Il 5 settembre, una data che associo ad una piacevole ricorrenza, quest’anno segnerà il passaggio di 7 mesi esatti da quando una tal vettura, di un tal giornalista di periferia, veniva inopinatamente data alle fiamme. Quel giornalista ha continuato a fare il suo mestiere come prima e forse anche di più. La macchina non c’è più ma lui è ancora qui e ripensandoci sorride amaramente.
Dopo la premessa provo a mettere da parte la terza persona (sindrome della dissociazione dai fatti spiacevoli) per spiegare l’amaro sorriso che mi coglie ogni volta che ripenso a quanta rabbia provai nello stomaco vedendo (come un cretino dal balcone di casa) il fuoco che si mangiava una modesta automobile acquistata, non senza sacrificio, dall’unico familiare (di una parentela piuttosto ristretta) con il quale condivido un pezzo della mia vita e che, quasi esclusivamente, ho utilizzato per oltre due anni.
Ricordo benissimo la data in cui la ritirai dal concessionario. Era il 6 settembre. Ricordo cosa feci e con chi trascorsi la giornata. E la notte. Ed anche come andarono i giorni successivi.
Mi prendevano in giro per la collezione di vetrofanie dell’ordine dei giornalisti sul parabrezza a partire dal 2006 (avevo appiccicato anche quella dell’anno prima) fino al 2009. Quella del 2010 non era ancora disponibile e non feci in tempo ad applicarla.
Una piccola ammaccatura. Qualche graffio sulla fiancata di lievissima entità. Ma ero riuscito a mantenrla in ottimo stato. Ma ho sottovalutato i “fattori esterni”. Eppure tutti i miei conoscenti, il triste evento, lo profetizzarono spesso.
Per un paio di settimane si è parlato molto del mio caso. Non ero il primo giornalista a subire un’intimidazione di chiara marca mafiosa e, purtroppo, non sono stato l’ultimo.
Una domanda ricorreva spesso: “Hai paura, ti senti solo?”. Risposi sempre che non potevo averne nel momento della deflagrazione mediatica del fatto. Ma sapevo che presto sarebbe calato il silenzio. Oggi nessuno ne parla più. La solidarietà passa e rimangono i “messaggi”.
Ma nel mio caso è successo qualcosa di speciale ed è per questo che scrivo.
In silenzio, senza dirmi nulla nei giorni immediatamente successivi alla “scomparsa” della mia Fiat Idea (passata dal “grigio antracite” al “grigio fumo”) due dei più cari amici si erano attivati per una raccolta fondi che vedesse la rete protagonista di un momento di solidarietà che si esaurisse oltre le solite parole di circostanza.
Il gruppo di solidarietà e a fan page su Facebook, hanno raccolto migliaia di adesioni.
Ed in tanti, attraverso i mezzi più disparati, hanno offerto il loro contributo volontario per aiutarmi nel riacquisto della mia automobile.
Ad Anna Foti e Domenico Malara, che hanno attivato un conto corrente ed un account Paypal, si sono poi aggiunti Mario Congiusta (papà di Gianluca Congiusta, assassinato dalla ‘ndrangheta di Siderno) e Luigi Palamara (direttore di melitoonline.it) che hanno rilanciato le coordinate bancarie da tempo presenti sul blog per ricevere donazioni a sostegno della mia attività giornalistica. Così come strill.it, il giornale che con tanto coraggio ospita talvolta qualche mio scritto, ha speso il massimo del suo “fuoco mediatico” per denunciare il livello di strapotere mafioso imperante a Reggio Calabria e fare sponda all’iniziativa.
Confesso di essere stato fortemente contrario all’iniziativa. Da un lato perché non ne faccio una questione di “danno economico”, ma, semmai, di aggressione psicologica a danno di un cittadino, prima, e di un giornalista poi. Secondariamente perché tengo molto alla mia riservatezza. Sono schivo e diffidente per natura e l’idea di “ricevere” qualcosa mi creava (mi crea tuttora) l’imbarazzo di sentire diverse centinaia di persone che (alcune con garbo, altre spasmodicamente) vogliono sapere cosa fai; cosa pensi; come ti muovi; di cosa ti occupi.
La legittima aspettativa di sapere se la raccolta funzionava, come andava, e, per ultima, la domanda clou: “Ma la macchina?!”.
