Archive for the ‘reggio calabria’ Category

S-pazientiti?

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 25 - 2010

Una cosa è certa: gli edicolanti di Reggio Calabria e provincia ci avranno riservato qualche espressione colorita per via dell’altro numero di persone assetate di informazione che si aspettavano di trovare il “loro” nuovo mensile pronto per essere sfogliato.

Ci dispiace, parlo a nome dell’intero gruppo, che un problema alla macchina che “impacchetta” i giornali costringa molti di voi a pazientare ancora. Fino a martedì!

In quella data, mi è stato assicurato, almeno 2mila copie di “S” raggiungeranno le edicole principali della Città. Le restanti saranno completamente coperte entro venerdì. Alla faccia degli scaramantici!

Però è giusto ricompensare la vostra attesa e la risposta massiccia testimoniata dagli edicolanti subissati di richieste. Perciò, domani, assieme a Claudio Cordova abbiamo deciso di anticiparvi qualcosina delle 116 pagine a colori che troverete martedì!

A lunedì, con un piccolo assaggio di “S”.

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S-barco in Calabria

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 23 - 2010

Talpe, pizzini, gerarchie mafiose, bisbigli, e soldi. Montagne di soli. La ricchezza accumulata dai clan. Il potere esercitato in Calabria e in Lombardia. Chi comanda a Reggio e Milano oggi. Come votano le ‘ndrine. Come penetrano i salotti.

C’è tutto questo e molto altro in un progetto editoriale che mi vede protagonista e del quale vado orgoglioso.

La rivista in Sicilia, a Palermo, è conosciuta per la sua autorevolezza e sfrontatezza. La mafia come non la racconta nessuno. La cronca nuda e cruda. Verbali, intercettazioni, ma, ancor di più, l’analisi delle più importanti inchieste. E brillanti articoli che, spesso, anticipano quello che poi si rivelerà prova giudiziaria.

Questo è S a Palermo.

La copertina che vedete, invece, è S che sarà, da domani, nelle migliori edicole calabresi e di Milano.

Sono contento perché stiamo avviando un percorso per offrire a questo territorio che vive in una cappa di disinformazione un nuovo strumento per conoscere fatti che non pssono sempre leggersi altrove. In parte perché c’è chi vuole gente “narcotizzata” e in parte perché l’informazione quotidiana comprima spazi di analisi ed approfondimento che un mensile, invece, offre con prepotenza.

Sono contento, ancora di più, per avere potuto condividere anche questa esperienza, l’inizio di quella che sarà una bella avventura, con un collega a cui sono legato da una profonda stima e amicizia. Claudio Cordova.

Senza nulla togliere a colleghi brillanti come Claudio Reale, Andrea Cottone e Davide Milosa.

Vi lascio al comunicato ufficiale dandovi appuntamento domani nelle edicole cittadine.

***

I pizzini, i verbali, gli affari e le intercettazioni sulla “Cupola calabrese” colpita al cuore dalle maxiretate di luglio che hanno portato in cella 350 affiliati alla ‘ndrangheta

che avevano fatto di Milano il quartier generale da cui gestire gli affari dei boss. Questi i contenuti con cui il news-magazine S, del gruppo Novantacento, di Palermo, sbarca nelle edicole oltre lo Stretto con un’edizione calabrese interamente dedicata all’organizzazione criminale che si è dotata di una gerarchia simile a Cosa Nostra.

«In 116 pagine full-color – riporta un comunicato – il mensile diretto da Francesco Foresta, ricostruisce punto per punto le fasi delle indagini e i capi di imputazione che coinvolgono l’esercito di 350 uomini agli ordini del super-boss Condello: dagli appalti in Calabria e Lombardia alle relazioni con uomini delle istituzioni, passando per le lettere del boss ai familiari, i retroscena del delitto dell’assicuratore Filianoti e i rapporti tra colletti bianchi e le ‘ndrine.

