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Tronchetti Provera visto da vicino

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 10 - 2010

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Davanti al Gup di Milano, Mariolina Panasiti, si celebra l’udienza preliminare relativa allo scandalo dei dossier illegati di Telecom Italia.

La cosidetta “security” di Telecom Italia, una struttura che assorbiva 50 milioni di euro l’anno di budget, guidata da Giuliano Tavaroli dossierava politici, giornalisti, concorrenti. Chiunque fosse un “pericolo” da disinnescare per l’azienda, veniva fatto a fettine dall’apparato di “spionaggio” che si avvaleva anche del supporto di Marco Mancini. Un alto funzionario del Sismi sotto la guida di Niccolò Pollari.

C’era poi Fabio Ghioni, capo del “Tiger Team”. Una pattuglia di hacker in grado di sferrare attacchi informatici o realizzare incursioni strategiche su banche dati, server farm o – se necessario – anche singoli sistemi partendo da un grande vantaggio. Operare su una linea telefonica di cui è proprietari. Non c’è firewall che tenga.

Emanuele Cipriani, invece, con la sua  “Polis d’Istinto”, realizzava i “dossier celesti” emettendo una regolare fattura che veniva liquidata dal Telecom Italia attraverso l’enorme budget destinato alla “security”.

Queste persone, ai magistrati – nel corso delle indagini e in dibattimento – ha spiegato di avere avuto rapporti col Top Manager. Che risponde al nome di Marco Tronchetti Provera. Numero uno di Telecom fino a due anni fa.

Tavaroli, Cipriani e Ghioni sono finiti dentro e adesso hanno patteggiato. Ma, lui, Tronchetti, nell’indagine non c’è mai finito.

Dice di non conoscere né Cipriani né Ghioni. E con Tavaroli si sarebbe visto solo “55 volte in 4 anni”. La struttura, che assorbiva 100 miliardi ogni anno, secondo Tronchetti era “autoreferenziale”. “Rispondeva a sé stessa”.

E uno dovrebbe credergli.

Oggi, forse, avrebbe preferito essere un indagato. Perché ascoltato in qualità di testimone ha l’obbligo di “dire tutta la verità” e “non nascondere nulla” di quanto a sua conoscenza.

Ho provato a fargli qualche domanda. Ho realizzato un video che vedrete molto presto in cui gli ho anche chiesto conto della sua gestione di una società quotata in Borsa che ha preso con le azioni a 12 euro e l’ha lasciata che valevano 1 euro e mezzo. Soldi anche dei piccoli azionisti.

Ecco un’anticipazione.

DOSSIER ILLEGALI:TRONCHETTI, HO SEMPRE RISPOSTO A TUTTO (ANSA) – MILANO, 9 MAR – ”Io ho sempre risposto a tutto: e’ scortese rispondere a lei e non al giudice. Sarebbe un grave errore se parlassi fuori, rispondero’ nelle sedi istituzionali”. Lo ha detto Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, rispondendo alle domande di un giornalista che lo incalzava sulla questione dei dossier illegali e della sua gestione in Telecom Italia, poco prima del suo ingresso nell’aula del Tribunale di Milano per rendere una testimonianza assistita nell’udienza preliminare sulla vicenda. Prima di entrare,Tronchetti ha ricordato di essere ”qui come testimone”. Al giornalista che con insistenza chiedeva conto dei presunti illeciti commessi dalla ’security’ di Telecom e Pirelli sotto la sua gestione, Tronchettiha risposto senza scomporsi: ”Ha letto i verbali? Li’ ha tutte le risposte, anche quelle dei magistrati che hanno fatto quattro anni di indagini e non quattro minuti di chiacchiere in corridoio”. (ANSA). ALG-BRU 09-MAR-10 16:28 NNN

DOSSIER ILLEGALI: TRONCHETTI, HO SEMPRE RISPOSTO A TUTTO (2) (ANSA) – MILANO, 9 MAR – Un giovane giornalista free lance, sotto lo sguardo fisso della telecamera, ha incalzato Tronchetti Provera chiedendogli dei suoi rapporti con il capo del Tiger Team, Fabio Ghioni, e con l’ex capo della security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, di come potesse non sapere del dossieraggio illegale e del perche’ fossero state spiate moltissime persone, tra cui il giornalista del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti, e perfino Beppe Grillo, e per finire del declino del titolo in Borsa, durante la sua gestione. ”Perche’ non risponde, perche’ non ci dice la verita?”, ha chiesto il giornalista. ”Dire la verita’ e’ qualcosa che non mi deve insegnare lei”, ha replicato il presidente di Pirelli. La verita’ – ha proseguito – e’ qualcosa che deve dire lei e devo dire io. Sempre”. In precedenza, il presidente di Pirelli aveva gia’ sottolineato di aver ‘’sempre risposto a tutto” e che ‘’sarebbe scortese”, parlare prima di avere reso testimonianza ”nelle sedi istituzionali” proprie. ”Queste sono le regole – ha concluso Tronchetti – e io le rispetto”. (ANSA). ALG/LP 09-MAR-10 17:11 NNN

Che dite? Non gli sto già simpatico??

antonino monteleone

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La ‘ndrangheta in corsia?

