Archive for the ‘io, me’ Category

Chi si scotta sul serio

Posted by Antonino Monteleone On giugno - 12 - 2012

 

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 12 GIU – Il gup di Reggio Calabria, Tommasina Cotroneo, ha condannato 12 persone e disposto due assoluzioni a conclusione del processo con rito abbreviato scaturito dall’operazione Epilogo condotta dalla Dda ed eseguita dai carabinieri a carico di personaggi appartenenti alla cosca Serraino della ‘ndrangheta.
Otto anni di reclusione sono stati inflitti a Domenico Caccamo, Giovanni Morabito, ex assessore al comune di Cardeto, Sebastiano Pitasi, Domenico Russo, Francesco Sgro’ e Antonino Pirrello. Dodici anni per Francesco Russo, di 39 anni; 11 anni e otto mesi a Antonino Barbaro; dieci anni e 4 mesi ad Ivan Valentino Nava, ritenuto, tra l’altro, il responsabile dell’attentato incendiario al giornalista Antonino Monteleone; dieci ani e otto mesi a Francesco Russo, 49 anni; quattro anni a Felice Lavena; due anni e otto mesi a Nicola Pitasi. I due imputati sono Salvatore Scopelliti e Anna Maria Adamo.
Il giudice ha disposto, inoltre, l’applicazione del sequestro preventivo dei beni nei confronti degli imputati condannati e la loro interdizione dai pubblici uffici.
Tra gli imputati che rispondono nel processo con il rito ordinario Alessandro Serraino, figlio di ‘Mico’, e nipote del defunto boss Cicco Serraino; Demetrio Serraino, fratello di Mico e Ciccio Serraino, e Fabio Giardiniere, genero di Domenico Serraino. Numerosi i capi di imputazione contestati: associazione mafiosa; estorsione aggravata, danneggiamento e minaccia aggravata, porto e detenzione abusiva di armi e intestazione fittizia di beni. (ANSA).

F07-DED 12-GIU-12 21:53 NNNN

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Dopo due anni potremmo citare Papa Giovanni Paolo II con il suo “non abbiate paura“.
Io lo credevo il giorno che ho scritto il primo rigo di questo blog. Lo credevo quando ho visto dal balcone di casa un’automobile in fiamme.
Lo credo ancora oggi. Lo crederò ancora.
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L’amore vince sempre

Posted by Antonino Monteleone On maggio - 12 - 2011

Per la cronaca di come si sono svolti i fatti vi rimando alla ricostruzione più fedele della brava collega del Il Giornale (sic!) Paola Setti che ha seguito tutta la scena senza perdersi un frame di questo, incompleto, show della stupidità (ad esser buoni e comprensivi!).

Devo solo aggiungere che, continuare a lavorare, di fatto, è stato impossibile. E la cosa che mi ha più deluso, visto che non appartengo a movimenti anarco-insurrezionalisti (Ordine dei Giornalisti a parte, s’intende!) rimane il comportamento dei funzionari DiGos che per troppo tempo, non so quanto inconsapevolmente, si sono trasformati nella protesi del servizio di sicurezza del Pdl.

Per fortuna, bisogna darne atto, il Sindacato dei Giornalisti della Calabria, in maniera del tutto autonoma ha evidenziato la gravità dell’accaduto.

Che altro dire?

L’amore è come il Natale. Quando arriva, arriva!

am

Il mio Afghanistan, su La7

Posted by Antonino Monteleone On maggio - 3 - 2011


 

Rieccoci cari amici. “E ti ripresenti con questa faccia di c**o?” Ehi, che accoglienza!

Sono ritornato, almeno in apparenza. Sono lontano da questo spazio da ormai troppe settimane ed è ora di trovare una buona scusa e riprendere a ritmo serrato visto che di cose ne sono successe e, visto il prevedibile esito delle elezioni che si consumeranno a giorni, tutto ciò che vi avrà fatto schifo fino ad oggi lo rimpiagerete. Credetemi.

Il blog ha avuto qualche problemino, di natura esclusivamente tecnica. E’ stato, come dicono gli esperti, “down” (giù) per qualche giorno. Ma adesso, forse, abbiamo risolto. Anche se l’aspetto, andrebbe ulteriormente migliorato (il mio amico Marco si metta una mano sul cuore).

