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La ‘ndrangheta in corsia?

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 4 - 2010

sanitel

Appena due giorni fa, con discreto risalto sulle cronache locali (vedi gli articoli de “Il Quotidiano”; di “Calabria Ora”; di “Gazzetta del Sud”), sono stati resi noti i dettagli di un “accordo” siglato tra  la “Fondazione per il Sud“; Enel Cuore e la società “Sanitelgest Group” che qualche anno fa ha costituito un’apposita Onlus per la partecipazione a bandi nel settore socio-assistenziale, e una serie di Comuni della Provincia di Reggio Calabria.

Alla conferenza stampa è stato invitato a partecipare anche la l’assessore alle politiche sociali Attilio Tucci.

Si tratta – cito il resoconto della conferenza stampa – di un “progetto integrato di telesoccorso, teleassistenza e sostegno sociale per anziani che si trovano in situazione di disagio e residenti nei seguenti comuni: Bagnara Calabra, Fiumara, Palmi, Mormanno, Rizziconi, San Roberto, Sant’Alessio in Aspromonte”.

Grazie al progetto “Telesanitel” – dal nome della società-azienda-onlus-cooperativa – saranno finanziati l’installazione e messa in funzione di 70 apparati di teleassistenza per altrettanti anziani individuati dai Comuni “partners” nell’ambito di un bando apposito che scadrà il 17 marzo di quest’anno.

Fin qui una lodevolissima iniziativa.

Anzi, per usare le parole di Giorgio Righetti, direttore generale della “Fondazione per il Sud”, “un progetto esemplare”.

Alla conferenza stampa, oltre all’assessore Attilio Tucci, era presente anche il responsabile media di Enel Cuore onlus, Domenico Trapasso e l’amministratore di “Santitelgest Onlus”, Domenica Scopelliti.

A questo punto, però, si inceppa tutto.

Qualcuno non sapeva o ha fatto finta di non sapere delle cosette non proprio di poco conto.

Cos’è Sanitelgest Group?

Si tratta di una società cooperativa a responsabilità limitata che opera nel campo dell’assistenza agli anziani.

Il marchio Sanitel viene ceduto anche a realtà locali che lo spendono con un sistema molto simile al franchising e quando si tratta di partecipare a gare d’appalto di una certa importanza, viene di volta in volta costituito un c.d. RTI, raggruppamento temporaneo di imprese, in cui partecipa la sede centrale Sanitel e la sua “succursale sul territorio”.

Nel comprensorio di Reggio Calabria esiste, infatti, la cooperativa Sanitelgest Onlus.

Dal sito istituzionale apprendiamo che:

la Cooperativa SANITELGEST ONLUS, si propone di svolgere la propria attività ed ha lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana ed alla integrazione sociale dei cittadini, attraverso lo svolgimento di attività di gestione di servizi assistenziali socio – sanitari ed infermieristici.

Però c’è una storia che non tutti sanno e che merita di essere raccontata.

Uno spaccato di come “funziona” il meccanismo. Di come una politica disattenta e cialtrona possa rendersi complice, quando non connivente, di situazioni molto poco chiare.

Il 19 dicembre del 2005 il Comune di Reggio Calabria, predispone un bando di gara per il “Conferimento del servizio di assistenza per la gestione del reparto uomini presso “Ricoveri Riuniti” e “Casa Giramondo“. Importo a base d’asta 41mila euro e spiccioli IVA inclusa.

I “Ricoveri riuniti” sono il nome di una storica casa di risposo comunale che si trova nel quartiere “Eremo-Condera”, proprio lungo la strada che porta alla basiica che custodisce l’effige della santa patrona della città dello stretto, un centinaio di metri prima dall’istituto ortopedico.

Quaranta posti letto, 20 uomini e 20 donne, in cui trovano ristoro anziani rimasti soli o in condizioni di salute tali da richiedere una pronta assistenza quasi lungo tutto l’arco delle 24 ore.

