Archive for agosto, 2010

Ma la macchina?!

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 27 - 2010

Il 5 settembre, una data che associo ad una piacevole ricorrenza, quest’anno segnerà il passaggio  di 7 mesi esatti da quando una tal vettura, di un tal giornalista di periferia, veniva inopinatamente data alle fiamme. Quel giornalista ha continuato a fare il suo mestiere come prima e forse anche di più. La macchina non c’è più ma lui è ancora qui e ripensandoci sorride amaramente.

Dopo la premessa provo a mettere da parte la terza persona (sindrome della dissociazione dai fatti spiacevoli) per spiegare l’amaro sorriso che mi coglie ogni volta che ripenso a quanta rabbia provai nello stomaco vedendo (come un cretino dal balcone di casa) il fuoco che si mangiava una modesta automobile acquistata, non senza sacrificio, dall’unico familiare (di una parentela piuttosto ristretta) con il quale condivido un pezzo della mia vita e che, quasi esclusivamente, ho utilizzato per oltre due anni.

Ricordo benissimo la data in cui la ritirai dal concessionario. Era il 6 settembre. Ricordo cosa feci e con chi trascorsi la giornata. E la notte. Ed anche come andarono i giorni successivi.

Mi prendevano in giro per la collezione di vetrofanie dell’ordine dei giornalisti sul parabrezza a partire dal 2006 (avevo appiccicato anche quella dell’anno prima) fino al 2009. Quella del 2010 non era ancora disponibile e non feci in tempo ad applicarla.

Una piccola ammaccatura. Qualche graffio sulla fiancata di lievissima entità. Ma ero riuscito a mantenrla in ottimo stato. Ma ho sottovalutato i “fattori esterni”. Eppure tutti i miei conoscenti, il triste evento, lo profetizzarono spesso.

Per un paio di settimane si è parlato molto del mio caso. Non ero il primo giornalista a subire un’intimidazione di chiara marca mafiosa e, purtroppo, non sono stato l’ultimo.

Una domanda ricorreva spesso: “Hai paura, ti senti solo?”. Risposi sempre che non potevo averne nel momento della deflagrazione mediatica del fatto. Ma sapevo che presto sarebbe calato il silenzio. Oggi nessuno ne parla più. La solidarietà passa e rimangono i “messaggi”.

Ma nel mio caso è successo qualcosa di speciale ed è per questo che scrivo.

In silenzio, senza dirmi nulla nei giorni immediatamente successivi alla “scomparsa” della mia Fiat Idea (passata dal “grigio antracite” al “grigio fumo”) due dei più cari amici si erano attivati per una raccolta fondi che vedesse la rete protagonista di un momento di solidarietà che si esaurisse oltre le solite parole di circostanza.

Il gruppo di solidarietà e a fan page su Facebook, hanno raccolto migliaia di adesioni.

Ed in tanti, attraverso i mezzi più disparati, hanno offerto il loro contributo volontario per aiutarmi nel riacquisto della mia automobile.

Ad Anna Foti e Domenico Malara, che hanno attivato un conto corrente ed un account Paypal, si sono poi aggiunti Mario Congiusta (papà di Gianluca Congiusta, assassinato dalla ‘ndrangheta di Siderno) e Luigi Palamara (direttore di melitoonline.it) che hanno rilanciato le coordinate bancarie da tempo presenti sul blog per ricevere donazioni a sostegno della mia attività giornalistica. Così come strill.it, il giornale che con tanto coraggio ospita talvolta qualche mio scritto, ha speso il massimo del suo “fuoco mediatico” per denunciare il livello di strapotere mafioso imperante a Reggio Calabria e fare sponda all’iniziativa.

Confesso di essere stato fortemente contrario all’iniziativa. Da un lato perché non ne faccio una questione di “danno economico”, ma, semmai, di aggressione psicologica a danno di un cittadino, prima, e di un giornalista poi. Secondariamente perché tengo molto alla mia riservatezza. Sono schivo e diffidente per natura e l’idea di “ricevere” qualcosa mi creava (mi crea tuttora) l’imbarazzo di sentire diverse centinaia di persone che (alcune con garbo, altre spasmodicamente) vogliono sapere cosa fai; cosa pensi; come ti muovi; di cosa ti occupi.

La legittima aspettativa di sapere se la raccolta funzionava, come andava, e, per ultima, la domanda clou: “Ma la macchina?!”.

In una Città come Reggio Calabria si innesca quel diabolico meccanismo che la domanda te la rivolga sia chi si è impegnato, chi ha contribuito direttamente (e che, pur non conoscendoti, si sapetta che tu sappia tutto di lui e lo ringrazi; oppure chi immagina di avere conquistato un grado di confidenza che io non potrei mai accordargli) e chi, magari stra-fottendosene, per il solo gusto di metterti in imbarazzo ti chiede al bar, in mezzo a decine di persone, a voce alta: “Allora? Con tutti i soldi che hai raccolto te la sei comprata la macchina?”.

