Archive for the ‘calabria’ Category

Il mio Afghanistan, su La7

Posted by Antonino Monteleone On maggio - 3 - 2011


 

Rieccoci cari amici. “E ti ripresenti con questa faccia di c**o?” Ehi, che accoglienza!

Sono ritornato, almeno in apparenza. Sono lontano da questo spazio da ormai troppe settimane ed è ora di trovare una buona scusa e riprendere a ritmo serrato visto che di cose ne sono successe e, visto il prevedibile esito delle elezioni che si consumeranno a giorni, tutto ciò che vi avrà fatto schifo fino ad oggi lo rimpiagerete. Credetemi.

Il blog ha avuto qualche problemino, di natura esclusivamente tecnica. E’ stato, come dicono gli esperti, “down” (giù) per qualche giorno. Ma adesso, forse, abbiamo risolto. Anche se l’aspetto, andrebbe ulteriormente migliorato (il mio amico Marco si metta una mano sul cuore).

Gli ultimi due mesi li ho dedicati a cercare un modo efficace per raccontare cosa stanno facendo le nostre truppe schierate in Afghanistan dal 2004. Ci sono riuscito malamente e solo grazie all’aiuto delle persone che mi sono state vicine e che ho incontrato (anche a 5000 km da casa) sulla mia strada.

Ho guardato neglio occhi ragazzi più giovani di me lasciare la casa nella quale sono cresciuti con una sana convinzione di fare una cosa giusta in un una nazione in difficoltà. Ho stretto la mano ad ufficiali in divisa che hanno i capelli bianchi o qualche in ruga in più per il peso dei ragazzi che hanno perso sul campo. Anche loro convinti di aver fatto la cosa giusta. Ho visto da vicino, nella politica, la sfumatura che separa l’impegno e l’attenzione prima che questo scivoli nel ridicolo e nell’ostentazione.

Ho visitato palazzi tirati a lucido dove il fine non è la salvaguardia di alcuna nazione e di alcun popolo, ma la migliore performance finanziaria.

Ho respirato un sacrificio genuino e, qualche volta, una rancida ipocrisìa.

Non ho nulla contro i militari italiani, non sono un “pacifista” oltranzista, ringrazio lo Stato Maggiore della Difesa per l’ospitalità e la cordialità. Credo che dovremmo imparare a superare un retaggio vecchio di 50 anni fa e chiamare le cose col loro nome. Sono però convinto che quattromila soldati in un paese così lontano sono un lusso che solo un Governo credibile può permettersi.

Dunque, il video che c’è in apertura è la mia “buona scusa” per l’assenza prolungata.

E’ il servizio andato in onda su La7 dentro Exit. Il programma di approfondimento e attualità per il quale, per chi ancora non lo sapesse o non l’avesse capito, lavoro dalla scorsa estate. Ne avevamo immaginato uno più lungo e strutturato, poi l’attualità ci ha costretti ad anticipare e rinunciare ad alcune parti per salvarne altre.

Finito di vedere il servizio rimanete in attesa.

Continuo, da lontano, a seguire le cronache locali e qualcosa non mi torna.

Ciao!

Orsola Fallara e i conti che non tornano

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 26 - 2010

di Antonino Monteleone per voglioscendere.it

Una donna di carattere. Che sapeva il fatto suo. Con doti professionali certamente rare, non fosse altro per il carico di lavoro e le pressioni a cui, per otto anni, ha resistito con invidiabile fermezza.
Finché non ha deciso di togliersi la vita in un modo inusuale.

Orsola Fallara, 44 anni, dirigente comunale a Reggio Calabria ha scelto di ingerire dell’acido muriatico che l’ha devastata dall’interno. Inusuale ed atroce per le sofferenze patite prima che, nonostante due interventi chirurgici, lasciasse due figli ed una Città attonita. Dove il ronzio dei bisbigli negli angoli delle strade, come l’aria che si respira, diventa sempre più insopportabile.

La semplice cronaca degli ultimi fatti prima di quel tragico 15 dicembre basterebbe (?) a chiudere il caso con la sorpresa, finendo poi per ricondurre il gesto alla vergogna insopportabile per le accuse che gli sono state mosse negli ultimi mesi.

Aveva sopportato attacchi, molto duri, da parte dell’opposizione in consiglio comunale che accusava lei e l’ex Sindaco Giuseppe Scopelliti, di fare “magheggi” col bilancio per nascondere un deficit stratosferico e qualche mossa azzardata. All’appellativo di “Maga Circe” che le affibbiò Massimo Canale, già da tempo, rispondeva sorridendo e scherzandoci su.

Scrivi Fallara, leggi Scopelliti.
Il “modello Reggio” e le sue sfaccettature. Lele Mora e Valeria Marini. L’acqua che manca. La promozione turistica. La “Città Metropolitana”. Le piazze restaurate. I panetti di tritolo. La ‘ndrangheta. Le discoteche. La cocaina. Il pizzo. Il festival del cinema. Il trofeo di Poker. Gli swap.

La voglia di un “riscatto politico e sociale” per Reggio, secondo Scopelliti. “Solo facciata”, costosissimo marketing, per gli oppositori. I conti che non tornano sono diventata un problema per Peppe Raffa, il vice di Scopelliti, subentrato dopo le scorse elezioni regionali. Che ha già affrontato quattro crisi in 6 mesi e che in Orsola Fallara forse non vedeva più un membro dell’amministrazione, ma un ostacolo nel tentativo di fare chiarezza sullo stato di salute del bilancio.

Poi arrivano le denunce e la situazione precipita.
Orsola Fallara viene tirata in ballo per la liquidazione di una serie di compensi scaturiti dall’aver rappresentato il Comune di Reggio Calabria davanti alla commissione tributaria provinciale. Se fosse stata una dipendente Comunale non ne avrebbe avuto diritto, ma dirigeva il settore Finanze e Tributi in qualità di consulente esterno all’amministrazione. Dunque le liquidazioni, paradossalmente lecite, rappresentavano comunque un fatto imbarazzante per la loro entità. Un somma complessiva di oltre 800mila euro relativi agli ultimi cinque anni che si sommava allo stipendio non certo misero. I creditori, fuori dalla porta del suo ufficio, erano una presenza fissa.

