Sull’assoluzione di Massimo Labate

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 4 - 2010

La “vittoria” di Massimo Labate, ovvero la sua assoluzione sancita dal Tribunale di Reggio Calabria dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, secondo un editoriale di Giusva Branca e Claudio Cordova, merita il giusto “risalto”.

Ed è logico che nello stesso spazio in cui, seppur marginalmente, ci si è occupati del caso dell’ex Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale, arrestato nel luglio del 2007, per i suoi intensi rapporti con esponenti del clan Libri, in particolare per avere seguto – passo passo – l’erogazione di alcuni contributi da parte del Comune di Reggio Calabria, per una mostra d’arte organizzata da un’associazione vicina alla cosca; tornare sulla questione che è molto complessa.

Va considerato, in primo luogo, che la contestazione principale rivolta a Labate (i contributi pubblici per la mostra) è davvero poca roba.

In secondo luogo la prima assoluzione nel merito per Labate, ex poliziotto, deve essere – proprio come affermato dagli avvocati Domenico e Andrea Alvaro – una riabilitazione. Una rivincita.

E gli inviti alla prudenza espressi dal Sindaco facente funzioni, Giuseppe Raffa, anche con riferimento ai contenuti dell’inchiesta “Meta” relativi al filone politico, sono giusti e legittimi.

Facciamo molta attenzione a condannare qualcuno prima che intervenga una sentenza è, nella sostanza, l’appello che il mondo politico rivolge all’opinione pubblica.

Ma l’assoluzione di Massimo Labate, anziché promuovere una gara a chi grida più forti le scuse all’assolto, dovrebbe offrire alla stessa opinione pubblica una piccola riflessione circa l’importanza che ad una verità giudiziaria sia affiancata una verità storica.

Non voglio qui citare, ancora una volta, l’estrema lucidità della lezione di Paolo Borsellino ai ragazzi di una scuola di Bassano del Grappa ai quali spiegava che un politico che frequenta mafiosi non ha bisogno di una condanna per essere consdierato inadatto a gestire la cosa pubblica.

Però non ho ancora letto nessuno ricordare che se, da un lato, i Giudici Pedone, Ferraro e Vicedomini, hanno assolto Massimo Labate “perché il fatto non sussiste costituisce reato“; dall’altro non è detto che “il fatto” che “non sussiste costituisce reato” giudiziariamente, non sia comunque politicamente grave.

Vuol dire che le prove non sono sufficienti o non riscontrate adeguatamente.

Massimo Labate intratteneva frequenti e intensi contatti telefonici con Antonino Caridi. Generdo del boss Domenico “Mico” Libri. Condannato nel processo che si è svolto con il rito abbreviato a nove anni e quattro mesi di reclusione.

E Massimo Labate, ex ispettore di Polizia, secondo il Pm Lombardo – che aveva chiesto nel processo col rito ordinario conclusosi con la sua assoluzione, nove anni di reclusione – “non poteva non sapere”.

Non poteva non sapere chi fosse Nino Caridi. E non poteva non provare vergogna nel ricevere da questi regalìe di ogni genere.

Quando si sentivano al telefono e gli diceva che andava a cena con “pappalone”, ovvero con Giuseppe Scopelliti, all’epoca sindaco di Reggio Calabria, il tono della conversazione era questo:

CARIDI: io sto per rientrare per dire la verita’..//
LABATE: ci vediamo lunedi’?//
CARIDI: eh..ma avete parlato con.. Pappalone che fa’?//
LABATE: e ora era qua’..io lo vedo stasera..sono a cena con lui..//
CARIDI: ahhh…buon divertimento allora..//
LABATE: grazie..//
CARIDI: io le cene non le posso fare momentaneamente..solo i pranzi..//
LABATE: eh.. facciamo i pranzi..//
CARIDI: va bene..//
LABATE: ci sentiamo lunedi’ mattina..//
CARIDI: si..una buona serata..//
LABATE: anche a voi..//
CARIDI: salutatemi il Sindaco comunque..//
LABATE: va bene..//
CARIDI: vi saluto..grazie.//
LABATE: buona serata//
CARIDI: buona serata, vi saluto.//

E poi Labate ebbe la faccia tosta di ricevere un vestito in regalo.

“Baccheggio”, questo il soprannome utilizzato per identificare Massimo Labate, era l’oggetto di una conversazione tra il suo segretario Enzo Pileio (assolto anch’egli) e Nino Caridi.