Gli ultimi due mesi li ho dedicati a cercare un modo efficace per raccontare cosa stanno facendo le nostre truppe schierate in Afghanistan dal 2004. Ci sono riuscito malamente e solo grazie all’aiuto delle persone che mi sono state vicine e che ho incontrato (anche a 5000 km da casa) sulla mia strada.

Ho guardato neglio occhi ragazzi più giovani di me lasciare la casa nella quale sono cresciuti con una sana convinzione di fare una cosa giusta in un una nazione in difficoltà. Ho stretto la mano ad ufficiali in divisa che hanno i capelli bianchi o qualche in ruga in più per il peso dei ragazzi che hanno perso sul campo. Anche loro convinti di aver fatto la cosa giusta. Ho visto da vicino, nella politica, la sfumatura che separa l’impegno e l’attenzione prima che questo scivoli nel ridicolo e nell’ostentazione.

Ho visitato palazzi tirati a lucido dove il fine non è la salvaguardia di alcuna nazione e di alcun popolo, ma la migliore performance finanziaria.

Ho respirato un sacrificio genuino e, qualche volta, una rancida ipocrisìa.

Non ho nulla contro i militari italiani, non sono un “pacifista” oltranzista, ringrazio lo Stato Maggiore della Difesa per l’ospitalità e la cordialità. Credo che dovremmo imparare a superare un retaggio vecchio di 50 anni fa e chiamare le cose col loro nome. Sono però convinto che quattromila soldati in un paese così lontano sono un lusso che solo un Governo credibile può permettersi.

Dunque, il video che c’è in apertura è la mia “buona scusa” per l’assenza prolungata.

E’ il servizio andato in onda su La7 dentro Exit. Il programma di approfondimento e attualità per il quale, per chi ancora non lo sapesse o non l’avesse capito, lavoro dalla scorsa estate. Ne avevamo immaginato uno più lungo e strutturato, poi l’attualità ci ha costretti ad anticipare e rinunciare ad alcune parti per salvarne altre.

Finito di vedere il servizio rimanete in attesa.

Continuo, da lontano, a seguire le cronache locali e qualcosa non mi torna.

Ciao!

Presentazione “O mia bella Madu’ndrina”

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 27 - 2010

La ‘ndrangheta che va a braccetto con la politica; che corrompe uomini dello Stato; dialoga coi servizi segreti; frequenta i salotti. Insomma detta legge.

C’è tutto questo e molto altro in “O mia bella Madu’ndrina”, edito da Aliberti, che sarà presentato lunedì 27 dicembre alle 17 presso la Sala Conferenze della Provincia di Reggio Calabria, nel quale Felice Manti e Antonino Monteleone descrivono l’espansione in Lombardia dell’organizzazione criminale più feroce

Ma non si limitano a scattare un’istantanea dello sterminato hinterland milanese, dove i Brambilla sono messi in minoranza dai Barbaro, Morabito, Aquino, Mazzaferro, Iamonte. Hanno fatto un viaggio ripercorrendo due volte i 1200 kilometri che separano Reggio Calabria dalla sua periferia: Milano.

Ed hanno raccontato come si è trasformata l’organizzazione dalla seconda guerra di mafia in poi. Da dove e perché è cominciata l’ascesa fatta di sangue, droga e politica.

Hanno incontrato poliziotti, magistrati, politici, rampolli di ‘nrangheta, ex 007 per dimostrare come “area grigia” e “borghesia mafiosa” non siano affatto espressioni vuote di significato, ma perni solidissimi attorno ai quali la ‘ndrangheta prospera indisturbata. Lasciando cadere i rami secchi dell’organizzazione nelle mani dello Stato senza perdere terreno grazie ad una capacità straordinaria di riassetto anche dopo maxi operazioni di polizia giudiziaria come quelle degli ultimi mesi.

Ma il racconto è fatto anche delle storie più amare di veleni e sospetti che, a più riprese, hanno coinvolto un distretto giudiziario molto esposto in questa guerra ad armi impari e gettato ombre di discredito su alcuni magistrati.

Le rivelazioni dei nuovi pentiti, ancora troppo acerbe, rappresentano uno spunto per immaginare cosa riserva il futuro ad un Città dove, per fortuna, la società civile sta prendendo coscienza del problema, ma cosa ancora più importante, di sé stessa.