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 4 - 2010

sanitel

Appena due giorni fa, con discreto risalto sulle cronache locali (vedi gli articoli de “Il Quotidiano”; di “Calabria Ora”; di “Gazzetta del Sud”), sono stati resi noti i dettagli di un “accordo” siglato tra  la “Fondazione per il Sud“; Enel Cuore e la società “Sanitelgest Group” che qualche anno fa ha costituito un’apposita Onlus per la partecipazione a bandi nel settore socio-assistenziale, e una serie di Comuni della Provincia di Reggio Calabria.

Alla conferenza stampa è stato invitato a partecipare anche la l’assessore alle politiche sociali Attilio Tucci.

Si tratta – cito il resoconto della conferenza stampa – di un “progetto integrato di telesoccorso, teleassistenza e sostegno sociale per anziani che si trovano in situazione di disagio e residenti nei seguenti comuni: Bagnara Calabra, Fiumara, Palmi, Mormanno, Rizziconi, San Roberto, Sant’Alessio in Aspromonte”.

Grazie al progetto “Telesanitel” – dal nome della società-azienda-onlus-cooperativa – saranno finanziati l’installazione e messa in funzione di 70 apparati di teleassistenza per altrettanti anziani individuati dai Comuni “partners” nell’ambito di un bando apposito che scadrà il 17 marzo di quest’anno.

Fin qui una lodevolissima iniziativa.

Anzi, per usare le parole di Giorgio Righetti, direttore generale della “Fondazione per il Sud”, “un progetto esemplare”.

Alla conferenza stampa, oltre all’assessore Attilio Tucci, era presente anche il responsabile media di Enel Cuore onlus, Domenico Trapasso e l’amministratore di “Santitelgest Onlus”, Domenica Scopelliti.

A questo punto, però, si inceppa tutto.

Qualcuno non sapeva o ha fatto finta di non sapere delle cosette non proprio di poco conto.

Cos’è Sanitelgest Group?

Si tratta di una società cooperativa a responsabilità limitata che opera nel campo dell’assistenza agli anziani.

Il marchio Sanitel viene ceduto anche a realtà locali che lo spendono con un sistema molto simile al franchising e quando si tratta di partecipare a gare d’appalto di una certa importanza, viene di volta in volta costituito un c.d. RTI, raggruppamento temporaneo di imprese, in cui partecipa la sede centrale Sanitel e la sua “succursale sul territorio”.

Nel comprensorio di Reggio Calabria esiste, infatti, la cooperativa Sanitelgest Onlus.

Dal sito istituzionale apprendiamo che:

la Cooperativa SANITELGEST ONLUS, si propone di svolgere la propria attività ed ha lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana ed alla integrazione sociale dei cittadini, attraverso lo svolgimento di attività di gestione di servizi assistenziali socio – sanitari ed infermieristici.

Però c’è una storia che non tutti sanno e che merita di essere raccontata.

Uno spaccato di come “funziona” il meccanismo. Di come una politica disattenta e cialtrona possa rendersi complice, quando non connivente, di situazioni molto poco chiare.

Il 19 dicembre del 2005 il Comune di Reggio Calabria, predispone un bando di gara per il “Conferimento del servizio di assistenza per la gestione del reparto uomini presso “Ricoveri Riuniti” e “Casa Giramondo“. Importo a base d’asta 41mila euro e spiccioli IVA inclusa.

I “Ricoveri riuniti” sono il nome di una storica casa di risposo comunale che si trova nel quartiere “Eremo-Condera”, proprio lungo la strada che porta alla basiica che custodisce l’effige della santa patrona della città dello stretto, un centinaio di metri prima dall’istituto ortopedico.

Quaranta posti letto, 20 uomini e 20 donne, in cui trovano ristoro anziani rimasti soli o in condizioni di salute tali da richiedere una pronta assistenza quasi lungo tutto l’arco delle 24 ore.

Di strutture così ce ne vorrebbero molte di più. Il problema della cura degli anziani è un fardello, costoso ed estenuante, per moltissime famiglie. Una questione molto complessa comune e molti territori.

Spesso però la gestione di queste strutture viene “esternalizzata”  e cominciano i guai.

E torniamo alla gara bandita nel 2005.

Vi prendono parte la Cooperativa ASIA e, per l’appunto, SANITEL Gest Onlus di Reggio Calabria  in RTI con SANITEL GEST Group di Novara.