In una Città come Reggio Calabria si innesca quel diabolico meccanismo che la domanda te la rivolga sia chi si è impegnato, chi ha contribuito direttamente (e che, pur non conoscendoti, si sapetta che tu sappia tutto di lui e lo ringrazi; oppure chi immagina di avere conquistato un grado di confidenza che io non potrei mai accordargli) e chi, magari stra-fottendosene, per il solo gusto di metterti in imbarazzo ti chiede al bar, in mezzo a decine di persone, a voce alta: “Allora? Con tutti i soldi che hai raccolto te la sei comprata la macchina?”.
Un modo para-mafioso per farti sentire in colpa della solidarietà ricevuta. Fartela pesare. Durante questi mesi, anche quando non ero direttamente a conoscenza dei “numeri” in evoluzione.
Questa è un’altra delle ragioni per cui ero contrario all’operazione.
A cui ci aggiungo un dato che mi aspettavo e non mi ha sconvolto, ma che oggettivamente rattrista.
Del migliaio di persone che ha versato le cifre più diverse (da 50 cent a 300 euro) ad occhio e croce solo una percentuale che non supera il 30% è calabrese (emigrante o residente). Il restante 70% di denaro raccolto appartiene al resto d’Italia e, in alcuni casi, all’estero.
La premessa è stata piuttosto lunga, dunque veniamo al dunque.
Ringrazio sinceramente e con un semplice “Grazie” tutti! Tutti gli iscritti al gruppo. Tutti i “fan” iscritti alla mia pagina. Tutti colooro i quali mi hanno chiesto l’amicizia. Scritto, telefonato e fatto sentire il loro calore.
Grazie a tutti quelli, molti rinunciando a qualcosa, hanno offerto il loro contributo.
Non lo meritavo. Perché l’incendio dell’autovettura è la forma più inflazionata di minaccia mafiosa (e penso a tutti coloro i quali non hanno avuto la fortuna di avere, come me, un piccolo seguito “mediatico” che ha reso possibile l’operazione. E perché per altri cronisti non esiste un modo così “materiale” di riparare il “danno.
Però il messaggio che una fetta importante di cittadini hanno rivolto alla ‘ndrangheta è stato bello. Forte e chiaro. Voi avete fatto un danno. Noi lo ripariamo perché siamo di più. Il messaggio più anti-mafioso che si potesse rivolgere alle cosche.
Non voglio sembrare retorico. Ma è quello che penso. Adesso veniamo ai numeri ed a come e quando sarà impiegata la somma.
La raccolta ha raggiunto la somma di circa 7mila euro suddivisi tra i versamenti direttamente effettuati sul Conto Corrente intestato ad Anna Foti (ho ricevuto dalle sue mani un assegno circolare di 5.700 euro circa); il conto Paypal acceso da Domenico Malara (che raccolto circa 1.400 euro trasferiti sul mio conto corrente, ) ed altre somme direttamente arrivate sulla mia postepay.
Fanno 7.200 euro.
Che sommati alla somma liquidata dall’assicurazione (la metà del prezzo pagato per l’acquisto) fanno una somma sufficiente a ricomprare una buona utilitaria.
Ma non ne acquisterò una nel breve termine.
In questi giorni sto completando un mio trasferimento più stabile (durante l’anno appena trascorso ho viaggiato spesso tra nord e sud del Paese) nella città di Roma per via di un nuovo lavoro di cui vi dirò prossimamente. E l’acquisto di una macchina dovrebbe rivolgersi ad un veicolo in grado di farmi viaggiare in sicurezza anche in autostrada.
Per questo movito, ed anche perché non dispongo direttamente del premio pagato dall’assicurazione, userò il frutto della solidarietà di molti a tempo debito.
E’ chiaro che il mio prossimo acquisto motorizzato sarà, per buona parte, merito vostro. E vi sono riconoscente.
Ho scritto questo post, necessario, per dare una risposta alle centinaia di persone che in tutto questo tempo hanno chiesto notizie più dettagliate ai promotori dell’iniziativa.
Mi scuso fin da adesso con quanti non si ritengono soddisfatti della mia decisione. E con quanti ritengono questo post insufficiente.
Penso di avere detto abbastanza e non ritornerò sulla questione in futuro.
Mentre scrivo queste ultime righe cerco di dare una spiegazione al livello di tensione criminale che si respira a Reggio. Alle inchieste trascorse ed a quelle che verranno.
Cose che meritano ben altra attenzione e molto tempo da spendere. Quindi è bene utilizzare bene quello che avrò in futuro con argomenti e temi più interessanti.