Qualcuno ogni tanto perdeva le staffe, alzava i toni. Impassibile, tirava diritto. Lei stessa ha poi autorizzato i pagamenti a suo favore in tempi molto difficili per il bilancio del Comune che l’opposizione considera in pre-dissesto, mentre per la maggioranza si tratta di semplici, seppur problematiche, “sofferenze di liquidità“. L’ex assessore regionale al Bilancio, Demetrio Naccari porta le carte in Procura paventando degli illeciti. Lei si difende, ma ammette l’errore dal punto di vista etico. Si dice pronta a restituire le somme incassata, ma solo dopo che un Giudice avrebbe stabilito che erano indebite avviando un procedimento civile. Il Sindaco pro-tempore la sospende per trenta giorni. E’ un susseguirsi di conferenze stampa e dichiarazioni. La scarica anche Giuseppe Scopelliti. “Ha sbagliato” dirà ai giornalisti. “Ma è chiaro che colpendo lei vogliono danneggiare me“.

Il 15 dicembre convoca i giornalisti, non risponde alle domande. Ripercorre la vicenda, ribadisce la consapevolezza di aver commesso una leggerezza, chiede scusa a “Scopelliti, politico con la “P” maiuscola” e, sul finire, lancia una dichiarazione che letta oggi inquieta: “I responsabili di quello che mi accadrà saranno Giuseppe Raffa e Demetrio Naccari“.

Torna a casa. Le danneggiano l’auto rubando un cellulare e i documenti usati in conferenza stampa. Due ore dopo con la stessa auto arriva sulla banchina del porto cittadino, avvisa i Carabinieri di volersi suicidare e poi, stando alle ricostruzioni, ingerisce l’acido.
Una quantità troppo consistente perché non sorgano forti dubbi su cosa è accaduto. Ne basta una piccola quantità per rendere un ambiente irrespirabile. Qualche goccia brucerebbe così tanto – spiega un medico che ha lavoranto in pronto soccorso – da rendere impossibile la deglutizione.

E poi le chiamate per i soccorsi. E’ possibile che prima abbia ingerito l’acido e poi chiesto aiuto? E poi perché quel modo di togliersi la vita? Nessuna autopsia, un funerale a meno di 24 ore dal decesso. E un fascicolo, il terzo che riguarda Orsola Fallara, aperto dal Procuratore Aggiunto Ottavio Sferlazza e dal sostituto Sara Ombra quando la salma era già stata tumulata.

Sarà per il carattere forte, ai limiti dell’arroganza, grazie al quale custodiva il rispetto di tutti, ma questa è una morte che lascia chiunque si interessi alla questione colmo di interrogativi. Tutti lo pensano, pochi lo dicono. Troppe cose non quadrano.

antonino monteleone

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Calabria tra ‘ndrine e massoni