Il 20 gennaio del 2006, con il punteggio massimo di 100, la commissione composta dalla Dirigente del Settore Politiche Sociali Carmela Stracuzza, da Loredana Pace (in sostituzione di Adelaide Marcianò) e da Egidio Surace, aggiudicava – in via provvisoria – l’appalto all’RTI Sanitel anche grazie ad un ribasso del 10,50%, rispetto al 7,13% della concorrente.

Ma non è solo il ribasso a decretare la vittoria. Ma il ricco curriculum di attività svolte da Domenica Scopelliti, co-titolare della Sanitel Onlus di Reggio Calabria.

L’autocertificazione prodotta, però, presentava più di un’irregolarità.

Per aggiudicarsi la gara era necssario avere svolto attività simili in altre strutture. Per tanti anni e con ottimi risultati.

Domenica Scopelliti, ragioniere analista programmatore, con attestato di “guida naturalistica” conseguito nel 1991, presso il CIAPI di Catona (RC) ha capito nel 2002 di avere altre aspirazioni.

Nel 2002 ottiene un brevetto di “Operatore di centrali di teleassistenza” e, dopo un passato da commessa in un negozio di abbigliamento per bambini, si specializza nel coordinamento di “servizi socio-assistenziali” presso varie strutture. Su e giù per l’Italia.

Ad esempio a Colizzano, in provincia di Savona. A Grignasco, Novara, presso la casa di riposo “82′ Brigata Osella” per conto del Consorzio C.A.S.A. di Gattinara, Vercelli. Oppure a Staffolo, in provincia di Ancona. Un’altra casa di riposo.

Questo lo dice la signora Scopelliti. Ragioniere, analista, teleassistente, naturalistica.

Ma la cooperativa seconda classificata decide di verificare, al posto dell’Amministrazione Comunale che invece avrebbe dovuto farlo motu proprio, se quel ricco curriculum fosse vero oppure no.

E così si viene a sapere, dal Comune di Staffolo (AN) che “non risulta che la sig.ra Scopelliti Domenica ha svolto servizio di coordinamento per la gestione dei reparti“. Che presso il Consorzio C.A.S.A. di Gattinara (VC) la Scopelliti “risulta ad oggi operatore NON CONOSCIUTO“. A Calizzano la casa di riposo “Suarez” dice che con la Scopelliti “non ha mai avuto rapporti”.

Le “indagini” se così possono definirsi cominciano a febbraio e ottengono le prime risposte, ne ho citate alcune, quasi 6 mesi dopo.

Le reazioni.

L’avvocato Antonio Alberto Martinelli, del foro di Roma, invia alla cooperativa ASIA, che cercava di capire come facesse la signora Scopelliti ad aver fatto così tante cose in pochi anni, una diffida “dal continuare a porre in essere qualsivoglia comportamento calunniatorio e/o diffamatorio nei confronti della signora Scopelliti” solo per avere “inopinatamente” chiesto informazioni alla casa di riposo di Staffolo.

Ma non è tutto. Martinelli diffida anche la casa di riposo “dal rilasciare qualsivoglia dichiarazione”.

A giugno del 2006 interviene Bruno Costantino, Presidente della Sanitel Gest Group di Novara, che – sfidando il buon senso – comunica al Comune di Reggio Calabria che la Scopelliti “non è stata strutturata all’interno delle case di riposo” – quindi ha mentito o è stata estreamamente imprecisa nella stesura del suo curriculum – “ma bensì l’incarico è stato conferito alla Soc. Coop. Sanitelgest Group ed all’interno e nella struttura di questa la sig.ra Domenica Scopelliti, ha prestato servizio di Coordinamento per la gestione delle Case di Riposo”.

E qui casca, di nuovo, l’asino.

Perché mentre Costantino conferma e ribadisce, tra gli altri, l’incarico presso la casa di riposo “Suarez”, viene smentito perché viene risposto che nessun rapporto vi era mai stato con la ditta “SANITEL GEST” di Novara. Mentre il consorzio C.A.S.A. della casa di cura di Gattinara, sul punto, dirà che tra gennaio 2000 e dicembre 2001 il servizio di “Terapista della riabilitazione e Infermieristico” era stato affidato ad una ditta “Sanitel” che però si trova in altra sede, rispetto a quella amministrata da Costantino, ed ha un’altra partitia iva. Risulta infatti titolare tal Rossana Blondelli.

L’amministrazione comunale, sotto le continue richieste di aggiornamento dei parametri utilizzati nella gara di affidamento del servizio di gestione dei “Ricoveri riuniti”, batte in ritirata.

Facciamo un passo indietro.

Il 6 marzo la dirigente Carmela Stracuzza comunica alle imprese Sanitel (aggiudicataria provvisoria) e Asia (esclusa) l’avvio della procedura per la rideterminazione del punteggio assegnato della commissione.

Questo perché non potevano ritenersi validi i servizi prestati in provincia di Varese, di Milano e Oderzo. E per l’evidente “incongruenza” rispetto alle attività a Gattinara e Calizzano.