Di strutture così ce ne vorrebbero molte di più. Il problema della cura degli anziani è un fardello, costoso ed estenuante, per moltissime famiglie. Una questione molto complessa comune e molti territori.

Spesso però la gestione di queste strutture viene “esternalizzata”  e cominciano i guai.

E torniamo alla gara bandita nel 2005.

Vi prendono parte la Cooperativa ASIA e, per l’appunto, SANITEL Gest Onlus di Reggio Calabria  in RTI con SANITEL GEST Group di Novara.

Il 20 gennaio del 2006, con il punteggio massimo di 100, la commissione composta dalla Dirigente del Settore Politiche Sociali Carmela Stracuzza, da Loredana Pace (in sostituzione di Adelaide Marcianò) e da Egidio Surace, aggiudicava – in via provvisoria – l’appalto all’RTI Sanitel anche grazie ad un ribasso del 10,50%, rispetto al 7,13% della concorrente.

Ma non è solo il ribasso a decretare la vittoria. Ma il ricco curriculum di attività svolte da Domenica Scopelliti, co-titolare della Sanitel Onlus di Reggio Calabria.

L’autocertificazione prodotta, però, presentava più di un’irregolarità.

Per aggiudicarsi la gara era necssario avere svolto attività simili in altre strutture. Per tanti anni e con ottimi risultati.

Domenica Scopelliti, ragioniere analista programmatore, con attestato di “guida naturalistica” conseguito nel 1991, presso il CIAPI di Catona (RC) ha capito nel 2002 di avere altre aspirazioni.

Nel 2002 ottiene un brevetto di “Operatore di centrali di teleassistenza” e, dopo un passato da commessa in un negozio di abbigliamento per bambini, si specializza nel coordinamento di “servizi socio-assistenziali” presso varie strutture. Su e giù per l’Italia.

Ad esempio a Colizzano, in provincia di Savona. A Grignasco, Novara, presso la casa di riposo “82′ Brigata Osella” per conto del Consorzio C.A.S.A. di Gattinara, Vercelli. Oppure a Staffolo, in provincia di Ancona. Un’altra casa di riposo.

Questo lo dice la signora Scopelliti. Ragioniere, analista, teleassistente, naturalistica.

Ma la cooperativa seconda classificata decide di verificare, al posto dell’Amministrazione Comunale che invece avrebbe dovuto farlo motu proprio, se quel ricco curriculum fosse vero oppure no.

E così si viene a sapere, dal Comune di Staffolo (AN) che “non risulta che la sig.ra Scopelliti Domenica ha svolto servizio di coordinamento per la gestione dei reparti“. Che presso il Consorzio C.A.S.A. di Gattinara (VC) la Scopelliti “risulta ad oggi operatore NON CONOSCIUTO“. A Calizzano la casa di riposo “Suarez” dice che con la Scopelliti “non ha mai avuto rapporti”.

Le “indagini” se così possono definirsi cominciano a febbraio e ottengono le prime risposte, ne ho citate alcune, quasi 6 mesi dopo.

Le reazioni.

L’avvocato Antonio Alberto Martinelli, del foro di Roma, invia alla cooperativa ASIA, che cercava di capire come facesse la signora Scopelliti ad aver fatto così tante cose in pochi anni, una diffida “dal continuare a porre in essere qualsivoglia comportamento calunniatorio e/o diffamatorio nei confronti della signora Scopelliti” solo per avere “inopinatamente” chiesto informazioni alla casa di riposo di Staffolo.

Ma non è tutto. Martinelli diffida anche la casa di riposo “dal rilasciare qualsivoglia dichiarazione”.