Grazie a tutti.
antonino monteleone



Caro Antonino, per quel che mi riguarda dei soldi raccolti puoi fare l’uso che ritieni più opportuno e nei tempi che riterrai più giusti. L’iniziativa , a mio intendere, nn aveva la finALITà di ricomprarti la macchina subito e a qualunque costo, ma di dare un messaggio ben preciso ai signori responsabili dell’atto intimidatorio a te destinato e cioè “che ne possono bruciare 100 di macchine, e 100 ne ricompreremo”. E’ un gesto di solidarietà pratica di tutte le persone che si sono stufate di subire passivamente tutto ciò.
Un caro saluto da chi fa parte di quel 30%!!!
Io credo che non ci deve essere nessuna vergogna ad accettare il sostegno della rete. L’informazione è un bene di tutti, e da tutti va sostenuto, ognuno con le proprie possibilità.
Vergognati…ti sei dato fuoco da solo alla macchina per farti della squallida pubblicità,ma tanto sempre uno sconosciuto anonimo ambizioso scribacchino rimani.
Ciao “eroe” ahahahahahahahahaha
BEh Caro Antonino! un Post sicuramente molto accurato e dettagliato (non mi sarei aspettato niente di meno da te
che spiega molto dicome la pensi e della persona che sei.
le tue parole sono giustamente lontane dalla semplice demagogia e questo è un grande pregio.
TI auguro vivamente tutto il meglio e spero che la nuova auto possa regalarti delle buone emozioni come è stato per la fiat idea!
in bocca al lupo!
Carmelo
Caro amico Calabrese! ti ho conosciuto in un’aula giudiziaria e per quanto provi a farti stare sulle … ^^ ti voglio veramente bene, non siamo soli.
un forte abbraccio
da un amico napoletano
Francesco Micillo
Fanne ciò che vuoi dei soldi perchè sono tuoi. E’ un messaggio chiaro e pratico che l’Italia (non tutta purtroppo) è contraria a tutto ciò che minacci la libertà individuale, la libertà d’espressione e soprattto la libertà di denunciare la MAFIA. Ti auguro un mondo di bene e continua più di prima a fare il tuo mestiere senza paura perchè ciò che vogliono quelli che ti hanno bruciato la macchina è che tu capisca, attraverso la paura, cosa è giusto e cosa no. Noi tutti sappiamo che dalla paura possono nascere solo omertà e silenzio e non è questo che vogliamo da te.
Un abbraccio da un webfriend siciliano
Antonino, non ti conosco personalmente ma apprezzo moltissimo quello che fai. Non e’ importante quello che fai con i soldi ma era importante lanciare un segnale con questa iniziativa, e’ importante sostenere la libera informazione e non piegarsi alle logiche mafiose.
In bocca al lupo e continua cosi’.
Sono lieto di aver fatto parte di quel restante 30%.
Vai avanti ! Pino
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Auguri d’ogni bene e tanta serenitò e salute! Ciao Antonino, AD MAJORA!
Ciao Antonino,
nel giorno in cui mia nipote ha ricevuto – con immensa felicità sua e nostra – la nomina nel ruolo di insegnante (dopo sfruttamenti, precariato e quant’altro) in terra lontana dalla sua, dalla sua Calabria, dalla sua famiglia, da questa terra dove vivono solo i fortunati, i raccomandati e chi accetta di essere sfruttato e malpagato auguro a te di giungere a mete sempre più elevate e importanti e di giungere alla vetta a cui tanto aspiri.
Ti seguo sempre anche se – per impegni familiari – meno attivamente ma sempre presente …
Rosa
Silvio … Stai zitto se nn conosci i fatti e sopratutto se non conosci le persone coinvolte … ecco il problema del web … anche i decerebrati come te sono in grado di scrivere cazzate e di parlar male di un ragazzo che cerca di aprire gli occhi a gente in letargo da ormai troppo tempo rischiando la propria pelle … sei proprio un caxxxone …
Bravo Antonino, un abbraccio colmo di stima e ammirazione.
Mi ha rammaricato molto apprendere dell’imbarazzo che questa iniziativa ti ha provocato, Antonino. Conoscendoti avrei dovuto, forse, non solo immaginarlo ma saperlo, e anche molto bene.
