Archive for the ‘all'estero’ Category

Venerdì 13

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 13 - 2009

E’ venerdì 13 per tutti.

Per i cattivi e, sfortunatamente, anche per i buoni. Tante cose nello stesso giorno che quasi non riesci a starci dietro.

Molti si aspettano che parli della perquisizione (un’altra) che in queste ore sta subendo Gioacchino Genchi ad opera del ROS dei Carabinieri su mandato della Procura di Roma che indaga per “abuso d’ufficio” e “violazione della legge sulla privacy” ma serve un’analisi il più possibile accurata su chi questa perquisizione l’ha disposta, sul momento in cui avviene, chi danneggia e chi realmente favorisce la delegittimazione di Genchi.

Per il momento basti una prima contraddizione. La Procura di Roma ha diramato un comunicato con il quale “al fine di evitare allarmismi e strumentalizzazioni” viene spiegato che essengo Genchi consulente di diverse procure e trattando materiale riservato di numerose altre inchieste “ogni dato che dalla perquisizione risulterà estraneo all’attività di indagine svolta resterà segreto e non saranno alterati, compromessi o danneggiati i dati che sono oggetto di acquisizione trattandosi di accertamenti informatici“.

Peccato che il ROS  stia copiando tutto, ma proprio tutto.

Ivi compreso materiale scottante relativo ad alcuni filoni delle indagini sulle “talpe alla DDA” che vedono coinvolti soggetti istituzionali di una certa caratura.

Per ora basta così ne parleremo meglio nei prossimi giorni. Ci sarà da divertirsi (e inorridire!).

Questo è stato il “venerdì 13″ cattivo con i buoni.

Ma dicevamo di quello “cattivo coi cattivi”.

Scoccata la mezzanotte, grazie ad un’operazione congiunta tra polizia olandese, italiana e tedesca, vengono messe le manette ai polsi di Giovanni Strangio e suo cognato Francesco Romeo. Finisce ad Amsterdam una latitanza lunga due anni.

Il primo avrebbe pianificato e portato a compimento – diversamente da quanto dichiarato a Panorama nel corso della latitanza – la famigerata “strage di Duisburg” nel corso della quale persero la vita 6 persone (tra i quali un giovanissimo appena “battezzato” e del quale si festeggiava l’ingresso nella (dis)onorata società della ‘ndrangheta); il secondo è imputato di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.

Una brillante operazione che ha lasciato di sasso i due malviventi. Strangio – hanno riferito gli investigatori – ancora in pigiama non è riuscito a proferir verbo.

Ultima conferenza stampa per il Questore Santi Giuffré, che andrà presto a Napoli, e quinto turn over a Reggio Calabria in meno di due anni (evento piuttosto singolare).

Gongolano Renato Cortese, Renato Panvino, gli uomini dello SCO ed il Procuratore Capo, Giuseppe Pignatone che sta raggiungendo risultati brillanti e di portata storica nella lotta al crimine a queste latitudini.

Ma ancora è incerto il destino del killer di San Luca.

La strage avviene a Duisburg, in territorio tedesco. L’arresto avviene ad Amsterdam nel corso di una operazione in sinergia tra forze italiane, tedesce ed olandesi, ma sono formalmente quest’ultime a “detenere” l’ex latitante. L’Italia sta già processando Giovanni Strangio nel processo “Fehida“.

Arriva, per prima, la richiesta di estradizione da parte della Germania, ma pare che nel giro di due mesi Strangio tornerà in Italia.

In mezzo al mare di complimenti alle forze dell’ordine e valutazioni di ordine investigativo c’è una dichiarazione che fa tanto rumore.

Vincenzo Macrì, sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, va giù pesante ed accusa le autorità tedesche di un colpevole lassismo che ha protratto i tempi della cattura di Strangio.

Non voglio fare polemiche ma sono eccellenti i risultati raggiunti soprattutto se messi a confronto con la mancanza di risultati degli organi di polizia tedesca che non solo non hanno dato contributi, ma l’omicidio è avvenuto a casa loro, avrebbero dovuto fare loro gli arresti, invece, hanno lasciato fare a noi”.

Si toglie il sassolino dalla scarpa e viene da dire piuttosto giustamente.