A giugno del 2006 interviene Bruno Costantino, Presidente della Sanitel Gest Group di Novara, che – sfidando il buon senso – comunica al Comune di Reggio Calabria che la Scopelliti “non è stata strutturata all’interno delle case di riposo” – quindi ha mentito o è stata estreamamente imprecisa nella stesura del suo curriculum – “ma bensì l’incarico è stato conferito alla Soc. Coop. Sanitelgest Group ed all’interno e nella struttura di questa la sig.ra Domenica Scopelliti, ha prestato servizio di Coordinamento per la gestione delle Case di Riposo”.

E qui casca, di nuovo, l’asino.

Perché mentre Costantino conferma e ribadisce, tra gli altri, l’incarico presso la casa di riposo “Suarez”, viene smentito perché viene risposto che nessun rapporto vi era mai stato con la ditta “SANITEL GEST” di Novara. Mentre il consorzio C.A.S.A. della casa di cura di Gattinara, sul punto, dirà che tra gennaio 2000 e dicembre 2001 il servizio di “Terapista della riabilitazione e Infermieristico” era stato affidato ad una ditta “Sanitel” che però si trova in altra sede, rispetto a quella amministrata da Costantino, ed ha un’altra partitia iva. Risulta infatti titolare tal Rossana Blondelli.

L’amministrazione comunale, sotto le continue richieste di aggiornamento dei parametri utilizzati nella gara di affidamento del servizio di gestione dei “Ricoveri riuniti”, batte in ritirata.

Facciamo un passo indietro.

Il 6 marzo la dirigente Carmela Stracuzza comunica alle imprese Sanitel (aggiudicataria provvisoria) e Asia (esclusa) l’avvio della procedura per la rideterminazione del punteggio assegnato della commissione.

Questo perché non potevano ritenersi validi i servizi prestati in provincia di Varese, di Milano e Oderzo. E per l’evidente “incongruenza” rispetto alle attività a Gattinara e Calizzano.

Il 10 marzo arrivano altre carte bollate. L’avvocato della Scopelliti, Natale Polimeni, scrive ai dirigenti comunali per ottenere l’accesso agli atti di gara. In particolare per sapere perché il Comune ritenesse “incongruenti” le documentazioni prodotte.

L’11 di aprile, siamo sempre nel 2006, un nuovo atto formale col quale si “intima e diffida” il Comune ad assegnare “in via definitiva” l’appalto alla Sanitelgest Onlus.

Tra queste due date, però, accade qualcosa di strano.

La notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo ignoti danno fuoco alla macchina della dirigente comunale Carmela Stracuzza. La stessa che, tra le tante pratiche amministrative, aveva in mano anche la gara per i “Ricoveri Riuniti”.

Nessuna ipotesi che possa collegare le vicende però, a questo punto, non è possibile fare a meno di prendere nota di un particolare.

Domenica Scopelliti è sposata con un certo Antonino Caccamo. Dalle visure camerali fatte su Sanitel Gest Onlus risulta che quest’ultimo, almeno fino al 2007, ha mantenuto la carica di amministratore dell’impresa condivdendola proprio con la Scopelliti, della quale, peraltro, è il marito.

Adesso bisogna fare molta attenzione.

Questa gara, dopo tonnellate di carte, finisce nel nulla.

Si troverà la formula amministrativa migliore per “salvare capra e cavoli” e chiudere l’intera vicenda.

C’è un appunto – vergato a mano da una dirigente sul frontespizio di uno di questi documenti – che fa più o meno così “Si valutino con attenzione le circostanze allegate poiché, se fondate, inficiano la validità dell’aggiudicazione all’ATI. La gravità di quanto documentato pone la necessità di ulteriori chiarimenti (…) Parrebbe che le autocertificazioni prodotte dalla ditta (Sanitel) risultano false“. Siamo al 18 luglio del 2006.

Qual è la formula adotta per annullara la gara?

Dopo i “visto”, “letti gli atti”, “considerato che” e bla bla bla si dirà che “si è ridimensionato il numero degli anziani”; “a causa dei lavori di ristrutturazione si è dovuto procedere ai lavori di un reparto“; “la casa Giramondo è chiusa per interventi igienico-sanitari“; pertanto tutto annullato.

