Archive for the ‘centrale a carbone’ Category

Svastichella & Celtichella

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 25 - 2009

E’ certamente una buona notizia l’emanazione, da parte del Giudice per le Indagini Preliminari di Roma, Renato La Viola, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il quarantenne romano che la notte tra il 21 ed il 22 agosto scorso ha brutalmente aggredito una coppia di omosessuali appena usciti dal Gay Village in zona EUR.

Brevemente i fatti.

Due ragazzi, dopo una notte a divertirsi, si abbracciano. Parlano con altri amici. E si baciano.  «Siamo persone libere in un paese libero», secondo una testimonianza, avrebbe detto uno dei due ragazzi ad un uomo, pregiudicato, che aveva urlato loro di smetterla.

Nella nuova Capitale,però, tutta divieti e intolleranza di marca leghista, l’uomo non comprende il diritto alla libertà sessuale di ciascuno e spacca una bottiglia in testa ad uno dei due ragazzi ed accoltella il secondo che finisce in ospedale rischiando la vita.

Comprensibile lo sdegno del mondo LGBT (lesbo-gay-bisex-trans). L’ex parlamentare Vladimir Luxuria ha parlato di «clima fatto di squadracce e spedizioni punitive». Secondo Aurelio Mancuso «episodi di grave violenza fisica, ma anche di molestie e insulti, si stanno moltiplicando in tutta Italia nei pressi di luoghi di divertimento e di aggregazione della comunità Lgbt».

A scatenare furiose polemiche, però, il mancato arresto del presunto aggressore dei due giovani.

Già perché Alessandro Sardelli, detto “Svastichella“,  precedenti per spaccio e rapine, mancando la flagranza di reato sarà, in un primo momento, solamente denunciato, a piede libero, per tentato omicidio.

Apriti cielo.

Il primo ad intervenire vibratamente sarà il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno

«Un’intolleranza ed una violenza veramente ignobile e ingiustificabile» ha detto attaccando la magistratura capitolina per il mancato arresto dell’uomo: si è detto «indignato» del fatto che a causa di un «cavillo procedurale» l’aggressore fosse in circolazione ottenendo assicurazioni, dalla Squadra Mobile di Roma, che «il criminale in questione rimarrà sotto stretta osservazione per evitarne la fuga».

Lui, famoso per aver mostrato a Daria Bignardi in tv, con orgoglio, la sua croce celtica, noto simbolo di tolleranza ha tuonato chiedendo «con forza - alla faccia del garantismo! che il magistrato inquirente adotti immediatamente il provvedimento di restrizione in carcere di questo delinquente».

E così Alemanno Celtichella” se la prende con “Svastichella che fino a sentenza definitiva è un presunto innocente.

Facendo così scoppiare la polemica con il Procuratore Capo di Roma, Giovanni Ferrara, che faceva notare al Sindaco Alemanno che il codice di procedura penale non poteva considerarsi un “cavillo”.

Non è la prima volta che il Sindaco di Roma “ordina” manette per questo o quello. Cosa accaduta, ad esempio, per lo stupro di capodanno o della Caffarella.

Ma non è questo che balza all’occhio del cronista che vive sospeso tra vecchie e nuove norme relative alla pubblicità degli atti. Con la speranza che non passi mai definitivamente la più liberticida leggi sulle intercettazioni e tutto il “pacchetto” di cerotti che sarebbero applicati sul muso dei giornalisti.

E’ gravissimo, infatti, il susseguirsi di notizie, relative ad atti di indagine in corso, che avrebbe fatto gridare allo scandalo “mediatico-giudiziario” se fosse accaduta in circostanze nelle quali, ad essere coinvolto, non fosse stato un balordo omofobico, ma un politico qualsiasi.

Le agenzie, infatti, ci hanno informato – oltre che dello “scontro” Piazzale Clodio-Campidoglio – anche di tutti i passi compiuti dalla Polizia e dalla Procura.

La Polizia depositerà, infatti, nella serata di domenica il proprio rapporto che sarà preso in carico il mattino seguente.

