Archive for the ‘politica’ Category

Orsola Fallara e i conti che non tornano

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 26 - 2010

di Antonino Monteleone per voglioscendere.it

Una donna di carattere. Che sapeva il fatto suo. Con doti professionali certamente rare, non fosse altro per il carico di lavoro e le pressioni a cui, per otto anni, ha resistito con invidiabile fermezza.
Finché non ha deciso di togliersi la vita in un modo inusuale.

Orsola Fallara, 44 anni, dirigente comunale a Reggio Calabria ha scelto di ingerire dell’acido muriatico che l’ha devastata dall’interno. Inusuale ed atroce per le sofferenze patite prima che, nonostante due interventi chirurgici, lasciasse due figli ed una Città attonita. Dove il ronzio dei bisbigli negli angoli delle strade, come l’aria che si respira, diventa sempre più insopportabile.

La semplice cronaca degli ultimi fatti prima di quel tragico 15 dicembre basterebbe (?) a chiudere il caso con la sorpresa, finendo poi per ricondurre il gesto alla vergogna insopportabile per le accuse che gli sono state mosse negli ultimi mesi.

Aveva sopportato attacchi, molto duri, da parte dell’opposizione in consiglio comunale che accusava lei e l’ex Sindaco Giuseppe Scopelliti, di fare “magheggi” col bilancio per nascondere un deficit stratosferico e qualche mossa azzardata. All’appellativo di “Maga Circe” che le affibbiò Massimo Canale, già da tempo, rispondeva sorridendo e scherzandoci su.

Scrivi Fallara, leggi Scopelliti.
Il “modello Reggio” e le sue sfaccettature. Lele Mora e Valeria Marini. L’acqua che manca. La promozione turistica. La “Città Metropolitana”. Le piazze restaurate. I panetti di tritolo. La ‘ndrangheta. Le discoteche. La cocaina. Il pizzo. Il festival del cinema. Il trofeo di Poker. Gli swap.

La voglia di un “riscatto politico e sociale” per Reggio, secondo Scopelliti. “Solo facciata”, costosissimo marketing, per gli oppositori. I conti che non tornano sono diventata un problema per Peppe Raffa, il vice di Scopelliti, subentrato dopo le scorse elezioni regionali. Che ha già affrontato quattro crisi in 6 mesi e che in Orsola Fallara forse non vedeva più un membro dell’amministrazione, ma un ostacolo nel tentativo di fare chiarezza sullo stato di salute del bilancio.

Poi arrivano le denunce e la situazione precipita.
Orsola Fallara viene tirata in ballo per la liquidazione di una serie di compensi scaturiti dall’aver rappresentato il Comune di Reggio Calabria davanti alla commissione tributaria provinciale. Se fosse stata una dipendente Comunale non ne avrebbe avuto diritto, ma dirigeva il settore Finanze e Tributi in qualità di consulente esterno all’amministrazione. Dunque le liquidazioni, paradossalmente lecite, rappresentavano comunque un fatto imbarazzante per la loro entità. Un somma complessiva di oltre 800mila euro relativi agli ultimi cinque anni che si sommava allo stipendio non certo misero. I creditori, fuori dalla porta del suo ufficio, erano una presenza fissa.

Qualcuno ogni tanto perdeva le staffe, alzava i toni. Impassibile, tirava diritto. Lei stessa ha poi autorizzato i pagamenti a suo favore in tempi molto difficili per il bilancio del Comune che l’opposizione considera in pre-dissesto, mentre per la maggioranza si tratta di semplici, seppur problematiche, “sofferenze di liquidità“. L’ex assessore regionale al Bilancio, Demetrio Naccari porta le carte in Procura paventando degli illeciti. Lei si difende, ma ammette l’errore dal punto di vista etico. Si dice pronta a restituire le somme incassata, ma solo dopo che un Giudice avrebbe stabilito che erano indebite avviando un procedimento civile. Il Sindaco pro-tempore la sospende per trenta giorni. E’ un susseguirsi di conferenze stampa e dichiarazioni. La scarica anche Giuseppe Scopelliti. “Ha sbagliato” dirà ai giornalisti. “Ma è chiaro che colpendo lei vogliono danneggiare me“.