E vissero tutti felici e contenti.

Niente affatto.

Sanitel ci riprova. E si confronta, ancora una volta, con la cooperativa ASIA.

Siamo alla fine del 2006, tra ottobre e dicembre, e viene bandita una nuova gara.

Con determinazione n. 4090 del 20 novembre 2006 viene indetta l’asta pubblica per il “Servizio infermieristico presso la struttura Ricoveri Riuniti”.

Stesso scenario.

Gennaio 2007 viene nominata la commissione. Componenti Carmela Stracuzza, Adelaide Marcianò e Egidio Surace.

La Stracuzza, presidente, sarà sostituita da Giuseppe Chilà il 27 febbraio 2007. In quella sede la Sanitel Gest Onlus sarà ammessa alla gara, con riserva, per una irregolarità nella presentazione della fideiussione richiesta nel bando.

Una “problematica” che sarà superata dalla commissione il 12 marzo che riscontra l’esistenza di “giurisprudenza favorevole” all’ammissione di una fideiussione priva della firma del titolare della cooperativa, in questo caso beneficiario della garanzia assicurativa.

Apertura buste il 19 marzo.

Questa volta, da una base d’asta di 46mila euro, il ribasso di Sanitel sarà del 34% contro il 30% della solita concorrente ASIA.

Che quindi perde la gestione di un servizio che, fino a quel giorno, operava nella stessa struttura.

Il servizio sarà definitvamente assegnato a Sanitelgest Onlus il 27 luglio del 2007 con determina n. 2769.

Ma ecco il colpo di scena. Il coup de teatre.

Due giorni prima la Squadra Mobile di Reggio Calabria fa scattare l’operazione “Gebbione”. Un colpo durissimo per gli appartenenti alla cosca della ‘ndragheta dei Labate operante nella zona Sud di Reggio Calabria.

Tra gli arrestati anche Caccamo Giovanni. Fratello di Antonino Caccamo, cl. 1970, detto “Ninuzzo”.

Si proprio lui. Il marito di Scopelliti Domenica e amministratore della Sanitelgest Onlus, specializzata nell’assistenza socio-sanitaria. Quella che partecipa alle gare d’appalto del Comune di Reggio Calabria con la documentazione falsa e gli avvocati pronti a ringhiare.

Antonino Caccamo compare nell’ordinanza di custodia cautelare perché considerato dagli inquirenti un punto di riferimento di Santo Labate, fratello del capo cosca Pietro, nella gestione di attività commerciali fittiziamente intestate a prestanome.

Appare evidente – scrive il GIP Natina Pratticò -  come CACCAMO Giovanni 1975, unitamente al fratello CACCAMO Antonino cl.1970, titolare dei locali ove ha sede la predetta cooperativa, collabori fattivamente con LABATE Santo nella dissimulazione della reale titolarità delle attività economiche imprenditoriali, avviate dallo stesso LABATE Santo per conto della cosca, tra le quali giova ricordare va annoverato non solo la anzidetta cooperativa, ma anche un centro estetico.

Al processo, davanti al GUP, il 14 gennaio 2009, saranno assolti entrambi. Sia Giovanni che Antonino.

Nel 2008 però, Antonino Caccamo, che lavora anche con l’omonima impresa funebre di cui è titolare, viene arrestato dalla Polizia perché sorpreso a dare fuoco all’autovettura di un volontario della “Confraternita Misericordie”.

Concorrente diretto della Sanitelgest, in particolare, nel settore dell’assistenza agli anziani.

E alla mente torna l’episodio subito dalla dirigente Stracuzza nel marzo del 2006.

Ma la vita va avanti. E Caccamo Antonino non risulta più nemmeno co-titolare dell’azienda della moglie. Troppo rischioso.

A dicembre 2009 il Comune di Reggio Calabria ha predisposto un nuovo bando.