E l’opinione pubblica sarà informata della decisione, da parte della Procura, di non adottare un provvedimento di “fermo di indiziato di delittoai sensi dell’art. 384 del codice di procedura che consiste in un provvedimento, restrittivo della libertà, adottato senza bisogno di passare anticipatamente dal GIP per l’emanazione, ma solo convalidato o annullato successivamente.

Stamattina la notizia, anche questa circostanza grave dal punto di vista del tanto osannato “segreto istruttorio” che il sostituto Pietro Pollidori aveva inoltrato al GIP la richiesta di applicazione della custodia cautelare in carcere.

Sbalorditivo come l’ufficio GIP, notoriamente sovraccarico di lavoro da smaltire, in poche ore abbia avuto la piena cognizione di tutti i fatti adottando il provvedimento sollecitato dal PM.

Ancora più stupefacente che questo clamoroso “(in)Justice-Reality” sia stato considerato dal Procuratore Ferrara «coerente» atto di una procedura che si è mossa «secondo il codice e le garanzie dovute a tutti i cittadini»

Ma non si tratta di una violazione “a cielo aperto” degli articoli 114 e 329 del codice di procedura che disciplinano la pubblicità degli atti relativi alle indagini preliminari?

E’ un altro caso, dopo quello di Luigi Campise, di magistratura che “obbedisce” rectius che si “attiva” su impulso della politica? Forse sì, forse no.

Ma lamentarsi perché «senza certezza della pena e senza un’adeguata durezza di fronte ai reati di allarme sociale, qualsiasi politica di sicurezza e di lotta al crimine risulta profondamente delegittimata», così come ha fatto Alemanno, è curioso.

Intanto perché non essendoci condanna, il quarantenne non è ancora nemmeno stato interrogato, non può esserci pena per la quale tutti, comunque, si aspettano, solo allora, certezza.

E poi perché è lecito domandarsi di quale “trama giudiziaria” avrebbe parlato Alemanno se la notizia di un PM che deposita presso l’ufficio GIP una richiesta di arresto a carico di qualcuno, magari un politico dello stesso partito coinvolto in una storia di appalti e mazzette, fosse finita sui giornali.

E per questa ennesima, fuga di notizie, la Procura di Roma come si muoverà?

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Nel DL anticrisi la norma “salva SEI”

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 23 - 2009

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di Antonino Monteleone per www.strill.it – L’iter per la concessione dell’autorizzazione unica ai sensi della legge 55/2002 proposto dalla SEI Spa la società costituita per la realizzazione di una centrale a carbone da 1200 megawatt è fermo al Ministero delle Attività Produttive in attesa delle determinazioni del Ministero dell’Ambiente.

Ma nel frattempo la Regione Calabria, con delibera di Giunta n.686 del 6 ottobre 2008 ha negato l’intesa e trasmesso la determinazione in conferenza dei servizi. Un atto finale perché l’intesa positiva, da parte delle Regioni interessate ai singoli progetti di costruzione di nuove centrali per la produzione di energia elettrica, prevista nella legge che descrive termini e modalità per l’ottenimento dell” “autorizzazione unica” è – secondo interpretazione della Corte Costituzionale – un atto essenziale in mancanza del quale l’iter deve fermarsi senza appello.

Ma un comma del decreto anticrisi licenziato dalla Commissione Bilancio della Camera se approvato definitivamente riaprirebbe la partita escludendo il parere delle Regioni, quindi dei territori, da ogni procedimento autorizzativo per centrali elettriche su tutto il territorio nazionale e di qualunque tipo.

Come riportato da strill.it nei mesi scorsi la parola fine nella vicenda “Saline Joniche” non era ancora stata realmente scritta.

Vuoi per il ritardo della Regione nell’adottare la delibera di denegata intesa che in sede di conferenza dei servizi ha preferito inizialmente far valere le ragione del piano energetico regionale (un atto giuridicamente subordinato alla legge nazionale); vuoi perché l’iter era stato sospeso – dalla stessa conferenza dei servizi – poiché le carte del progetto erano passate di mano al Ministero dell’Ambiente per le valutazioni di competenza.