Il 15 dicembre convoca i giornalisti, non risponde alle domande. Ripercorre la vicenda, ribadisce la consapevolezza di aver commesso una leggerezza, chiede scusa a “Scopelliti, politico con la “P” maiuscola” e, sul finire, lancia una dichiarazione che letta oggi inquieta: “I responsabili di quello che mi accadrà saranno Giuseppe Raffa e Demetrio Naccari“.

Torna a casa. Le danneggiano l’auto rubando un cellulare e i documenti usati in conferenza stampa. Due ore dopo con la stessa auto arriva sulla banchina del porto cittadino, avvisa i Carabinieri di volersi suicidare e poi, stando alle ricostruzioni, ingerisce l’acido.
Una quantità troppo consistente perché non sorgano forti dubbi su cosa è accaduto. Ne basta una piccola quantità per rendere un ambiente irrespirabile. Qualche goccia brucerebbe così tanto – spiega un medico che ha lavoranto in pronto soccorso – da rendere impossibile la deglutizione.

E poi le chiamate per i soccorsi. E’ possibile che prima abbia ingerito l’acido e poi chiesto aiuto? E poi perché quel modo di togliersi la vita? Nessuna autopsia, un funerale a meno di 24 ore dal decesso. E un fascicolo, il terzo che riguarda Orsola Fallara, aperto dal Procuratore Aggiunto Ottavio Sferlazza e dal sostituto Sara Ombra quando la salma era già stata tumulata.

Sarà per il carattere forte, ai limiti dell’arroganza, grazie al quale custodiva il rispetto di tutti, ma questa è una morte che lascia chiunque si interessi alla questione colmo di interrogativi. Tutti lo pensano, pochi lo dicono. Troppe cose non quadrano.

antonino monteleone

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TzeTze

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A chi da fastidio la BandaFalò

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 23 - 2010

Lavoro da qualche giorno ad alcune riflessioni che volevo condividere con voi, lettori di questo blog, che riguardano il mio futuro professionale (ancor più marcatamente lontano da Reggio Calabria); l’assurda pantomima della “crisi” politica al Comune di Reggio Calabria e della maniera in cui i media locali hanno trattato la vicenda; l’ultima (forse la più stupida) delle querele ricevute; il prossimo numero di “S” (il primo è stato un successo oltre ogni aspettativa, quindi grazie!).
E poi dare una risposta ai tanti amici che chiedono al sottoscritto, ed ai promotori, come si è conclusa la raccolta fondi in mio favore finalizzato all’acquisto di una nuova auto dopo l’attentato incendiario che ha visto la mia mitica Fiat Idea andare in fumo.

Invece bisogna dire due paroline chiare sullo scandaloso boicottaggio istituzionale subito ormai da diversi mesi dai ragazzi della “BandaFalò”.

Per prima cosa chiariamo cos’è BandaFalò.

Lo faccio io che nella struttura ci ho messo piede solo una volta. Si tratta di un gruppo di ragazzi che a dispetto del tentativo di affibbiargli il cliché di fancazzisti hanno, pochi anni fa, ripulito e reso fruibile una spiaggia a nord di Villa San Giovanni. Gestiscono con successo un lido e buona parte dei proventi viene utilizzata per finanziare il sostegno diretto ad alcune popolazioni africane della Costa d’Avorio.  Bisognerebbe applaudirli e invece gli si scaglia contro l’inferno.

La spiaggia di Porticello è oggi uno spazio in cui si può trascorrere piacevolmente una giornata al mare in una spiaggia attrezzata dai prezzi contenuti  che la sera si trasforma in ritrovo per ragazzi e non animato da serate musicali a tema.

Non i lidi-discoteca a cui sono abituati gli avventori del Lungomare reggino.

Un paio di giorni fa un blitz congiunto Guardia di Finanza e Nas dei Carabinieri, con tanto di unità cinofile, hanno fatto irruzione nel bel mezzo di un concerto per smantellare non una grande organizzazione crminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti, ma due-tre persone che si fumavano uno spinello. Insomma una canna.

