Archive for the ‘politica’ Category

Lando Carria

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 27 - 2010

carria_lando_manifesto

Molto di rado “ricevo e pubblico” qualcosa.

Ma non potevo non rendere omaggio ad un’inziativa, geniale e provocatoria al tempo stesso, della quale ancora so molto poco. Ma ho già mandato una mail all’indirizzo ufficiale per avere un contatto con gli ideatori che meritano un applauso.

Signore e signori, “cazzu iu”, ecco il vero volto della Calabria.

Ecco a voi Lando.

Lando Carria.

Carrialando…

Sarà in corsa alla carica di Governatore sostenuto da una lista fortissima. Quella del movimento CdM.

Calabria da Morire

simbolo_cdm

Il programma? E’ tutto un programma!

Eccolo.

“Svelerò il vero volto della politica calabrese”. Si presenta così Lando Carrìa, il candidato alla presidenza della Regione Calabria di “Calabria da morire”, il nuovo movimento della società civile che sfiderà la politica calabrese.

Lavoro, ambiente, emigrazione e sanità sono i quattro temi cruciali per il futuro della nostra regione. Tutti ne parlano da decenni, ma nessuno risolve i problemi dei calabresi. “Ecco perché ho deciso di scendere in campo – afferma Lando Carrìa, candidato dell’ultima ora alle Regionali calabresi e convinto di potere vincere a sorpresa le elezioni – Offriremo le nostre proposte sorprendenti per risolvere problemi annosi, per pensare al futuro della Calabria”.

“Calabria da morire” metterà la propria maschera nell’agone della politica calabrese e toglierà la maschera a tutti i candidati. Racconterà di lavoro e disoccupazione, di politica e malapolitica, di ambiente da conservare e di devastazioni, di lavoratori migranti aggrediti e sfruttati, di un servizio sanitario da rifare. I cittadini elettori calabresi stiano tranquilli: questa volta non ci saranno più spazi per ambiguità e parole non dette, per i dietro le quinte e gli accordi nascosti. Vi racconteremo la verità. I politici stiano attenti.

“Mi troverete senza preavviso per le strade delle città calabresi, sul web, sui giornali e le tv – Lando Carrìa anticipa le prossime mosse della sua campagna elettorale – e vi accorgerete che la realtà nella politica calabrese supera la fantasia”.

Una rivoluzione in quattro punti

Lavoro

In Calabria la disoccupazione è un problema gravissimo e si sa che un esercito di disoccupati è terreno fertile per la ‘ndrangheta.

Noi siamo convinti che questo problema si possa e si debba risolvere.

Il nostro ottimismo nasce dalla considerazione dei punti di forza della nostra regione. In Calabria esistono risorse umane di grande qualità, giovani preparati, cervelli dinamici, menti colte e creative, competenze professionali di alto livello, un mercato del lavoro con potenzialità dirompenti che deve essere messo al servizio dello sviluppo della Regione. È su queste virtù che bisogna fare leva per risolvere una volta per tutte l’odioso problema della disoccupazione. Per raggiungere questo obiettivo sarà fondamentale un uso oculato delle risorse che verranno dai fondi europei e nazionali. Il nostro impegno sarà per una maggiore efficienza e trasparenza su questo versante.

Ambiente

La valorizzazione delle risorse ambientali della nostra regione può essere la soluzione di tutti i nostri mali. La Calabria è una terra ricca di strepitose bellezze naturali, siti archeologici di indiscutibile valore, beni di grande interesse artistico e culturale. Bisogna mettere questo patrimonio in condizione di produrre ricchezza, di essere fonte di sviluppo potenziando il sistema dei trasporti e costruendo strutture ricettive fornite di personale qualificato. [che siano in grado di fornire servizi di alto livello per competere con le più importanti mete (località) turistiche. ]

Strutture di questo tipo avrebbero anche l’enorme pregio di assorbire buona parte della disoccupazione giovanile. Noi intendiamo puntare tutto sulla nostra posizione strategica e sullo sviluppo del Mediterraneo. Le notizie di rifiuti tossici depositati per mare e per terra, dell’aumento dei casi di tumore, di città costruite su bombe ecologiche, di interi quartieri costruiti negli alvei dei torrenti o in zone a rischio frana, hanno però diffuso un’immagine negativa (apocalittica) della nostra terra: sono necessarie decisioni importanti e soluzioni radicali.

