi ha piacevolmente sorpreso. Si è detto sopreso. “Potevo evitare” di pubblicare una foto.

Ho ritenuto, forse a causa delle mie scarse doti di cronista, che la foto che lo ritraeva al Lido Calajunco assieme a quel Salvatore Mazzitelli, finito in manette nell’ambito dell’operazione “Meta”, andasse pubblicata. Non perché fosse indicativa di chissà quale crimine, ma perché fosse la dimostrazione di quanto, in una piccola città, tutto (e per tutto intendo i vari aspetti della vita di una comunità) sia attiguo, non contiguo, a tutto.

Paolo Gatto mi ha rivelato, nella buona fede che ritengo ancora gli sia dovuta, che tra lui è Mazzitelli l’amicizia fosse datata e che nonostante questo può dirsi orgogliosamente fuori dal quadro, che io definisco raccapricciante, che proprio nella parte che riguarda la penetrazione delle cosche della’ndrangheta nei rapporti economici, nel tessuto sociale che conta e, quindi, nella politica.

Di tutt’altro tono, invece, la missiva privata ricevuta dalla figlia di una persona che, non indagata, dalle carte viene indicata come vicina a quel Cosimo Alvaro, latitante come un ratto in fuga, che da Sinopoli era riuscito a imporre la propria presenza nel tessuto economico-criminale di Reggio Calabria.
Come fonte di notizie fai proprio cacare!!!

Me la tengo, potrebbe anche avere ragione.

Purtroppo il fatto che i giornali si limitino, spesso, ad attendere gli esiti giudiziari, le operazioni, per dedicare qualche pagina a cose che non vede solo chi non vuole vederle, crea molto fastidio.
Come le relazioni tra i soggetti. Ce ne sono alcune che, si suole dire, lasciano il tempo che trovano ed altre che invece sono molto significative.

Il neo-governatore Scopelliti, che nel 2006 era già un acclamatissimo Sindaco, sapeva chi fosse il Barbieri, finito in manette per i suoi rapporti con i padrini che a Reggio fanno il bello e cattivo tempo, che festeggiava le proprie nozze. Doveva saperlo bene visto che la moglie venne assunta in Re.Ges (la società mista, una delle tante, che si occupadella riscossione dei tributi e costituita da Comune e Maggioli Tributi Spa). Della cosa fu avvisato personalmente da Barbieri.

E sollecitato da Manlio Flesca.

Un consigliere comunale della frazione di Catona i cui rapporti con Barbieri e l’interessamento per l’assunzione della signora Vincenza Musarella sono provati dalle intercettazioni telefoniche eseguite dal Ros dei Carabinieri.
Di Catona è un altro consigliere comunale pidiellino. Michele Marcianò. Che al boss Cosimo Alvaro, nel 2006, metteva “a disposizione ufficio e segretarie” per agevolare il tesseramento di ragazzi per i “circoli della libertà”.

Perdonabili sono le disattenzioni di chiunque in qualche maniera viene a contatto con personaggi oscuri. Da un semplice criminale ad un vero ‘ndranghetista.
Altra cosa, più grave, é cercare ed alimentare questo tipo di rapporti.

Scrivo e devo levarmi il peso di un cattivo pensiero che nessuno, almeno de visu, ha avuto il coraggio di formulare, ma che – come è giusto che sia – in molti mormorano.

Il brusio, come una vuvuzela, distrae e fa perdere la concentrazione.

I più attenti lettori di questo blog ricorderanno di un battibecco acceso con quel Michele Marcianò, non indagato, ma la cui immagine pubblica, dalle carte dell’inchiesta appare fortemente compromessa.

Bene.

Da quel battibecco scaturì una querela che, senza troppi giri di parole, avrei certamente perduto. Nell’articolo non c’era nullo di apprezzabile dal punto di vista giornalistico, dell’interesse pubblico. Solo uno scazzo, per giunta infantile.

Su consiglio del mio avvocato eliminai il post. La querela fu rimessa.
Nello stesso periodo, però, ho conosciuto da vicino quel ragazzo burbero, ma non cattivo. Scalmanato, ma sincero.
Oppure l’impressione mi ha ingannato.

Oggi, comunque, non ho alcuna difficoltà a ricordare qualche cena, quattro passi in centro, il caffè al bar. Di cosa si parlava? Di tutto. Dalla politica a cose più amene.
Ma nulla avevo da chiedere io, a politici in generale, a lui nello specifico; niente aveva da chiedere lui a me.