E poi le estorsioni imposte a tutta Reggio Calabria, il nuovo organigramma delle ‘ndrine, le lupare bianche e gli occhi dell’organizzazione criminale calabrese sull’affare del decennio, l’Expo che si terrà a Milano nel 2015». «È un numero speciale – prosegue la nota – che passa ai raggi X gli affari della ‘ndrangheta a livello nazionale, che raccoglie in un unico volume le fasi delle inchieste ‘Metà e ‘Criminè e che spiega gli equilibri di potere a Reggio Calabria e i collegamenti tra le cosche e gli ambienti politici calabresi».

A firmare gli articoli, oltre a Davide Milosa, Andrea Cottone e Claudio Reale, due cronisti cresciuti alla scuola di strill.it: Claudio Cordova e Antonino Monteleone. (due nostre conoscenze :-) )

S – Calabria sarà in tutte le edicole calabresi, e nelle principali rivendite di Milano a partire da sabato 24 luglio a 3 euro.

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Ecco la foto di Alvaro, ospite di Coni Servizi Spa

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 22 - 2010

di Antonino Monteleone e Claudio Cordova per www.strill.it

Viveva in un appartamento intestato a “Coni Servizi SpA (Partita Iva 07207761003) al secondo piano del civico 4 di Via Petrara Traversa Prima che l’imprenditore Franco Labate
(che non risulta indagato ma che con Alvaro ed altri indagati avrebbe avuto rapporti assai stretti), non si sa bene come, era riuscito a mettergli a disposizione. Lì avrebbe vissuto, nel condominio “Reghion”, senza disturbare, passando inosservato, per circa tre anni. Un immobile intestato al CONI, come risulta dalle visure catastali, sarebbe stato il suo regno subito dopo la scarcerazione avvenuta il 7 gennaio 2006 dopo la quale diveniva un sorvegliato speciale con divieto di soggiorno in Sinopoli scegliendo Reggio come sede del soggiorno obbligato.

Ma il giorno dell’operazione “Meta”, quasi un mese fa, i militari del Ros che hanno assaltato la palazzina hanno trovato l’appartamento vuoto.

E’ uno dei tanti punti oscuri nell’insolito il caso di Cosimo Alvaro, ritenuto un elemento di spicco dell’omonima cosca di Sinopoli, in contatto con diversi imprenditori locali (Crisalli, Cotroneo, Mazzitelli), ma anche politici. E’ considerato il socio occulto di maggioranza di molte attività commerciali e attività imprenditoriali. Dal “Lido Calajunco” al ristorante “Le Palme”. La forza criminale e la disponibilità economica gli ha consentito di mettere le mani anche su una casa di riposo (“Villa Speranza”) e di prestare denaro ad imprenditori con scarsa liquidità.

Nel suo centralissimo appartamento ci entravano politici ed imprenditori. Faccendieri e, forse, anche servitori dello Stato infedeli.

Fino ad oggi Alvaro era un latitante senza volto. Un fatto insolito. Per diversi motivi. Il primo è il più semplice: nei maxiblitz, solitamente, gli inquirenti divulgano le foto di tutti i soggetti coinvolti, anche se irreperibili. Per un latitante, come detto, ritenuto dagli investigatori un elemento di spicco, il discorso è ancora più insolito: basta provare a digitare, su internet, il nome di qualche ricercato o ex ricercato e, anche se sgranata e ingiallita, sarà facile reperire una foto.

C’è poi da aggiungere l’aspetto sociale: a voler fare un discorso romantico, i latitanti andrebbero ricercati e trovati con i classici metodi d’indagine, ma, magari, anche con l’aiuto dei cittadini. Ebbene, i cittadini, anche se volenterosi (ma non è il caso di Reggio, purtroppo), non avrebbero potuto riconoscere Cosimo Alvaro che, secondo l’indagine “Meta”, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, avrebbe steso i propri tentacoli sulla città, condizionando il mercato imprenditoriale e immobiliare. Nell’ambito dell’inchiesta “Meta”, infatti, finiscono in manette anche alcuni imprenditori, Gianluca Cotroneo, Salvatore Mazzitelli, Antonino Crisalli: i tre, secondo l’accusa, sarebbero stati in rapporti, anche come prestanome, con lo stesso Cosimo Alvaro, assai abile a indirizzare i propri interessi su Reggio Calabria.