La delibera di Giunta n. 580 del 18 dicembre 2009  recita “Approvazione proposta riorganizzarione Ricoveri Riuniti 2 istituzione fondazione“.

Qualcuno già si frega le mani.

Nel frattempo, alla Provincia di Reggio Calabria, hanno presentato un “progetto esemplare“. E Sanitel si prenderà cura di 70 vecchietti nella Provincia.

antonino monteleone

p.s.: L’Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Reggio Calabria, Attilio Tucci, ci tiene a precisare ai lettori che nessun “protocollo” o “accordo” è stato siglato tra l’amministrazione provinciale e alcuna società del network Sanitelgest.

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Andare oltre

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 23 - 2010

Ho trascorso la mattinata del 22 febbraio assieme ad un cronista. Un cronista che mi stava antipatico, ma che non ho mai potuto fare a meno di seguire perché quando ho cominciato a scrivere in questa terra, in questa città, raccontarne vizi e contraddizioni, le notizie le dava lui.

Oggi lo considero un amico. Anche se la confidenza non è tanta ho già ottenuto il dono di qualche “lezione” di giornalismo. E ad uno come me non possono che fare bene.

Proprio ieri mattina, mentre si tentava – tra il serio ed il faceto – di capire in che modo, oggi, il potere criminale che governa questo territorio si riorganizza e si rafforza. Come amministra la giustizia e ridistribuisce i proventi delle attività illecite, ci siamo domandati, tra le altre cose, da che parte stare facendo questo maledetto mestiere.

Ancora non era arrivato in redazione e ci siamo lasciati poco prima che si facesse l’ora di pranzo.

E poi ho saputo quello che è successo. Qui in rete.

Giuseppe Baldessarro è un giornalista.

E’ un giornalista che si è occupato di politica, provocando non poche grane a quel gruppo di banditi che si accomoda al banchetto delle risorse dei contribuenti, spesso grazie ad un sostegno elettorale che si regge su clientele e ‘ndrangheta. Il suo lo scoop sul “concorsone” del Consiglio Regionale (legge che assumeva a tempo indeterminato i membri delle strutture speciali dei consiglieri regionali che, però, sceglievano direttamente i componenti. Spesso amici e parenti).

Due giorni fa ci ha spiegato come un parroco, un consigliere comunale (già presidente di circoscrizione), assieme a un paio di mafiosi, studiavano strategie politiche a cavallo tra le Regionali del 2005 e le amministrative del 2007.

Due giorni consecutivi di “notizie” come in nessun altro giornale. Le reazioni? Sarebbe dovuto venire giù il diluvio e invece niente.

Ancora prima fu lui l’unico a pubblicare il nome di Armando Veneto nell’ambito dell’inchiesta “Rosarno è nostro 2″. L’avvocato della piana di Gioia Tauro, ex parlamentare europeo dell’Udeur, assolutamente non indagato veniva tirato in ballo da alcuni personaggi vicini o organici alla cosca dei Pesce-Bellocco di Rosarno perché avrebbe consigliato sottilissime strategìe difensive per l’ottenimento di benefici quali differimenti di pena o scarcerazioni, attraverso una profonda conoscenza della turnazione dei magistrati del Riesame e del Tribunale di Sorveglianza. Potremmo dire che conosceva (e conosce!) molto bene gli “orientamenti dottrinali” di qualche toga. Lo stesso avvocato passato agli onori delle cronache per aver formulato l’elogio funebre al boss Gioacchino Piromalli senior, tanti anni fa.

Solo che quando scrivi qualcosa di veramente forte, in questa Città sorda non succede nulla. Rimani isolato. Hai urlato in mezzo al vuoto più totale. Senti l’eco e poi il fastidioso ronzio del silenzio.

Ma il suo lavoro non piace più. Non è mai piaciuto. Né alle cosche, né alla politica, né ai circoli di industriali, massoni e affini.

Così la lettera corredata dai pallini di fucile la fanno recapire alla redazione di Reggio del Quotidiano.

