Archive for the ‘calabria’ Category

A chi da fastidio la BandaFalò

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 23 - 2010

Lavoro da qualche giorno ad alcune riflessioni che volevo condividere con voi, lettori di questo blog, che riguardano il mio futuro professionale (ancor più marcatamente lontano da Reggio Calabria); l’assurda pantomima della “crisi” politica al Comune di Reggio Calabria e della maniera in cui i media locali hanno trattato la vicenda; l’ultima (forse la più stupida) delle querele ricevute; il prossimo numero di “S” (il primo è stato un successo oltre ogni aspettativa, quindi grazie!).
E poi dare una risposta ai tanti amici che chiedono al sottoscritto, ed ai promotori, come si è conclusa la raccolta fondi in mio favore finalizzato all’acquisto di una nuova auto dopo l’attentato incendiario che ha visto la mia mitica Fiat Idea andare in fumo.

Invece bisogna dire due paroline chiare sullo scandaloso boicottaggio istituzionale subito ormai da diversi mesi dai ragazzi della “BandaFalò”.

Per prima cosa chiariamo cos’è BandaFalò.

Lo faccio io che nella struttura ci ho messo piede solo una volta. Si tratta di un gruppo di ragazzi che a dispetto del tentativo di affibbiargli il cliché di fancazzisti hanno, pochi anni fa, ripulito e reso fruibile una spiaggia a nord di Villa San Giovanni. Gestiscono con successo un lido e buona parte dei proventi viene utilizzata per finanziare il sostegno diretto ad alcune popolazioni africane della Costa d’Avorio.  Bisognerebbe applaudirli e invece gli si scaglia contro l’inferno.

La spiaggia di Porticello è oggi uno spazio in cui si può trascorrere piacevolmente una giornata al mare in una spiaggia attrezzata dai prezzi contenuti  che la sera si trasforma in ritrovo per ragazzi e non animato da serate musicali a tema.

Non i lidi-discoteca a cui sono abituati gli avventori del Lungomare reggino.

Un paio di giorni fa un blitz congiunto Guardia di Finanza e Nas dei Carabinieri, con tanto di unità cinofile, hanno fatto irruzione nel bel mezzo di un concerto per smantellare non una grande organizzazione crminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti, ma due-tre persone che si fumavano uno spinello. Insomma una canna.

E per un paio di canne è scattato un blitz antidroga con risultati peggiori di una battuta di pesca di due mariti sconsolati.

Il profondo rispetto che il sottoscritto nutre per le Forze di Polizia tutte mi impone di valutare i fatti per quelli che sono. L’operazione è stata ordinata e non riesco a credere che ci fosse un’articolata attività investigative dietro un fallito tentativo di individuare chissà quali partite di hascisc, marijuana e cocaina.

Profondo rispetto nutro anche verso la verità. Quindi chiariamo una cosa. E’ vero, come è vero, che qualcuno ha fumato dell’erba alla Bandafalò. Ed è vero, come è vero, che, come in qualsiasi altro lido aperto la sera, qualcuno abbia bevuto alcolici di ogni genere. Forse alla BandaFalò non troverete gente in mocassini e cardigan sulle spalle con l’aria odiosamente fighetta da Rotary Club (e questo non può che deporre bene per la BandaFalò), ma descrivere l’intero ambiente e le persone che lo frequentano alla stregua del più lurido dei S.E.R.T

Il forte contrasto tra la nota stampa divulgata ai media dai Carabinieri e il contenuto del verbale di sopralluogo rilasciato ai titolari delle concessioni è una delusione che avrei preferito evitare.

Ieri qualcuno ha fatto in modo che alcuni dei permessi, che garantiscono la sopravvivenza di un posto che non fattura centinaia di migliaia di euro come i lidi in mano alle cosche, affidati a prestanome con bravi avvocati, venissero messi in discussione.

Un caso?

Considerato che gli stessi problemi erano sorti all’inizio della stagione estiva non mi sorprende più.

Ma c’è un altro fatto che va considerato per andare in fondo alla storia della BandaFalò.

Dalle parti della spiaggia di Porticello trascorre le vacanze, in una villa – secondo alcune indiscrezioni che presto verificherò nei dettagli – già beneficiaria di un robusto condono edilizio un noto magistrato reggino (donna, Presidente di sezione del Tribunale del capoluogo) infastidita dal frastuono proveniente dalla spiaggia gestita dai ragazzi di BandaFalò.

E se, oltre a non fare parte del sistema mafioso che detta legge a Reggio Calabria come a Villa San Giovanni, fosse proprio questa la loro grave colpa?

antonino monteleone

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La cricca

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 7 - 2010

Mentre continuo a trascorrere gli ultimi sgoccioli di ferie estive a nove ore d’aereo da Reggio Calabria, non sono riuscito a fare a meno di continuare a seguire le notizie da questo grazioso delirio adagiato sul mare.

Tra le altre amenità, a proposito della crisi politica in atto al Comune di Reggio Calabria, non ho potuto fare a meno di notare come il Governatore Scopelliti ammonisse il dimissionario Raffa da un pericolo che nessuno vorrebbe correre.

