Si balla, al lido “Calajunco”. Un seguitissimo quotidiano presente in “1648 edicole” (oppure “ogni mattina in mille comuni”, se preferite) regala alla città “della gioia” il resoconto degli “spruzzi di anni ’80″ che un gruppo di sedicenti “deejays in voga negli anni scorsi” (infatti hanno sfondato tutti!) ha regalato ad una folta platea di quelle persone per bene di cui siamo pienissimi ad ogni angolo di strada.
Rievocando i vecchi tempi e ballando fino all’alba, un cronista impareggiabile ha raccolto le dichiarazioni degli avventori del locale, in un articolo in cui non vi è una traccia che sia una sulle ipotesi investigative che hanno come protagonista proprio quella struttura balneare.
Si da il caso che l’intero bollettino di propaganda, oltre a scambiare la pubblicità con le notizie sia anche tremendamente puntuale nei resoconti. Infatti mercoledì 29 propina in cronaca la festa della domenica (25 luglio). Sempre sul pezzo, insomma.
Lunedì, scorso, il Tribunale del riesame ha restituito alla proprietà il ristorante “Le Palme” e, sembra di capire, molto presto accadrà la stessa cosa per il “lido che si trova nella parte bassa del lungomare Falcomatà” – si apprende dalla particolareggiata descrizione (anche se trovarselo sulla parte alta sarebbe stato un po’ difficile…).
Qui però non si tratta di capire se Salvatore Mazzitelli, appena scarcerato, sia stato o no un prestanome del boss latitante Cosimo Alvaro. Avrà tutto il tempo che gli serve per dimostrare la sua estraneità ai fatti.
Qui si tratta di capire quale sia l’informazione e quale la marchetta. E perché si mescolino così sapientemente.
Mentre Roberto Saviano è attaccato da fior di calciatori e personaggi dello spettacolo, noti intellettuali, perché coi suoi scritti avrebbe fatto una “pessima pubblicità” della Campania; ci si ostina a non capire che, invece, è la prospettazione di una realtà alterata la vera iattura per una comunità.
Chi e come decide cosa è una notizia e cosa non lo è?
La politica ha eroso molti spazi, dettando l’agenda dei giornali e, come si è visto di recente, anche i nomi dei direttori. Ma non è una imposizione quella di riempire intere pagine di giornale con la rassegna dei convegni.
Volete una prova?
Sfogliate un giornale locale. Basterà contare quante foto di scrivanie rivolte ad una platea ci sono per capire lo spazio sottratto al lettore. Scrivanie e pose fotografiche rivolte ad una platea, spesso vuota.
Così un pezzo sul lido sequestrato-che-diventa-discoteca-illegalmente fa contenti gli organizzatori che non provano vergogna. Caratteristica in comune con l’autore della prodezza.
E nessuno si sorprende più del fatto che qualche giorno dopo gli arresti dell’operazione “Meta”, quando in programma al Calajunco era previsto Alan Sorrenti, il vocalist della serata, un certo Nick, si fosse a più riprese lanciato nelle più struggenti invocazioni: “Barone ci manchi”; “Barone ti vogliamo bene”.
“I reggini hanno risposto alla grande, a conferma che quando c’è l’atmosfera giusta le feste riescono sempre”. E’ scritto così dal giornalista-professionista-dipendente-di-ente-pubblico (ma il sindacato dei giornalisti è a conoscenza di una certa leggina del 2000?) e forse non ha tutti i torti.
Ed è anche vero che domenica, come si apprende da un altro dinosauro delle piste da (s)ballo “c’erano tutti quelli che c’erano vent’anni fa al Papirus!”
Oh che bello. Se ne ricordano due in particolare. Uno si chiamava Nino Fiume, ‘ndranghetista oggi collaboratore. A stretto contatto con la comitivs di un altro personaggio niente male. Uno che ha fatto carriera. E’ stato Sindaco ed oggi fa il governtore di una Regione felice. Due grandi assenze, che peccato.
Pensateci bene. Cinquant’anni passati a trattare tutte le notizie come si tratta una partita di pallone, o una festa in discoteca, fa male alla memoria collettiva. Ammorba le coscienze e appiattisce i toni di ogni confronto politico e sociale.
Spesso si finisce a parlare dei Minzolini. Della prostituzione culturale e di come, diceva Hugo, “c’è chi pagherebbe per vendersi”.
Ma non è giusto paragonare le prostitute a certi giornalisti, per un motivo molto semplice: ci sono cose che una prostituta non fa. Anche se vanta una “vasta e comprovata esperienza” nel settore. E sono figli d’arte.