Molti ricorderanno che fu proprio la SEI, il 19 settembre scorso, con una propria lettera – avendo capito che il parere contrario della Regione sarebbe stato definitivo a chiedere la sospensione dell’iter autorizzativo. Un’operazione più mediatica che di sostanza.

La risposta del Ministero delle Attività Produttive fu secca ed immediata: il procedimento è “già sospeso”, dunque la richiesta di sospensione non cambiava di un millimetro la situazione che si era venuta a creare.

Era impossibile, nonostante il silenzio stampa, che un progetto da 1 miliardo di euro sparisse con una letterina dai piani di una multinazionale come Ratia Energia consorziata con il Gruppo Hera, Foster Wheeler ed APRI Sviluppo.

Vano ogni tentativo di contattare, tramite l’ufficio stampa SEI, l’amministratore delegato Fabio Bocchiola per capire qualcosa in più delle intenzioni della società.

Oggi è facile comprendere il perché.

Qualche segnale era arrivato quando sul sito si SEI (www.progettosei.it), fermo da mesi, era dapprima comparsa la notizia del cambio dei componenti la commissione VIA (valutazione d’impatto ambientale) avvenuta in forma di vero e proprio “spoil system” ad opera del nuovo Governo. Secondo gli ambientalisti una “epurazione” di elementi troppo “rigidi” in una commissione delicatissima che decide le sorti di progetti milionari che racchiudon le aspettative di gruppi impenditoriali molto influenti.

Nel testo approvato ieri all’articolo 4, Interventi urgenti per le reti dell’energia, vengono individuati “gli interventi relativi alla produzione, alla trasmissione e alla distribuzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato” per i quali il Governo nominerà “uno o più commissari” in grado di emanare “gli atti e i provvedimenti di competenza delle amministrazioni pubbliche, occorrenti all’autorizzazione e all’effettiva realizzazione degli interventi, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, avvalendosi ove necessario dei poteri di sostituzione e di deroga di cui all’articolo 20, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2“.

Tradotto dal burocratese significa che – nel caso di una centrale costruita con capitale in prevalenza privato, proprio come quella nelle intenzioni di SEI Spa – il commissario agisce senza i vincoli del Ministero dell’Ambiente, ma, soprattutto, senza i vincoli delle Regioni che non potranno in alcun modo interferire su una materia che, comunque, costituzionalmente è regolata da legislazione concorrente.

Scongiurare il rischio di installare un impianto da 4mila tonnellate l’anno di polveri sottili, solfati e nitrati e 10 milioni di CO2 (dati ufficiali SEI) forse è possibile, per la Regione, impugnando la nuova disposizione davanti ai Giudici della Consulta.

Dopo gli impegni presi al G8 per la riduzione delle emissioni nocive ed il cambio di rotta di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea che hanno puntato tutto su energie rinnovabili sarebbe un peccato mandare al diavolo le belle parole.

Posto che il carbone rappresente l’esempio scolastico del “non rinnovabile” ed altamente “inquinante”.

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Il nucleare in Calabria secondo Stillitani

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 28 - 2009

francesco_antonio_stillitani

Mi sono già soffermato, brevemente, sulla questione di un ritorno al nucleare dell’Italia. Sui rischi, le conseguenze e le implicazioni. Ho tralasciato l’ipotesi di una centrale in Calabria sia perché ho potuto notare che non è prevista la costruzione di un impianto nel nostro territorio e sia perché il famoso Piano Energetico Regionale impedirebbe la costruzione di un impianto nucleare, come di uno a carbone. Ed a sostegno della mia convinzione c’è anche il parere del Governatore Agazio Loiero (“una centrale nucleare si scontra con le peculiarità del nostro territorio”) e dell’assessore all’ambiente Silvio Greco (“puntiamo su fotovoltaio ed idroelettrico”)

Ma non sottovalutate la capacità della politica calabrese di occuparsi di affari non propri mentre la regione sta franando, ha ogni giorno più disoccupati, illegalità e corruzione dilagano.