Ho scoperto in questi giorni di quei rapporti che non posso che condannare. Una colpa imperdonabile per un politico. Una cirocostanza che mi ha deluso profondamente. Nella stessa misura di quanto mi sia dispiaciuto confortare la stessa persona per la prematura scomparsa del padre e, l’indomani, ritrovarmelo dove non me l’aspettavo.

Ci sono poi mail che fanno più piacere.

Mi ha scritto Dario.

Il suo pensiero dà senso e forza al mio lavoro. In qualche modo risponda alla domana che mi ero posto retoricamente nel post precedente, circa l’utilità di esporsi in una città come Reggio.

Caro Antonino,
quello che hai scritto oggi è davvero un gran bel pezzo, che sbatte al muro gli ignavi, e illustra bene ai soloni dell’antimafia con tante parole e pochissimi fatti, quale sia il grado di infiltrazione delle cosche nel tessuto cittadino.
Ci vivo da 28 anni e fino a ieri non ero, purtroppo, mai riuscito a tracciare una netta linea tra ciò che è ndrangheta e ciò che non lo è. Grazie a Pignatone, Cortese ed ai loro uomini, finalmente, i contorni appaiono più nitidi, e la speranza ha ragion d’essere.

Vale anche per me, caro Dario.

antonino monteleone

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5 Responses to “Collusioni e ipocrisie”

  1. Damiano Zito scrive:

    La magistratura reggina sta aprendo un vaso di Pandora. Per i più attenti e/o sospettosi alcune “logiche” – chiamiamole così – non erano sconosciute.
    Ma come hai ben detto, non bisogna certo aspettare che si arrivi alla fine di processo per rendersene conto, tutto il resto – e mi riferisco ai professionisti della carta stampata – è giornalismo passivo.

    L’antimafia, ecco, dov’è? Possibile che siano tutti divenuti..come dire..”garantisti”?

  2. Angela Napoli scrive:

    Caro Damiano, personalmente non sono per nulla garantista, anzi proprio da antimafia ho parlato, del tutto inascoltata, ufficialmente prima dell’ultima tornata elettorale. Oggi, finalmente, qualcuno può iniziare a capire che certamente non sognavo!

  3. Damiano Zito scrive:

    On. Napoli,
    ricordo bene le sue continue e recenti denunce, specie durante il periodo di campagna elettorale. Ricordo benissimo l’intervista rilasciata ad Annozero in cui fa nomi e cognomi davanti al microfono di Sandro Ruotolo. Non dovrei ringraziarla per questo suo impegno, perché per un politico che si appresta a rappresentare i cittadini, questo dovrebbe essere un comportamento naturale. Le regole sono scritte nella nostra Costituzione.
    Eppure sento di doverla ringraziare perché so, o meglio, posso immaginare cosa voglia dire denunciare e ricevere intimidazioni. La ringrazio, dunque, anche perché da cittadino voglio manifestarle la mia vicinanza e perché sono persone come lei che trasmettono il coraggio per andare avanti perfino nelle piccole lotte quotidiane.

    Il punto è che lei è una delle rarissime eccezioni che dell’antimafia ne fa un punto politico.

  4. Carmelo Santoro scrive:

    Stimato Monteleone,
    superate le incomprensioni personali, (per il politico: fai attenzione ai compagni di foto!), la faccenda META che illustri magistralmente, e al contrario di Dario, mi ha fatto sorgere una profonda inquietudine.
    Oltre al “fumo” della città gaudente ho sperato in questi anni, ci fosse anche un minimo di arrosto, invece era solo il ballo del Titanic, prima che tutto affondi, questa classe dirigente, e forse tutta intera la città e la sua economia di plastica.
    Cosa ci riserva il futuro?

  5. Antonino N. scrive:

    Se non si sveglierà la, ormai in letargo, coscienza dei bravi cittadini calabresi temo che la situazione possa solo peggiorare. Dopo tutti gli arresti ed i sequestri, cosa succederà se la popolazione non capisce che si deve definitamente fermare questo fenomeno ? Io temo che le nuove generazioni di gente inutile e senza scrupoli possano farsi avanti e prendere il posto di questi animali che stanno pian piano distruggendo il futuro di tutti noi …

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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