C’è un personaggio in giro per la Calabria che si vantava, e ne aveva ben donde, di avere conquistato spazi importanti nel tessuto economico della città di Reggio. Tenuto in forte considerazione da uno squallido manipolo di politici locali che a lui si rivolgevano o per chiedere consiglio o per ricevere istruzioni.
Prima che il Gip di Reggio Calabria ne ordinasse l’arresto, mettendo nero su bianco le ragioni della sua pericolosità sociale, potevate trovarlo comodamente seduto su una sdraio del “Lido Calajunco” a prendere il sole oppure a cenare al ristorante “Le Palme”. E metteteci anche un aperitivo saltuario al “Pashà” della centralissima Piazza Indipendenza.
Parlo di Cosimo Alvaro.
Cosimo Alvaro da Sinopoli che da quando è scattata l’operazione “Meta” avrebbe dovuto riempire un posto in cella che, ad oggi, è rimasto vuoto.
Unico irreperibile. Sfuggito alla cattura.
Ma come è fatto in faccia? Bella domanda!
In un paese normale il volto di un ricercato sarebbe affisso sui muri. Sui giornali. Perfino le buste del latte avrebbero impresso effige, allerta per la popolazione e, possibilmente, lauta ricompensa in denaro per “chiunque avesse fornito informazioni utili alla cattura” – recita così la formula che si usa negli Stati Uniti o in Germania.
Invece a Reggio Calabria, microcosmo alla rovescia, nessuno deve conoscere il volto di un ricercato. Un fuggitivo sottrattosi alla Giustizia non senza il necessario supporto logistico indispensabile per ogni latitanza. Di questo, infatti, si tratta.
Cosimo Alvaro ha i titoli (di demerito) per finire nello speciale elenco dei “30 latitanti più pericolosi”, ma in riva allo Stretto non viene considerato importante offrire alla pubblica opinione una rappresentazione dei tratti somatici di costui.
Quale sarebbe la strategia dietro questo, sono certo involontario, assist?
Se si provasse a giustificare un simile atteggiamento con la volontà di colpire anche la rete di supporto che, oggi, lo sostiene, si viene anche presi dal dubbio che, molte persone che non ci vorrebbero avere a che fare, ne verranno involontariamente a contatto. E non se lo meritano.
Di cosa si tratta allora? Di poca fiducia nella popolazione o di una rivisitazione della tecnica Mori-De Donno che piace tanto al Governo in carica?
antonino monteleone
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