“Non andare oltre”.

Un messaggio chiaro. Esplicito. Perentorio.

Mi hanno chiesto – e mi chiedono ancora – se ho paura dopo quello che è successo a me. Rispondo di no. E continuerò a farlo.

Ma quello che è successo a Michele Albanese, Angela Corica, ieri a Filippo Marra Cutrupi, al sottoscritto, oggi a Peppe Baldessarro mi fa capire che qualcosa sta accadendo.

Voi non lo vedete, ma io sì.

Le intimidazioni di questi giorni sono la tracciatura di un solco, profondissimo. Una barriera, un confine, un limite. E’ stata tirata una linea di fronte a noi. Di fronte a tutta l’informazione di questa regione.

La stessa linea che è stata tirata di fronte alla magistratura reggina con la bomba davanti la Procura Generale.

Un messaggio per tutti.

Per chi ha sempre fatto il proprio dovere e, forse, anche per chi lo ha fatto a giorni alterni. Ma il messaggio è unico.

Superare quella linea significa accettare non una sfida dei singoli. Ma una lotta diffusa di difesa della dignità di ciascuno di noi.

Superare quella linea non è spavalderia, né incoscienza.

Superare quella linea è dire da che parte si è deciso di rimanere.

Per questo “andare oltre” è qualcosa che già apparteneva al passato.

antonino monteleone

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Il salotto, la toga e le collusioni

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 8 - 2010
 

di Antonino Monteleone e Claudio Cordova per Strill.it

“Se hanno messo una bomba davanti alla Procura Generale vuol dire che era un messaggio per la Procura Generale altrimenti la mettevano davanti la Corte d’Appello o in Tribunale”.
Nicola Gratteri, magistrato che conosce bene le dinamiche della ‘ndrangheta a Reggio Calabria, risponde alle domande di Fabio Fazio che lo ha ospitato nella puntata domenicale di “Che Tempo che fa” su Rai3.
“Non facciamo di tutto quello che sta accadendo un’insalata” – ha detto Gratteri quando Fazio gli ha ricordato l’attentato in Procura Generale e l’auto “che praticamente era un’arsenale” ritrovata il giorno della visita di Napolitano – “però è certo che la risposta deve essere adeguata. Altrimenti rischiamo grosso”.

“Non serve dire siamo uniti e compatti. Sono solo chiacchiere. Bisogna dare una risposta molto precisa a quanto accaduto”.

Gratteri inarca il sopracciglio e guarda lo schermo. Sembra dire qualcosa a qualcuno.

E lo fa mentre da ambienti investigativi, nonostante indagini che si svolgono nella massima riservatezza ed a ritmo serrato, trapelano alcune indiscrezioni che se confermate aprirebbero lo scenario più inquietante che si potesse immaginare nelle ore immediatamente successive al gesto che ha scosso l’opinione pubblica nazionale.

Salvatore Di Landro, il nuovo Procuratore Generale, avrebbe fatto saltare un ingranaggio che alcuni “principi del foro” hanno negli anni messo a punto e lubrificato con frequentazioni “nobilissime” nei salotti buoni della Città dello Stretto.

Troppe volte magistrati in prima linea hanno denunciato l’assottigliamento delle distanze tra chi difende gli imputati e chi li porta alla sbarra davanti ad un Giudice che, sulla carta, dovrebbe avere tre caratteristiche. Essere terzo, disinteressato e rispondere solo alla legge.

Lo disse, in tempi non molto lontani, Salvatore Boemi – il pm di “Olimpia” – e lo ripeté prima di concludere la propria carriera anche Luigi De Magistris.

Entrambi hanno lasciato la toga. Entrambi con la stessa amarezza.