Un modo para-mafioso per farti sentire in colpa della solidarietà ricevuta. Fartela pesare. Durante questi mesi, anche quando non ero direttamente a conoscenza dei “numeri” in evoluzione.

Questa è un’altra delle ragioni per cui ero contrario all’operazione.

A cui ci aggiungo un dato che mi aspettavo e non mi ha sconvolto, ma che oggettivamente rattrista.

Del migliaio di persone che ha versato le cifre più diverse (da 50 cent a 300 euro) ad occhio e croce solo una percentuale che non supera il 30% è calabrese (emigrante o residente). Il restante 70% di denaro raccolto appartiene al resto d’Italia e, in alcuni casi, all’estero.

La premessa è stata piuttosto lunga, dunque veniamo al dunque.

Ringrazio sinceramente e con un semplice “Grazie” tutti! Tutti gli iscritti al gruppo. Tutti i “fan” iscritti alla mia pagina. Tutti colooro i quali mi hanno chiesto l’amicizia. Scritto, telefonato e fatto sentire il loro calore.

Grazie a tutti quelli, molti rinunciando a qualcosa, hanno offerto il loro contributo.

Non lo meritavo. Perché l’incendio dell’autovettura è la forma più inflazionata di minaccia mafiosa (e penso a tutti coloro i quali non hanno avuto la fortuna di avere, come me, un piccolo seguito “mediatico” che ha reso possibile l’operazione. E perché per altri cronisti non esiste un modo così “materiale” di riparare il “danno.

Però il messaggio che una fetta importante di cittadini hanno rivolto alla ‘ndrangheta è stato bello. Forte e chiaro. Voi avete fatto un danno. Noi lo ripariamo perché siamo di più. Il messaggio più anti-mafioso che si potesse rivolgere alle cosche.

Non voglio sembrare retorico. Ma è quello che penso. Adesso veniamo ai numeri ed a come e quando sarà impiegata la somma.

La raccolta ha raggiunto la somma di circa 7mila euro suddivisi tra i versamenti direttamente effettuati sul Conto Corrente intestato ad Anna Foti (ho ricevuto dalle sue mani un assegno circolare di 5.700 euro circa); il conto Paypal acceso da Domenico Malara (che raccolto circa 1.400 euro trasferiti sul mio conto corrente, ) ed altre somme direttamente arrivate sulla mia postepay.

Fanno 7.200 euro.

Che sommati alla somma liquidata dall’assicurazione (la metà del prezzo pagato per l’acquisto) fanno una somma sufficiente a ricomprare una buona utilitaria.

Ma non ne acquisterò una nel breve termine.

In questi giorni sto completando un mio trasferimento più stabile (durante l’anno appena trascorso ho viaggiato spesso tra nord e sud del Paese) nella città di Roma per via di un nuovo lavoro di cui vi dirò prossimamente. E l’acquisto di una macchina dovrebbe rivolgersi ad un veicolo in grado di farmi viaggiare in sicurezza anche in autostrada.

Per questo movito, ed anche perché non dispongo direttamente del premio pagato dall’assicurazione, userò il frutto della solidarietà di molti a tempo debito.

E’ chiaro che il mio prossimo acquisto motorizzato sarà, per buona parte, merito vostro. E vi sono riconoscente.

Ho scritto questo post, necessario, per dare una risposta alle centinaia di persone che in tutto questo tempo hanno chiesto notizie più dettagliate ai promotori dell’iniziativa.

Mi scuso fin da adesso con quanti non si ritengono soddisfatti della mia decisione. E con quanti ritengono questo post insufficiente.

Penso di avere detto abbastanza e non ritornerò sulla questione in futuro.

Mentre scrivo queste ultime righe cerco di dare una spiegazione al livello di tensione criminale che si respira a Reggio. Alle inchieste trascorse ed a quelle che verranno.

Cose che meritano ben altra attenzione e molto tempo da spendere. Quindi è bene utilizzare bene quello che avrò in futuro con argomenti e temi più interessanti.

Grazie a tutti.

antonino monteleone

A chi da fastidio la BandaFalò

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 23 - 2010

Lavoro da qualche giorno ad alcune riflessioni che volevo condividere con voi, lettori di questo blog, che riguardano il mio futuro professionale (ancor più marcatamente lontano da Reggio Calabria); l’assurda pantomima della “crisi” politica al Comune di Reggio Calabria e della maniera in cui i media locali hanno trattato la vicenda; l’ultima (forse la più stupida) delle querele ricevute; il prossimo numero di “S” (il primo è stato un successo oltre ogni aspettativa, quindi grazie!).
E poi dare una risposta ai tanti amici che chiedono al sottoscritto, ed ai promotori, come si è conclusa la raccolta fondi in mio favore finalizzato all’acquisto di una nuova auto dopo l’attentato incendiario che ha visto la mia mitica Fiat Idea andare in fumo.

