Archive for the ‘controinformazione’ Category

Tronchetti Provera visto da vicino

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 10 - 2010

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Davanti al Gup di Milano, Mariolina Panasiti, si celebra l’udienza preliminare relativa allo scandalo dei dossier illegati di Telecom Italia.

La cosidetta “security” di Telecom Italia, una struttura che assorbiva 50 milioni di euro l’anno di budget, guidata da Giuliano Tavaroli dossierava politici, giornalisti, concorrenti. Chiunque fosse un “pericolo” da disinnescare per l’azienda, veniva fatto a fettine dall’apparato di “spionaggio” che si avvaleva anche del supporto di Marco Mancini. Un alto funzionario del Sismi sotto la guida di Niccolò Pollari.

C’era poi Fabio Ghioni, capo del “Tiger Team”. Una pattuglia di hacker in grado di sferrare attacchi informatici o realizzare incursioni strategiche su banche dati, server farm o – se necessario – anche singoli sistemi partendo da un grande vantaggio. Operare su una linea telefonica di cui è proprietari. Non c’è firewall che tenga.

Emanuele Cipriani, invece, con la sua  “Polis d’Istinto”, realizzava i “dossier celesti” emettendo una regolare fattura che veniva liquidata dal Telecom Italia attraverso l’enorme budget destinato alla “security”.

Queste persone, ai magistrati – nel corso delle indagini e in dibattimento – ha spiegato di avere avuto rapporti col Top Manager. Che risponde al nome di Marco Tronchetti Provera. Numero uno di Telecom fino a due anni fa.

Tavaroli, Cipriani e Ghioni sono finiti dentro e adesso hanno patteggiato. Ma, lui, Tronchetti, nell’indagine non c’è mai finito.

Dice di non conoscere né Cipriani né Ghioni. E con Tavaroli si sarebbe visto solo “55 volte in 4 anni”. La struttura, che assorbiva 100 miliardi ogni anno, secondo Tronchetti era “autoreferenziale”. “Rispondeva a sé stessa”.

E uno dovrebbe credergli.

Oggi, forse, avrebbe preferito essere un indagato. Perché ascoltato in qualità di testimone ha l’obbligo di “dire tutta la verità” e “non nascondere nulla” di quanto a sua conoscenza.

Ho provato a fargli qualche domanda. Ho realizzato un video che vedrete molto presto in cui gli ho anche chiesto conto della sua gestione di una società quotata in Borsa che ha preso con le azioni a 12 euro e l’ha lasciata che valevano 1 euro e mezzo. Soldi anche dei piccoli azionisti.

Ecco un’anticipazione.

DOSSIER ILLEGALI:TRONCHETTI, HO SEMPRE RISPOSTO A TUTTO (ANSA) – MILANO, 9 MAR – ”Io ho sempre risposto a tutto: e’ scortese rispondere a lei e non al giudice. Sarebbe un grave errore se parlassi fuori, rispondero’ nelle sedi istituzionali”. Lo ha detto Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, rispondendo alle domande di un giornalista che lo incalzava sulla questione dei dossier illegali e della sua gestione in Telecom Italia, poco prima del suo ingresso nell’aula del Tribunale di Milano per rendere una testimonianza assistita nell’udienza preliminare sulla vicenda. Prima di entrare,Tronchetti ha ricordato di essere ”qui come testimone”. Al giornalista che con insistenza chiedeva conto dei presunti illeciti commessi dalla ’security’ di Telecom e Pirelli sotto la sua gestione, Tronchettiha risposto senza scomporsi: ”Ha letto i verbali? Li’ ha tutte le risposte, anche quelle dei magistrati che hanno fatto quattro anni di indagini e non quattro minuti di chiacchiere in corridoio”. (ANSA). ALG-BRU 09-MAR-10 16:28 NNN