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 11 - 2010

di Antonino Monteleone per voglioscendere.it

Il Gup di Locri ha rinviato a giudizio quattro persone per “truffa ai danni del servizio sanitario nazionale“. Truccati l’appalto per la fornitura dei lettini, per il materiale di consumo; per le attrezzature elettromedicali. L’ospedale di Locri è al centro di una lunga indagine nata dalla relazione del Prefetto Paola Basilone, inviata a fare il punto sulle condizioni operative, ma soprattutto, su quelle ambientali, lì dove qualche settimane prima avevano ammazzato a colpi di pistola Franco Fortugno, il vice presidente del Consiglio Regionale che da anni denunciava irregolarità nell’ospedale in cui lavorava.
La “relazione Basilone” certificò che quello di Locri da presidio sanitario si era trasformato in presidio della ‘ndrangheta che lo usava per arricchirsi e dare lavoro.
La tac ed il laboratorio d’analisi erano fuori uso perché bisognava favorire i privati convenzionati che sull’inefficienza pubblica costruivano la loro fortuna. Parenti e familiari delle più potenti famiglie mafiose, dai Cordì di Siderno ai Morabito di Africo Nuovo, con in tasca una laurea presa non si sa come all’Università di Messina si trovavano tutti a prestare servizio lì. Gli stipendi pagati puntualmente, anche a chi, successivamente, fu tratto in arresto e poi condannato con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.
Ma la cosa più sorprendente è la presenza, tra le persone alla sbarra dal prossimo 11 gennaio, di Maria Grazia Laganà. Parlamentare del Pd e già membro della Commisione Antimafia è la moglie di Fortugno. Il medico-politico fatto fuori al seggio per le primarie del centro-sinistra il 16 ottobre del 2005.
L’indagine pendeva sulla sua testa già da tre anni. E non pochi imbarazzi provocò, nella stessa commissione di cui fece parte, ogni qualvolta ci si occupava proprio dell’indagine nata, ecco il paradosso, anche grazie alle denunce del marito scomparso. Lei si difende dalle accuse augurandosi che “venga fatta al più presto chiarezza“.
E di cose da chiarire, Maria Grazia Laganà, ne ha un po’.
Da quando si organizzò con un certo Mimmo Crea per le elezioni provinciali del 2006. Per Crea, in questi giorni, è stata chiesta una condanna a 16 anni di reclusione al termine del processo “Onorata sanità”. Ottenne con le minacce l’accredito per la sua clinica privata “Villa Anya” a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, cittadina in cui, nonostante gli arresti, tutto passa dalle mani della famiglia Iamonte. Storico casato mafioso con ramificazioni che si estendono dalla punta dello stivale fino in Brianza.
Ma c’è di più. Gli assassini del marito di Maria Grazia Laganà, Alessandro e Vincenzo Marcianò, lavoravano nella segreteria politica di Mimmo Crea ed avrebbero deciso di fare fuori Fortugno proprio per consentire la surroga di Crea, che aveva preso qualche centinaio di voti in meno di Fortugno.
Crea, per quel delitto, non fu nemmeno indagato. Ma le evidenti connessioni con lo “staff elettorale” impegnato ad eliminare i competitors avrebbe dovuto, per opportunità, impedire alla Laganà anche di prendere un solo caffè con Crea.
Alla sbarra con l’onorevole del Pd anche Pasquale Rappoccio. Il titolare della Medinex Srl è accusato di aver condizionato gli appalti nell’ospedale di Locri. Un personaggio che secondo un’informativa della Guardia di Finanza, già nelle mani dei Pubblici Ministeri Mario Andrigo e Marco Colamonici, “unitamente al fratello Vincenzo attraverso il controllo, esclusivo o compartecipato, di numerose strutture societarie attive, oltre che nel settore delle forniture sanitarie, anche in quello turistico alberghiero, svolgerebbero, per conto della cosca Libri, un intensa attività di reimpiego di capitali di illecita provenienza”.
E infatti Pasquale Rappoccio avrebbe costituito delle società con Pietro Siclari, già noto per i suoi collegamenti con le cosche Alvaro e Serraino e una condanna nel maxi processo Olimpia contro la ‘ndrangheta, e Vincenzo Barillà, con a carico “precedenti penali per falsità”.
A tenerli uniti, secondo i finanzieri, un progetto di “acquisizione di un albergo, nell’ambito di una strategia mafiosa finalizzata alla realizzazione del controllo nel settore alberghiero nella città di Reggio Calabria, e nell’avvio di nuove iniziative imprenditoriali attraverso l’acquisizione di immobili dismessi da vari Enti”.
Nel frattempo, Pietro Siclari, è finito in manette nell’ambito dell’inchiesta “Entourage” che ha svelato un sistema di imprese in grado di condizionare gli appalti pubblici nel territorio dell’intera provincia di Reggio Calabria.
Ma Rappoccio, oltre ad essere considerato un vero e proprio “prestanome” coltiverebbe la passione per i grembiuli, le squadre ed i compassi. E’ un massone, Pasquale Rappoccio, iscritto alla Gran Loggia Regolare d’Italia che fa capo al Gran Maestro Fabio Venzi.
Almeno cinque Logge, a Reggio, farebbero capo all’organizzazione massonica nata dalle ceneri della disciolta P2. La “Tommaso Campanella”; “Araba Fenice”; “San Giorgio”; “Esclapio”; “Alchimia”. Massoneria, Sanità e, non poteva mancare la politica.
Rappoccio è in contatto con “con vari esponenti del mondo politico, sia nel centro destra che nel centro sinistra, non curandosi minimamente dell’ideologia”.
Lo scopo delle frequentazioni politiche sarebbe solo quello di avere “le persone giuste nel posto giusto” al fine di “incrementare e tutelare” i propri interessi economici. Un esempio? Lo fa la Guardia di Finanza che evidenzia la sua “infedeltà” politica provata dalla sua frequentazione con l’ex Sindaco di Reggio Calabria ed oggi Governatore, Giuseppe Scopelliti, Pdl, che mette in contatto con Lele Mora per l’organizzazione di eventi promozionali e dalla “scelta di campo di segno opposto” alle politiche del 2006 testimonianta dal sostegno pubblico “attraverso i quotidiani locali” l’onorevole Marco Minniti del Pd che poi fu Vice Ministro agli interni dell’ultimo Governo Prodi.
E sempre Rappoccio, rinviato a giudizio con Maria Grazia Laganà, vedova Fortugno, è al centro di un’altra storia. Ancora più complessa. Che dalla sanità attraversa la politica e finisce in mezzo ai servizi segreti.

antonino monteleone
1/Continua

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O mia bella madu’ndrina

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 30 - 2010

Per rimanere così a lungo lontano dal blog dovevo cercarmi una buona scusa. Un libro mi pare accettabile, no?

Fare l’inviato per un programma in onda su una Tv nazionale è una delle esperienze più entusiasmanti della mia carriera giornalistica. Ad Exit, per La7, ho incontrato colleghi straordinari; autori brillanti ed una conduttrice come non te l’aspetti. Umile, disponibile e pronta ad ascoltare.

Gli impegni, tanti, mi hanno lasciato il solo spazio per non dimenticarmi di seguire tutte, e dico tutte, le ultime vicende che riguardano la Calabria.

Hanno arrestato gli autori della mia intimidazione; gli investigatori, a Reggio, stanno ricomponendo il puzzle della strategia della tensione contro le istituzioni. I movimenti antimafia stanno crescendo e questa è una buona notizia.

Avrei voluto commentare decine di eventi. Invece ho dedicato ogni secondo di queste ultime settimane alla scrittura della mia “opera prima”.

Due anni fa ho conosciuto un cronista. Fine analista politico ed attento osservatore. Politicamente, forse, stiamo agli antipodi. Ma sulla complessa materia che abbiamo trattato abbiamo avuto piena sintonia.

Felice Manti ha avuto, come primo merito, quello di avere la pazienza di sopportare la mia pigrizia cronica e la mia incostanza che fa di me una persona a volte poco affidabile. Ma ci ho messo, in tutte le pagine scritte, la stessa passione e lo stesso entusiasmo che chi segue questo blog conosce sicuramente.

Non volevamo che questo libro fosse l’ennesima ribattuta di una letterattura giudiziaria che si trova con certa facilità in libreria. Abbiamo scritto un racconto. Un viaggio da Sud a Nord e ritorno. Spiegando quando e come la ‘ndrangheta si è impadronita del nord. Ma il perché lo abbiamo cercato a Reggio.

Aliberti Editore ha deciso di raccogliere i miei deliri letterari e per questo suo coraggio devo ringraziarlo.

A Reggio Calabria la ‘ndrangheta vive il suo presente e disegna un futuro che, a dispetto di chi ancora se la mena con “Osso Mastrosso e Carcagnosso”, non conosce più riti né padrini. Né onore e né rispetto. Contano i soldi. L’unica referenza che da sola basta ad assicurare un posto di primo piano nella società delle persone “perbene”.

Raccontiamo l’area grigia fatta di politici, faccendieri, servizi segreti, funzionari pubblici, sbirri e magistrati collusi. E lo facciamo per il profondo rispetto che invece nutriamo nei confronti dei loro omologhi che, tutti i giorni, onorano la divisa, la toga, le funzioni loro assegnate nel rispetto delle leggi e della costituzione.