Il 10 marzo arrivano altre carte bollate. L’avvocato della Scopelliti, Natale Polimeni, scrive ai dirigenti comunali per ottenere l’accesso agli atti di gara. In particolare per sapere perché il Comune ritenesse “incongruenti” le documentazioni prodotte.

L’11 di aprile, siamo sempre nel 2006, un nuovo atto formale col quale si “intima e diffida” il Comune ad assegnare “in via definitiva” l’appalto alla Sanitelgest Onlus.

Tra queste due date, però, accade qualcosa di strano.

La notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo ignoti danno fuoco alla macchina della dirigente comunale Carmela Stracuzza. La stessa che, tra le tante pratiche amministrative, aveva in mano anche la gara per i “Ricoveri Riuniti”.

Nessuna ipotesi che possa collegare le vicende però, a questo punto, non è possibile fare a meno di prendere nota di un particolare.

Domenica Scopelliti è sposata con un certo Antonino Caccamo. Dalle visure camerali fatte su Sanitel Gest Onlus risulta che quest’ultimo, almeno fino al 2007, ha mantenuto la carica di amministratore dell’impresa condivdendola proprio con la Scopelliti, della quale, peraltro, è il marito.

Adesso bisogna fare molta attenzione.

Questa gara, dopo tonnellate di carte, finisce nel nulla.

Si troverà la formula amministrativa migliore per “salvare capra e cavoli” e chiudere l’intera vicenda.

C’è un appunto – vergato a mano da una dirigente sul frontespizio di uno di questi documenti – che fa più o meno così “Si valutino con attenzione le circostanze allegate poiché, se fondate, inficiano la validità dell’aggiudicazione all’ATI. La gravità di quanto documentato pone la necessità di ulteriori chiarimenti (…) Parrebbe che le autocertificazioni prodotte dalla ditta (Sanitel) risultano false“. Siamo al 18 luglio del 2006.

Qual è la formula adotta per annullara la gara?

Dopo i “visto”, “letti gli atti”, “considerato che” e bla bla bla si dirà che “si è ridimensionato il numero degli anziani”; “a causa dei lavori di ristrutturazione si è dovuto procedere ai lavori di un reparto“; “la casa Giramondo è chiusa per interventi igienico-sanitari“; pertanto tutto annullato.

E vissero tutti felici e contenti.

Niente affatto.

Sanitel ci riprova. E si confronta, ancora una volta, con la cooperativa ASIA.

Siamo alla fine del 2006, tra ottobre e dicembre, e viene bandita una nuova gara.

Con determinazione n. 4090 del 20 novembre 2006 viene indetta l’asta pubblica per il “Servizio infermieristico presso la struttura Ricoveri Riuniti”.

Stesso scenario.

Gennaio 2007 viene nominata la commissione. Componenti Carmela Stracuzza, Adelaide Marcianò e Egidio Surace.

La Stracuzza, presidente, sarà sostituita da Giuseppe Chilà il 27 febbraio 2007. In quella sede la Sanitel Gest Onlus sarà ammessa alla gara, con riserva, per una irregolarità nella presentazione della fideiussione richiesta nel bando.

Una “problematica” che sarà superata dalla commissione il 12 marzo che riscontra l’esistenza di “giurisprudenza favorevole” all’ammissione di una fideiussione priva della firma del titolare della cooperativa, in questo caso beneficiario della garanzia assicurativa.

Apertura buste il 19 marzo.

Questa volta, da una base d’asta di 46mila euro, il ribasso di Sanitel sarà del 34% contro il 30% della solita concorrente ASIA.

Che quindi perde la gestione di un servizio che, fino a quel giorno, operava nella stessa struttura.

Il servizio sarà definitvamente assegnato a Sanitelgest Onlus il 27 luglio del 2007 con determina n. 2769.

Ma ecco il colpo di scena. Il coup de teatre.

Due giorni prima la Squadra Mobile di Reggio Calabria fa scattare l’operazione “Gebbione”. Un colpo durissimo per gli appartenenti alla cosca della ‘ndragheta dei Labate operante nella zona Sud di Reggio Calabria.

Tra gli arrestati anche Caccamo Giovanni. Fratello di Antonino Caccamo, cl. 1970, detto “Ninuzzo”.

Si proprio lui. Il marito di Scopelliti Domenica e amministratore della Sanitelgest Onlus, specializzata nell’assistenza socio-sanitaria. Quella che partecipa alle gare d’appalto del Comune di Reggio Calabria con la documentazione falsa e gli avvocati pronti a ringhiare.

Antonino Caccamo compare nell’ordinanza di custodia cautelare perché considerato dagli inquirenti un punto di riferimento di Santo Labate, fratello del capo cosca Pietro, nella gestione di attività commerciali fittiziamente intestate a prestanome.