DOSSIER ILLEGALI: TRONCHETTI, HO SEMPRE RISPOSTO A TUTTO (2) (ANSA) – MILANO, 9 MAR – Un giovane giornalista free lance, sotto lo sguardo fisso della telecamera, ha incalzato Tronchetti Provera chiedendogli dei suoi rapporti con il capo del Tiger Team, Fabio Ghioni, e con l’ex capo della security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, di come potesse non sapere del dossieraggio illegale e del perche’ fossero state spiate moltissime persone, tra cui il giornalista del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti, e perfino Beppe Grillo, e per finire del declino del titolo in Borsa, durante la sua gestione. ”Perche’ non risponde, perche’ non ci dice la verita?”, ha chiesto il giornalista. ”Dire la verita’ e’ qualcosa che non mi deve insegnare lei”, ha replicato il presidente di Pirelli. La verita’ – ha proseguito – e’ qualcosa che deve dire lei e devo dire io. Sempre”. In precedenza, il presidente di Pirelli aveva gia’ sottolineato di aver ‘’sempre risposto a tutto” e che ‘’sarebbe scortese”, parlare prima di avere reso testimonianza ”nelle sedi istituzionali” proprie. ”Queste sono le regole – ha concluso Tronchetti – e io le rispetto”. (ANSA). ALG/LP 09-MAR-10 17:11 NNN

Che dite? Non gli sto già simpatico??

antonino monteleone

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La risposta di Sanitel

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 9 - 2010

Pubblico di seguito il commento recapitato al sottoscritto dalla sig.ra Domenica Scopelliti che si è sentita “diffamata” da un semplice resoconto di atti documentali in mio possesso, ordinati in sequenza logica. Offrendo al lettore gli elementi necessari per trarre ogni conclusione.

Ecco la nota.

La Cooperativa Sociale Sanitelgest rappresentata dalla Sig.ra Domenica Scopelliti con la presente nota respinge ogni forma di illazione ed evidenzia l’infondatezza in ogni suo punto dell’assunto riportato dal blog.

Non ci si può trincerare dietro l’immagine di “paladino della giustizia” riportando circostanze parziali e non verificate facendo così il gioco di chi ha il solo intento di boicottare persone “scomode” come la scrivente.

Così facendo si delegittima gratuitamente l’operato di chi agisce con onestà e trasparenza ottenendo riconoscimenti nel quotidiano sia a livello locale che nazionale.

Si denuncia il titolo con il quale viene pubblicato on line l’articolo perché calunnioso e diffamatorio.

Lo stesso, riferito alla Cooperativa SanitelGest ed alla scrivente, ci etichetta e  ci infanga come appartenenti ad associazioni criminali organizzate danneggiando così l’immagine personale e professionale proprio all’indomani del successo pubblico ottenuto con la presentazione del progetto Telesanitel.

Rendo noto che i miei legali stanno procedendo presso le Sedi Giudiziarie competenti per la tutela della mia immagine, della mia azienda e del mio nucleo familiare.

Domenica Scopelliti

Ipocrisie giudiziarie

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 27 - 2010

Perdete qualche secondo per leggere quanto sotto. Notate qualche differenza?

Continua l’escalation delle intimidazioni che da obiettivi più generali comincia ad entrare
nello specifico nei confronti dei singoli magistrati impegnati in processi e indagini rilevanti nei confronti delle cosche reggine: non si puo’ che continuare nella politica giudiziaria
della fermezza e della legalità
“.
Cosi’ il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha reagito alla notizia delle minacce della ‘ndrangheta al pm della dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo.
Sono state immediatamente rafforzate le misure di protezione nei confronti del collega – ha aggiunto Grasso – a dimostrazione che continua la vicinanza dello Stato a tutta la magistratura sia requirente che giudicante“.
Agenzia ANSA 25 gennaio 2010

***

«Si esprime parere contrario alla designazione da parte del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, del sostituto Giuseppe Lombardo alla direzione distrettuale di Reggio Calabria, riservandosi di esprimere ulteriore parere alla luce di una integrazione del provvedimento in esam
Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, 17 gennaio 2007

am

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Ringraziare le bombe?

