di Antonino Monteleone e Claudio Cordova per www.strill.it
Viveva in un appartamento intestato a “Coni Servizi SpA” (Partita Iva 07207761003) al secondo piano del civico 4 di Via Petrara Traversa Prima che l’imprenditore Franco Labate
(che non risulta indagato ma che con Alvaro ed altri indagati avrebbe avuto rapporti assai stretti), non si sa bene come, era riuscito a mettergli a disposizione. Lì avrebbe vissuto, nel condominio “Reghion”, senza disturbare, passando inosservato, per circa tre anni. Un immobile intestato al CONI, come risulta dalle visure catastali, sarebbe stato il suo regno subito dopo la scarcerazione avvenuta il 7 gennaio 2006 dopo la quale diveniva un sorvegliato speciale con divieto di soggiorno in Sinopoli scegliendo Reggio come sede del soggiorno obbligato.
Ma il giorno dell’operazione “Meta”, quasi un mese fa, i militari del Ros che hanno assaltato la palazzina hanno trovato l’appartamento vuoto.
E’ uno dei tanti punti oscuri nell’insolito il caso di Cosimo Alvaro, ritenuto un elemento di spicco dell’omonima cosca di Sinopoli, in contatto con diversi imprenditori locali (Crisalli, Cotroneo, Mazzitelli), ma anche politici. E’ considerato il socio occulto di maggioranza di molte attività commerciali e attività imprenditoriali. Dal “Lido Calajunco” al ristorante “Le Palme”. La forza criminale e la disponibilità economica gli ha consentito di mettere le mani anche su una casa di riposo (“Villa Speranza”) e di prestare denaro ad imprenditori con scarsa liquidità.
Nel suo centralissimo appartamento ci entravano politici ed imprenditori. Faccendieri e, forse, anche servitori dello Stato infedeli.
Fino ad oggi Alvaro era un latitante senza volto. Un fatto insolito. Per diversi motivi. Il primo è il più semplice: nei maxiblitz, solitamente, gli inquirenti divulgano le foto di tutti i soggetti coinvolti, anche se irreperibili. Per un latitante, come detto, ritenuto dagli investigatori un elemento di spicco, il discorso è ancora più insolito: basta provare a digitare, su internet, il nome di qualche ricercato o ex ricercato e, anche se sgranata e ingiallita, sarà facile reperire una foto.
C’è poi da aggiungere l’aspetto sociale: a voler fare un discorso romantico, i latitanti andrebbero ricercati e trovati con i classici metodi d’indagine, ma, magari, anche con l’aiuto dei cittadini. Ebbene, i cittadini, anche se volenterosi (ma non è il caso di Reggio, purtroppo), non avrebbero potuto riconoscere Cosimo Alvaro che, secondo l’indagine “Meta”, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, avrebbe steso i propri tentacoli sulla città, condizionando il mercato imprenditoriale e immobiliare. Nell’ambito dell’inchiesta “Meta”, infatti, finiscono in manette anche alcuni imprenditori, Gianluca Cotroneo, Salvatore Mazzitelli, Antonino Crisalli: i tre, secondo l’accusa, sarebbero stati in rapporti, anche come prestanome, con lo stesso Cosimo Alvaro, assai abile a indirizzare i propri interessi su Reggio Calabria.
Ma, fino a oggi, nemmeno una foto di Alvaro. Un Mister X, un uomo senza volto, ricercato: “E’ una strategia” rimbalza la voce negli ambienti giudiziari. Strategia dovuta, probabilmente, a non spezzare i rapporti che, anche da latitante, Alvaro potrebbe mantenere con il tessuto economico della città.
Strill.it pubblica oggi la foto di Alvaro. E svela un retroscena estremamente rilevante sulla sua latitanza. Lo fa cosciente di offrire agli utenti un servizio che va ben oltre quello, sacrosanto, della corretta informazione. E lo fa grazie alla sensibilità degli apparati investigativi che hanno ritenuto prevalente la necessità sociale della divulgazione della foto rispetto a una trascurabile valenza “strategica”.
Nella foto, estratto di una carta d’identità, Cosimo Alvaro, molto più giovane di come non debba apparire oggi, non presenta segni particolari. Espressione che accenna ad un sorriso beffardo, capelli neri così come andavano di moda qualche anno fa, forte la somiglianza col padre Domenico.
E’ accertato da una svariata letteratura, anche giudiziaria, che fu la sua famiglia a raggiungere Reggio, da Sinopoli, per imporre assieme ai padrini venuti dalla Locride (Antonio Nirta su tutti) la pace alle cosche reggine alla fine della seconda guerra di mafia, protrattasi dal 1985 al 1991 con oltre seicento morti.
La questione della titolarità dell’appartamento in uso ad Alvaro, invece, esige delle risposte da un’istituzione importante come il CONI nazionale, che avrebbe ospitato, senza saperlo, un sorvegliato speciale. Un dirigente regionale, che vuole rimanere anonimo, ha spiegato che “tutti gli immobili in uso ai comitati provinciali e regionali del CONI sono intestati a “CONI Servizi spa”.
“Quello che andrebbe chiarito – ha aggiunto – è il modo in cui Labate sarebbe entrato in rapporti col più importante ente sportivo nazionale”.
E’ la solita area grigia, nebulosa e impenetrabile, quella dei salotti, di cui Strill.it ha scritto più volte. Area che garantisce ai boss – in libertà o durante la fuga – quel sostegno silenzioso che la Procura e gli investigatori vogliono adesso colpire al cuore.
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