Appare evidente – scrive il GIP Natina Pratticò -  come CACCAMO Giovanni 1975, unitamente al fratello CACCAMO Antonino cl.1970, titolare dei locali ove ha sede la predetta cooperativa, collabori fattivamente con LABATE Santo nella dissimulazione della reale titolarità delle attività economiche imprenditoriali, avviate dallo stesso LABATE Santo per conto della cosca, tra le quali giova ricordare va annoverato non solo la anzidetta cooperativa, ma anche un centro estetico.

Al processo, davanti al GUP, il 14 gennaio 2009, saranno assolti entrambi. Sia Giovanni che Antonino.

Nel 2008 però, Antonino Caccamo, che lavora anche con l’omonima impresa funebre di cui è titolare, viene arrestato dalla Polizia perché sorpreso a dare fuoco all’autovettura di un volontario della “Confraternita Misericordie”.

Concorrente diretto della Sanitelgest, in particolare, nel settore dell’assistenza agli anziani.

E alla mente torna l’episodio subito dalla dirigente Stracuzza nel marzo del 2006.

Ma la vita va avanti. E Caccamo Antonino non risulta più nemmeno co-titolare dell’azienda della moglie. Troppo rischioso.

A dicembre 2009 il Comune di Reggio Calabria ha predisposto un nuovo bando.

La delibera di Giunta n. 580 del 18 dicembre 2009  recita “Approvazione proposta riorganizzarione Ricoveri Riuniti 2 istituzione fondazione“.

Qualcuno già si frega le mani.

Nel frattempo, alla Provincia di Reggio Calabria, hanno presentato un “progetto esemplare“. E Sanitel si prenderà cura di 70 vecchietti nella Provincia.

antonino monteleone

p.s.: L’Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Reggio Calabria, Attilio Tucci, ci tiene a precisare ai lettori che nessun “protocollo” o “accordo” è stato siglato tra l’amministrazione provinciale e alcuna società del network Sanitelgest.

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Lando Carria

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 27 - 2010

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Molto di rado “ricevo e pubblico” qualcosa.

Ma non potevo non rendere omaggio ad un’inziativa, geniale e provocatoria al tempo stesso, della quale ancora so molto poco. Ma ho già mandato una mail all’indirizzo ufficiale per avere un contatto con gli ideatori che meritano un applauso.

Signore e signori, “cazzu iu”, ecco il vero volto della Calabria.

Ecco a voi Lando.

Lando Carria.

Carrialando…

Sarà in corsa alla carica di Governatore sostenuto da una lista fortissima. Quella del movimento CdM.

Calabria da Morire

simbolo_cdm

Il programma? E’ tutto un programma!

Eccolo.

“Svelerò il vero volto della politica calabrese”. Si presenta così Lando Carrìa, il candidato alla presidenza della Regione Calabria di “Calabria da morire”, il nuovo movimento della società civile che sfiderà la politica calabrese.

Lavoro, ambiente, emigrazione e sanità sono i quattro temi cruciali per il futuro della nostra regione. Tutti ne parlano da decenni, ma nessuno risolve i problemi dei calabresi. “Ecco perché ho deciso di scendere in campo – afferma Lando Carrìa, candidato dell’ultima ora alle Regionali calabresi e convinto di potere vincere a sorpresa le elezioni – Offriremo le nostre proposte sorprendenti per risolvere problemi annosi, per pensare al futuro della Calabria”.

“Calabria da morire” metterà la propria maschera nell’agone della politica calabrese e toglierà la maschera a tutti i candidati. Racconterà di lavoro e disoccupazione, di politica e malapolitica, di ambiente da conservare e di devastazioni, di lavoratori migranti aggrediti e sfruttati, di un servizio sanitario da rifare. I cittadini elettori calabresi stiano tranquilli: questa volta non ci saranno più spazi per ambiguità e parole non dette, per i dietro le quinte e gli accordi nascosti. Vi racconteremo la verità. I politici stiano attenti.

“Mi troverete senza preavviso per le strade delle città calabresi, sul web, sui giornali e le tv – Lando Carrìa anticipa le prossime mosse della sua campagna elettorale – e vi accorgerete che la realtà nella politica calabrese supera la fantasia”.

Una rivoluzione in quattro punti

Lavoro

In Calabria la disoccupazione è un problema gravissimo e si sa che un esercito di disoccupati è terreno fertile per la ‘ndrangheta.

Noi siamo convinti che questo problema si possa e si debba risolvere.

Il nostro ottimismo nasce dalla considerazione dei punti di forza della nostra regione. In Calabria esistono risorse umane di grande qualità, giovani preparati, cervelli dinamici, menti colte e creative, competenze professionali di alto livello, un mercato del lavoro con potenzialità dirompenti che deve essere messo al servizio dello sviluppo della Regione. È su queste virtù che bisogna fare leva per risolvere una volta per tutte l’odioso problema della disoccupazione. Per raggiungere questo obiettivo sarà fondamentale un uso oculato delle risorse che verranno dai fondi europei e nazionali. Il nostro impegno sarà per una maggiore efficienza e trasparenza su questo versante.