Abbiamo letto le carte ed abbiamo capito che, talvolta, sono contraddittorie. Altre volte sono interpretate male. Per andare oltre abbiamo raccontato quello che abbiamo visto coi nostri occhi, a Reggio come a Milano, e che “nelle carte” non ci è ancora finito, sperando che qualcuno se ne accorga.

Poi abbiamo deciso di guardare in faccia i protagonisti di questa lotta. Di questa guerra dove più d’uno gioca sporco.

E’ stata dura tenere da parte alcune storie che riteniamo importanti, ma vorremmo che, quel poco che raccontiamo, sia compreso nella sua interezza.

A scandire i capitoli del racconto le strofe di un brano rap, scritto da un autore calabrese. Si chiama Turi aka Calabro9. E’ forse la più alta espressione dell’hip hop in terra bruzia. E la sua “Capeesh” dall’album “Lealtà e rispetto” per certi versi è geniale. Oltre che perfetta per questo libro.

Ci sono in programma diverse presentazioni in tutta Italia.

Per adesso vi comunico la data della conferenza stampa ufficiale.

Giovedì 9 dicembre 2010 ore 11:00 – Circolo della Stampa
- Corso Venezia, 16 – Milano (MI)

a presto

antonino monteleone

Cronaca di un’intimidazione

Posted by Antonino Monteleone On settembre - 30 - 2010

Dall’ordinanza di custodia cautelare a carico di 22 persone emessa dal Gip di Reggio Calabria Domenico Santoro, che ha portato all’arresto di 15 persone questa notte, con l’accusa di associazione mafiosa responsabile, tra le altre cose, dell’attentato dinamitardo contro la Procura Generale, pubblico interamente la parte che riguarda il contesto e le modalità operative con cui si è realizzato l’incendio della mia macchina.

Dagli insulti al paragone con Roberto Saviano. Fino alla fidanzata di uno dei simpatici pezzi di merda arrestati oggi che gli confida di “aver sognato il giorno del loro arresto”.

ECCO IL TESTO

*****

Forse il più preoccupante dei danneggiamenti (sempre che si possa fare una scala di gravità di tali azioni delittuose, destinate a minare la sicurezza della collettività e, pertanto, efficaci nel senso di garantire la percezione dell’incombente alone di intimidazione mafiosa) è quello in danno del giornalista MONTELEONE Antonino, che, come si vedrà, nessuna remora aveva avuto a denunciare quelli che erano, all’epoca, i sospetti sull’autore del reato; sospetti che si sarebbero rivelati fondati grazie agli esiti delle operazioni di intercettazione.

Nella notte tra il 04.02.2010 ed il 05.02.2010 viene commesso un danneggiamento a mezzo incendio ai danni di un’autovettura FIAT IDEA targata DH571AJ, in uso a MONTELEONE Antonino Salvatore, nato a Reggio Calabria l’01.02.1985, attività delittuosa questa che assume particolare valenza in ragione delle motivazioni, che sottendono tale gesto.

Lo stesso MONTELEONE, nel denunciare il danneggiamento dell’autovettura a lui in uso, avvenuto fra il 4 ed il 5 febbraio 2010 riferiva:

-       che  aveva visto gli autori del danneggiamento (due persone, una delle quali indossava un giubbino di colore bianco);

-       che il giubbotto bianco gli riportava alla mente una persona da lui conosciuta di nome NAVA Ivan, sul quale aveva scritto un articolo sul suo BLOG in occasione dell’arresto di DE STEFANO Giuseppe;

-       di aver filmato, nel pomeriggio del 03.01.2010 nei pressi della Procura Generale, proprio il NAVA Ivan mentre si trovava, in qualità di passeggero, a bordo dell’autovettura FIAT 600 targata BY*121*XJ, unitamente ad altra persona che non conosceva;

-       che il NAVA Ivan aveva fatto segno a CRUCITTI David di avvicinarsi e di avergli  chiesto se (MONTELEONE) lo avesse ripreso;

-       che alla risposta del CRUCITTI, il NAVA, si allontanava dicendogli di riferire (al MONTELEONE) di stare attento.

Il filmato a cui si fa riferimento è proprio quello girato dal MONTELEONE il pomeriggio del 03.01.2010 nei pressi di Piazza Castello di Reggio Calabria, in occasione della manifestazione di solidarietà nei confronti della magistratura e che ritrae NAVA e LAVENA a bordo dell’autovettura FIAT 600 targata BY*121*XJ, in uso al LAVENA.

In particolare dalle attività tecniche, sia ambientali che telefoniche, è emerso che:

-                 il danneggiamento è stato effettuato da NAVA Ivan Valentino, nato a Reggio Calabria l’11.07.1985, PITASI Nicola, nato a Reggio Calabria il 28/02/1979 e BARBARO Antonino, nato a Reggio Calabria il 26.12.1986;

-                 gli stessi si sono recati ad effettuate il danneggiamento a bordo dell’autovettura FIAT 600 targata BY121XJ, prestatagli da LAVENA Felice, nato a Reggio Calabria il 04.07.1982.

Alle ore 20.11 del 04.02.2010 (progr. 583) viene registrata una conversazione in entrata sull’utenza n. 327/8238676 (RIT 83/10 DDA) in uso a BARBARO Antonino, dall’utenza n. 329/0780322 in uso a NAVA Ivan Valentino. In particolare BARBARO e NAVA stabiliscono di vedersi a casa di NAVA in tarda serata (trascrizione n. 143 dell’allegato A).