E per un paio di canne è scattato un blitz antidroga con risultati peggiori di una battuta di pesca di due mariti sconsolati.

Il profondo rispetto che il sottoscritto nutre per le Forze di Polizia tutte mi impone di valutare i fatti per quelli che sono. L’operazione è stata ordinata e non riesco a credere che ci fosse un’articolata attività investigative dietro un fallito tentativo di individuare chissà quali partite di hascisc, marijuana e cocaina.

Profondo rispetto nutro anche verso la verità. Quindi chiariamo una cosa. E’ vero, come è vero, che qualcuno ha fumato dell’erba alla Bandafalò. Ed è vero, come è vero, che, come in qualsiasi altro lido aperto la sera, qualcuno abbia bevuto alcolici di ogni genere. Forse alla BandaFalò non troverete gente in mocassini e cardigan sulle spalle con l’aria odiosamente fighetta da Rotary Club (e questo non può che deporre bene per la BandaFalò), ma descrivere l’intero ambiente e le persone che lo frequentano alla stregua del più lurido dei S.E.R.T

Il forte contrasto tra la nota stampa divulgata ai media dai Carabinieri e il contenuto del verbale di sopralluogo rilasciato ai titolari delle concessioni è una delusione che avrei preferito evitare.

Ieri qualcuno ha fatto in modo che alcuni dei permessi, che garantiscono la sopravvivenza di un posto che non fattura centinaia di migliaia di euro come i lidi in mano alle cosche, affidati a prestanome con bravi avvocati, venissero messi in discussione.

Un caso?

Considerato che gli stessi problemi erano sorti all’inizio della stagione estiva non mi sorprende più.

Ma c’è un altro fatto che va considerato per andare in fondo alla storia della BandaFalò.

Dalle parti della spiaggia di Porticello trascorre le vacanze, in una villa – secondo alcune indiscrezioni che presto verificherò nei dettagli – già beneficiaria di un robusto condono edilizio un noto magistrato reggino (donna, Presidente di sezione del Tribunale del capoluogo) infastidita dal frastuono proveniente dalla spiaggia gestita dai ragazzi di BandaFalò.

E se, oltre a non fare parte del sistema mafioso che detta legge a Reggio Calabria come a Villa San Giovanni, fosse proprio questa la loro grave colpa?

antonino monteleone

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La cricca

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 7 - 2010

Mentre continuo a trascorrere gli ultimi sgoccioli di ferie estive a nove ore d’aereo da Reggio Calabria, non sono riuscito a fare a meno di continuare a seguire le notizie da questo grazioso delirio adagiato sul mare.

Tra le altre amenità, a proposito della crisi politica in atto al Comune di Reggio Calabria, non ho potuto fare a meno di notare come il Governatore Scopelliti ammonisse il dimissionario Raffa da un pericolo che nessuno vorrebbe correre.

“A Reggio sta tornando la cricca”.

Oddio, ho pensato. Menomale che in tutti questi anni da Sindaco ha saputo tenere a bada “gli appetiti” dei malintenzionati. Nessuno gli ha ricordato una condanna per danno erariale da un milioncino e passa di euro. Ma vabbé.

Poi ho visto la foto in cima a questo post.

Ed ora è tutto più chiaro.

Caro Raffa, stia tranquillo.

Il problema di Scopelliti, al momento, è che- oltre ai direttori di giornale – vuole scegliere lui le “cricche” con cui avere a che fare.

am

S-pazientiti?

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 25 - 2010

Una cosa è certa: gli edicolanti di Reggio Calabria e provincia ci avranno riservato qualche espressione colorita per via dell’altro numero di persone assetate di informazione che si aspettavano di trovare il “loro” nuovo mensile pronto per essere sfogliato.

Ci dispiace, parlo a nome dell’intero gruppo, che un problema alla macchina che “impacchetta” i giornali costringa molti di voi a pazientare ancora. Fino a martedì!