In Germania sembrano essersi dimenticati di quel giorno che anziché svegliarli, ha lasciato molti, troppi, indifferenzi alla gravità dell’espansione del crimine organizzato sul territorio tedesco.

A San Luca, invece, la mattinata è stata contrassegnata dalle proteste per la chiusura dell’ufficio postale. La cattura di Strangio è una “notizia” che interessa molti. I bisbigli ed i commenti sono tanti. Ma la tensione è alle stelle in paese perché l’ufficio postale sta chiudendo.

La ‘ndrangheta fa i soldi a palate. Gli altri sono dei semplici “sutta” e rimangono in un paese isolato, freddo ed abbruttito dal cemento dove, adesso, non viene nemmeno recapitata la corrispondenza.

Il grande inganno” di cui parlava il PM antimafia Nicola Gratteri in un libro.

Sempre Gratteri presenta, assieme ad Antonio Nicaso, la nuova edizione (Mondadori) di un altro libro, “Fratelli di Sangue“, su ReggioTV in un “Salotto dell’editore” – condotto da Eduardo Lamberti Castronuovo ed ospitato da Adriana Musella, presidente di Riferimenti -  che mi ha visto ospite assieme a Claudio Cordova e due ottimi colleghi de Il Quotidiano della Calabria, Fabio Papalìa e Giovanni Verduci.

Mentre scrivo rivedo (la puntata è registrata) il passaggio in cui Gratteri parla di intercettazioni e di come servano per stroncare impressionanti traffici di droga.

Mi capita di fare accertamenti su 10mila utenze. Chi è in malafede – spiega Gratteri – dirà che ho intercettato 10mila persone. Invece ne sto indagando appena 60 perché ormai ci sono trafficanti che usano una SIM per una, due telefonate“.

Ma questo ha cercato di spiegaro anche Genchi.

Ed ho detto che ne parleremo più avanti…

Antonino Monteleone

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Why Not: proseguono le archiviazioni

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 25 - 2009

angese-whynot

Si dice che ad andarsene siano sempre i migliori.

Lo sanno bene al CSM che per un Salvo Boemi che se ne va – per andare a Presiedere la Stazione Unica Appaltante che da Palazzo dei Marescialli è stata definita troppo inserita nella struttura burocratica della Presidenza della Regione Calabria equiparandola ad una Direzione Generale e per questo subordinata al relativo Dipartimento – dal ruolo di sostituto Procuratore ecco che spediscono un Enzo Jannelli fresco di sanzione disciplinare per le vicende di Why Not.

Boemi ha dovuto lasciare la Magistratura per presiedere la “SUA” di cui ancora non sappiamo nulla e comunque sarebbe tornato a fare il PM perché la norma che impedisce di essere applicati alla Direzione Distrettuale Antimafia di mantenere ruoli dirigenziali (in questo caso coordinatore della DDA) per più di 8 anni (4 + 4) vale solo per lui e non, per esempio, per un Francesco Mollace qualsiasi che è rimasto, scaduto il suo ruolo alla DDA – nel 2001 – a gestire pentiti e processi.

Ma dicevamo di Jannelli.

L‘autore di un atto illegittimo per ostacolare i magistrati di Salerno nell’esercizio di funzioni e prerogative legittimamente svolte ed esercitate così come stabilito dal Tribunale del Riesame di Salerno, unico a giudicare il lavoro dei Pubblici Ministeri Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani e del Capo Luigi Apicella.

Jannelli ha firmato il contro-sequestro degli atti che Salerno tentava invano di ottenere con metodo soft, con la scusa di voler impedire la divulgazione del conenuto del fantomatico Archivio Genchi.

Verrà a fare il Consigliere di Corte d’Appello (sezioni civili) in una sede, Reggio Calabria, dove proprio si sentiva il bisogno di uno in prima linea come lui.

Il tutto mentre a Catanzaro continuano a seppellire, lentamente, il lavoro di Luigi De Magistris. Se ne va, infatti, un altro pezzo della Loggia di San Marino: è stata chiesta l’archiviazione della posizione di Piero Scarpellini.

«E’ pacificamente emersa l’impossibilità di definire una condotta delittuosa nei
confronti di Scarpellini
». Dicheno!