Migrazioni

La Calabria è una terra ospitale e accogliente ma è anche la terra che ha riesumato la schiavitù come forma di contratto di lavoro. I fatti di Rosarno hanno sollevato un problema fino ad ora taciuto: la forza lavoro migrante è una realtà importante e rappresenta, soprattutto al Sud, un fattore fondamentale per sopperire alla carenza di servizi sociali pubblici. Attingendo alla nostra memoria collettiva di popolo che ha vissuto il fenomeno migratorio e facendo tesoro delle esperienze maturate lontano dai nostri luoghi intendiamo proporre un modello di integrazione in cui per tutte le parti coinvolte siano chiari diritti e doveri e in cui siano accolti (trovino spazio e impiego) i soggetti più deboli. Noi ci facciamo carico di questo problema ed assicuriamo che eventi come quelli di Rosarno non si ripeteranno mai più.

Sanità

Per un sistema sanitario più efficiente sono necessari maggiori investimenti e maggiore trasparenza nel loro impiego: potenziare le strutture ospedaliere e realizzarne di nuove, fornirle dei necessari macchinari, migliorare le prestazioni, garantire trasparenza negli appalti, procedere alla nomina dei responsabili sulla base di criteri funzionali e trasparenti, impiegare le ingenti risorse finanziarie (la sanità è il maggiore capitolo di spesa del bilancio regionale) destinate alla sanità in maniera razionale per offrire adeguata assistenza ai cittadini, farla finita, una volta per tutte, con la tristezza dei viaggi della speranza che, naturalmente, penalizzano le fasce più deboli della popolazione.

Attualmente lo stato delle cose in tema di sanità pubblica è di crisi nera, come i numerosi casi di malasanità testimoniano. Noi vogliamo risolvere questo nodo con una soluzione che vi sorprenderà.

p.s: giuro che, al momento, non so chi ci sia dietro l’inziativa. Ma il manifesto era irresistibile…

Le figuracce del PD in Calabria e Campania

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 2 - 2010

A metà gennaio si parlava di accordo certo con l’Udc per superare la candidatura di Loiero che non piace più a quelli che appena cinque anni fa si inventarono le primarie farsa dei “grandi elettori” del centro-sinistra calabrese.

Spuntò fuori il nome di Roberto Occhiuto, ex consigliere regionale oggi deputato Udc, e lo scenario che si sarebbe aperto lasciava spazio ad enormi riflessioni. Anzi ad una considerazione.

Il Partito Democratico calabrese, ancora troppo dipendente dal sistema – anzi dal network – di Tonino Saladino (compagnia delle opere e compagnia cantando) fu determinante nell’elezione di Loiero. Il suo primo vice, Nicola Adamo, assieme alla moglie Enza Bruno Bossio, era ed è al centro di affari dalle cifre milionarie che dai fondi comunitari per progetti inesistenti passano dall’eolico fino ad arrivare alla somministrazione del lavoro interinale. Negli uffici della Regione Calabria, ma non solo.

E con l’Udc cosa sarebbe cambiato?

Molto poco.

Roberto Occhiuto, non tutti forse lo sanno, molti fanno finta di non ricordarlo, è legato a doppio filo a quel Tonino Gatto, uno dei top manager della Despar Italia, finito sotto la lente di ingrandimento della magistratura per alcune movimentazioni finanziarie non molto chiare.

Lo stesso Tonino Gatto che, due anni fa, ammise di avere finanziato con 50mila euro la campagna elettorale di Agazio Loiero nel 2005.

E Gatto fu socio in affari di Roberto Occhiuto nella compravendita dell’emittente televisiva cosentina TEN – Tele Europa Network.

Ora il PD in Calabria continua a brancolare nel buio e molti dei gerarchi del partito perdono il sonno solo al pensiero che il candidato unitario del centro-sinistra possa essere quel Pippo Callipo lanciato da Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris già alla fine dello scorso anno.

Annullate le primarie non rimarrà che affidarsi all’inquisito Loiero che aveva promesso che non si sarebbe ricandidato in caso di rinvio a giudizio nell’inchiesta Why Not, quando sapeva che avrebbe scelto il rito abbreviato che è la richiesta di un giudizio immediato.