Non si parla più dell’impianto a carbone che la SEI SpA vorrebbe costruire a Saline Joniche (impugnando davanti al TAR la delibera della Giunta Regionale che diversamente avrebbe chiusto la partita nel tavolo della Conferenza dei Servizi aperto a Roma) né si parla a sufficienza dell’affaire eolico che vede pezzi grossi della politica ed imprenditori allegrotti spartirsi finanziamenti sfregiando qualche paesaggio qui e là.

Ma l’uomo che vedete in foto, con l’espressione compiaciuta dai propri successi politici e la fronte inutilmente spaziosa ha espresso il suo parere sul nucleare in Calabria. Parere che nessuno gli aveva chiesto.

Non so se la Calabria sia fra i luoghi candidati ad ospitare centrali nucleari e sull’eventuale localizzazione non è mia competenza esprimermi…”

Ecco non sa un diavolo di niente! Però…

…in ogni caso sono assolutamente convinto che oggi l’energia nucleare sia un’energia pulita sulla quale anche la Calabria deve investire e recuperare il tempo perduto”.

Affermazione pronunciata con le competenze tecniche sopra menzionate, ovviamente.

Dire subito no alla realizzazione di un’eventuale centrale nucleare in Calabria significa privare la
regione del possibile sviluppo che ne deriverebbe”.

E forse le cosche dei guadagni legati allo smaltimento delle scorie.

“L’eventuale costruzione della centrale nucleare in Calabria potrebbe determinare un miglioramento, a cominciare da quello infrastrutturale ed occupazionale, senza dimenticare che dalla sua realizzazione la Calabria potrebbe usufruire di agevolazioni e chiedere al Governo delle compensazioni“.

La solita menata dell’occupazione grazie ad infrastrutture velenose. Si faccia un giro a Crotone, onorevole Stillitani.

Forse Stillitani, che non sbaglia quando dice che sotto il profilo dei rischi “la Calabria li correrebbe comunque se una centrale venisse realizzata in Sicilia o Basilicata” vorrebbe costruire una centrale nella sua Vibo Valentia.

L’ex Sindaco di Pizzo Calabro e Vice Presidente del Consiglio Regionale calabrese, simbolo dell’inciucione bruzio Udc-PD, la costruirebbe col “metodo Infratur“.

Quel progetto Infratur “nell’ambito del quale – si afferma in un’informativa redatta dalla Squadra mobile di Vibo Valentia – si evidenzia una preoccupante commistione tra appartenenti alla cosca Mancuso, imprenditori, politici ed amministratori locali, ognuno col proprio tornaconto“.

Il progetto Infratur era stato ideato dall’architetto Maria Francesca Tulino, arrestata nell’ambito dell’inchiesta Dinasty-Do ut des condotta dalla Procura antimafia di Salerno e che portò agli arresti anche un Giudice, Patrizia Pasquin, presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia.

In un’altra inchiesta – Odissea -  emerge che sul “progetto di unificazione della gestione turistico-territoriale – aveva messo gli occhi Francesco (Ciccio) Mancuso, alias “Tabacco” che si era speso per la buona riuscita dell’iniziativa.
Nel corso di una conversazione Tiziana Primozich, secondo gli inquirenti in rapporti assai stretti con il boss, illustra ad un ignoto “Vittorio”, il progetto Infratur, ideato dall’architetto Francesca Tulino, «di cui Ciccio si era interessato, facendosi garante della buona riuscita».
Sempre stando a quanto riportato nell’ordinanza, la Promozich, dopo aver riferito al suo interlocutore che la Tulino «aveva voluto conoscere Ciccio Mancuso per far sì che lo stesso facesse da collante fra i sindaci e gli imprenditori» aveva affermato che «Ciccio era orgogliosissimo di essere riuscito a chiamare i sindaci di Zambrone, Parghelia, Ricadi e altri, e a mettere tutti d’accordo che andassero preparati a queta riunione, chiamati dalla provincia eccetera eccetera...».
«Sulla tranquillità di questa operazione non vi dovete preoccupare… perché me ne faccio carico io» diceva “Tabacco”.