“A Reggio sta tornando la cricca”.

Oddio, ho pensato. Menomale che in tutti questi anni da Sindaco ha saputo tenere a bada “gli appetiti” dei malintenzionati. Nessuno gli ha ricordato una condanna per danno erariale da un milioncino e passa di euro. Ma vabbé.

Poi ho visto la foto in cima a questo post.

Ed ora è tutto più chiaro.

Caro Raffa, stia tranquillo.

Il problema di Scopelliti, al momento, è che- oltre ai direttori di giornale – vuole scegliere lui le “cricche” con cui avere a che fare.

am

Buon sangue non mente

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 31 - 2010

Si balla, al lido “Calajunco”. Un seguitissimo quotidiano presente in “1648 edicole” (oppure “ogni mattina in mille comuni”, se preferite) regala alla città “della gioia” il resoconto degli “spruzzi di anni ‘80″ che un gruppo di sedicenti “deejays in voga negli anni scorsi” (infatti hanno sfondato tutti!) ha regalato ad una folta platea di quelle persone per bene di cui siamo pienissimi ad ogni angolo di strada.

Rievocando i vecchi tempi e ballando fino all’alba, un cronista impareggiabile ha raccolto le dichiarazioni degli avventori del locale, in un articolo in cui non vi è una traccia che sia una sulle ipotesi investigative che hanno come protagonista proprio quella struttura balneare.

Si da il caso che l’intero bollettino di propaganda, oltre a scambiare la pubblicità con le notizie sia anche tremendamente puntuale nei resoconti. Infatti mercoledì 29 propina in cronaca la festa della domenica (25 luglio). Sempre sul pezzo, insomma.

Lunedì, scorso, il Tribunale del riesame ha restituito alla proprietà il ristorante “Le Palme” e, sembra di capire, molto presto accadrà la stessa cosa per il “lido che si trova nella parte bassa del lungomare Falcomatà” – si apprende dalla particolareggiata descrizione (anche se trovarselo sulla parte alta sarebbe stato un po’ difficile…).

Qui però non si tratta di capire se Salvatore Mazzitelli, appena scarcerato, sia stato o no un prestanome del boss latitante Cosimo Alvaro. Avrà tutto il tempo che gli serve per dimostrare la sua estraneità ai fatti.

Qui si tratta di capire quale sia l’informazione e quale la marchetta. E perché si mescolino così sapientemente.

Mentre Roberto Saviano è attaccato da fior di calciatori e personaggi dello spettacolo, noti intellettuali, perché coi suoi scritti avrebbe fatto una “pessima pubblicità” della Campania; ci si ostina a non capire che, invece, è la prospettazione di una realtà alterata la vera iattura per una comunità.

Chi e come decide cosa è una notizia e cosa non lo è?

La politica ha eroso molti spazi, dettando l’agenda dei giornali e, come si è visto di recente, anche i nomi dei direttori. Ma non è una imposizione quella di riempire intere pagine di giornale con la rassegna dei convegni.

Volete una prova?
Sfogliate un giornale locale. Basterà contare quante foto di scrivanie rivolte ad una platea ci sono per capire lo spazio sottratto al lettore. Scrivanie e pose fotografiche rivolte ad una platea, spesso vuota.

Così un pezzo sul lido sequestrato-che-diventa-discoteca-illegalmente fa contenti gli organizzatori che non provano vergogna. Caratteristica in comune con l’autore della prodezza.

E nessuno si sorprende più del fatto che qualche giorno dopo gli arresti dell’operazione “Meta”, quando in programma al Calajunco era previsto Alan Sorrenti, il vocalist della serata, un certo Nick, si fosse a più riprese lanciato nelle più struggenti invocazioni: “Barone ci manchi”; “Barone ti vogliamo bene”.

“I reggini hanno risposto alla grande, a conferma che quando c’è l’atmosfera giusta le feste riescono sempre”. E’ scritto così dal giornalista-professionista-dipendente-di-ente-pubblico (ma il sindacato dei giornalisti è a conoscenza di una certa leggina del 2000?) e forse non ha tutti i torti.

Ed è anche vero che domenica, come si apprende da un altro dinosauro delle piste da (s)ballo “c’erano tutti quelli che c’erano vent’anni fa al Papirus!”

Oh che bello. Se ne ricordano due in particolare. Uno si chiamava Nino Fiume, ‘ndranghetista oggi collaboratore. A stretto contatto con la comitivs di un altro personaggio niente male. Uno che ha fatto carriera. E’ stato Sindaco ed oggi fa il governtore di una Regione felice. Due grandi assenze, che peccato.

Pensateci bene. Cinquant’anni passati a trattare tutte le notizie come si tratta una partita di pallone, o una festa in discoteca, fa male alla memoria collettiva. Ammorba le coscienze e appiattisce i toni di ogni confronto politico e sociale.

Spesso si finisce a parlare dei Minzolini. Della prostituzione culturale e di come, diceva Hugo, “c’è chi pagherebbe per vendersi”.

