E’ venerdì 13 per tutti.
Per i cattivi e, sfortunatamente, anche per i buoni. Tante cose nello stesso giorno che quasi non riesci a starci dietro.
Molti si aspettano che parli della perquisizione (un’altra) che in queste ore sta subendo Gioacchino Genchi ad opera del ROS dei Carabinieri su mandato della Procura di Roma che indaga per “abuso d’ufficio” e “violazione della legge sulla privacy” ma serve un’analisi il più possibile accurata su chi questa perquisizione l’ha disposta, sul momento in cui avviene, chi danneggia e chi realmente favorisce la delegittimazione di Genchi.
Per il momento basti una prima contraddizione. La Procura di Roma ha diramato un comunicato con il quale “al fine di evitare allarmismi e strumentalizzazioni” viene spiegato che essengo Genchi consulente di diverse procure e trattando materiale riservato di numerose altre inchieste “ogni dato che dalla perquisizione risulterà estraneo all’attività di indagine svolta resterà segreto e non saranno alterati, compromessi o danneggiati i dati che sono oggetto di acquisizione trattandosi di accertamenti informatici“.
Peccato che il ROS stia copiando tutto, ma proprio tutto.
Ivi compreso materiale scottante relativo ad alcuni filoni delle indagini sulle “talpe alla DDA” che vedono coinvolti soggetti istituzionali di una certa caratura.
Per ora basta così ne parleremo meglio nei prossimi giorni. Ci sarà da divertirsi (e inorridire!).
Questo è stato il “venerdì 13″ cattivo con i buoni.
Ma dicevamo di quello “cattivo coi cattivi”.
Scoccata la mezzanotte, grazie ad un’operazione congiunta tra polizia olandese, italiana e tedesca, vengono messe le manette ai polsi di Giovanni Strangio e suo cognato Francesco Romeo. Finisce ad Amsterdam una latitanza lunga due anni.
Il primo avrebbe pianificato e portato a compimento – diversamente da quanto dichiarato a Panorama nel corso della latitanza – la famigerata “strage di Duisburg” nel corso della quale persero la vita 6 persone (tra i quali un giovanissimo appena “battezzato” e del quale si festeggiava l’ingresso nella (dis)onorata società della ‘ndrangheta); il secondo è imputato di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.
Una brillante operazione che ha lasciato di sasso i due malviventi. Strangio – hanno riferito gli investigatori – ancora in pigiama non è riuscito a proferir verbo.
Ultima conferenza stampa per il Questore Santi Giuffré, che andrà presto a Napoli, e quinto turn over a Reggio Calabria in meno di due anni (evento piuttosto singolare).
Gongolano Renato Cortese, Renato Panvino, gli uomini dello SCO ed il Procuratore Capo, Giuseppe Pignatone che sta raggiungendo risultati brillanti e di portata storica nella lotta al crimine a queste latitudini.
Ma ancora è incerto il destino del killer di San Luca.
La strage avviene a Duisburg, in territorio tedesco. L’arresto avviene ad Amsterdam nel corso di una operazione in sinergia tra forze italiane, tedesce ed olandesi, ma sono formalmente quest’ultime a “detenere” l’ex latitante. L’Italia sta già processando Giovanni Strangio nel processo “Fehida“.
Arriva, per prima, la richiesta di estradizione da parte della Germania, ma pare che nel giro di due mesi Strangio tornerà in Italia.
In mezzo al mare di complimenti alle forze dell’ordine e valutazioni di ordine investigativo c’è una dichiarazione che fa tanto rumore.
Vincenzo Macrì, sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, va giù pesante ed accusa le autorità tedesche di un colpevole lassismo che ha protratto i tempi della cattura di Strangio.
”Non voglio fare polemiche ma sono eccellenti i risultati raggiunti soprattutto se messi a confronto con la mancanza di risultati degli organi di polizia tedesca che non solo non hanno dato contributi, ma l’omicidio è avvenuto a casa loro, avrebbero dovuto fare loro gli arresti, invece, hanno lasciato fare a noi”.
Si toglie il sassolino dalla scarpa e viene da dire piuttosto giustamente.
In Germania sembrano essersi dimenticati di quel giorno che anziché svegliarli, ha lasciato molti, troppi, indifferenzi alla gravità dell’espansione del crimine organizzato sul territorio tedesco.
A San Luca, invece, la mattinata è stata contrassegnata dalle proteste per la chiusura dell’ufficio postale. La cattura di Strangio è una “notizia” che interessa molti. I bisbigli ed i commenti sono tanti. Ma la tensione è alle stelle in paese perché l’ufficio postale sta chiudendo.
La ‘ndrangheta fa i soldi a palate. Gli altri sono dei semplici “sutta” e rimangono in un paese isolato, freddo ed abbruttito dal cemento dove, adesso, non viene nemmeno recapitata la corrispondenza.
“Il grande inganno” di cui parlava il PM antimafia Nicola Gratteri in un libro.
Sempre Gratteri presenta, assieme ad Antonio Nicaso, la nuova edizione (Mondadori) di un altro libro, “Fratelli di Sangue“, su ReggioTV in un “Salotto dell’editore” – condotto da Eduardo Lamberti Castronuovo ed ospitato da Adriana Musella, presidente di Riferimenti - che mi ha visto ospite assieme a Claudio Cordova e due ottimi colleghi de Il Quotidiano della Calabria, Fabio Papalìa e Giovanni Verduci.
Mentre scrivo rivedo (la puntata è registrata) il passaggio in cui Gratteri parla di intercettazioni e di come servano per stroncare impressionanti traffici di droga.
“Mi capita di fare accertamenti su 10mila utenze. Chi è in malafede – spiega Gratteri – dirà che ho intercettato 10mila persone. Invece ne sto indagando appena 60 perché ormai ci sono trafficanti che usano una SIM per una, due telefonate“.
Ma questo ha cercato di spiegaro anche Genchi.
Ed ho detto che ne parleremo più avanti…
Antonino Monteleone
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