Oggi che l’accusa gli contesta “solo” l’abuso d’ufficio, quasi quasi esulta. Con una nota del suo portavoce (ma è ancora Lullo Sergi o Antonio Soluri?) si mostra sereno, quasi ad ostentare una gravissima ipotesi di reato.

Si rischia di fare la fine della Campania che candida l’inquisito De Luca, sindaco di Salerno. Perché i tempi stringono e non c’è nessuno che voglia farsi avanti in una battaglia che sembra già persa.

Le risposte di Bersani di questo pomeriggio, non rincuorano affatto.

antonino monteleone

p.s.: mentre finisco di scrivere, a Lamezia Terme, si svolge l’assemblea del PD calabrese. Per decidere con chi perdere. Galline che si azzuffano. Per finta. L’unico progetto che hanno in mente è non perdere nemmeno un pezzo del potere accumulato.

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Il Caso Genchi – storia di un uomo in balia dello stato

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 8 - 2009

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Da domani, nelle migliori librerie, sarà in vendita “Il caso Genchi – Storia di un uomo in balìa dello Stato”.

Si tratta di una lunga intervista di Edoardo Montolli al consulente tecnico più famoso d’Italia. Un personaggio chiave di un numero impressionante di inchieste delicatissime ed un protagonista degli anni delle indagini ai mandanti ed esecutori delle stragi di mafia degli anni ‘90.

Chi legge il blog conosce Gioacchino Genchi.

Gioacchino Genchi era sconosciuto ai più, finché non lo chiama un pubblico ministero, fino a quel momento anch’esso sconosciuto ai più, che da diversi anni lavorava a Catanzaro.

Luigi de Magistris chiama Gioacchino Genchi per lavorare su due maxi-inchieste calabresi: Poseidone e Why Not, ma anche su quella che tentò di fare luce sul sistema affaristico-massonico-giudiziario imperante in Basilicata, “Toghe Lucane”.

Come dice lui stesso “toccammo i fili dell’alta tensione”.

Si era scoperchiato quel calderone catanzarese grazie al quale si mescolavano gli interessi di imprenditori, mafiosi, massoni, politici con il bisogno di lavoro di cittadini resi schiavi dai politici che  – di destra o di sinistra – continuano ad eleggere.

Si stava per ricomporre il mosaico che consentiva (e consente) ad una cupola affaristica con ramificazioni in tutta Europa di “drenare” risorse pubbliche provenienti da Bruxelles e destinate a progetti di sviluppo mai realizzati.

Dopo avere fermato Genchi e De Magistris c’è un magistrato che ha ripreso gli stessi fili, ma questa volta indossando scarponi isolanti e guanti di gomma. Si chiama Pierpaolo Bruni, lavora a Crotone e presto ci concentreremo per capire cosa sta facendo e perché vogliono mettergli i bastoni tra le ruote.

Il libro di Montolli e Genchi è un distillato di verità al quale faccio un solo appunto. Lo avrei messo in vendita con un dvd allegato. Per gli scettici.

Tutto quello che è riportato in questo volume non è “sentito dire” sono analisi approfondite di dati, luoghi, nomi, circostanze di oltre vent’anni di attività investigativa al servizio della Giustizia.

E’ un libro che parla tanto di Calabria. Della parte più oscura del “sistema Calabria”.

Anche questo blog è finito dentro la storia di Gioacchino Genchi.

Per questo vi lascio con un assaggio dalle pagine 370 e 371.

***

Un palazzo di Roma

Ed è allora dai telefoni di Pittelli che si deve riavvolgere il nastro. Genchi ha individuato due utenze fisse dell’avvocato. Intestate a lui, attivate nel 2006 e domiciliate in un palazzo di Roma in via Poli 29. Avrà un ufficio. Solo che da quelle utenze Pittelli non viene chiamato mai.
Dal suo ufficio non lo cerca mai nessuno. Può essere. Però, il maggior numero di contatti, i due telefoni fissi di Pittelli domiciliati a Roma, li hanno con Salvatore Galati, un uomo del suo staff, e con una donna, Maria Teresa Fulco.
Incidentalmente, mi dice Genchi, moglie del magistrato della Direzione nazionale antimafia Alberto Cisterna.
E il fatto che quanto meno ne fosse la compagna non è stato difficile da immaginare, dato l’elevatissimo numero di contatti tra i suoi telefoni e quelli del magistrato. Un dettaglio fondamentale.