Ma, fino a oggi, nemmeno una foto di Alvaro. Un Mister X, un uomo senza volto, ricercato: “E’ una strategia” rimbalza la voce negli ambienti giudiziari. Strategia dovuta, probabilmente, a non spezzare i rapporti che, anche da latitante, Alvaro potrebbe mantenere con il tessuto economico della città.

Strill.it pubblica oggi la foto di Alvaro. E svela un retroscena estremamente rilevante sulla sua latitanza. Lo fa cosciente di offrire agli utenti un servizio che va ben oltre quello, sacrosanto, della corretta informazione. E lo fa grazie alla sensibilità degli apparati investigativi che hanno ritenuto prevalente la necessità sociale della divulgazione della foto rispetto a una trascurabile valenza “strategica”.

Nella foto, estratto di una carta d’identità, Cosimo Alvaro, molto più giovane di come non debba apparire oggi, non presenta segni particolari. Espressione che accenna ad un sorriso beffardo, capelli neri così come andavano di moda qualche anno fa, forte la somiglianza col padre Domenico.

E’ accertato da una svariata letteratura, anche giudiziaria, che fu la sua famiglia a raggiungere Reggio, da Sinopoli, per imporre assieme ai padrini venuti dalla Locride (Antonio Nirta su tutti) la pace alle cosche reggine alla fine della seconda guerra di mafia, protrattasi dal 1985 al 1991 con oltre seicento morti.

La questione della titolarità dell’appartamento in uso ad Alvaro, invece, esige delle risposte da un’istituzione importante come il CONI nazionale, che avrebbe ospitato, senza saperlo, un sorvegliato speciale. Un dirigente regionale, che vuole rimanere anonimo, ha spiegato che “tutti gli immobili in uso ai comitati provinciali e regionali del CONI sono intestati a “CONI Servizi spa”.
Quello che andrebbe chiarito – ha aggiunto – è il modo in cui Labate sarebbe entrato in rapporti col più importante ente sportivo nazionale”.

E’ la solita area grigia, nebulosa e impenetrabile, quella dei salotti, di cui Strill.it ha scritto più volte. Area che garantisce ai boss – in libertà o durante la fuga – quel sostegno silenzioso che la Procura e gli investigatori vogliono adesso colpire al cuore.

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Attenti “Al Varo”

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 20 - 2010

C’è un personaggio in giro per la Calabria che si vantava, e ne aveva ben donde, di avere conquistato spazi importanti nel tessuto economico della città di Reggio. Tenuto in forte considerazione da uno squallido manipolo di politici locali che a lui si rivolgevano o per chiedere consiglio o per ricevere istruzioni.

Prima che il Gip di Reggio Calabria ne ordinasse l’arresto, mettendo nero su bianco le ragioni della sua pericolosità sociale, potevate trovarlo comodamente seduto su una sdraio del “Lido Calajunco” a prendere il sole oppure a cenare al ristorante “Le Palme”. E metteteci anche un aperitivo saltuario al “Pashà” della centralissima Piazza Indipendenza.

Parlo di Cosimo Alvaro.
Cosimo Alvaro da Sinopoli che da quando è scattata l’operazione “Meta” avrebbe dovuto riempire un posto in cella che, ad oggi, è rimasto vuoto.

Unico irreperibile. Sfuggito alla cattura.

Ma come è fatto in faccia? Bella domanda!

In un paese normale il volto di un ricercato sarebbe affisso sui muri. Sui giornali. Perfino le buste del latte avrebbero impresso effige, allerta per la popolazione e, possibilmente, lauta ricompensa in denaro per “chiunque avesse fornito informazioni utili alla cattura” – recita così la formula che si usa negli Stati Uniti o in Germania.

Invece a Reggio Calabria, microcosmo alla rovescia, nessuno deve conoscere il volto di un ricercato. Un fuggitivo sottrattosi alla Giustizia non senza il necessario supporto logistico indispensabile per ogni latitanza. Di questo, infatti, si tratta.

Cosimo Alvaro ha i titoli (di demerito) per finire nello speciale elenco dei “30 latitanti più pericolosi”, ma in riva allo Stretto non viene considerato importante offrire alla pubblica opinione una rappresentazione dei tratti somatici di costui.