Dunque non sapremo più nulla dello stretto collaboratore di Romano Prodi e di quelli che De Magistris considerava i suoi interessi diretti nel “ruolo della Finmeccanica in alcuni affari calabresi e l’eventualità di affari illeciti nel settore delle armi connesse ad alcuni viaggi di Scarpellini in Africa“. Ad esempio.

antonino monteleone

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Camorra Nucleare

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 24 - 2009

nuclear

Archiviata la pratica della costruzione di inceneritori e discariche a due passi dalle falde acquifere, la camorra avrà acquisito le necessarie competenze tecniche per dar via alla costruzione dei primi reattori nucleari. Al nord.

Anzi no. La costruzione la faranno delle aziende pulitissime, l’avanguardia della ricerca. Le migliori.

Gli amici del Sottosegretario Nicola Cosentino, detti casalesi, si occuperanno di fare sparire le scorie calandole nel Vesuvio.

Un accordo di cooperazione energetica tra Francia ed Italia è stato firmato da Berlusconi e Sarkozy mentre a Chiaiano riapre la discarica sorvegliata dall’Esercito con i fucili carichi. Nel silenzio dei media impegnati a dare seguito ai deliri di un uomo che – se va bene a lui e male a noi – vivrà per altri dieci e pretende di scrivere quello dei prossimi 30.

Veniamo all’aspetto più serio della vicenda.

Le c.d. “nuove centrali nucleari” di cui va pontificando il Ministro Scajola, e Pierferdinando Casini in Caltagiorone, secondo un’elaborazione svolta dall’Indipendent – che traduce complessi studi realizzati da importanti organismi di ricerca, sarebbero centrali che racchiudono rischi triplicati rispetto a quelle tradizionali e produrrebbero scorie molto più tossiche, dunque più difficili da smaltire.

Scrive l’Indipendent.

Sebbene i nuovi European Pressurised Reactors (Epr) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso si verificasse un incidente la fuoriuscita di radiazioni sarebbe molto maggiore e potrebbe fare anche il doppio delle vittime.

Un rapporto redatto dalla società francese Edf rivela che l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene invece che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore.

Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste conclude invece che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte.

A rendere i nuovi Epr più pericolosi in caso di incidente, spiega il giornale, è il fatto che sono stati progettati per bruciare il combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto a quelli attuali, modificando la natura stessa del carburante.

Berlusconi, invece, si preoccupa solamente del suo vulcano artificiale.

antonino monteleone

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Bronzi di Riace: una “mostra” di coerenza

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 19 - 2009

di Antonino Monteleone per www.strill.it

Una premessa. L’eventuale trasferimento dei Bronzi di Riace alla Maddalena in occasione del G8 spetta al Governo ed in particolare al Ministro, Sandro Bondi. Il resto è semplicemente chiacchiera. Oggi, ma soprattutto, come ieri.

Correva l’anno 2002 e Giuseppe Scopelliti diventa Sindaco lasciando il prestigioso incarico di Presidente del Consiglio Regionale sotto il Governo Chiaravalloti del quale avrebbe dovuto fronteggiare, ovvero contrastare, una scelta che lo vide protagonista (inconsapevole?).
Si tratta della decisione di clonare i Bronzi perché potessero essere esposti in giro per il mondo. In particolare ad Atene, nel 2004.

L’arte Magno Greca nell’anno dell’Olimpiade che tornava nell’antica Patria: uno scenario carico di suggestioni e valore storico che avrebbe trasmesso l’immagine di Reggio Calabria come custode di un bagaglio storico di impareggiabile pregio e bellezza.

Ipotesi poco convincente per una Città – fomentata dall’antico spettro dello “scippo” catanzarese – che si oppose piuttosto compatta.

“Con deliberazione della Giunta regionale della Calabria n. 6335 del 15 dicembre 1997, gli onorevoli Fedele e Chizzoniti, allora assessori, hanno votato il provvedimento proposto da Nisticò che impegnava un miliardo di vecchie lire “per la riproduzione e il trasporto dei Bronzi di Riace” affinché fosse “consentita la loro circolazione nel mondo ai fini culturali e promozionali”; con deliberazione n. 507 del 10 giugno 2002, il presidente Chiaravalloti approvava la convenzione tra la Regione e l’Istituto centrale del restauro per riprodurre i Bronzi in tempi ridotti e avviare il progetto.

