Archive for luglio, 2010

Buon sangue non mente

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 31 - 2010

Si balla, al lido “Calajunco”. Un seguitissimo quotidiano presente in “1648 edicole” (oppure “ogni mattina in mille comuni”, se preferite) regala alla città “della gioia” il resoconto degli “spruzzi di anni ’80″ che un gruppo di sedicenti “deejays in voga negli anni scorsi” (infatti hanno sfondato tutti!) ha regalato ad una folta platea di quelle persone per bene di cui siamo pienissimi ad ogni angolo di strada.

Rievocando i vecchi tempi e ballando fino all’alba, un cronista impareggiabile ha raccolto le dichiarazioni degli avventori del locale, in un articolo in cui non vi è una traccia che sia una sulle ipotesi investigative che hanno come protagonista proprio quella struttura balneare.

Si da il caso che l’intero bollettino di propaganda, oltre a scambiare la pubblicità con le notizie sia anche tremendamente puntuale nei resoconti. Infatti mercoledì 29 propina in cronaca la festa della domenica (25 luglio). Sempre sul pezzo, insomma.

Lunedì, scorso, il Tribunale del riesame ha restituito alla proprietà il ristorante “Le Palme” e, sembra di capire, molto presto accadrà la stessa cosa per il “lido che si trova nella parte bassa del lungomare Falcomatà” – si apprende dalla particolareggiata descrizione (anche se trovarselo sulla parte alta sarebbe stato un po’ difficile…).

Qui però non si tratta di capire se Salvatore Mazzitelli, appena scarcerato, sia stato o no un prestanome del boss latitante Cosimo Alvaro. Avrà tutto il tempo che gli serve per dimostrare la sua estraneità ai fatti.

Qui si tratta di capire quale sia l’informazione e quale la marchetta. E perché si mescolino così sapientemente.

Mentre Roberto Saviano è attaccato da fior di calciatori e personaggi dello spettacolo, noti intellettuali, perché coi suoi scritti avrebbe fatto una “pessima pubblicità” della Campania; ci si ostina a non capire che, invece, è la prospettazione di una realtà alterata la vera iattura per una comunità.

Chi e come decide cosa è una notizia e cosa non lo è?

La politica ha eroso molti spazi, dettando l’agenda dei giornali e, come si è visto di recente, anche i nomi dei direttori. Ma non è una imposizione quella di riempire intere pagine di giornale con la rassegna dei convegni.

Volete una prova?
Sfogliate un giornale locale. Basterà contare quante foto di scrivanie rivolte ad una platea ci sono per capire lo spazio sottratto al lettore. Scrivanie e pose fotografiche rivolte ad una platea, spesso vuota.

Così un pezzo sul lido sequestrato-che-diventa-discoteca-illegalmente fa contenti gli organizzatori che non provano vergogna. Caratteristica in comune con l’autore della prodezza.

E nessuno si sorprende più del fatto che qualche giorno dopo gli arresti dell’operazione “Meta”, quando in programma al Calajunco era previsto Alan Sorrenti, il vocalist della serata, un certo Nick, si fosse a più riprese lanciato nelle più struggenti invocazioni: “Barone ci manchi”; “Barone ti vogliamo bene”.

“I reggini hanno risposto alla grande, a conferma che quando c’è l’atmosfera giusta le feste riescono sempre”. E’ scritto così dal giornalista-professionista-dipendente-di-ente-pubblico (ma il sindacato dei giornalisti è a conoscenza di una certa leggina del 2000?) e forse non ha tutti i torti.

Ed è anche vero che domenica, come si apprende da un altro dinosauro delle piste da (s)ballo “c’erano tutti quelli che c’erano vent’anni fa al Papirus!”

Oh che bello. Se ne ricordano due in particolare. Uno si chiamava Nino Fiume, ‘ndranghetista oggi collaboratore. A stretto contatto con la comitivs di un altro personaggio niente male. Uno che ha fatto carriera. E’ stato Sindaco ed oggi fa il governtore di una Regione felice. Due grandi assenze, che peccato.

Pensateci bene. Cinquant’anni passati a trattare tutte le notizie come si tratta una partita di pallone, o una festa in discoteca, fa male alla memoria collettiva. Ammorba le coscienze e appiattisce i toni di ogni confronto politico e sociale.

Spesso si finisce a parlare dei Minzolini. Della prostituzione culturale e di come, diceva Hugo, “c’è chi pagherebbe per vendersi”.