Questo dà la misura della capacità della cosca di influenzare la politica e la burocrazia.

Nel corso del processo Dinasty, l’architetto Tulino spiegò che proprio Ciccio Mancuso era preoccupato dell’interessamento di altro componente della cosca, Pantaleone Mancuso, al progetto.

E con chi era in affari – stando alla deposizione – Pantaleone Mancuso. Proprio con Francescantonio Stillitani.

A Pizzo – a seguito di questi particolari emersi nel processo – è stata presentata un’interrogazione per conoscere ”quali legami ci siano fra le società di Stillitani e dei suoi familiari con ambienti malavitosi, nell’ambito del progetto”Infratur”.

Stillitani non c’entra sicuramente niente. Né con la ‘ndrangheta né col malaffare.

Ma stia lontano anche dal nucleare.

antonino monteleone

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Le bugìe di SEI, le omissioni di Catanzaro

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 29 - 2008

di Antonino Monteleone per www.strill.it


E’ passato poco più di un mese dall’annuncio di SEI Spa che, in un comunicato, rendeva noto di avere chiesto la sopensione della procedura autorizzativa per la costruzione della Centrale a Carbone di Saline Joniche.


I fatti dicono che la macchina, in realtà, è ancora in moto. Ecco perché.


Il 19 settembre, accertata la contrarietà degli enti territoriali coinvolti, la Sei Spa scriveva al Ministero per lo Sviluppo Economico, dell’Ambiente, dei Beni Culturali ed alla Regione Calabria per comunicare che “alla luce delle osservazioni emerse anche nel corso della Conferenza di servizi tenutasi in data 18 settembre ultimo scorso” la società chiede la sospensione della procedura autorizzativa”. Questo perché – scriveva ancora la SEI – è necessaria una ricalibratura di progetto e/o integrazioni eventualmente neessarie”.


Che non è proprio quello che il comunicato diffuso alla stampa, accolto con gli applausi dalle associazioni e da una fetta di politica, firmato dall’amministratore delegato della partecipata elvetica, lasciava intendere.


Il motivo è presto detto.


E’ lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, che il giorno successivo risponde a SEI ricordando che “il procedimento in essere presso questo Dicastero è già “di fatto” sospeso, in attesa delle risultanze del procedimento di valutazione d’impatto ambientale, il cui esito positivo costituisce parte integrante e condizione necessaria del procedimento autorizzativo”.


Lo stesso Ministero dell’Ambiente, che non ha partecipato alla conferenza dei servizi, ha comunicato che “in relazione all’istanza della Società SEI Spa, del 19/06/2008 (prot. DSA-2008-0017241 del 23/06/2008) di pronuncia di compatibilità ambientale ai sensi del D.lgs n. 152/2006 come modificato dal D.lgs n. 4/2008, (…) sono state completate positivamente le verifiche preliminari di competenza della Divisione III di questa Direzione in merito alla procedibilità della detta richiesta di riavvio del procedimento.


Dall’accesso agli atti depositati presso il Ministero dello Sviluppo Economico, quindi, la conferma che la procedura non si è interrotta, ma la palla è passata al Ministero dell’Ambiente che dovrà pronunciarsi in sede di Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale.


La Sei, in modo equivoco, ha annunciato – o voluto far credere – che un progetto da 1,1 MLD di euro fosse stato appallottolato e scaraventato dentro la pattumiera al primo ostacolo concreto.


Non è così. E la famosa delibera risolutiva (il “no” definitivo) della Giunta Regionale della Calabria, hanno spiegato da Via Molise, sede del Ministero dello Sviluppo Economico, non è ancora pervenuta.


Dal verbale della conferenza dei servizi, infatti, leggiamo – con un po’ di stupore – che Giuseppe Graziano, in rappresentanza dell’assessorato all’Ambiente della Regione Calabria ha dichiarato che “non c’è ancora un atto formale di denegata intesa da parte della Giunta Regionale in quanto nessun soggetto aveva ancora provveduto a chiedere formalmente un pronunciamento della Regione in tal senso, pronunciamento che avverrebbe con una delibera di Giunta Regionale”.