In quella data, mi è stato assicurato, almeno 2mila copie di “S” raggiungeranno le edicole principali della Città. Le restanti saranno completamente coperte entro venerdì. Alla faccia degli scaramantici!

Però è giusto ricompensare la vostra attesa e la risposta massiccia testimoniata dagli edicolanti subissati di richieste. Perciò, domani, assieme a Claudio Cordova abbiamo deciso di anticiparvi qualcosina delle 116 pagine a colori che troverete martedì!

A lunedì, con un piccolo assaggio di “S”.

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Sull’assoluzione di Massimo Labate

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 4 - 2010

La “vittoria” di Massimo Labate, ovvero la sua assoluzione sancita dal Tribunale di Reggio Calabria dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, secondo un editoriale di Giusva Branca e Claudio Cordova, merita il giusto “risalto”.

Ed è logico che nello stesso spazio in cui, seppur marginalmente, ci si è occupati del caso dell’ex Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale, arrestato nel luglio del 2007, per i suoi intensi rapporti con esponenti del clan Libri, in particolare per avere seguto – passo passo – l’erogazione di alcuni contributi da parte del Comune di Reggio Calabria, per una mostra d’arte organizzata da un’associazione vicina alla cosca; tornare sulla questione che è molto complessa.

Va considerato, in primo luogo, che la contestazione principale rivolta a Labate (i contributi pubblici per la mostra) è davvero poca roba.

In secondo luogo la prima assoluzione nel merito per Labate, ex poliziotto, deve essere – proprio come affermato dagli avvocati Domenico e Andrea Alvaro – una riabilitazione. Una rivincita.

E gli inviti alla prudenza espressi dal Sindaco facente funzioni, Giuseppe Raffa, anche con riferimento ai contenuti dell’inchiesta “Meta” relativi al filone politico, sono giusti e legittimi.

Facciamo molta attenzione a condannare qualcuno prima che intervenga una sentenza è, nella sostanza, l’appello che il mondo politico rivolge all’opinione pubblica.

Ma l’assoluzione di Massimo Labate, anziché promuovere una gara a chi grida più forti le scuse all’assolto, dovrebbe offrire alla stessa opinione pubblica una piccola riflessione circa l’importanza che ad una verità giudiziaria sia affiancata una verità storica.

Non voglio qui citare, ancora una volta, l’estrema lucidità della lezione di Paolo Borsellino ai ragazzi di una scuola di Bassano del Grappa ai quali spiegava che un politico che frequenta mafiosi non ha bisogno di una condanna per essere consdierato inadatto a gestire la cosa pubblica.

Però non ho ancora letto nessuno ricordare che se, da un lato, i Giudici Pedone, Ferraro e Vicedomini, hanno assolto Massimo Labate “perché il fatto non sussiste costituisce reato“; dall’altro non è detto che “il fatto” che “non sussiste costituisce reato” giudiziariamente, non sia comunque politicamente grave.

Vuol dire che le prove non sono sufficienti o non riscontrate adeguatamente.

Massimo Labate intratteneva frequenti e intensi contatti telefonici con Antonino Caridi. Generdo del boss Domenico “Mico” Libri. Condannato nel processo che si è svolto con il rito abbreviato a nove anni e quattro mesi di reclusione.

E Massimo Labate, ex ispettore di Polizia, secondo il Pm Lombardo – che aveva chiesto nel processo col rito ordinario conclusosi con la sua assoluzione, nove anni di reclusione – “non poteva non sapere”.

Non poteva non sapere chi fosse Nino Caridi. E non poteva non provare vergogna nel ricevere da questi regalìe di ogni genere.