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 7 - 2010

Da anni Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, garantiscono il raggiungimento di brillanti risultati investigativi lasciando liberi i Goveni, di centro-sinistra e di centro-destra, di fregiarsi davanti alle telecamere di successi che non gli apparterrebbero.

Uomini che sacrificano famiglia o affetti sull’altare di uno Stato che, come spesso accade, non ti paga puntuale lo straordinario o non te lo paga affatto.

Da anni i sindacati denunciano le condizioni di lavoro. Auto che si piantano, divise usurate, stampanti senza carta e toner. Manca poco che si chieda agli agenti di esercitarsi di meno al poligono per risparmiare sul munizionamento.

Poi l’aggressione al “Palazzo” ed ecco che è l’occasione mediaticamente propizia per fare annunci roboanti.

Cinque o sei magistrati in più e centoventuno uomini in più sul campo.

Poi una buona notizia per i dominus del lavoro interinale.

Roberto Maroni, infatti, ha annunciato che il “Patto Calabria” – un contratto di somministrazione di 60 lavoratori interinali presso gli uffici giudiziari calabresi – in scadenza a febbraio sarà rinnovato grazie a nuovi fondi.

Saladino ringrazia. Molti di quei lavoratori fanno capo a società come Obiettivo Lavoro.

Ma non serviva una nuova gara d’appalto?

Se quei lavoratori fossero assunti dal Ministero della Giustizia costerebbero forse la metà alle casse dello Stato. I lavoratori sarebbero più tutelati, ma non dovrebbero più dire grazie in ginocchio a nessuno. E questo la politica non se lo può permettere. La campagna elettorale è già cominciata.

E’ Maroni a dispensare “buone notizie”.

Un’altra riguarda il PON Sicurezza.

Il Ministero assegnerà al Comune di Reggio Calabria, oltre ai già previsti 206 milioni di euro, altre somme per realizzare un “efficiente servizio di videosorveglianza”.

Ma come?

Appena a giugno scorso l’annuncio dell’entrata in funzione di un sistema integrato di 81 telecamere. Un progetto costato un paio di miliardi delle vecchie lire, gestito nella fase progettuale dall’ex prefetto Luigi De Sena, realizzato da Pietro Mazzoni Spa con la consulenza di Almaviva.

E ora ne vogliono fare un altro. Ma se non è servito il primo a cosa servirà il secondo?

E poi la fantastica “Agenzia Nazionale per i Patrimoni”, un ente nazionale che gestirà i beni confiscati che il Ministro Maroni vuole collocare a Reggio Calabria.

Ne ha parlato con Giuseppe Scopelliti, Sindaco e candidato governatore per il centro-destra. Lo stesso che risiede in una villetta nella prossimità della quale c’è n’è un’altra. Confiscata, ma non ancora assegnata.

Insomma la persona e la Città giusta.

Così quando il Governo renderà operativa la scelta di rendere “alienabili” tramite asta i beni sottratti alle cosche, le procedure si svolgeranno in un contesto dove sono già note le modalità operative dei mafiosi che usano già oggi i prestanome per partecipare alle aste fallimentari.

Angelino Alfano ha invece promesso che il carcere di Arghillà sarà completato. Niente paura.

E’ il quarto Ministro che fa questo annuncio.

La verità è che la struttura, per la quale lo Stato già paga una profumata penale alla società che lo ha realizzato, è completa. Ma manca da anni una strada.

Costo dell’opera? Non meno di 13 milioni di euro. Cifra che continua a crescere.

Non voglio criticare e basta. Dico invece, giusto perché ho voglia di politically correct, che il Governo si è mosso con tempestività.

Ma garantire lo sfioramento dei minimi di organico e dotazioni necessari al funzionamento degli apparati investigativi e di quelli giudiziari è un dovere.