Ma non è giusto paragonare le prostitute a certi giornalisti, per un motivo molto semplice: ci sono cose che una prostituta non fa. Anche se vanta una “vasta e comprovata esperienza” nel settore. E sono figli d’arte.

S-pazientiti?

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 25 - 2010

Una cosa è certa: gli edicolanti di Reggio Calabria e provincia ci avranno riservato qualche espressione colorita per via dell’altro numero di persone assetate di informazione che si aspettavano di trovare il “loro” nuovo mensile pronto per essere sfogliato.

Ci dispiace, parlo a nome dell’intero gruppo, che un problema alla macchina che “impacchetta” i giornali costringa molti di voi a pazientare ancora. Fino a martedì!

In quella data, mi è stato assicurato, almeno 2mila copie di “S” raggiungeranno le edicole principali della Città. Le restanti saranno completamente coperte entro venerdì. Alla faccia degli scaramantici!

Però è giusto ricompensare la vostra attesa e la risposta massiccia testimoniata dagli edicolanti subissati di richieste. Perciò, domani, assieme a Claudio Cordova abbiamo deciso di anticiparvi qualcosina delle 116 pagine a colori che troverete martedì!

A lunedì, con un piccolo assaggio di “S”.

am

S-barco in Calabria

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 23 - 2010

Talpe, pizzini, gerarchie mafiose, bisbigli, e soldi. Montagne di soli. La ricchezza accumulata dai clan. Il potere esercitato in Calabria e in Lombardia. Chi comanda a Reggio e Milano oggi. Come votano le ‘ndrine. Come penetrano i salotti.

C’è tutto questo e molto altro in un progetto editoriale che mi vede protagonista e del quale vado orgoglioso.

La rivista in Sicilia, a Palermo, è conosciuta per la sua autorevolezza e sfrontatezza. La mafia come non la racconta nessuno. La cronca nuda e cruda. Verbali, intercettazioni, ma, ancor di più, l’analisi delle più importanti inchieste. E brillanti articoli che, spesso, anticipano quello che poi si rivelerà prova giudiziaria.

Questo è S a Palermo.

La copertina che vedete, invece, è S che sarà, da domani, nelle migliori edicole calabresi e di Milano.

Sono contento perché stiamo avviando un percorso per offrire a questo territorio che vive in una cappa di disinformazione un nuovo strumento per conoscere fatti che non pssono sempre leggersi altrove. In parte perché c’è chi vuole gente “narcotizzata” e in parte perché l’informazione quotidiana comprima spazi di analisi ed approfondimento che un mensile, invece, offre con prepotenza.

Sono contento, ancora di più, per avere potuto condividere anche questa esperienza, l’inizio di quella che sarà una bella avventura, con un collega a cui sono legato da una profonda stima e amicizia. Claudio Cordova.

Senza nulla togliere a colleghi brillanti come Claudio Reale, Andrea Cottone e Davide Milosa.

Vi lascio al comunicato ufficiale dandovi appuntamento domani nelle edicole cittadine.

***

I pizzini, i verbali, gli affari e le intercettazioni sulla “Cupola calabrese” colpita al cuore dalle maxiretate di luglio che hanno portato in cella 350 affiliati alla ‘ndrangheta

che avevano fatto di Milano il quartier generale da cui gestire gli affari dei boss. Questi i contenuti con cui il news-magazine S, del gruppo Novantacento, di Palermo, sbarca nelle edicole oltre lo Stretto con un’edizione calabrese interamente dedicata all’organizzazione criminale che si è dotata di una gerarchia simile a Cosa Nostra.

«In 116 pagine full-color – riporta un comunicato – il mensile diretto da Francesco Foresta, ricostruisce punto per punto le fasi delle indagini e i capi di imputazione che coinvolgono l’esercito di 350 uomini agli ordini del super-boss Condello: dagli appalti in Calabria e Lombardia alle relazioni con uomini delle istituzioni, passando per le lettere del boss ai familiari, i retroscena del delitto dell’assicuratore Filianoti e i rapporti tra colletti bianchi e le ‘ndrine.

