La Calabria è differente

Posted by Antonino Monteleone On settembre - 29 - 2012

 

di Antonino Monteleone per Pubblico n. 12

Nel Lazio si tornerà a votare. In Piemonte la Guardia di Finanza sta indagando. Nel clima contro gli sprechi della politica, però, si alza una voce fuori dal coro. E’ quella di Giuseppe Scopelliti, Governatore della Calabria. Coccolato enfant prodige del centro-destra. L’occasione dello scandalo Lazio gli ha offerto l’assist per dire a giornali, radio e tv che la sua regione ha invertito la rotta. Sforbiciati i costi dei gruppi politici. Ridotte le indennità dei consiglieri. Limati gli stipendi dei dirigenti.

E sul sito internet del Consiglio sono stati pubblicati i “rendiconti” di ciascun gruppo. Un elenco di voci che dovrebbero spiegare come 10 gruppi si sono spartiti, in un solo anno, poco meno di 4,5 milioni di euro.
Più che di rendiconto, in realtà, si tratta di una semplice autocertificazione. Molte voci rimangono nel mistero. Come i 90mila euro spesi dal Pdl in “quotidiani, riviste, telefoni, francobolli e fotocopiatori”. Oppure i 75mila euro di “spese documentate” dichiarate dal gruppo Udc. Tutto va documentato, certo, ma, a onor del vero, anche le cene di Franco Fiorito erano documentate.

Quel che è certo è che la poltrona di Scopelliti alla guida della Regione non sarà certo messa in discussione per qualche spesuccia di troppo. Il diavolo si nasconde nei dettagli, si dice. Ed è vero. Ma più sono piccoli, questi dettagli, e più passano inosservati. Per tenersi in forma il Governatore, con appena 30mila euro, ha dotato una stanza al primo piano di Palazzo Alemanni, a Catanzaro, di tapis roulant e panca per le flessioni. Sembrava una voce di corridoio, ma dai bollettini ufficiali della Regione spuntano i mandati di pagamento a favore di un negozio di articoli sportivi di Reggio Calabria.

La poltrona di Governatore, Scopelliti rischia di giocarsela per la gestione disinvolta di altri conti. Sempre pubblici. Quelli del Comune di Reggio Calabria. Città che ha amministrato per sette anni. Trastullava i suoi elettori e seminava infaticabilmente, e con astuzia, il seme di un nuovo modello amministrativo. Opere pubbliche in quantità. Burocrazia veloce. Marketing. Era un sogno, il “modello Reggio”, dal quale la città si è svegliata stordita. Stordita dagli oltre 118 milioni di euro di disavanzo.

Ma la crepa più pericolosa per il fortino del potere Scopellitiano è il suicidio della dirigente più fedele, Orsola Fallara. Una donna capace che da un posto chiave, il dipartimento finanze del Comune, poteva avere tutto sotto controllo. E tutto a disposizione.

«Quel suicidio è una secchiata d’acqua fredda in faccia ad uno che sta dormendo, uno spartiacque non previsto e imprevedibile» – spiega il giornalista Giuseppe Baldessarro, che con Gianluca Ursini ha pubblicato per “Città del Sole” il libro “Il Caso Fallara – storia del modello Reggio e del suo tragico epilogo”.

La dottoressa Fallara si era auto-liquidata, con atti che portavano in calce la firma del Sindaco, diverse centinaia di migliaia di euro per compensi non dovuti. A novembre, nel processo dove è imputato, Scopelliti dovrà difendersi delle accuse di falso e abuso d’ufficio.

Nel frattempo c’è apprensione, e nervosismo, per la decisione del Consiglio dei Ministri sul possibile scioglimento Comune per infiltrazioni mafiose. Una tegola che cadrebbe, e non solo per colpe sue, sull’attuale Sindaco, Demetrio Arena al quale Scopelliti ha consegnato le chiavi della Città.

Dissesto o scioglimento? La prima ipotesi renderebbe ineleggibile un’intera classe dirigente. La seconda, per dirla con Oreste Romeo, coordinatore a Reggio della lista “Scopelliti Presidente”, sarebbe «una sciagura che ci porterebbe indietro di 30 anni».

Ma le cosche avrebbero piazzato uomini di fiducia nel Consiglio con il loro sostegno elettorale. Alcuni sono finiti in manette, come Giuseppe Plutino. Mentre il Presidente del Consiglio, Seby Vecchio, professione poliziotto, secondo alcuni pentiti, avrebbe ricevuto sostegno elettorale dalla cosca Serraino. Altri ancora occupano la poltrona di assessore. E’ il caso di Pasquale Morisani. Parlava con un uomo del clan Crucitti. «La politica – gli diceva – è peggio della ‘ndrangheta».

One Response to “La Calabria è differente”

  1. Domenico S. scrive:

    Time to grow

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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