Assolto, non completamente, in ritardo.

Dovremmo dire “Grazie”?

antonino monteleone

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Il Caso Genchi – storia di un uomo in balia dello stato

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 8 - 2009

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Da domani, nelle migliori librerie, sarà in vendita “Il caso Genchi – Storia di un uomo in balìa dello Stato”.

Si tratta di una lunga intervista di Edoardo Montolli al consulente tecnico più famoso d’Italia. Un personaggio chiave di un numero impressionante di inchieste delicatissime ed un protagonista degli anni delle indagini ai mandanti ed esecutori delle stragi di mafia degli anni ‘90.

Chi legge il blog conosce Gioacchino Genchi.

Gioacchino Genchi era sconosciuto ai più, finché non lo chiama un pubblico ministero, fino a quel momento anch’esso sconosciuto ai più, che da diversi anni lavorava a Catanzaro.

Luigi de Magistris chiama Gioacchino Genchi per lavorare su due maxi-inchieste calabresi: Poseidone e Why Not, ma anche su quella che tentò di fare luce sul sistema affaristico-massonico-giudiziario imperante in Basilicata, “Toghe Lucane”.

Come dice lui stesso “toccammo i fili dell’alta tensione”.

Si era scoperchiato quel calderone catanzarese grazie al quale si mescolavano gli interessi di imprenditori, mafiosi, massoni, politici con il bisogno di lavoro di cittadini resi schiavi dai politici che  – di destra o di sinistra – continuano ad eleggere.

Si stava per ricomporre il mosaico che consentiva (e consente) ad una cupola affaristica con ramificazioni in tutta Europa di “drenare” risorse pubbliche provenienti da Bruxelles e destinate a progetti di sviluppo mai realizzati.

Dopo avere fermato Genchi e De Magistris c’è un magistrato che ha ripreso gli stessi fili, ma questa volta indossando scarponi isolanti e guanti di gomma. Si chiama Pierpaolo Bruni, lavora a Crotone e presto ci concentreremo per capire cosa sta facendo e perché vogliono mettergli i bastoni tra le ruote.

Il libro di Montolli e Genchi è un distillato di verità al quale faccio un solo appunto. Lo avrei messo in vendita con un dvd allegato. Per gli scettici.

Tutto quello che è riportato in questo volume non è “sentito dire” sono analisi approfondite di dati, luoghi, nomi, circostanze di oltre vent’anni di attività investigativa al servizio della Giustizia.

E’ un libro che parla tanto di Calabria. Della parte più oscura del “sistema Calabria”.

Anche questo blog è finito dentro la storia di Gioacchino Genchi.

Per questo vi lascio con un assaggio dalle pagine 370 e 371.

***

Un palazzo di Roma

Ed è allora dai telefoni di Pittelli che si deve riavvolgere il nastro. Genchi ha individuato due utenze fisse dell’avvocato. Intestate a lui, attivate nel 2006 e domiciliate in un palazzo di Roma in via Poli 29. Avrà un ufficio. Solo che da quelle utenze Pittelli non viene chiamato mai.
Dal suo ufficio non lo cerca mai nessuno. Può essere. Però, il maggior numero di contatti, i due telefoni fissi di Pittelli domiciliati a Roma, li hanno con Salvatore Galati, un uomo del suo staff, e con una donna, Maria Teresa Fulco.
Incidentalmente, mi dice Genchi, moglie del magistrato della Direzione nazionale antimafia Alberto Cisterna.
E il fatto che quanto meno ne fosse la compagna non è stato difficile da immaginare, dato l’elevatissimo numero di contatti tra i suoi telefoni e quelli del magistrato. Un dettaglio fondamentale.