E poi le estorsioni imposte a tutta Reggio Calabria, il nuovo organigramma delle ‘ndrine, le lupare bianche e gli occhi dell’organizzazione criminale calabrese sull’affare del decennio, l’Expo che si terrà a Milano nel 2015». «È un numero speciale – prosegue la nota – che passa ai raggi X gli affari della ‘ndrangheta a livello nazionale, che raccoglie in un unico volume le fasi delle inchieste ‘Metà e ‘Criminè e che spiega gli equilibri di potere a Reggio Calabria e i collegamenti tra le cosche e gli ambienti politici calabresi».

A firmare gli articoli, oltre a Davide Milosa, Andrea Cottone e Claudio Reale, due cronisti cresciuti alla scuola di strill.it: Claudio Cordova e Antonino Monteleone. (due nostre conoscenze :-) )

S – Calabria sarà in tutte le edicole calabresi, e nelle principali rivendite di Milano a partire da sabato 24 luglio a 3 euro.

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Ecco la foto di Alvaro, ospite di Coni Servizi Spa

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 22 - 2010

di Antonino Monteleone e Claudio Cordova per www.strill.it

Viveva in un appartamento intestato a “Coni Servizi SpA (Partita Iva 07207761003) al secondo piano del civico 4 di Via Petrara Traversa Prima che l’imprenditore Franco Labate
(che non risulta indagato ma che con Alvaro ed altri indagati avrebbe avuto rapporti assai stretti), non si sa bene come, era riuscito a mettergli a disposizione. Lì avrebbe vissuto, nel condominio “Reghion”, senza disturbare, passando inosservato, per circa tre anni. Un immobile intestato al CONI, come risulta dalle visure catastali, sarebbe stato il suo regno subito dopo la scarcerazione avvenuta il 7 gennaio 2006 dopo la quale diveniva un sorvegliato speciale con divieto di soggiorno in Sinopoli scegliendo Reggio come sede del soggiorno obbligato.

Ma il giorno dell’operazione “Meta”, quasi un mese fa, i militari del Ros che hanno assaltato la palazzina hanno trovato l’appartamento vuoto.

E’ uno dei tanti punti oscuri nell’insolito il caso di Cosimo Alvaro, ritenuto un elemento di spicco dell’omonima cosca di Sinopoli, in contatto con diversi imprenditori locali (Crisalli, Cotroneo, Mazzitelli), ma anche politici. E’ considerato il socio occulto di maggioranza di molte attività commerciali e attività imprenditoriali. Dal “Lido Calajunco” al ristorante “Le Palme”. La forza criminale e la disponibilità economica gli ha consentito di mettere le mani anche su una casa di riposo (“Villa Speranza”) e di prestare denaro ad imprenditori con scarsa liquidità.

Nel suo centralissimo appartamento ci entravano politici ed imprenditori. Faccendieri e, forse, anche servitori dello Stato infedeli.

Fino ad oggi Alvaro era un latitante senza volto. Un fatto insolito. Per diversi motivi. Il primo è il più semplice: nei maxiblitz, solitamente, gli inquirenti divulgano le foto di tutti i soggetti coinvolti, anche se irreperibili. Per un latitante, come detto, ritenuto dagli investigatori un elemento di spicco, il discorso è ancora più insolito: basta provare a digitare, su internet, il nome di qualche ricercato o ex ricercato e, anche se sgranata e ingiallita, sarà facile reperire una foto.

C’è poi da aggiungere l’aspetto sociale: a voler fare un discorso romantico, i latitanti andrebbero ricercati e trovati con i classici metodi d’indagine, ma, magari, anche con l’aiuto dei cittadini. Ebbene, i cittadini, anche se volenterosi (ma non è il caso di Reggio, purtroppo), non avrebbero potuto riconoscere Cosimo Alvaro che, secondo l’indagine “Meta”, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, avrebbe steso i propri tentacoli sulla città, condizionando il mercato imprenditoriale e immobiliare. Nell’ambito dell’inchiesta “Meta”, infatti, finiscono in manette anche alcuni imprenditori, Gianluca Cotroneo, Salvatore Mazzitelli, Antonino Crisalli: i tre, secondo l’accusa, sarebbero stati in rapporti, anche come prestanome, con lo stesso Cosimo Alvaro, assai abile a indirizzare i propri interessi su Reggio Calabria.

Ma, fino a oggi, nemmeno una foto di Alvaro. Un Mister X, un uomo senza volto, ricercato: “E’ una strategia” rimbalza la voce negli ambienti giudiziari. Strategia dovuta, probabilmente, a non spezzare i rapporti che, anche da latitante, Alvaro potrebbe mantenere con il tessuto economico della città.