Ambiente

La valorizzazione delle risorse ambientali della nostra regione può essere la soluzione di tutti i nostri mali. La Calabria è una terra ricca di strepitose bellezze naturali, siti archeologici di indiscutibile valore, beni di grande interesse artistico e culturale. Bisogna mettere questo patrimonio in condizione di produrre ricchezza, di essere fonte di sviluppo potenziando il sistema dei trasporti e costruendo strutture ricettive fornite di personale qualificato. [che siano in grado di fornire servizi di alto livello per competere con le più importanti mete (località) turistiche. ]

Strutture di questo tipo avrebbero anche l’enorme pregio di assorbire buona parte della disoccupazione giovanile. Noi intendiamo puntare tutto sulla nostra posizione strategica e sullo sviluppo del Mediterraneo. Le notizie di rifiuti tossici depositati per mare e per terra, dell’aumento dei casi di tumore, di città costruite su bombe ecologiche, di interi quartieri costruiti negli alvei dei torrenti o in zone a rischio frana, hanno però diffuso un’immagine negativa (apocalittica) della nostra terra: sono necessarie decisioni importanti e soluzioni radicali.

Migrazioni

La Calabria è una terra ospitale e accogliente ma è anche la terra che ha riesumato la schiavitù come forma di contratto di lavoro. I fatti di Rosarno hanno sollevato un problema fino ad ora taciuto: la forza lavoro migrante è una realtà importante e rappresenta, soprattutto al Sud, un fattore fondamentale per sopperire alla carenza di servizi sociali pubblici. Attingendo alla nostra memoria collettiva di popolo che ha vissuto il fenomeno migratorio e facendo tesoro delle esperienze maturate lontano dai nostri luoghi intendiamo proporre un modello di integrazione in cui per tutte le parti coinvolte siano chiari diritti e doveri e in cui siano accolti (trovino spazio e impiego) i soggetti più deboli. Noi ci facciamo carico di questo problema ed assicuriamo che eventi come quelli di Rosarno non si ripeteranno mai più.

Sanità

Per un sistema sanitario più efficiente sono necessari maggiori investimenti e maggiore trasparenza nel loro impiego: potenziare le strutture ospedaliere e realizzarne di nuove, fornirle dei necessari macchinari, migliorare le prestazioni, garantire trasparenza negli appalti, procedere alla nomina dei responsabili sulla base di criteri funzionali e trasparenti, impiegare le ingenti risorse finanziarie (la sanità è il maggiore capitolo di spesa del bilancio regionale) destinate alla sanità in maniera razionale per offrire adeguata assistenza ai cittadini, farla finita, una volta per tutte, con la tristezza dei viaggi della speranza che, naturalmente, penalizzano le fasce più deboli della popolazione.

Attualmente lo stato delle cose in tema di sanità pubblica è di crisi nera, come i numerosi casi di malasanità testimoniano. Noi vogliamo risolvere questo nodo con una soluzione che vi sorprenderà.

p.s: giuro che, al momento, non so chi ci sia dietro l’inziativa. Ma il manifesto era irresistibile…

Il salotto, la toga e le collusioni

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 8 - 2010
 

di Antonino Monteleone e Claudio Cordova per Strill.it

“Se hanno messo una bomba davanti alla Procura Generale vuol dire che era un messaggio per la Procura Generale altrimenti la mettevano davanti la Corte d’Appello o in Tribunale”.
Nicola Gratteri, magistrato che conosce bene le dinamiche della ‘ndrangheta a Reggio Calabria, risponde alle domande di Fabio Fazio che lo ha ospitato nella puntata domenicale di “Che Tempo che fa” su Rai3.
“Non facciamo di tutto quello che sta accadendo un’insalata” – ha detto Gratteri quando Fazio gli ha ricordato l’attentato in Procura Generale e l’auto “che praticamente era un’arsenale” ritrovata il giorno della visita di Napolitano – “però è certo che la risposta deve essere adeguata. Altrimenti rischiamo grosso”.

“Non serve dire siamo uniti e compatti. Sono solo chiacchiere. Bisogna dare una risposta molto precisa a quanto accaduto”.

Gratteri inarca il sopracciglio e guarda lo schermo. Sembra dire qualcosa a qualcuno.

E lo fa mentre da ambienti investigativi, nonostante indagini che si svolgono nella massima riservatezza ed a ritmo serrato, trapelano alcune indiscrezioni che se confermate aprirebbero lo scenario più inquietante che si potesse immaginare nelle ore immediatamente successive al gesto che ha scosso l’opinione pubblica nazionale.