Ora registrazione: 04/02/2010 20.11.36

BARBARO:Oh. Ivan.
NAVA: Allora compare dove sei?
BARBARO: Io, sto andando a casa per mangiare
NAVA: Per mangiare?
BARBARO: Si
NAVA: Eh… come, come re…. come restiamo, che fai dopo?
BARBARO: Ci vediamo più tardi.
NAVA: Passi da me?
BARBARO: Si ma….. con il tardi però Ivan.
NAVA: Verso che ora passi?
BARBARO: Non lo so.
NAVA: Dopo che mangi dalla ragazza più tadri, intorno alle dieci.
BARBARO: No, più tardi.
NAVA: Più tardi?
BARBARO: Uh.
NAVA: Ah.
BARBARO: Tu sei a Reggio?
NAVA :No, io sono con la macchina, a te aspetto ora sono in giro.
BARBARO: Eh….. ma…. ci vediamo con il tardi però.
NAVA: Passi?
BARBARO: vengo io direttamente o no?
NAVA: Aspetto a te io? Dai.
BARBARO: Perchè io ora mangio e mi appoggio un pò
NAVA: Ti appoggi un poco?
BARBARO: Uh…. e poi vengo.
NAVA: Dalla ragazza?
BARBARO: Non è che te ne vai?
NAVA: No, che me ne vado a casa sono, a te aspetto, se mi dici un orario mi tengo preci…..mi tengo… scendo.
BARBARO: Una volta che parto ti chiamo.
NAVA: Va bene, ok
BARBARO: Non andare a coricarti vedi ah?
NAVA: Che mi corico i coglioni? Se mi dici che passi, passi.
BARBARO: Ti ho detto che io passo, quando mi libero passo.
NAVA: Ciao.
BARBARO: Va bo, ciao.
NAVA: Ciao.

Alle successive ore 21.00 (progressivo 289) viene registrata una conversazione in entrata sull’utenza n. 0965/29730 (RIT 40/10 DDA) attestata presso l’abitazione di LAVENA Felice, dall’utenza n. 329/0780322 in uso a NAVA Ivan Valentino. In particolare NAVA Ivan contatta l’abitazione di LAVENA, ma i familiari gli riferiscono che non è a casa (trascrizione n. 144 dell’allegato A).

Monica: Pronto.
NAVA: Monica, Ivan passami a Felice per favore.
Monica: Eh…. non c’è Ivan.
NAVA: Ah… non è a casa?
Monica: No non è….. io sono arrivata poco fa, ma non c’è.
NAVA: Ok ciao.
Monica: Ciao.

Dalle 21.51 il NAVA riprova più volte, a distanza di pochi minuti, a contattare LAVENA Felice sia sull’utenza di casa che sul cellulare, senza però riuscirvi (sintesi n. 145 – 146 – 147 – 148 – 149 dell’allegato A).

Il contatto tra NAVA Ivan e LAVENA Felice avviene alle successive ore 22.29; infatti al progressivo 1688 viene registrata una conversazione in entrata sull’utenza n. 392/4832768 (RIT 75/10 DDA) in uso a LAVENA Felice, dall’utenza n. 329/0780322 in uso a NAVA Ivan Valentino. Nello specifico NAVA riferisce a LAVENA che ha provato invano a contattarlo e che comunque sta per raggiungerlo (trascrizione n. 150 dell’allegato A):

NAVA: Ciao cugino dove sei?
LAVENA: A casa.
NAVA: Se sono passato e non ci sei.
LAVENA: Come non ci sono?
NAVA: Sono due ore che sono passato, ora torno dai, ciao.

La conferma dell’incontro tra i due si acquisisce alle successive ore 22.37. Infatti dall’analisi delle intercettazioni ambientali registrate a bordo dell’autovettura Fiat 600 targata BY121XJ, in uso a LAVENA Felice, si registra, al progressivo n. 300, (RIT 40/10 DDA) una conversazione tra LAVENA e NAVA Ivan. Quest’ultimo, rivolgendosi all’altro, che rimane fuori dall’abitacolo dell’autovettura, gli chiede se è normale che la frizione sia così dura. E’ chiaro, quindi, che NAVA Ivan ha preso in prestito la macchina del LAVENA Felice. NAVA, quindi, si reca all’incontro con BARBARO Antonino e PITASI Nicola (trascrizione n. 151 dell’allegato A).

Auto ferma.

NAVA: ma la frizione è normale che è così dura.
LAVENA: Ah?
NAVA: E’ normale la frizione che è dura?
LAVENA: No, è normale …inc…. mi raccomando vedi che …inc…
NAVA: Oh Felice!

22.37.23 Auto in movimento. A bordo NAVA Ivan.
Nessuna conversazione.
22.39.20 Auto ferma

NAVA Ivan: Ci avviamo? …inc…lasciato la mia macchina li sopra, da Bombolo. Vedi che …inc…. le mie cose.
PITASI Nicola: Se ci fermano …inc…
BARBARO Antonino: La chiave dov’è?
NAVA IVAN: Lui ce l’ha.
PITASI Nicola: Bombolo?

BARBARO Antonino: Chi è…..da Bombolone?PITASI Nicola: Ah….NAVA Ivan: Ah?
PITASI Nicola: …la bottiglia?
NAVA Ivan: …inc… prendiamo un rotolone e ci facciamo un giro.
PITASI Nicola: Vedi che canzoni che ha questo cornuto!
NAVA Ivan: Sto bastardo bombolone, …inc…fatto.
PITASI Nicola: Eh…
NAVA Ivan: Peccato, è un bravo ragazzo.
BARBARO Antonino: Bombolone? Con chi era con Totò EROI?
NAVA Ivan: No, solo. Ha questo cazzo di coso….inc…ha questa cazzo di cosa che si…inc…
Cade il collegamento

La conversazione continua al successivo progressivo 302 (RIT 40/10 DDA); più in particolare:

-                nella prima parte si capisce che gli stessi si debbano recare in un luogo di loro conoscenza, ma che ancora sia presto per raggiungerlo. Inoltre NAVA commenta il fatto che sarebbe meglio che lui non fosse visto, per evitare problematiche analoghe a quelle accadutegli in precedenza;

-                nel proseguo della conversazione si capisce che gli stessi stanno effettuando un sopralluogo per individuare il punto in cui commettere il danneggiamento, poiché gli interlocutori parlano del fatto che c’è gente (Eccola là, puttana non la vedi?) e che NAVA manda sicuramente BARBARO a controllare che ci sia la macchina (con esito negativo);

-                dal rilevamento satellitare emerge che l’autovettura, a quell’orario, si trovi nella zona Archi. Ciò che è importante sottolineare è che quella non è la zona, dove NAVA, BARBARO e PITASI, effettueranno il danneggiamento dell’autovettura un’ora dopo, ma è la zona dove il giorno 06.02.2010, NAVA, BARBARO e LAVENA danneggeranno, mediante incendio, l’autovettura di ROMEO Emilio Antonio, di cui si parlerà nel paragrafo successivo.