Il punto è che l’indignazione di quel momento è stata tale, quell’atto, come ogni atto del genere che anche non goda del seguito mediatico di cui giustamente parli, è stato talmente offensivo della gente perbene di questa città che lavora ogni giorno a testa alta, che non sono riuscita, e di questo mi dispiaccio, a soffermarmi sulle reazioni che ciò avrebbe potuto innescare nei tuoi confronti da parte di una città strana come la nostra. Bella ma carica di contraddizioni.
Credo di avere privilegiato in quella occasione, come adesso con queste considerazioni, la gente che non arriva neanche ad immaginare, per poi magari salvarsi in corner dietro un muro di ipocrisia, ciò che invece ti è stato ‘coraggiosamente’ detto e che sono costretta a riportare non essendo di nostra fattura: “Allora? Con tutti i soldi che hai raccolto te la sei comprata la macchina?”. La solidarietà che ti è stata riservata, ti era dovuta nella misura in cui è dovere di tutti sostenere chi si trova esposto per il bene comune, quale l’informazione è, alle angherie di pochi, anche se forti dell’indifferenza, dell’ignoranza e della passività altrui.
Chi, caro Antonino, ha avuto il ‘garbo’ e la ‘sensibilità’ di rivolgerti queste stupide domande spiega, senza bisogno di ulteriori parole, il tuo imbarazzo come anche la forte necessità di affermare che, per grande fortuna, esiste anche un’altra Reggio, esiste anche gente profondamente diversa che prova, a sua volta imbarazzo, nel sentire che ciò può essere stato anche solo pensato.
E’ la gente che vuole riscattarsi e che si è ritrovata a farlo, scusami l’espressione, proprio sulla tua pelle, volendo dimostrare con i fatti, e non con parole dette in un bar, che noi siamo molti di più e che ti avremmo restituito ciò che ti era stato vilmente bruciato; questo non perché tu non potessi ricomprare da solo la tua macchina ma perché eravamo consapevoli e responsabili del motivo per cui quelle fiamme avevano distrutto la tua auto, cioè le verità, evidentemente scomode, che avevi avuto la spregiudicatezza e il coraggio, quello vero questa volta, di raccontare per tutti noi che volevamo conoscerle.
Dunque esiste un’altra Reggio ed esistono in ogni luogo persone che, nell’occasione che purtroppo ha visto te come parte lesa, hanno voluto esserti accanto non per pietismo ma solo perché non sono disposte a tollerare, non intendono girarsi dall’altra parte! Ebbene non sono loro, non siamo noi, caro Antonino che dobbiamo sentirci in imbarazzo.
Anche se so che dirlo non basta per non trovarcisi invischiato, bisogna comunque dirlo!
Di te, come di quelle persone la cui libertà può infastidire chi quella stessa libertà pretende di non concederla, siamo responsabili tutti. Non comprendendo questo, saremo tutti perdenti e, invece, abbiamo ancora troppe sfide da vincere.
Chi non vuol capirlo potrà compiacersi di una grave indifferenza mascherata di disincanto e falsa arguzia ma non si permetta di inficiare con la propria superficialità chi invece di compiacersi, spera, agisce opera in una direzione con l’orgoglio di percorrere coerentemente il proprio cammino e di dichiarare apertamente la propria meta.
Io ringrazio te per quanto ancora crescerai e migliorerai in ciò che fai e che ancora farai in ogni luogo in cui ti troverai, sapendo che questo ti espone e ti esporrà inevitabilmente al bene e al male della gente e della vita.
Ringrazio, altresì, quanti, vicini e lontani da questa città dall’intenso profumo di mare e gelsomino, hanno ancora il coraggio di credere che Reggio Calabria, la Calabria, il Sud valgano e anche molto.
E questo è merito di chi, come te, ne libera la bellezza denunciandone le contraddizioni che la oscurano.
anna foti
ciao antonio,
io non ti conosco ma come altri ho letto la tua storia e ho aderito volentieri all’iniziativa.
la mia partecipazione è stata simbolica, la somma era minima, ma anche io penso che ciò che conta non è quanti soldi ricevi, la macchina che ti compri, se lo fai oppure no, ma è il gesto che conta, la risposta data da gente comune, via internet, che appoggia un’idea.
questa credo sia la cosa importante.
di cuore, buon lavoro.
Grazie a te per il lavoro che svolgi!
Aldo
Non mi importa cosa ne farai dei soldi, il mio intento era ed è tutt’ora quello di farti percepire che faccio il tifo per te.
Che il viaggio sia lungo e proficuo Antonio!
Grazie di tutto,
Sonia