Il sindaco Scopelliti, allora assessore al personale, non ha partecipato scientemente alla seduta per non contraddire politicamente la propria parte politica, ma aveva votato favorevolmente, in qualità di consigliere regionale e nell’autorevole veste di Presidente del Consiglio, il 12 settembre 1997, la legge finanziaria con il relativo emendamento che all’articolo 33 comma 4 aumentava lo stanziamento per la “riproduzione dei Bronzi di Riace.”

Parole di Demetrio Naccari Carlizzi in un sfogo affidato alle colonne di Gazzetta del Sud.

I sindacati, all’epoca leggermente più coesi, si fecero promotori di una consultazione popolare che nell’estate del 2003 raccoglierà il parere, non vincolante, ma significativo sotto il profilo politico, della Città. No, senza se e senza ma.

Ma Chiaravalloti non demorde, spalleggiato dal Governo Berlusconi II.

Il TAR, due settimane più tardi allo svolgimento del referendum, sarebbe stato chiamato a decidere nel merito della delibera 507/2002, dopo avere già disposto – in via preventiva – la sospensione degli effetti di quell’atto, e la Giunta depositò una ulteriore memoria che testimoniava la determinazione del Governo regionale.

Non bastò perché il TAR di Reggio Calabria cassò la delibera per tre violazioni. La “mancata comunicazione dell’avvio del procedimento relativo alla “clonazione” dei Bronzi al Comune di Reggio Calabria e alla sua Provincia” (art. 7 della legge n. 241/1990);  la “mancata cooperazione tra il Ministero, la regione e gli enti locali in ordine alla promozione e allo sviluppo della fruizione dei beni culturali” (art. 104 del D. l.vo 29 ottobre 1999, n. 490); la violazione  degli artt. 152 e 154 del D. l.vo 31 marzo 1998, n. 112, che stabiliscono che “la valorizzazione dei beni culturali si attua mediante forme di cooperazione strutturali e funzionali tra Stato, regioni ed enti locali“.

Ma il Ministero per i Beni Culturali impugna davanti al Consiglio di Stato la sentenza del TAR.

Il 24 febbraio del 2004 arriva la pronuncia che, ribaltando la sentenza del Tribunale Amministrativo calabrese, dichiara valida la delibera della Giunta Regionale che disponeva la “clonazione” dei guerrieri.
Sì perché a giugno del 2003 quella che Scopelliti accoglieva con “grande soddisfazione” non era una vittoria ma il riconoscimento di legittimità che il Consiglio di Stato accordava alla “sospensiva” sugli effetti della contestata delibera della Giunta Chiaravalloti.
Una battaglia legale condotta in prima linea dai sindacati che senza alcuna riserva hanno messo in campo ogni azione a difesa del patrimonio culturale della Città. A rappresentare la CGIL, ironia della sorte, c’era l’avvocato Giuseppe Strangio che oggi è segretario provinciale del Partito Democratico e non ha cambiato idea.

A differenza di Scopelliti che, una posizione netta, non era riuscito a prenderla.

Infatti mentre da un lato bollava come “perdente sul piano sociale, istituzionale e politico” l’iniziativa di Chiaravalloti, dall’altro non riusciva a trattenersi dal carezzarlo: «Chiaravalloti che, da persona intelligente, garbata e onesta qual é, saprà trovare i tempi e i modi più opportuni per stemperare i toni di una polemica andata oltremisura, attenendosi, pertanto, al responso che emergerà dalla consultazione popolare voluta dalla città di Reggio sulla riproduzione dei Bronzi di Riace, qualora questa dovesse rendersi necessaria».
Onesta e garbata tanto da infischiarsene di quel referendum.

Non fu Scopelliti l’unico a sostenere la scelta popolare del rifiuto alla clonazione delle statue. Maurizio Gasparri, Ministro delle Comunicazioni, in una delle tante visite a Reggio sottolineava di avere detto «al collega Urbani e lo ripeterò, se è necessario anche in sede di Governo, che bisogna rispettare la volontà del territorio. Reggio ha detto un chiaro no alla riproduzione e all’invio ad Atene delle statue. Lo ha fatto attraverso una consultazione popolare. E io sono per il rispetto di questa volontà, al di là delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato».
Ah i proclami! Gasparri era proprio in vena di annunci roboanti e negli stessi giorni si parlava con una certa solennità dell’ipotesi di una sede Rai a Reggio Calabria. «A maggio tornerò con il direttore generale Cattaneo per l’annuncio ufficiale». Ma non era mica tutto! «Ci sono tante altre iniziative – disse il Ministro per la coerenza – che abbiamo predisposto e che porteremo avanti con Agostino Saccà».