Quale sarebbe la strategia dietro questo, sono certo involontario, assist?

Se si provasse a giustificare un simile atteggiamento con la volontà di colpire anche la rete di supporto che, oggi, lo sostiene, si viene anche presi dal dubbio che, molte persone che non ci vorrebbero avere a che fare, ne verranno involontariamente a contatto. E non se lo meritano.

Di cosa si tratta allora? Di poca fiducia nella popolazione o di una rivisitazione della tecnica Mori-De Donno che piace tanto al Governo in carica?

antonino monteleone

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Sull’assoluzione di Massimo Labate

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 4 - 2010

La “vittoria” di Massimo Labate, ovvero la sua assoluzione sancita dal Tribunale di Reggio Calabria dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, secondo un editoriale di Giusva Branca e Claudio Cordova, merita il giusto “risalto”.

Ed è logico che nello stesso spazio in cui, seppur marginalmente, ci si è occupati del caso dell’ex Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale, arrestato nel luglio del 2007, per i suoi intensi rapporti con esponenti del clan Libri, in particolare per avere seguto – passo passo – l’erogazione di alcuni contributi da parte del Comune di Reggio Calabria, per una mostra d’arte organizzata da un’associazione vicina alla cosca; tornare sulla questione che è molto complessa.

Va considerato, in primo luogo, che la contestazione principale rivolta a Labate (i contributi pubblici per la mostra) è davvero poca roba.

In secondo luogo la prima assoluzione nel merito per Labate, ex poliziotto, deve essere – proprio come affermato dagli avvocati Domenico e Andrea Alvaro – una riabilitazione. Una rivincita.

E gli inviti alla prudenza espressi dal Sindaco facente funzioni, Giuseppe Raffa, anche con riferimento ai contenuti dell’inchiesta “Meta” relativi al filone politico, sono giusti e legittimi.

Facciamo molta attenzione a condannare qualcuno prima che intervenga una sentenza è, nella sostanza, l’appello che il mondo politico rivolge all’opinione pubblica.

Ma l’assoluzione di Massimo Labate, anziché promuovere una gara a chi grida più forti le scuse all’assolto, dovrebbe offrire alla stessa opinione pubblica una piccola riflessione circa l’importanza che ad una verità giudiziaria sia affiancata una verità storica.

Non voglio qui citare, ancora una volta, l’estrema lucidità della lezione di Paolo Borsellino ai ragazzi di una scuola di Bassano del Grappa ai quali spiegava che un politico che frequenta mafiosi non ha bisogno di una condanna per essere consdierato inadatto a gestire la cosa pubblica.

Però non ho ancora letto nessuno ricordare che se, da un lato, i Giudici Pedone, Ferraro e Vicedomini, hanno assolto Massimo Labate “perché il fatto non sussiste costituisce reato“; dall’altro non è detto che “il fatto” che “non sussiste costituisce reato” giudiziariamente, non sia comunque politicamente grave.

Vuol dire che le prove non sono sufficienti o non riscontrate adeguatamente.

Massimo Labate intratteneva frequenti e intensi contatti telefonici con Antonino Caridi. Generdo del boss Domenico “Mico” Libri. Condannato nel processo che si è svolto con il rito abbreviato a nove anni e quattro mesi di reclusione.

E Massimo Labate, ex ispettore di Polizia, secondo il Pm Lombardo – che aveva chiesto nel processo col rito ordinario conclusosi con la sua assoluzione, nove anni di reclusione – “non poteva non sapere”.

Non poteva non sapere chi fosse Nino Caridi. E non poteva non provare vergogna nel ricevere da questi regalìe di ogni genere.