Ma non è giusto paragonare le prostitute a certi giornalisti, per un motivo molto semplice: ci sono cose che una prostituta non fa. Anche se vanta una “vasta e comprovata esperienza” nel settore. E sono figli d’arte.

S-pazientiti?

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 25 - 2010

Una cosa è certa: gli edicolanti di Reggio Calabria e provincia ci avranno riservato qualche espressione colorita per via dell’altro numero di persone assetate di informazione che si aspettavano di trovare il “loro” nuovo mensile pronto per essere sfogliato.

Ci dispiace, parlo a nome dell’intero gruppo, che un problema alla macchina che “impacchetta” i giornali costringa molti di voi a pazientare ancora. Fino a martedì!

In quella data, mi è stato assicurato, almeno 2mila copie di “S” raggiungeranno le edicole principali della Città. Le restanti saranno completamente coperte entro venerdì. Alla faccia degli scaramantici!

Però è giusto ricompensare la vostra attesa e la risposta massiccia testimoniata dagli edicolanti subissati di richieste. Perciò, domani, assieme a Claudio Cordova abbiamo deciso di anticiparvi qualcosina delle 116 pagine a colori che troverete martedì!

A lunedì, con un piccolo assaggio di “S”.

am

S-barco in Calabria

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 23 - 2010

Talpe, pizzini, gerarchie mafiose, bisbigli, e soldi. Montagne di soli. La ricchezza accumulata dai clan. Il potere esercitato in Calabria e in Lombardia. Chi comanda a Reggio e Milano oggi. Come votano le ‘ndrine. Come penetrano i salotti.

C’è tutto questo e molto altro in un progetto editoriale che mi vede protagonista e del quale vado orgoglioso.

La rivista in Sicilia, a Palermo, è conosciuta per la sua autorevolezza e sfrontatezza. La mafia come non la racconta nessuno. La cronca nuda e cruda. Verbali, intercettazioni, ma, ancor di più, l’analisi delle più importanti inchieste. E brillanti articoli che, spesso, anticipano quello che poi si rivelerà prova giudiziaria.

Questo è S a Palermo.

La copertina che vedete, invece, è S che sarà, da domani, nelle migliori edicole calabresi e di Milano.

Sono contento perché stiamo avviando un percorso per offrire a questo territorio che vive in una cappa di disinformazione un nuovo strumento per conoscere fatti che non pssono sempre leggersi altrove. In parte perché c’è chi vuole gente “narcotizzata” e in parte perché l’informazione quotidiana comprima spazi di analisi ed approfondimento che un mensile, invece, offre con prepotenza.

Sono contento, ancora di più, per avere potuto condividere anche questa esperienza, l’inizio di quella che sarà una bella avventura, con un collega a cui sono legato da una profonda stima e amicizia. Claudio Cordova.

Senza nulla togliere a colleghi brillanti come Claudio Reale, Andrea Cottone e Davide Milosa.

Vi lascio al comunicato ufficiale dandovi appuntamento domani nelle edicole cittadine.

***

I pizzini, i verbali, gli affari e le intercettazioni sulla “Cupola calabrese” colpita al cuore dalle maxiretate di luglio che hanno portato in cella 350 affiliati alla ‘ndrangheta

che avevano fatto di Milano il quartier generale da cui gestire gli affari dei boss. Questi i contenuti con cui il news-magazine S, del gruppo Novantacento, di Palermo, sbarca nelle edicole oltre lo Stretto con un’edizione calabrese interamente dedicata all’organizzazione criminale che si è dotata di una gerarchia simile a Cosa Nostra.

«In 116 pagine full-color – riporta un comunicato – il mensile diretto da Francesco Foresta, ricostruisce punto per punto le fasi delle indagini e i capi di imputazione che coinvolgono l’esercito di 350 uomini agli ordini del super-boss Condello: dagli appalti in Calabria e Lombardia alle relazioni con uomini delle istituzioni, passando per le lettere del boss ai familiari, i retroscena del delitto dell’assicuratore Filianoti e i rapporti tra colletti bianchi e le ‘ndrine.

E poi le estorsioni imposte a tutta Reggio Calabria, il nuovo organigramma delle ‘ndrine, le lupare bianche e gli occhi dell’organizzazione criminale calabrese sull’affare del decennio, l’Expo che si terrà a Milano nel 2015». «È un numero speciale – prosegue la nota – che passa ai raggi X gli affari della ‘ndrangheta a livello nazionale, che raccoglie in un unico volume le fasi delle inchieste ‘Metà e ‘Criminè e che spiega gli equilibri di potere a Reggio Calabria e i collegamenti tra le cosche e gli ambienti politici calabresi».

A firmare gli articoli, oltre a Davide Milosa, Andrea Cottone e Claudio Reale, due cronisti cresciuti alla scuola di strill.it: Claudio Cordova e Antonino Monteleone. (due nostre conoscenze :-) )

S – Calabria sarà in tutte le edicole calabresi, e nelle principali rivendite di Milano a partire da sabato 24 luglio a 3 euro.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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