Perché Maria Teresa Fulco di mestiere è avvocato. Era stata, ad esempio, legale di Pino Galati, il sottosegretario alle Attività produttive indagato da de Magistris, nella causa che il politico aveva promosso al Tribunale civile di Reggio Calabria per far sequestrare il blog di Antonino Monteleone, un ragazzo che si era permesso di scrivergli contro in maniera anche colorita.
E un ragazzo che in effetti, nell’oliatissimo sistema calabrese, sembrava impazzito. Perché non accettava l’idea di elemosinare come tutti un posto di lavoro pubblico, e perché non implorava i politici di raccomandarlo nell’agenda magica di Saladino.

E il tutto nonostante la Compagnia si avvalesse delle attenzioni del vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora, pronto a stabilire l’allontanamento dei dipendenti che non seguissero la dirittura morale che impartiva lui.
E i pazzi in un sistema oliato non sono mai troppo graditi.
Sicché, Pino Galati, con la consulenza legale di Maria Teresa Fulco, aveva chiesto il sequestro del blog di Monteleone. Ci sta. Solo che lo aveva chiesto prima che un giudice penale ne considerasse diffamatorio il contenuto. Voleva il sequestro preventivo della libertà di pensiero, l’ultimo calcio in culo ai calabresi.
E infatti il giudice civile, che non era arrivato a tanto, aveva comunque ordinato la cancellazione del contenuto potenzialmente diffamatorio.

Una storia interessante.

Perché la Fulco, moglie del magistrato della Dna Alberto Cisterna, difende Pino Galati in civile, mentre Pittelli, prima di finire sotto inchiesta, lo difende in penale.

E magari, allora, i due avvocati si conoscono.

Però, come mai Pittelli avesse domiciliato due suoi numeri fissi a Roma in via Poli 29 in un ufficio da dove non lo chiamavano mai, non era affatto chiaro. Soprattutto non era chiaro perché quei telefoni fissi chiamassero più di tutti, oltre a un uomo del suo staff, proprio il cellulare dell’avvocato Fulco.

Poi, a ben guardare il palazzo, la nebbia si è infittita. Lì infatti, se Pittelli ha una sede che però non cerca mai lui ma l’avvocato Fulco, c’è comunque un altro perno dell’inchiesta. C’è infatti una delle sedi della Rpn Porter Novelli.

La Report Porter Novelli, che fa parte di un network internazionale, è una grossa azienda di comunicazione. Ha tra i suoi clienti aziende come la Glaxo, il Comune di Riccione, Hp, l’Inter.
Ma la cosa più importante è che il suo vicepresidente si chiama Paolo Pollichieni, d’ufficio proprio lì, a Roma in via Poli 29: ed è lo stesso Pollichieni direttore del quotidiano Calabria Ora.

E la cosa che fa sembrare tutto stupefacente è che i tre telefoni fissi della Porter fanno registrare il maggior numero di contatti con tre persone. Non responsabili di aziende o giornali, come ci si aspetterebbe da società di comunicazione, no, tre magistrati: Alberto Cisterna, Vincenzo Macrì e Francesco Mollace.
Oltre, ovviamente, allo stesso Paolo Pollichieni.

E il frequentissimo scambio di cellulari tra Pollichieni e Alberto Cisterna, magistrato della Dna, e le migliaia di contatti tra loro sembrano così avere l’epicentro del mistero in un palazzo romano. Dove, allo stesso civico, si consuma lo stranissimo giro di chiamate: i telefoni di Pittelli che chiamano la moglie di Cisterna, Maria Teresa Fulco; i telefoni della Porter-Pollichieni che chiamano Cisterna.

E nel quadro statistico di tutte le telefonate del cellulare di Maria Teresa Fulco, subito dopo le migliaia di contatti con due utenze della famiglia Cisterna, ci sono quelle con Paolo Pollichieni.
Pittelli-famiglia Cisterna-Pollichieni. E Pittelli che conosce bene Pollichieni.