Cose fantastiche. Come la cittadella della fiction, ipotizzata però a Lamezia – con Loiero! – ed al centro di un affaire che rischia di tramutarsi in scandalo.
Ma torniamo al Museo.

Urbani, negò di essere a conoscenza di un ricorso al Consiglio di Stato che il Ministero vinse. E volle del tempo “per riflettere”.
La clonazione venne archiviata, ma balenò l’idea di mandare un solo guerriero, in originale senza clonarlo, all’apertura dei giochi olimpici.
Si impedì anche l’ultimo delirio di un Ministro che molti già non ricordano più.

Ma un anno dopo (estate 2005) ecco il Kouros, da poco restaurato, che viene trasferito a Catanzaro su ordine del Ministro Buttiglione. Respinto a Bruxelles dove avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di commissario europeo (per le sue posizioni in tema di ricerca scientifica  e riguardo gli omosessuali), fu riciclato da Berlusconi che lo avvicendò ad Urbani.

«Nella qualità di Primo Cittadino e a nome della città intera mi oppongo a questo ennesimo atto di protervia nei confronti della comunità che mi onoro di rappresentare – scriveva Scopelliti – e le chiedo formalmente di rivedere tale decisione, quanto meno nella sua indicazione temporale, disponendo l’esposizione del Kouros alla mostra di Catanzaro nel periodo successivo al mese di Agosto. Reggio Calabria non può tollerare atti di spoliazione che passino sopra la propria testa e io intendo recitare fino in fondo il ruolo di garante degli interessi di Reggio che il mandato popolare mi ha assegnato».

Come da copione il “Governo amico” obbedì.

Inviando il Kouros a Catanzaro!

Che dire dello spettacolo messo in scena la scorsa primavera? Kouros a Mantova, decisione del Ministro Rutelli per essere esposto a Mantova ad una prestigiosissima mostra.

Barricate e sceneggiate per ottenere qualcosa “in cambio”.

A differenza del 2005, però, Rutelli si attivò per cedere alla Città dei reperti egizi che avrebbero dovuto compensare l’assenza del “Kouros” e della “Testa del Filosofo”, ma soprattutto per includere il Museo di Reggio Calabria nel piano di ristrutturazioni straordinarie nell’ambito del programma del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Dichiarare battaglia – ieri – contro decisioni sulle quali poco si può incidere è inutile. Come è inutile e, francamente, odioso genuflettersi ed affannarsi nella ricerca delle parole giuste per giustificare un’altra scelta del “governo amico”.

Trasportare le statue in Sardegna rischia di comprometterne la delicatissima struttura, diversamente da come la pensa (e la pensava) Vittorio Sgarbi (il suo referente ai tempi della clonazione a Reggio Calabria era Gabriella Andriani) che contestò il parere dell’Istituto Centrale per il Restauro che sconsiglia caldamente ogni tipo di movimentazione dei reperti.

Ma gli sconfortanti dati sulle presenze al Museo della Magna Grecia fanno scattare una rabbia che si trasforma in una provocazione: questi benedetti Bronzi di Riace diamoli a qualche nazione estera oppure lasciamoceli alla Maddalena.

Proprio un mese fa Anna Taverniti, su “IL TEMPO” dovette amaramente constatare l’abbandono delle statue e l’incuria dell’intera struttura museale.

Ecco. Il punto è questo. Chi prende posizione contro incuria e disinteresse?

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Il cugino birichino di Leon Panetta

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 6 - 2009

Leon Panetta

Gazzetta del Sud e TGR della Calabria, a seguire agenzie ed altri media regionali, hanno srotolato il loro  appeal retorico per declamare l’orgoglio calabro – ed in particolare quello reggino, nel senso di provincia – per la nomina del calabresissimo Leon Panetta al vertice dello spionaggio più importante del mondo.