Che è come ammettere di non avere mai conosciuto come si sviluppa l’intera procedura autorizzativa dell’impianto ex legge 55/2002. Posto che gli atti depositati dalla Regione non bastano a qualificarsi come “no” in termini di legge.


Il rinvio alle determinazioni della Giunta Regionale non deve essere considerato come un rinvio di merito, ma è un rinvio legato esclusivamente alla non configurabilità dell’atto depositato dalla Regione Calabria nella riunione odierna quale formale atto di intesa negativa“.


Per questo motivo “il procedimento viene “di fatto” sospeso in attesa della VIA, a meno che la Regione non provveda nel frattempo a formalizzare la denegata intesa all’iniziativa, nel qual caso il procedimento si concluderebbe ai sensi di quanto disposto dalla legge n. 55/2002.


Difficile, peraltro, che i 12 (dodici!) rappresentati di SEI intervenuti nella prima parte dei lavori della conferenza dei servizi del 18 settembre scorso (non avrebbero – formalmente – dovuto prendere parte ai lavori, ma hanno esposto una sintesi del progetto da realizzare) avessero intenzione di perdere del tempo.


E il tempo si traduce in quattrini. Una montagna di quattrini che gli investitori hanno puntato sul progetto.


Fino ad oggi le uniche informazioni relative alla composizione societaria di SEI Spa si limitavano alla circostanza che questa fosse  una società di scopo di proprietà di Ratia Energia.


Saline Energie Ioniche Spa è costituita da 4 società.


Ratia Energie, la cui proprietà è suddivisa tra partner industriali (al 46%), il Cantone dei Grigioni (46 %) e la borsa di Zurigo (8%), con la quota del 57,5%.

GruppoHERA, società quotata in borsa e seconda “multiutility” in Italia per capitalizzazione (fatturato di 3 MLD di €) con una quota del 20%.

Foster-Wheeler, società di ingegneria e costruzione specializzata, che ha realizzato il progetto definitivo della mega centrale da 1320 MWe, con una quota del 15%.

APRI Sviluppo, società servizi nel campo della “promozione industriale, assistenza finanziaria” specializzata “nell’assunzione di capitale di rischio in aziende italiane all’estero e in aziende straniere in Italia”, che con una quota pari al 7,5% ha “scommesso” sulla centrale qualcosa come 60 milioni di €.


Avere appreso la composizione societaria di SEI Spa consente di notare che è proprio una delle società che la controllano, il Gruppo HERA, a sostenere sul proprio sito internet l’uso del gas naturale contro altre fonti energetiche facendo presente che “produce circa il 25-30% in meno di emissioni di CO2 rispetto al quella dei prodotti petroliferi e addirittura il 40-50% in meno rispetto alla combustione del carbone”.


Sulle emissioni HERA argomenta in modo piuttosto efficace che “un ciclo combinato a gas consente di ridurre le emissioni di CO2 del 52% rispetto a un impianto tradizionale alimentato a olio combustibile e del 62% rispetto a un impianto alimentato a carbone”.


Caldeggia, insomma, l’uso del gas naturale con lo stessa tecnica don ila quale SEI vorrebbe accreditare il carbone come fonte energetica del “futuro”: “la domanda di gas naturale dell’Europa a 25 dovrebbe passare dai 436 miliardi di metri cubi circa del 2002 ai 524 nel 2012 per raggiungere i 633 miliardi nel 2030, con una crescita media annua tra il 2002 e il 2010 del 2,3%”.


La Sei, contrariamente a quanto affermato dal suo secondo socio ufficialmente, sostiente che “il repentino aumento del costo del petrolio, il cui trend di crescita è confermato dalle previsioni per i prossimi anni, contribuirà ad aumentare il ricorso al carbone in quei Paesi, quali Stati Uniti, Cina e India, in cui si trovano le maggiori riserve mondiali. Una lieve inversione è invece attesa da parte dell’Europa e Giappone, e in generale si stima una diminuzione di 2-3 punti percentuali della frazione di carbone sul consumo totale di energia”.