Tutto nel palazzo di via Poli 29.

***

“Il Caso Genchi – Storia di un uomo in balìa dello Stato” di Edoardo Montolli – Aliberti Editore.

Dal 9 dicembre in libreria.

Agazio “Copperfield” Loiero

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 17 - 2009

Su “La Stampa” di oggi Fabio Martini, gira l’Italia e visita le regioni, amministrate dal PD, investite da guai giudiziari o scandali (vedi Lazio) a sfondo sessuale.

Tra queste regioni Calabria, Puglia e Campania, fanno una storia a sé rispetto a Lazio e Liguria. Se nelle ultime due accordi ed alleanze saranno un po’ più chiari, in particolare la collocazione dell’Udc, in quelle meridionali se ne vedranno di tutti i colori.

Perfurby Casini sa che in Calabria non gli conviene né correre da solo né seguire Loiero. Lorenzo Cesa gli avrà sicuramente fatto notare che gli “amici”, col grembiule o senza, punteranno su un altro cavallo. Loiero ha fatto il furbastro e la connivenza del PD Calabrese (dove le leve di comando sono ancora in mano a tutti quei simpaticoni coinvolti nelle inchieste che hanno svelato il “sistema” calabro-lucano) nel non trovare un nome alternativo o aderire alla proposta di Italia dei Valori, che porta il nome – ancora presentabile – di Pippo Callipo, potrebbe consegnare la regione al centro-destra.

Calabresi per sempre costretti a rincorrere un meno peggio.

La Stampa ricorda le parole di Agazio Loiero: «Se venissi rinviato a giudizio nell’inchiesta Why Not non mi ripresenterei alle elezioni regionali».

Era l’1 novembre scorso. Un gioco di prestigio. Illusionismo. Come David Copperfield.

Semplicemente perché l’eventualità di un rinvio a giudizio è impossibile!

Per quale motivo?

Perché nell’udienza davanti al GUP di Catanzaro il 27 ottobre scorso Agazio Loiero, l’ex Governatore Giuseppe Chiaravalloti ed Antonino Saladino (il deus ex machina del lavoro interinale che – secondo l’accusa – avrebbe anche favorito Loiero alle scorse regionali anche economicamente con l’imprenditore Antonino Gatto) hanno presentato una richiesta di giudizio con il rito abbreviato.

Richiesta accolta proprio nella giornata di ieri.

Abigail Mellace, Giudice dell’udienza preliminare, ha dunque fissato per il 15 gennaio la prossima udienza per Loiero ed altri 13 imputati.

Dunque non ci sarà rinvio a giudizio perché ha già chiesto di essere giudicato beneficiando, in caso di condanna, del beneficio della riduzione di un terzo della pena.

Altro che giudizio o condanna. Ad irritare di più sono le balle.

antonino monteleone

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Dico vado, invece resto

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 5 - 2009

“La valutazione sulla deriva populista assunta nell’ultimo periodo dal partito rispetto ai valori che erano alla base dell’adesione a Italia dei Valori mi risulta essere comune a molti parlamentari. Lo sbocco da dare a questa valutazione non è però ancora definito, almeno per quello che mi riguarda. Pertanto ogni altra interpretazione diffusa oggi dalla stampa non corrisponde al mio pensiero.”

Aurelio Misiti

Il frutto di un errore di Antonio Di Pietro in Calabria, che si chiama Aurelio Misiti, è in preda ad una grave crisi d’identità. Non è l’unico, ricordo – ad esempio – un certo Pino Arlacchi, il quale però rientra subito nei ranghi.

Misiti, ex assessore della Giunta Chiaravalloti (quello che a De Magistris “lo dobbiamo ammazzare (…) con le cause civili (…) e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana“) ora che ha capito che Italia dei Valori sta cambiando direzione, una direzione che non prevede più la sua presenza, si dimena – da diverse settimane – nell’affermare che Italia dei Valori è un partito di cattivi. Mentre lui è un buono.

Che Loiero va sostenuto. Che De Magistris non sa di che parla quando accenna ai disastri ambientali della Calabria provocati anche da una Giunta di cui lui ha fatto parte. Che Callipo non lo rappresenta.

Poi rileggo le relazioni tecniche sulla strage di Ustica e tutto torna più chiaro.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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