Dopo l’insediamento ufficiale, previsto il 22 gennaio, Barack Obama renderà esecutiva la nomina di Panetta, made in Siderno, a capo della CIA. Con il duro compito di restituire dignità all’agenzia responsabile di gravi errori nella prevenzione e strategìe di contrasto al terrorismo internazionale.

In molti criticano la nomina dell’ex capo di gabinetto del Presidente Clinton.

Per lo più repubblicani guerrafondai che lo reputano non all’altezza di un incarico così delicato anche se le cronache parlano di direttori come Stansfield Turner e John Deutch che non vengono ricordati per grandi attestati di riconoscimento per l’opera svolta.

Per prassi, negli States e nelle democrazie semi-serie, si controllano i curricula ed il passato di chi riveste pubbliche, e delicatissime, funzioni. Si chiama vetting.

Sarà stato così anche per Leon Panetta che è una persona rispettabilissima. Un uomo che rende lustro ad una regione da sempre associata ad immagini negative.

Per giunta è calabrese di Siderno. Ma mai nessuno si sognerebbe di dire la parola “mafia” o “‘ndrangheta” al settantenne Californiano che arrivò negli USA (in California) figlio di genitori migranti come migliaia di altri calabresi che hanno trovato lì un destino migliore di quello che avevano scritto in questa regione.

Alcuni hanno fatto i capibastone, altri sono diventati uomini di successo.

Un maligno potrebbe pensare: “Guardate i calabresi ai vertici dello Stato più potente”. Oppure “Il negro Obama con i terroni”, penseranno i leghisti più feroci.

Invece no. Leon Panetta è una persona per bene.

Anche se è figlio della terra che esporta quella ‘ndrangheta inserita, con i militanti curdi, nella black list delle organizzazioni dedite al narcotraffico internazionale dal Presidente uscente George W. Bush.

Ha solo un cugino un po’ imbarazzante. Che ha trovato in queste ore dei momenti di notorietà spendendo un rapporto neanche troppo stretto con l’illustre cugino.

All’ANSA, Domenico (Mimmo) Panetta ha dichiarato che Leon “parla perfettamente il dialetto di Siderno“.

When he was chief of staff for (ex-US president) Bill Clinton I went to see him at the White House and we
understood each other perfectly both in our local dialect and in Italian, but not so much in English which I don`t speak too well
“- Domenico Panetta said.

Sono stato suo ospite – spiega Domenico Panetta – quando era nello staff di Bill Clinton e sono andato a trovarlo alla Casa Bianca; ci capivamo benissimo sia in dialetto che in italiano. Un po’ meno in inglese ma perché sono io che non lo parlo bene“.

Leon is very attached culturally to our home (Siderno). He told me he missed it dearly and wanted to visit the land where his family came from. But he was always too busy to do so” he added. “Maybe in his new job he`ll be able to come to Europe and to Italy and even visit us in Calabria. That would be really nice

Culturalmente – prosegue Panetta – Leon è legato alla nostra terra. Mi disse che gli mancava molto e che desiderava tornare a visitare i luoghi da cui proviene, ma le difficoltà sono talmente tante considerati i suoi impegni. Forse con questo nuovo incarico gli capiterà di venire in Europa ed in Italia e mi auguro che venga a trovarci in Calabria, sarebbe bello“.

Ma che tipino strano, questo Mimmo Panetta.

Negli States Leon forse si sarebbe dovuto difendere dalle domande di qualche giornalista che gli avrebbe (impropriamente?) chiesto conto dei rapporti col cugino.

Le azioni e le responsabilità sono personalissime. Ma avere ricevuto alla Casa Bianca l’ex Sindaco di Siderno che negli anni ‘70 a Torino fu denunciato per violenza privata e danneggiamento in concorso, nonché per associazione a delinquere con finalità sovversiva (badate bene che l’associazione mafiosa, all’epoca, non era reato!) potrebbe fare scattare qualche “colpetto” di tosse.

Perché a parte questo ed a parte qualche causa per diffamazione e un’altra denuncia per violazione delle norme sulla campagna elettorale rimane semplicemente ex Sindaco di un comune roccaforte della ‘ndrangheta.

Dove non si muove foglia che i Commisso o i Costa non vogliano.

Visto che – come dice Mimmo – Leon parla il dialetto Sidernese una cosa la vorrebbe, forse, dire al cugino.

“A prossima vota fatti i cazzi toi…!”

antonino monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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