A proposito di emissioni è di questi giorni la notizia della firma di un “accordo strategico” siglato tra tra Eni e Enel  e Ministero dell’Ambiente, alla presenza del ministro Stefania Prestigiacomo.


L’accordo strategico prevede la cooperazione per lo sviluppo delle tecnologie di cattura, trasporto e sequestro geologico dell’anidride carbonica (CO2) e la realizzazione congiunta del primo progetto italiano per la sperimentazione dell’intero processo, dalla cattura della CO2 all’iniezione nel sottosuolo, al monitoraggio e alla verifica della stabilità e della sicurezza del deposito.


Contestualmente alla firma dell’accordo strategico, Eni, Enel e Ministero dell’Ambiente hanno firmato un Protocollo d’Intesa finalizzato alla verifica e diffusione delle tecniche di cattura della CO2 e alla promozione delle fonti rinnovabili.


La tecnologia che SEI si dice pronta ad adottare per contenere le emissioni. Questa prevede l’immissione, in appositi contenitori  installati nel sottosuolo, della CO2 prodotta dalle centrali. Con rischi, specie di tipo geologico, non ancora accertati.


Nel documento più recente ed importante sul sequestro della CO2, pubblicato dall’IPPC, un organo della Commissione Europea dedicato alla prevenzione ed al controllo dell’inquinamento, si afferma che “l’applicazione di questa tecnologia aumenterebbe il costo della produzione di energia dal 35 al 70 %.”


Anche se dal punto di vista ambientale preoccupano molto, molto di più, le emissioni di particolato di tipo PM 2,5 impossibile da filtrare e letale per l’uomo.


Da quando è stata annunciata la “richiesta di sospensione” delle procedure la Sei è entrata in uno strano “silenzio stampa”. Alla luce di questi fatti non si può che ritenerlo strategico.


Visto che la partita è ancora aperta e l’attenzione degli “attori” coinvolti va scemando.


antonino monteleone

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Il male minore e il peggio peggiore

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 19 - 2008


La riflessione di ieri, rinviata ad oggi, prende spunto da alcune considerazioni maturate a seguito della pubblicazione di uno dei miei articoli che ha affrontato la questione della centrale a carbone di Saline Joniche (ricordate che il pericolo non è ancora scongiurato!).


Nel pezzo mettevo in evidenza alcune pericolose analogie tra le vecchie “occasioni di sviluppo” e le nuove.


Lo zampino della ‘ndrangheta nel ciclo del cemento, le infiltrazioni negli appalti pubblici, il condizionamento dell’iniziativa privata attraverso le forniture “consigliate”, rischi di ripetersi. Una mano, forse due, che ci aiuta a capire – stimolandoci ad arginare in anticipo le possibili conseguenze – il problema ce la regala Nicola Gratteri. Il PM antimafia, da poco nominato Procuratore Aggiunto, qui a Reggio Calabria, nel suo “Fratelli di Sangue” racconta come la cosca Iamonte di Melito Porto Salvo, con il supporto dei Santapaola di Catania, avesse messo le mani sulla Liquichimica, prima, e sulle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, dopo.


Quindi “attenzione”, ho ritenuto opportuno scrivere, che con questa centrale a carbone rischiamo di correre lo stesso rischio. Arricchire le cosche e non ricavarci nulla di buono.


Perché se è vero che la Liquichimica non ha mai funzionato, che le OGR lo hanno fatto per qualche tempo, è chiaro che bruciando carbone si somma arricchimento delle mafie a danni irreparabili per la salute.


Qualcuno, oggi dico giustamente, obiettò. In particolare Lorenzo Suraci, Vice Presidente provinciale di AN, disse che la ‘ndrangheta non può essere un “alibi per “giustificare l’incapacità del contesto socio-economico di stare al passo coi tempi” perchè il “fenomeno criminalità” è diffuso in tutto il mondo.