Quando si sentivano al telefono e gli diceva che andava a cena con “pappalone”, ovvero con Giuseppe Scopelliti, all’epoca sindaco di Reggio Calabria, il tono della conversazione era questo:

CARIDI: io sto per rientrare per dire la verita’..//
LABATE: ci vediamo lunedi’?//
CARIDI: eh..ma avete parlato con.. Pappalone che fa’?//
LABATE: e ora era qua’..io lo vedo stasera..sono a cena con lui..//
CARIDI: ahhh…buon divertimento allora..//
LABATE: grazie..//
CARIDI: io le cene non le posso fare momentaneamente..solo i pranzi..//
LABATE: eh.. facciamo i pranzi..//
CARIDI: va bene..//
LABATE: ci sentiamo lunedi’ mattina..//
CARIDI: si..una buona serata..//
LABATE: anche a voi..//
CARIDI: salutatemi il Sindaco comunque..//
LABATE: va bene..//
CARIDI: vi saluto..grazie.//
LABATE: buona serata//
CARIDI: buona serata, vi saluto.//

E poi Labate ebbe la faccia tosta di ricevere un vestito in regalo.

“Baccheggio”, questo il soprannome utilizzato per identificare Massimo Labate, era l’oggetto di una conversazione tra il suo segretario Enzo Pileio (assolto anch’egli) e Nino Caridi.

Nino: BACCHEGGIO e? rientrato?..//
Enzo:Baccheggio.. No!.. all’una arriva dice… //
Nino: Ah , all’una arriva..//
Enzo:Eh.. pomeriggio dovrebbe essere qua…//
Nino: Ma il vestito gl’e? piaciuto…?//
Enzo: Si…si.., se l’e? messo la nella riunione di Milano … //
Nino: Eh…// Enzo :poi la sera siamo andati ed ha comprato una camicia la a Santa Caterina e se lo e? portato e lo mette con Pappalone per metterlo ieri li al coso .. c’era un congresso a Pavia …//
Nino Eh..eh..//
Enzo: E se l’e? messo la? ha detto… si gli e? piaciuto….ed allora ieri mi sono sentito con Santo e…. dice che arriva in settimana… //
Nino: In settimana ….//
Enzo:Lunedi?.. Martedi?.. //
Nino: Uttana…. se la sono presa comoda … questi.. minchia…./
Enzo:Si sono presi le ferie…//
Nino: Uttana se si sono presi le ferie.. //

Dalla divisa di poliziotto e un giuramento di fedeltà alla Repubblica al vestito ed un orologio donato da esponenti di spicco della ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

Scriveva il GIP Concettina Garreffa

“Assodato, dunque, che Massimo Labate sapeva perfettamente con chi aveva a che fare, quest’ultimo non ha avuto remore a mettersi a disposizione di Caridi Antonino, divenendone, anzi, un punto di riferimento per le piu? svariate richieste volte a conseguire utilita? dall’Amministrazione cittadina.

Il Caridi, del resto, grato nei confronti del Labate per la disponibilita? nei fatti da questi dimostrata, non ha mancato di palesargli la sua riconoscenza omaggiandolo con diversi doni, tra cui, oltre ad un orologio, un vestito che il Labate ha “sfoggiato” in occasione di una trasferta a Pavia fatta con il Sindaco, dott. Giuseppe Scopelliti, per un congresso tenutosi in quella citta?.

Altro regalo, poi, il Caridi ebbe a fare al Labate in occasione del suo compleanno, anche se la consegna di tale dono non e? stata fatta nel medesimo giorno del genetliaco, poiche? il Caridi non aveva fatto in tempo a raggiungere il Labate presso la stazione ferroviaria, dove questi si trovava perche? era in procinto di partire.”

Questo è uno di quei “fatti” che per la Corte non sono stati sufficienti ad accertare alcuna responsabiltà in capo a Massimo Labate. Anche per questo il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non può considerarsi configurabile.

Per il dovuto rispetto che si deve alle parti del processo, alla Corte ed a chi si informa, andava fatto un ripassino delle vicende di cui ci stavamo occupando.

Avere amici mafiosi, è stata la tesi della difesa nel processo Dell’Utri, non è reato.

Vittoria!

Come dice Strill.it un “Vittoria per Labate che, nonostante le accuse infamanti, nonostante il carcere, nonostante i titoli degli organi di stampa, le foto, ha sempre professato la propria innocenza”.

Un piccolo promemoria, quindi, giusto per non spellarci le mani a suon di applausi!

antonino monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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