Perché Maria Teresa Fulco di mestiere è avvocato. Era stata, ad esempio, legale di Pino Galati, il sottosegretario alle Attività produttive indagato da de Magistris, nella causa che il politico aveva promosso al Tribunale civile di Reggio Calabria per far sequestrare il blog di Antonino Monteleone, un ragazzo che si era permesso di scrivergli contro in maniera anche colorita.
E un ragazzo che in effetti, nell’oliatissimo sistema calabrese, sembrava impazzito. Perché non accettava l’idea di elemosinare come tutti un posto di lavoro pubblico, e perché non implorava i politici di raccomandarlo nell’agenda magica di Saladino.

E il tutto nonostante la Compagnia si avvalesse delle attenzioni del vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora, pronto a stabilire l’allontanamento dei dipendenti che non seguissero la dirittura morale che impartiva lui.
E i pazzi in un sistema oliato non sono mai troppo graditi.
Sicché, Pino Galati, con la consulenza legale di Maria Teresa Fulco, aveva chiesto il sequestro del blog di Monteleone. Ci sta. Solo che lo aveva chiesto prima che un giudice penale ne considerasse diffamatorio il contenuto. Voleva il sequestro preventivo della libertà di pensiero, l’ultimo calcio in culo ai calabresi.
E infatti il giudice civile, che non era arrivato a tanto, aveva comunque ordinato la cancellazione del contenuto potenzialmente diffamatorio.

Una storia interessante.

Perché la Fulco, moglie del magistrato della Dna Alberto Cisterna, difende Pino Galati in civile, mentre Pittelli, prima di finire sotto inchiesta, lo difende in penale.

E magari, allora, i due avvocati si conoscono.

Però, come mai Pittelli avesse domiciliato due suoi numeri fissi a Roma in via Poli 29 in un ufficio da dove non lo chiamavano mai, non era affatto chiaro. Soprattutto non era chiaro perché quei telefoni fissi chiamassero più di tutti, oltre a un uomo del suo staff, proprio il cellulare dell’avvocato Fulco.

Poi, a ben guardare il palazzo, la nebbia si è infittita. Lì infatti, se Pittelli ha una sede che però non cerca mai lui ma l’avvocato Fulco, c’è comunque un altro perno dell’inchiesta. C’è infatti una delle sedi della Rpn Porter Novelli.

La Report Porter Novelli, che fa parte di un network internazionale, è una grossa azienda di comunicazione. Ha tra i suoi clienti aziende come la Glaxo, il Comune di Riccione, Hp, l’Inter.
Ma la cosa più importante è che il suo vicepresidente si chiama Paolo Pollichieni, d’ufficio proprio lì, a Roma in via Poli 29: ed è lo stesso Pollichieni direttore del quotidiano Calabria Ora.

E la cosa che fa sembrare tutto stupefacente è che i tre telefoni fissi della Porter fanno registrare il maggior numero di contatti con tre persone. Non responsabili di aziende o giornali, come ci si aspetterebbe da società di comunicazione, no, tre magistrati: Alberto Cisterna, Vincenzo Macrì e Francesco Mollace.
Oltre, ovviamente, allo stesso Paolo Pollichieni.

E il frequentissimo scambio di cellulari tra Pollichieni e Alberto Cisterna, magistrato della Dna, e le migliaia di contatti tra loro sembrano così avere l’epicentro del mistero in un palazzo romano. Dove, allo stesso civico, si consuma lo stranissimo giro di chiamate: i telefoni di Pittelli che chiamano la moglie di Cisterna, Maria Teresa Fulco; i telefoni della Porter-Pollichieni che chiamano Cisterna.

E nel quadro statistico di tutte le telefonate del cellulare di Maria Teresa Fulco, subito dopo le migliaia di contatti con due utenze della famiglia Cisterna, ci sono quelle con Paolo Pollichieni.
Pittelli-famiglia Cisterna-Pollichieni. E Pittelli che conosce bene Pollichieni.

Tutto nel palazzo di via Poli 29.

***

“Il Caso Genchi – Storia di un uomo in balìa dello Stato” di Edoardo Montolli – Aliberti Editore.

Dal 9 dicembre in libreria.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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