Salvatore Di Landro, il nuovo Procuratore Generale, avrebbe fatto saltare un ingranaggio che alcuni “principi del foro” hanno negli anni messo a punto e lubrificato con frequentazioni “nobilissime” nei salotti buoni della Città dello Stretto.

Troppe volte magistrati in prima linea hanno denunciato l’assottigliamento delle distanze tra chi difende gli imputati e chi li porta alla sbarra davanti ad un Giudice che, sulla carta, dovrebbe avere tre caratteristiche. Essere terzo, disinteressato e rispondere solo alla legge.

Lo disse, in tempi non molto lontani, Salvatore Boemi – il pm di “Olimpia” – e lo ripeté prima di concludere la propria carriera anche Luigi De Magistris.

Entrambi hanno lasciato la toga. Entrambi con la stessa amarezza.

La contiguità tra i diversi settori del grande comparto della Giustizia. Avvocati brillanti e rispettati che conoscono fin troppo bene il carattere, talvolta qualcosa di più, dei magistrati più “anziani” di ciascun distretto. I circoli, i club service, i ristoranti, i teatri, le logge massoniche. Con l’appartenenza ostentata negli uffici o in blindatissimi studi legali. Che sbriciolano quelle barriere ideali che gli sguardi più ingenui ritengono esistere ed essere insormontabili.

La distanza che separa guardie e ladri.

Le stesse di cui parla l’inviato speciale del SOLE 24 ORE Roberto Galullo che ha un blog intitolato proprio così. “Guardie e Ladri”.

Anche Galullo accenna all’inconfessabile verità che potrebbe venire fuori come una melma maleodorante che rischia di gettare un’ombra scurissima su una parte del lavoro di magistrati del distretto.

Mutare carriere e reputazioni di persone considerate incorruttibili e impavide.

“Forse la bomba a Reggio ha avuto anche il compito di avvertire almeno tre-persone-tre (di cui molti sanno i nomi, i cognomi e persino i soprannomi) che negli uffici giudiziari vivono e lavorano. Lavorano, magari, non al servizio della Giustizia.”

Scrive Galullo che affonda la penna “Conosco i nomi, i cognomi e i soprannomi di queste persone considerate da molti “ambigue”. Li conoscono anche coloro che potrebbero intervenire per rimuoverli. Ma non per spostarle da un ufficio all’altro (è già successo) ma per denunciarle e perseguirle. Le prove sono li, sotto gli occhi di tutti”.

Ora, in un Paese che vorrebbe almeno fingere, con una grande prova recitativa, di essere serio, le parole, chiare, chiarissime, di Galullo rappresenterebbero una “notitia criminis” su fatti che tutti, giustamente, si sono presi la briga di giudicare “gravissimi”.

Non in Italia, non in Calabria.

Gli scorsi giorni, presso gli uffici della Procura Generale, quelli colpiti dalla bomba del 3 gennaio, sono stati assai intensi: ispettori ministeriali hanno ascoltato i magistrati, hanno chiesto e ottenuto fascicoli e hanno passato al setaccio le storie giudiziarie degli ultimi anni.

Voci di corridoio raccontano di un Procuratore Generale, Salvatore Di Landro, assai deciso su un cambiamento di strategia nella gestione di un ufficio che, negli ultimi anni, aveva vissuto un periodo di serio appannamento.

I riscontri forniti da Di Landro agli ispettori del Ministero della Giustizia sarebbero assai duri e indirizzati verso determinate direzioni.

Insomma, qualcosa di strano potrebbe essere avvenuto. Se gli ispettori del Guardasigilli Alfano sono giunti in riva allo Stretto è perché, evidentemente, potrebbero esserci, come scrive anche Galullo, strane commistioni.

C’è una storia che vale la pena raccontare.

E’ l’operazione “Rosarno è nostra 2″, a svelarla. L’operazione ha consentito alla Squadra Mobile di Renato Cortese di stringere le manette ai polsi di alcuni affiliati alla cosca Bellocco di Rosarno, nei giorni in cui la piana era sotto i riflettori per la rivolta degli schiavi nordafricani, un avvocato molto noto, Armando Veneto, secondo le ipotesi investigative, consigliava ai suoi clienti quando presentare le istanze di scarcerazione perché a conoscenza – secondo la Procura – della “linea di pensiero” di alcuni presidenti di Sezione; così anche dietro la Procura Generale si nasconderebbe la garanzia di “benevolenza” di un avvocato al suo cliente condannato all’ergastolo.

Potrebbe essere un esempio eloquente rispetto alla gestione, evidentemente distorta, della Giustizia, messa in atto da alcuni soggetti.

Meccanismi strani, lo abbiamo detto. Il nuovo Procuratore Generale Salvatore Di Landro, venuto a conoscenza di alcune circostanze poco chiare, avrebbe spezzato tali meccanismi decidendo di scombinare le turnazioni di tutti i sostituti.