Quando si sentivano al telefono e gli diceva che andava a cena con “pappalone”, ovvero con Giuseppe Scopelliti, all’epoca sindaco di Reggio Calabria, il tono della conversazione era questo:

CARIDI: io sto per rientrare per dire la verita’..//
LABATE: ci vediamo lunedi’?//
CARIDI: eh..ma avete parlato con.. Pappalone che fa’?//
LABATE: e ora era qua’..io lo vedo stasera..sono a cena con lui..//
CARIDI: ahhh…buon divertimento allora..//
LABATE: grazie..//
CARIDI: io le cene non le posso fare momentaneamente..solo i pranzi..//
LABATE: eh.. facciamo i pranzi..//
CARIDI: va bene..//
LABATE: ci sentiamo lunedi’ mattina..//
CARIDI: si..una buona serata..//
LABATE: anche a voi..//
CARIDI: salutatemi il Sindaco comunque..//
LABATE: va bene..//
CARIDI: vi saluto..grazie.//
LABATE: buona serata//
CARIDI: buona serata, vi saluto.//

E poi Labate ebbe la faccia tosta di ricevere un vestito in regalo.

“Baccheggio”, questo il soprannome utilizzato per identificare Massimo Labate, era l’oggetto di una conversazione tra il suo segretario Enzo Pileio (assolto anch’egli) e Nino Caridi.

Nino: BACCHEGGIO e? rientrato?..//
Enzo:Baccheggio.. No!.. all’una arriva dice… //
Nino: Ah , all’una arriva..//
Enzo:Eh.. pomeriggio dovrebbe essere qua…//
Nino: Ma il vestito gl’e? piaciuto…?//
Enzo: Si…si.., se l’e? messo la nella riunione di Milano … //
Nino: Eh…// Enzo :poi la sera siamo andati ed ha comprato una camicia la a Santa Caterina e se lo e? portato e lo mette con Pappalone per metterlo ieri li al coso .. c’era un congresso a Pavia …//
Nino Eh..eh..//
Enzo: E se l’e? messo la? ha detto… si gli e? piaciuto….ed allora ieri mi sono sentito con Santo e…. dice che arriva in settimana… //
Nino: In settimana ….//
Enzo:Lunedi?.. Martedi?.. //
Nino: Uttana…. se la sono presa comoda … questi.. minchia…./
Enzo:Si sono presi le ferie…//
Nino: Uttana se si sono presi le ferie.. //

Dalla divisa di poliziotto e un giuramento di fedeltà alla Repubblica al vestito ed un orologio donato da esponenti di spicco della ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

Scriveva il GIP Concettina Garreffa

“Assodato, dunque, che Massimo Labate sapeva perfettamente con chi aveva a che fare, quest’ultimo non ha avuto remore a mettersi a disposizione di Caridi Antonino, divenendone, anzi, un punto di riferimento per le piu? svariate richieste volte a conseguire utilita? dall’Amministrazione cittadina.

Il Caridi, del resto, grato nei confronti del Labate per la disponibilita? nei fatti da questi dimostrata, non ha mancato di palesargli la sua riconoscenza omaggiandolo con diversi doni, tra cui, oltre ad un orologio, un vestito che il Labate ha “sfoggiato” in occasione di una trasferta a Pavia fatta con il Sindaco, dott. Giuseppe Scopelliti, per un congresso tenutosi in quella citta?.

Altro regalo, poi, il Caridi ebbe a fare al Labate in occasione del suo compleanno, anche se la consegna di tale dono non e? stata fatta nel medesimo giorno del genetliaco, poiche? il Caridi non aveva fatto in tempo a raggiungere il Labate presso la stazione ferroviaria, dove questi si trovava perche? era in procinto di partire.”

Questo è uno di quei “fatti” che per la Corte non sono stati sufficienti ad accertare alcuna responsabiltà in capo a Massimo Labate. Anche per questo il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non può considerarsi configurabile.

Per il dovuto rispetto che si deve alle parti del processo, alla Corte ed a chi si informa, andava fatto un ripassino delle vicende di cui ci stavamo occupando.

Avere amici mafiosi, è stata la tesi della difesa nel processo Dell’Utri, non è reato.

Vittoria!

Come dice Strill.it un “Vittoria per Labate che, nonostante le accuse infamanti, nonostante il carcere, nonostante i titoli degli organi di stampa, le foto, ha sempre professato la propria innocenza”.

Un piccolo promemoria, quindi, giusto per non spellarci le mani a suon di applausi!

antonino monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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