-                nel proseguo, gli interlocutori parlano ancora del fatto che la macchina non si trova (trascrizione n. 152 dell’allegato A);

si riporta la trascrizione:

NAVA: Che c’è? …inc… Nino. Se aveva Agroschia sulla macchina? Lo sai che mandano a Totò Agroschia Ah? O cinema!. Ma tu immagini, ma chi cazzo andava con Totò Agroschia a bruciare a bruciare la macchina. Mannaia la Madonna! Te lo immagini a Totò Agroscia….. Oh scendi Nino dobbiamo mettere la benzina..
BARBARO: …inc… mannaia a Dio.
NAVA: Te lo immagini a Totò Agroscia?..

Fuori dalla macchina continuano a parlare. Conversazione incomprensibile.
22:58:58 risalgono in macchina e riprendono la marcia.

NAVA: …inc…. ancora è presto
PITASI: Dove cazzo dobbiamo andare?
BARBARO: Che sò, tu avevi la busta, dove la busta?
NAVA: Vai a prendere la carta. ….inc…. dobbiamo andare più tardi.

Risata….

NAVA: Perchè la devi lanciare?
PITASI: ….inc…. perchè con l’accendino
NAVA: No…. perchè la lanci? No? Quanto prendi e la metti di lato. Una volta lo sai che ho fatto, ho preso la carta e l’abbiamo lanciata, che ha fatto questa cazzo di carta, era una pezza gli ho fatto il nodo, ….risata…. inc…. sono dovuto tornare indietro per prenderla.
PITASI: No è pericoloso …inc…
NAVA: Quale?
PITASI: …inc…
NAVA: Quella?
PITASI:anche a me è successo
NAVA: Quella?
PITASI: …inc…
NAVA: Ma quale?
PITASI: mi è successo anche a me …inc…..

Accendono l’autoradio, conversazione incomprensibile
…omissis…. fino a 23:02:10.

NAVA: Se mi vedono a me ce ne possiamo andare a casa, come mi vedono a me la,  sai che è successo, ti ricordi quando….
PITASI: Eh….
NAVA: Mi ha visto dopo tre giorni il figlio di …inc…. Peppe, sai che mi ha detto? Minchia compare …inc… siccome sapeva che mi ero litigato, mi ha chiesto sei stato tu? Io gli ho detto io. Fai che mi vedono a me?
PITASI: …inc….
NAVA: Era buono che pioveva.

….omissis….. fino a 23:07:11

NAVA: …inc…. vedi che ci sono le finestre aperte, dove cazzo mi metto con questa macchina.

incomprensibile fino a 23:10:30

NAVA: Si arriva in quel cortile Nino?
PITASI: Li dentro?
NAVA: Vedi la dove c’è luce …inc….
NAVA: Fatti una passeggiata
PITASI: No …inc….
NAVA: Dove?
PITASI: Eccola la, puttana non la vedi?
NAVA: Affacciata?
PITASI: Eh…
NAVA: Dove, non la vedo.
PITASI: Eccola la, di qua verso sotto.
NAVA: Luci accese, ma no che c’è gente.
PITASI: No, c’è una che ….inc….. risata.
BARBARO: Cammina Cola!
NAVA: Vai a vedere se c’è, se c’è scendi dai?

Apertura sportello

NAVA: Intanto vediamo se c’è gente.

Silenzio fino a 23:12:21

NAVA: C’è? Mannaia la Madonna!

Apertura sportello
NAVA: Non c’è? Non è tornato ancora? li parcheggia …inc…
PITASI: Andiamocene di quà, casomai ci vedono …inc….
NAVA: Ma non c’è nemmeno una di quella macchina.
BARBARO: (negazione ……)
NAVA: Ah?
BARBARO: (negazione……). Non ci sono nemmeno parcheggi dentro

….incomprensibile…
NAVA: L’avevo detto, torniamo più tardi, non c’è nemmeno quella di suo padre …..incomprensibile…… parlano a bassa voce
PITASI: ripassiamo?
NAVA: Da qualche parte la deve avere
PITASI: ….inc….
NAVA: Dove andiamo?

….incomprensibile fino a 23:15:40
NAVA: Ma c’è il cassonetto nel cortile anche?
PITASI: Si, nel cortile
NAVA: Fatti una passeggiata di la, Nino
BARBARO: Nel cortile non c’è.
NAVA: No nel cortile, fatti una passeggiata a piedi verso la in quelle traversine. A piedi dobbiamo andare Nino. Nino gira quelle vie a piedi, fatti una passeggiata.
BARBARO: Dove, la dentro?
NAVA: No, per la vai a piedi e poi te ne torni per quà. Verso quella via.
BARBARO: Ah?
NAVA: A piedi verso la, fatti una passeggiata
PITASI: …inc….
NAVA: Ah va be, lo vede qualcuno non è che vedono la macchina, si fa una passeggiata. Non voglio andare io perchè se mi vedono ce ne possiamo andare, combiniamo casino (“na padda”).

….inc….. parlano a bassa voce. 23:19:36 Apertura sportello.
NAVA: Hai visto da tutte le parti? Per la dentro non c’era?
BARBARO. Sono andato fino a la fuori e non c’è
NAVA: ….inc….
BARBARO: Se non c’è, vuole dire che non c’è.
NAVA: Può essere che la parcheggia da qualche altra parte.
BARBARO: Se no dove?
NAVA: Da qualche parte qui dietro
BARBARO: E dove, nel garage?

….inc…parlano a bassa e si accavallano le voci fino a 23:20:32
NAVA: Ti sei fatto tutte quelle traversine?
BARBARO: Ti ho detto di si, sono entrato la dentro, non c’è!
….inc…..
NAVA: Cola, da quant’è che …inc… si sono presi qualche garage
PITASI: …inc…. da qualche altra parte.
NAVA: ….inc…..

incomprensibile…. parlano a bassa voce fino a 23:23:29.