Scompaginando così i piani di chi potrebbe addirittura speso, senza titolo, un’amicizia illustre per raggiungere obiettivi che nessuno si sarebbe mai sognato di assecondare, se lo avesse saputo o capito.

Cambia il PG e durante le udienze la musica cambia.

Così viene armata la mano di chi di dovere, manovalanza al servizio di quelle cosche di ‘ndrangheta dotate dell’autorevolezza per compiere un gesto simile. Quelle cosche i cui rampolli non vivono certo lontano dagli stessi circoli frequentati da buoni e cattivi nello stesso tempo.

E il botto fuori dalla Procura diventa un segnale. Un segnale con due soli significati possibili.

Per Salvatore Di Landro, perché capisca che questa “turnazione” non è buona.
Per chi potrebbe aver tradito il proprio giuramento. Perché – come scrive Galullo – le cosche vogliono “ricordargli che devono trovare una soluzione. Altrimenti…”

Una mazzata colossale contro la crescente fiducia dei cittadini nei confronti della magistratura e delle Istituzioni in generale attorno alle quali, in tanti, hanno cominciato a fare quadrato.

Una dimostrazione che le cosche penetrano in ogni palazzo. E che venisse anche il Presidente della Repubblica, le strade sono le loro.

Ad un mese dalle elezioni regionali, un avvertimento chiaro.

E però la bomba del 3 gennaio potrebbe essere, paradossalmente, catartica. Non è escluso che altre ispezioni ministeriali possano interessare, ancora, gli uffici della Procura Generale, ma, secondo indiscrezioni, il materiale raccolto fin qui dagli inviati di Alfano sarebbe tutt’altro che lusinghiero sull’operato di alcuni operatori dell’ufficio.

E la conseguenza sarebbe inevitabile: i trasferimenti immediati dei soggetti interessati.

Le figuracce del PD in Calabria e Campania

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 2 - 2010

A metà gennaio si parlava di accordo certo con l’Udc per superare la candidatura di Loiero che non piace più a quelli che appena cinque anni fa si inventarono le primarie farsa dei “grandi elettori” del centro-sinistra calabrese.

Spuntò fuori il nome di Roberto Occhiuto, ex consigliere regionale oggi deputato Udc, e lo scenario che si sarebbe aperto lasciava spazio ad enormi riflessioni. Anzi ad una considerazione.

Il Partito Democratico calabrese, ancora troppo dipendente dal sistema – anzi dal network – di Tonino Saladino (compagnia delle opere e compagnia cantando) fu determinante nell’elezione di Loiero. Il suo primo vice, Nicola Adamo, assieme alla moglie Enza Bruno Bossio, era ed è al centro di affari dalle cifre milionarie che dai fondi comunitari per progetti inesistenti passano dall’eolico fino ad arrivare alla somministrazione del lavoro interinale. Negli uffici della Regione Calabria, ma non solo.

E con l’Udc cosa sarebbe cambiato?

Molto poco.

Roberto Occhiuto, non tutti forse lo sanno, molti fanno finta di non ricordarlo, è legato a doppio filo a quel Tonino Gatto, uno dei top manager della Despar Italia, finito sotto la lente di ingrandimento della magistratura per alcune movimentazioni finanziarie non molto chiare.

Lo stesso Tonino Gatto che, due anni fa, ammise di avere finanziato con 50mila euro la campagna elettorale di Agazio Loiero nel 2005.

E Gatto fu socio in affari di Roberto Occhiuto nella compravendita dell’emittente televisiva cosentina TEN – Tele Europa Network.

Ora il PD in Calabria continua a brancolare nel buio e molti dei gerarchi del partito perdono il sonno solo al pensiero che il candidato unitario del centro-sinistra possa essere quel Pippo Callipo lanciato da Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris già alla fine dello scorso anno.

Annullate le primarie non rimarrà che affidarsi all’inquisito Loiero che aveva promesso che non si sarebbe ricandidato in caso di rinvio a giudizio nell’inchiesta Why Not, quando sapeva che avrebbe scelto il rito abbreviato che è la richiesta di un giudizio immediato.

Oggi che l’accusa gli contesta “solo” l’abuso d’ufficio, quasi quasi esulta. Con una nota del suo portavoce (ma è ancora Lullo Sergi o Antonio Soluri?) si mostra sereno, quasi ad ostentare una gravissima ipotesi di reato.

Si rischia di fare la fine della Campania che candida l’inquisito De Luca, sindaco di Salerno. Perché i tempi stringono e non c’è nessuno che voglia farsi avanti in una battaglia che sembra già persa.

Le risposte di Bersani di questo pomeriggio, non rincuorano affatto.

antonino monteleone

p.s.: mentre finisco di scrivere, a Lamezia Terme, si svolge l’assemblea del PD calabrese. Per decidere con chi perdere. Galline che si azzuffano. Per finta. L’unico progetto che hanno in mente è non perdere nemmeno un pezzo del potere accumulato.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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