L’appuntamento è per lunedì 27 dicembre al Palazzo della Provincia alle 17.

 

O mia bella madu’ndrina

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 30 - 2010

Per rimanere così a lungo lontano dal blog dovevo cercarmi una buona scusa. Un libro mi pare accettabile, no?

Fare l’inviato per un programma in onda su una Tv nazionale è una delle esperienze più entusiasmanti della mia carriera giornalistica. Ad Exit, per La7, ho incontrato colleghi straordinari; autori brillanti ed una conduttrice come non te l’aspetti. Umile, disponibile e pronta ad ascoltare.

Gli impegni, tanti, mi hanno lasciato il solo spazio per non dimenticarmi di seguire tutte, e dico tutte, le ultime vicende che riguardano la Calabria.

Hanno arrestato gli autori della mia intimidazione; gli investigatori, a Reggio, stanno ricomponendo il puzzle della strategia della tensione contro le istituzioni. I movimenti antimafia stanno crescendo e questa è una buona notizia.

Avrei voluto commentare decine di eventi. Invece ho dedicato ogni secondo di queste ultime settimane alla scrittura della mia “opera prima”.

Due anni fa ho conosciuto un cronista. Fine analista politico ed attento osservatore. Politicamente, forse, stiamo agli antipodi. Ma sulla complessa materia che abbiamo trattato abbiamo avuto piena sintonia.

Felice Manti ha avuto, come primo merito, quello di avere la pazienza di sopportare la mia pigrizia cronica e la mia incostanza che fa di me una persona a volte poco affidabile. Ma ci ho messo, in tutte le pagine scritte, la stessa passione e lo stesso entusiasmo che chi segue questo blog conosce sicuramente.

Non volevamo che questo libro fosse l’ennesima ribattuta di una letterattura giudiziaria che si trova con certa facilità in libreria. Abbiamo scritto un racconto. Un viaggio da Sud a Nord e ritorno. Spiegando quando e come la ‘ndrangheta si è impadronita del nord. Ma il perché lo abbiamo cercato a Reggio.

Aliberti Editore ha deciso di raccogliere i miei deliri letterari e per questo suo coraggio devo ringraziarlo.

A Reggio Calabria la ‘ndrangheta vive il suo presente e disegna un futuro che, a dispetto di chi ancora se la mena con “Osso Mastrosso e Carcagnosso”, non conosce più riti né padrini. Né onore e né rispetto. Contano i soldi. L’unica referenza che da sola basta ad assicurare un posto di primo piano nella società delle persone “perbene”.

Raccontiamo l’area grigia fatta di politici, faccendieri, servizi segreti, funzionari pubblici, sbirri e magistrati collusi. E lo facciamo per il profondo rispetto che invece nutriamo nei confronti dei loro omologhi che, tutti i giorni, onorano la divisa, la toga, le funzioni loro assegnate nel rispetto delle leggi e della costituzione.

Abbiamo letto le carte ed abbiamo capito che, talvolta, sono contraddittorie. Altre volte sono interpretate male. Per andare oltre abbiamo raccontato quello che abbiamo visto coi nostri occhi, a Reggio come a Milano, e che “nelle carte” non ci è ancora finito, sperando che qualcuno se ne accorga.

Poi abbiamo deciso di guardare in faccia i protagonisti di questa lotta. Di questa guerra dove più d’uno gioca sporco.

E’ stata dura tenere da parte alcune storie che riteniamo importanti, ma vorremmo che, quel poco che raccontiamo, sia compreso nella sua interezza.

A scandire i capitoli del racconto le strofe di un brano rap, scritto da un autore calabrese. Si chiama Turi aka Calabro9. E’ forse la più alta espressione dell’hip hop in terra bruzia. E la sua “Capeesh” dall’album “Lealtà e rispetto” per certi versi è geniale. Oltre che perfetta per questo libro.

Ci sono in programma diverse presentazioni in tutta Italia.

Per adesso vi comunico la data della conferenza stampa ufficiale.

Giovedì 9 dicembre 2010 ore 11:00 – Circolo della Stampa
- Corso Venezia, 16 – Milano (MI)

a presto

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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