Nino: BACCHEGGIO e? rientrato?..//
Enzo:Baccheggio.. No!.. all’una arriva dice… //
Nino: Ah , all’una arriva..//
Enzo:Eh.. pomeriggio dovrebbe essere qua…//
Nino: Ma il vestito gl’e? piaciuto…?//
Enzo: Si…si.., se l’e? messo la nella riunione di Milano … //
Nino: Eh…// Enzo :poi la sera siamo andati ed ha comprato una camicia la a Santa Caterina e se lo e? portato e lo mette con Pappalone per metterlo ieri li al coso .. c’era un congresso a Pavia …//
Nino Eh..eh..//
Enzo: E se l’e? messo la? ha detto… si gli e? piaciuto….ed allora ieri mi sono sentito con Santo e…. dice che arriva in settimana… //
Nino: In settimana ….//
Enzo:Lunedi?.. Martedi?.. //
Nino: Uttana…. se la sono presa comoda … questi.. minchia…./
Enzo:Si sono presi le ferie…//
Nino: Uttana se si sono presi le ferie.. //

Dalla divisa di poliziotto e un giuramento di fedeltà alla Repubblica al vestito ed un orologio donato da esponenti di spicco della ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

Scriveva il GIP Concettina Garreffa

“Assodato, dunque, che Massimo Labate sapeva perfettamente con chi aveva a che fare, quest’ultimo non ha avuto remore a mettersi a disposizione di Caridi Antonino, divenendone, anzi, un punto di riferimento per le piu? svariate richieste volte a conseguire utilita? dall’Amministrazione cittadina.

Il Caridi, del resto, grato nei confronti del Labate per la disponibilita? nei fatti da questi dimostrata, non ha mancato di palesargli la sua riconoscenza omaggiandolo con diversi doni, tra cui, oltre ad un orologio, un vestito che il Labate ha “sfoggiato” in occasione di una trasferta a Pavia fatta con il Sindaco, dott. Giuseppe Scopelliti, per un congresso tenutosi in quella citta?.

Altro regalo, poi, il Caridi ebbe a fare al Labate in occasione del suo compleanno, anche se la consegna di tale dono non e? stata fatta nel medesimo giorno del genetliaco, poiche? il Caridi non aveva fatto in tempo a raggiungere il Labate presso la stazione ferroviaria, dove questi si trovava perche? era in procinto di partire.”

Questo è uno di quei “fatti” che per la Corte non sono stati sufficienti ad accertare alcuna responsabiltà in capo a Massimo Labate. Anche per questo il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non può considerarsi configurabile.

Per il dovuto rispetto che si deve alle parti del processo, alla Corte ed a chi si informa, andava fatto un ripassino delle vicende di cui ci stavamo occupando.

Avere amici mafiosi, è stata la tesi della difesa nel processo Dell’Utri, non è reato.

Vittoria!

Come dice Strill.it un “Vittoria per Labate che, nonostante le accuse infamanti, nonostante il carcere, nonostante i titoli degli organi di stampa, le foto, ha sempre professato la propria innocenza”.

Un piccolo promemoria, quindi, giusto per non spellarci le mani a suon di applausi!

antonino monteleone

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3 Responses to “Sull’assoluzione di Massimo Labate”

  1. Paolo scrive:

    Scusa Nino ma perchè dici che è stato assolto con la formula: “perché il fatto non costituisce reato”?

    Tutti gli organi di stampa parlano di assoluzione: “per non aver commesso il fatto”.

    La differenza non è da poco.

    Sbagli tu o sbagliano tutti gli altri?

    Ciao.

    ########

    Giusta precisazione. Che non cambia la sostanza della mia riflessione. Ad ogni modo ho aggiornato il pezzo.
    In attesa di leggere le motivazioni.

    am

  2. Paolo scrive:

    Nino la mia voleva essere solo una richiesta di precisazione perchè avevo letto sugli organi di stampa una formula di assoluzione differente da quella riportata nel tuo “pezzo” (non sapevo se era “giusta” la tua o quella di “altri”, non avendo letto le “carte”).

    Hai ragione sul fatto che la “sostanza” non muta molto.

    Con immutata stima.

  3. Antonio scrive:

    Sono assolutamente d’accordo con te. La lezione di Borsellino viene troppo spesso dimenticata in questo paese in cui si confondono, ad uso dell’imputato di turno, responsabilità giudiziaria e responsabilità politica e civile. Il problema è che mentre nell’ipotesi in cui venga riscontrata la penale responsabilità di un uomo politico, può e deve intervenire l’apparato giudiziario, la reprimenda della semplice connivenza, dell’”amicizia coi mafiosi”, dovrebbe essere a carico dell’elettorato. Per questo è tanto importante (quanto delicato) il lavoro dei pochi cronisti seri che lavorano in questo paese: a loro il compito di informare l’opinione pubblica sulla dubbia moralità degli eletti.
    Ciò di cui non voglio ancora convincermi è che l’elettorato, più che manipolato, sia consapevole e annegato in quella stessa melma in cui è da tempo invischiata buona parte della politica.
    Cari saluti,
    A

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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