Invece bisogna dire due paroline chiare sullo scandaloso boicottaggio istituzionale subito ormai da diversi mesi dai ragazzi della “BandaFalò”.

Per prima cosa chiariamo cos’è BandaFalò.

Lo faccio io che nella struttura ci ho messo piede solo una volta. Si tratta di un gruppo di ragazzi che a dispetto del tentativo di affibbiargli il cliché di fancazzisti hanno, pochi anni fa, ripulito e reso fruibile una spiaggia a nord di Villa San Giovanni. Gestiscono con successo un lido e buona parte dei proventi viene utilizzata per finanziare il sostegno diretto ad alcune popolazioni africane della Costa d’Avorio.  Bisognerebbe applaudirli e invece gli si scaglia contro l’inferno.

La spiaggia di Porticello è oggi uno spazio in cui si può trascorrere piacevolmente una giornata al mare in una spiaggia attrezzata dai prezzi contenuti  che la sera si trasforma in ritrovo per ragazzi e non animato da serate musicali a tema.

Non i lidi-discoteca a cui sono abituati gli avventori del Lungomare reggino.

Un paio di giorni fa un blitz congiunto Guardia di Finanza e Nas dei Carabinieri, con tanto di unità cinofile, hanno fatto irruzione nel bel mezzo di un concerto per smantellare non una grande organizzazione crminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti, ma due-tre persone che si fumavano uno spinello. Insomma una canna.

E per un paio di canne è scattato un blitz antidroga con risultati peggiori di una battuta di pesca di due mariti sconsolati.

Il profondo rispetto che il sottoscritto nutre per le Forze di Polizia tutte mi impone di valutare i fatti per quelli che sono. L’operazione è stata ordinata e non riesco a credere che ci fosse un’articolata attività investigative dietro un fallito tentativo di individuare chissà quali partite di hascisc, marijuana e cocaina.

Profondo rispetto nutro anche verso la verità. Quindi chiariamo una cosa. E’ vero, come è vero, che qualcuno ha fumato dell’erba alla Bandafalò. Ed è vero, come è vero, che, come in qualsiasi altro lido aperto la sera, qualcuno abbia bevuto alcolici di ogni genere. Forse alla BandaFalò non troverete gente in mocassini e cardigan sulle spalle con l’aria odiosamente fighetta da Rotary Club (e questo non può che deporre bene per la BandaFalò), ma descrivere l’intero ambiente e le persone che lo frequentano alla stregua del più lurido dei S.E.R.T

Il forte contrasto tra la nota stampa divulgata ai media dai Carabinieri e il contenuto del verbale di sopralluogo rilasciato ai titolari delle concessioni è una delusione che avrei preferito evitare.

Ieri qualcuno ha fatto in modo che alcuni dei permessi, che garantiscono la sopravvivenza di un posto che non fattura centinaia di migliaia di euro come i lidi in mano alle cosche, affidati a prestanome con bravi avvocati, venissero messi in discussione.

Un caso?

Considerato che gli stessi problemi erano sorti all’inizio della stagione estiva non mi sorprende più.

Ma c’è un altro fatto che va considerato per andare in fondo alla storia della BandaFalò.

Dalle parti della spiaggia di Porticello trascorre le vacanze, in una villa – secondo alcune indiscrezioni che presto verificherò nei dettagli – già beneficiaria di un robusto condono edilizio un noto magistrato reggino (donna, Presidente di sezione del Tribunale del capoluogo) infastidita dal frastuono proveniente dalla spiaggia gestita dai ragazzi di BandaFalò.

E se, oltre a non fare parte del sistema mafioso che detta legge a Reggio Calabria come a Villa San Giovanni, fosse proprio questa la loro grave colpa?

antonino monteleone

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La cricca

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 7 - 2010

Mentre continuo a trascorrere gli ultimi sgoccioli di ferie estive a nove ore d’aereo da Reggio Calabria, non sono riuscito a fare a meno di continuare a seguire le notizie da questo grazioso delirio adagiato sul mare.

Tra le altre amenità, a proposito della crisi politica in atto al Comune di Reggio Calabria, non ho potuto fare a meno di notare come il Governatore Scopelliti ammonisse il dimissionario Raffa da un pericolo che nessuno vorrebbe correre.

“A Reggio sta tornando la cricca”.

Oddio, ho pensato. Menomale che in tutti questi anni da Sindaco ha saputo tenere a bada “gli appetiti” dei malintenzionati. Nessuno gli ha ricordato una condanna per danno erariale da un milioncino e passa di euro. Ma vabbé.

Poi ho visto la foto in cima a questo post.

Ed ora è tutto più chiaro.

Caro Raffa, stia tranquillo.

Il problema di Scopelliti, al momento, è che- oltre ai direttori di giornale – vuole scegliere lui le “cricche” con cui avere a che fare.

am

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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