BARBARO: Andiamo più tardi, ti ho detto io.
NAVA: Più tardi, vedi che non è che ci possiamo coricare e poi alzarci dal letto Nino! certe volte sei curioso
BARBARO: Più tardi …inc…
NAVA: Va bè sono già le undici e mezza
BARBARO: Si, però tieni conto che è dalle nove che siamo in giro.
NAVA: Compriamo le sigarette quì al bingo?
BARBARO: Certo!

Scendono dalla macchina.

Al progressivo 305 (trascrizione n. 153 dell’allegato A) si capisce chiaramente che i tre sono alla ricerca di un’autovettura. Infatti, alla ore 00.01, BARBARO Antonino dice di aver visto altre macchine, ma non quella che cercano e di fermarsi per andare a controllare meglio. NAVA Ivan arresta la marcia e il BARBARO scende per effettuare il sopralluogo. Una volta risalito in macchina dice all’autista di ripartire. NAVA fa riferimento al proprietario della macchina in questione, dicendo che ha scritto un articolo su di lui e che è una vita che aspetta questo momento.

….omissis….. fino a  00.01.15.

NAVA Ivan: Ma io qua ho visto di pomeriggio
…inc…

NAVA Ivan: Ma è sicuro che la dentro abbiamo guardato.
BARBARO: Ci sono le macchina ma non c’è la sua.
PITASI Nicola: ….inc….
BARBARO: Vedi se è la dentro, fermati qua.

Barbaro scende dalla macchina.

NAVA Ivan: Ce ne andiamo subito non abbiamo tempo
00.03.00 BARBARO Antonino sale in macchina e dice: Andiamocene.
….omissis…… (parlano a bassa voce, accavallando le voci) fino a 00.06.29.

NAVA Ivan: Ora che facciamo la mettiamo nella macchina o ce la portiamo per Reggio?
PITASI Nicola: Eh…per metterla nella macchina hai bisogno del coso sempre …
NAVA Ivan: …inc…?
PITASI Nicola: …inc… solo questo c’è?
BARBARO: Che hai detto?
PITASI Nicola: Solo questo è che si deve fare?
NAVA Ivan: solo …inc…l’altro ma non so dove sta.
BARBARO: …inc…

…omissis…. (parlano a bassa voce, accavallando le voci) fino a 00.12.29.

NAVA Ivan: Il figlio di puttana, il giornalista, che scrive gli articoli contro le persone, ha fatto un articolo a me …inc… il figlio di puttana.
BARBARO:quello che …inc…
NAVA Ivan: Pensava che era lui e non era questo
PITASI Nicola: Ma lascialo stare che se ci fermano con questa benzina, siamo inguaiati ragazzi.
BARBARO: Che macchina ha?
NAVA Ivan: Quella! Minchia se parcheggia compare…. Ha parcheggiato!!! Minchia siamo apposto …inc… minchia è una vita che lo aspetto, Una vita! …inc….
PITASI Nicola: Non è che ci sono le telecamere?
NAVA Ivan: Ma che cazzo ci deve essere…
BARBARO: Gira! girà fai il giro quando se ne va.
NAVA Ivan: Minchia …inc….. quello che mi ha scritto ….

…..omissis….. fino a 00.13.40 (i tre ridono in quanto vagliano la possibilità che hanno sbagliato persona).

NAVA Ivan: Questo quà è un figlio di puttana, sai come scrive brutto sopra le persone mafiose, le mogli a me mi ha scritto topo burlone, quando hanno arrestato a quello vicino a casa mia, tipo che sono andato a salutarlo io mi ha scritto l’articolo.
…omissis…

A ciò va aggiunto che, al progressivo n. 304 (trascrizione n. 154 dell’allegato A), si registra un ulteriore commento del NAVA Ivan. Quest’ultimo, infatti, fa dei commenti in merito ad un articolo di giornale, nel quale veniva definito un “topo d’appartamento”.

PITASI Nicola: …inc…
NAVA Ivan: Mai.
PITASI Nicola: Ma eravano ragazzi.

NAVA Ivan: Ne ho rubati soldi a tutte parti, guarda, vedi che a me è uscito sul giornale “TOPO D’APPARTAMENTO”. Vedi che è brutto topo d’appartamento, sul corso Garibaldi, la mattina c’era la mia foto e quegli altri due scemi in prima pagina.
PITASI Nicola: Micheddo c’era anche.
NAVA Ivan: Eh….Topo d’appartamento, anche se mi mettevano tipo …inc… tabacchino. Mi ricordo Pino e Franco ogni giorno mi sentivo.
PITASI Nicola: …inc…. stiamo scherzando, ha ragione …inc… stiamo scherzando ora.
NAVA Ivan: Ma non è per qualcosa, ma con quale faccia ti presenti?
PITASI Nicola: …inc… non è il fatto che ti prendono …inc…..
NAVA Ivan: Vedi che al carcere sono cose brutte per 3000€.

…omissis….

I tre proseguono con la stessa argomentazione anche al prog. 306 (trascrizione n. 155 dell’allegato A) e addirittura il NAVA, con tono ironico, paragona il giornalista in questione a Roberto Saviano. Alle 00.19 NAVA parcheggia e dice agli altri che lì vicino abita Roberto Saviano. Pochi secondi dopo NAVA e BARBARO Antonino scendono dall’autovettura tant’è che PITASI Nicola dice agli altri due di vedersela loro, chiedendo anche se gli serve l’accendino. Poco dopo i due, adeguatamente attrezzati di bottiglie incendiarie (rif. prog. 300), scendono dalla macchina e vi risalgono circa due minuti dopo. Dai commenti che seguono si intuisce chiaramente che hanno raggiunto il loro scopo.

…omissis….

BARBARO: Ormai ci facciamo ….inc…
NAVA: Certo! Possiamo andare a coricarci ragazzi, ci siamo rotti i coglioni
BARBARO: …inc…
NAVA: Non possiamo andare a coricarci, una volta che l’abbiamo stretto (na vota che u stringimmu)

BARBARO: Poi scrive l’articolo anche a te mpare Cola
NAVA: Tu si e per no che ti arrestano Cola scrive articoli a tutti, ma scrive articoli brutti contro le persone, che fanno schifo
BARBARO: A tipo Roberto Saviano
NAVA: Bravo …inc….