Ma quello che maggiormente nell’articolo mi fa riflettere è l’ardito parallelo secondo cui qualsiasi investimento nelle nostre terre servirebbe a favorire lo sviluppo della criminalità organizzata. A questo punto, non è più una questione di “carbone”, anche se si costruisse un parco acquatico o un complesso residenziale, la possibilità di infiltrazioni della ‘ndrangheta, secondo Monteleone, sarebbero comunque elevate e quindi se la sua tesi risultasse veritiera, vorrebbe dire, senza ombra di dubbio, che lo Stato in Calabria è stato sconfitto e che anche la speranza per questa terra è finita.


Ed infatti Suraci non è il solo a credere che lo Stato, qui, sia forte e presente.


Non credo affatto si potesse parlare di “ardito parallelo” tra ieri ed oggi ma di inquietante possibilità.


Ma non posso non ammettere che non è comunque possibile fermarci perché c’è la ‘ndrangheta. Bisogna invece stimolare una presa di coscienza collettiva che rinnovi, anzi elimini, una certa fetta di imprenditorìa malata che purtroppo è quella che grazie a certi “supporti” ha sempre messo le mani su quelle due o tre cose che contano.


La centrale a carbone porterà tanti posti di lavoro. Lo ripeteranno all’infinito. Perché è vero. Ma a che prezzo? Possiamo permetterci, ripeto io ancora una volta, di ipotecare la salute dei nostri figli? Possiamo accontentarci di barattare quaranta denari e tradire, interpretando ciascuno la parte del Giuda Iscariota, questo territorio?


Tra gli anni ‘80 e la fine degli anni ‘90 questa città ha subito, dopo la Campania, una delle più brutali aggressioni al patrimonio paesaggistico. Fatta a colpi di cemento armato. Di terrazzine. Scheletri. Non è un mero problema di “facciate non rifinite”, di “case a mattoni”.


Interi quartieri, intere colline, sono state violentate. La ‘ndrangheta mette il cemento. Quando non può mette il terreno. Sennò le mattonelle dei pavimenti. O gli infissi. Chi può ha messo su tre quattro piani.


Il resto? Si vedrà. Domani alzeremo un altro piano. E se a vedersi da fuori fa un po’ schifo l’importante è che sia arredata bene la casa.


E così Spirito Santo, Cannavò, Condera, San Sperato, Modena, Archi, Gallico, Catona, offrono l’indecorso spettacolo al turista che viene a visitare la Città. La statale 106, tra Arangea e Saracinello, si restringe provocando un paio di morti l’anno proprio perché abitazioni, centri commerciali, concessionarie di automobili, sono state costruite a ridosso della strada.


Oggi è impossibile ripensare il tracciato. A macchia di leopardo degli “stronzi” di cemento infestano il paesaggio. Anche l’ANAS, negli anni, ha chiuso un occhio sulle oltre 11 immissioni abusive sulla statale. Il Comune, negli ultimi vent’anni, gli occhi li ha chiusi entrambi. Terreni agricoli sono divenuti edificabili dopo la costruzione di una villetta. Giusto perché era necessaria la prova che lì si potesse costruire. Il terreno è agricolo? Ma come, ci ho appena costruito! E così si ottiene il condono o la sanatoria.


La causa di tutto questo?


Una risposta semplice e drammatica. Ma letta con lo sguardo a quegli anni comprensibile.


Sai quante famiglie vivevano con l’unico stipendio del muratore che costruiva case abusive, quelle che oggi vedi senza facciata?


Me lo ha detto più di qualcuno. E tutte persone che con certi ambienti non hanno mai avuto a che fare.


E così, tollerando il male minore, oggi ci confrontiamo col peggio peggiore!


antonino monteleone


p.s: Antonio Aprile mi segnala che quest’anno il *Festival dello Stretto*, la manifestazione di musica etnica che si svolge ogni anno sul lungomare di Reggio Calabria, è stato selezionato tra i migliori festival europei a concorrere per il Best European Festival Awards 2008, che si svolgerà a Londra il 30 Ottobre.


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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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