Strill.it pubblica oggi la foto di Alvaro. E svela un retroscena estremamente rilevante sulla sua latitanza. Lo fa cosciente di offrire agli utenti un servizio che va ben oltre quello, sacrosanto, della corretta informazione. E lo fa grazie alla sensibilità degli apparati investigativi che hanno ritenuto prevalente la necessità sociale della divulgazione della foto rispetto a una trascurabile valenza “strategica”.

Nella foto, estratto di una carta d’identità, Cosimo Alvaro, molto più giovane di come non debba apparire oggi, non presenta segni particolari. Espressione che accenna ad un sorriso beffardo, capelli neri così come andavano di moda qualche anno fa, forte la somiglianza col padre Domenico.

E’ accertato da una svariata letteratura, anche giudiziaria, che fu la sua famiglia a raggiungere Reggio, da Sinopoli, per imporre assieme ai padrini venuti dalla Locride (Antonio Nirta su tutti) la pace alle cosche reggine alla fine della seconda guerra di mafia, protrattasi dal 1985 al 1991 con oltre seicento morti.

La questione della titolarità dell’appartamento in uso ad Alvaro, invece, esige delle risposte da un’istituzione importante come il CONI nazionale, che avrebbe ospitato, senza saperlo, un sorvegliato speciale. Un dirigente regionale, che vuole rimanere anonimo, ha spiegato che “tutti gli immobili in uso ai comitati provinciali e regionali del CONI sono intestati a “CONI Servizi spa”.
Quello che andrebbe chiarito – ha aggiunto – è il modo in cui Labate sarebbe entrato in rapporti col più importante ente sportivo nazionale”.

E’ la solita area grigia, nebulosa e impenetrabile, quella dei salotti, di cui Strill.it ha scritto più volte. Area che garantisce ai boss – in libertà o durante la fuga – quel sostegno silenzioso che la Procura e gli investigatori vogliono adesso colpire al cuore.

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Attenti “Al Varo”

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 20 - 2010

C’è un personaggio in giro per la Calabria che si vantava, e ne aveva ben donde, di avere conquistato spazi importanti nel tessuto economico della città di Reggio. Tenuto in forte considerazione da uno squallido manipolo di politici locali che a lui si rivolgevano o per chiedere consiglio o per ricevere istruzioni.

Prima che il Gip di Reggio Calabria ne ordinasse l’arresto, mettendo nero su bianco le ragioni della sua pericolosità sociale, potevate trovarlo comodamente seduto su una sdraio del “Lido Calajunco” a prendere il sole oppure a cenare al ristorante “Le Palme”. E metteteci anche un aperitivo saltuario al “Pashà” della centralissima Piazza Indipendenza.

Parlo di Cosimo Alvaro.
Cosimo Alvaro da Sinopoli che da quando è scattata l’operazione “Meta” avrebbe dovuto riempire un posto in cella che, ad oggi, è rimasto vuoto.

Unico irreperibile. Sfuggito alla cattura.

Ma come è fatto in faccia? Bella domanda!

In un paese normale il volto di un ricercato sarebbe affisso sui muri. Sui giornali. Perfino le buste del latte avrebbero impresso effige, allerta per la popolazione e, possibilmente, lauta ricompensa in denaro per “chiunque avesse fornito informazioni utili alla cattura” – recita così la formula che si usa negli Stati Uniti o in Germania.

Invece a Reggio Calabria, microcosmo alla rovescia, nessuno deve conoscere il volto di un ricercato. Un fuggitivo sottrattosi alla Giustizia non senza il necessario supporto logistico indispensabile per ogni latitanza. Di questo, infatti, si tratta.

Cosimo Alvaro ha i titoli (di demerito) per finire nello speciale elenco dei “30 latitanti più pericolosi”, ma in riva allo Stretto non viene considerato importante offrire alla pubblica opinione una rappresentazione dei tratti somatici di costui.

Quale sarebbe la strategia dietro questo, sono certo involontario, assist?

Se si provasse a giustificare un simile atteggiamento con la volontà di colpire anche la rete di supporto che, oggi, lo sostiene, si viene anche presi dal dubbio che, molte persone che non ci vorrebbero avere a che fare, ne verranno involontariamente a contatto. E non se lo meritano.

Di cosa si tratta allora? Di poca fiducia nella popolazione o di una rivisitazione della tecnica Mori-De Donno che piace tanto al Governo in carica?

antonino monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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