NAVA: Saviano è no, non Flaviano
BARBARO: Naviano sono quelli di …inc…

NAVA: Saviano
NAVA: E’ una vita che …inc…. risata. Ma come cammina cornuto! Saviano è, Saviano sono quelli che hanno preso …inc….
BARBARO: …inc…. Al Bart va.
NAVA: Tu dici? Di solito va al bart e si ferma la …inc… Li pago, li pago, li pago quando non torno più, come gli ha detto?
BARBARO: Quando non torno più glieli pago
NAVA: Minchia è una vita che lo vado cercando, da quando te l’ho detto a te …inc… gli ho dato uno schiaffone e non era lui …inc…. sessant’anni. Te lo ricordi poverino quanto abbiamo riso Nino? Ma tanto forte gli ho dato botte Cola

PITASI: Uno scemo era
NAVA: Un bravo ragazzo era, che veniva nel bar da me
BARBARO: …inc…. se era un altro scendeva

NAVA: Certo ci dovevamo litigare. Gli ho chiesto subito scusa, scusa gli ho detto non pensavo

BARBARO: Roberto Saviano … inc….

NAVA: Come facciamo qui davanti alle persone
PITASI: Lo hai perso! Ti ha fottuto

NAVA: O ha girato di qua o …inc..
PITASI: Vai avanti
BARBARO: Sta parcheggiando? Nicola fermati un attimo qui

…inc…. si accavallano le voci.

BARBARO: Nicola dammi la bottiglia
PITASI: una sola?
BARBARO: …inc…. una tu e una io.
PITASI: …inc… l’accendino non lo vuoi.

Apertura sportello.

<00.22.52> Risalgono in macchina e riprendono la marcia.

BARBARO: No, se n’era andato sicuramente si è dimenticato qualcosa …inc…

…inc…. parlano a bassa voce e si accavallano le voci.

00:25:37 lunga retromarcia.

NAVA: …inc… Fino ad ora eravamo in giro come i comanci (ndr zingari) e tu vieni e mi dice questo pensiero
PITASI: Sali da la.
NAVA: Che saliamo a fare, se già abbiamo visto
PITASI: E’ andato via
BARBARO: Io ti dico di salire fino a li con la macchina.
NAVA: Se mi vede non possiamo fare più niente.
PITASI: Perchè?
NAVA: E mi conosce.
PITASI: Ti metti il cappuccio.

Retromarcia.

00:30:46 Salgono in macchina. Auto in movimento

NAVA: Guarda se qualcuno guarda

L’analisi delle conversazioni sopra indicate, del percorso effettuato dall’autovettura utilizzata per compiere il danneggiamento (effettuata attraverso la lettura dei dati del GPS), hanno permesso di individuare il destinatario del danneggiamento e risalire a parte delle motivazioni che hanno spinto i tre ad agire in tal modo. L’autovettura danneggiata risulta essere la Fiat Idea, targata DH571AJ,  in uso a MONTELEONE Antonino Salvatore, nato a Reggio Calabria il  01.02.1985, noto giornalista di Reggio Calabria.

Dai dati del rilevamento satellitare GPS installato a bordo dell’autovettura Fiat 600 targata BY121XJ, usata da NAVA Ivan, PITASI Nicola e BARBARO Antonino, per raggiungere il luogo del danneggiamento, è emerso che alle ore 00°19’50’’ del 05.02.2010, l’autovettura si trovava in sosta nelle vicinanze della via Trieste, ove si è verificato il danneggiamento per cui è nota.

La complicità del LAVENA Felice, e quindi il fatto che lo stesso fosse a conoscenza dell’evento criminoso, è dimostrata anche dal contenuto della conversazione registrata la mattina seguente ed intercorsa tra LAVENA Felice e la fidanzata EROI Francesca (progressivo 1711 – utenza LAVENA).

In particolare la EROI riferisce al fidanzato di aver sognato il loro arresto e subito il LAVENA testualmente le riferisce: “Uttana, e poi ieri sera non sai..non…non sai una cosa. Poi te lo spiego”, chiaro riferimento a ciò che è accaduto in nottata (trascrizione n. 156 dell’allegato A).

EROI: Pronto?
LAVENA: Che c’è Francesca?
EROI: Che c’è ? Che ti arrabbi a fare?
LAVENA: Ora non posso parlare, ti chiamo io un altro poco.
EROI: Mi sono sognata……
LAVENA: Ah…
EROI: ……che ci arrestavano
LAVENA: Veramente?
EROI: Uh!
LAVENA: Uttana, e poi ieri sera non sai..non…non sai una cosa. Poi te lo spiego.
EROI: E poi c’era il figlio di quella grossa che tu hai nominato l’altra volta…CARUSO…..
LAVENA: Ah!
EROI: …….che ti ingiuriava…..infame, infame. Poi tu ti sei avvicinato nella macchina e mi hai dato un bacio a me.
LAVENA: Uh!
EROI: Io mi sono messa a piangere…..Antonio pure.

Pochi i commenti imposti dalla chiarezza del dipanarsi degli eventi rappresentati attraverso le conversazioni captate: certo è l’obiettivo, ovvero il giornalista MONTELEONE, reo di avere scritto un articolo reputato dal NAVA offensivo, fatto segno di minaccia da parte del NAVA già in precedenza – per come dichiarato dalla stessa persona offesa –, soggetto paragonato al noto giornalista Roberto SAVIANO (in termini sicuramente inquietanti solo a voler considerare come siano notorie le ripercussioni che l’opera letteraria del predetto ha avuto sotto il profilo della sua sicurezza, essendo stato destinatario di plurime minacce da parte della Camorra), chiare le modalità di consumazione del reato (peraltro preceduto da un sopralluogo laddove, due giorni dopo, sarebbe stato commesso il danneggiamento dell’autovettura di tale ROMEO), dimostrata la consapevolezza e condivisione del delitto da parte del LAVENA, che, dopo aver dotato i complici della propria autovettura, onde evitare al NAVA di poter essere in qualche modo individuato e, pertanto, reputato responsabile dell’accaduto, si pregia di riferire alla fidanzata che le avrebbe dovuto raccontare quanto occorso la sera prima, di cui era stato evidentemente portato a conoscenza.


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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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