La contiguità tra i diversi settori del grande comparto della Giustizia. Avvocati brillanti e rispettati che conoscono fin troppo bene il carattere, talvolta qualcosa di più, dei magistrati più “anziani” di ciascun distretto. I circoli, i club service, i ristoranti, i teatri, le logge massoniche. Con l’appartenenza ostentata negli uffici o in blindatissimi studi legali. Che sbriciolano quelle barriere ideali che gli sguardi più ingenui ritengono esistere ed essere insormontabili.

La distanza che separa guardie e ladri.

Le stesse di cui parla l’inviato speciale del SOLE 24 ORE Roberto Galullo che ha un blog intitolato proprio così. “Guardie e Ladri”.

Anche Galullo accenna all’inconfessabile verità che potrebbe venire fuori come una melma maleodorante che rischia di gettare un’ombra scurissima su una parte del lavoro di magistrati del distretto.

Mutare carriere e reputazioni di persone considerate incorruttibili e impavide.

“Forse la bomba a Reggio ha avuto anche il compito di avvertire almeno tre-persone-tre (di cui molti sanno i nomi, i cognomi e persino i soprannomi) che negli uffici giudiziari vivono e lavorano. Lavorano, magari, non al servizio della Giustizia.”

Scrive Galullo che affonda la penna “Conosco i nomi, i cognomi e i soprannomi di queste persone considerate da molti “ambigue”. Li conoscono anche coloro che potrebbero intervenire per rimuoverli. Ma non per spostarle da un ufficio all’altro (è già successo) ma per denunciarle e perseguirle. Le prove sono li, sotto gli occhi di tutti”.

Ora, in un Paese che vorrebbe almeno fingere, con una grande prova recitativa, di essere serio, le parole, chiare, chiarissime, di Galullo rappresenterebbero una “notitia criminis” su fatti che tutti, giustamente, si sono presi la briga di giudicare “gravissimi”.

Non in Italia, non in Calabria.

Gli scorsi giorni, presso gli uffici della Procura Generale, quelli colpiti dalla bomba del 3 gennaio, sono stati assai intensi: ispettori ministeriali hanno ascoltato i magistrati, hanno chiesto e ottenuto fascicoli e hanno passato al setaccio le storie giudiziarie degli ultimi anni.

Voci di corridoio raccontano di un Procuratore Generale, Salvatore Di Landro, assai deciso su un cambiamento di strategia nella gestione di un ufficio che, negli ultimi anni, aveva vissuto un periodo di serio appannamento.

I riscontri forniti da Di Landro agli ispettori del Ministero della Giustizia sarebbero assai duri e indirizzati verso determinate direzioni.

Insomma, qualcosa di strano potrebbe essere avvenuto. Se gli ispettori del Guardasigilli Alfano sono giunti in riva allo Stretto è perché, evidentemente, potrebbero esserci, come scrive anche Galullo, strane commistioni.

C’è una storia che vale la pena raccontare.

E’ l’operazione “Rosarno è nostra 2″, a svelarla. L’operazione ha consentito alla Squadra Mobile di Renato Cortese di stringere le manette ai polsi di alcuni affiliati alla cosca Bellocco di Rosarno, nei giorni in cui la piana era sotto i riflettori per la rivolta degli schiavi nordafricani, un avvocato molto noto, Armando Veneto, secondo le ipotesi investigative, consigliava ai suoi clienti quando presentare le istanze di scarcerazione perché a conoscenza – secondo la Procura – della “linea di pensiero” di alcuni presidenti di Sezione; così anche dietro la Procura Generale si nasconderebbe la garanzia di “benevolenza” di un avvocato al suo cliente condannato all’ergastolo.

Potrebbe essere un esempio eloquente rispetto alla gestione, evidentemente distorta, della Giustizia, messa in atto da alcuni soggetti.

Meccanismi strani, lo abbiamo detto. Il nuovo Procuratore Generale Salvatore Di Landro, venuto a conoscenza di alcune circostanze poco chiare, avrebbe spezzato tali meccanismi decidendo di scombinare le turnazioni di tutti i sostituti.

Scompaginando così i piani di chi potrebbe addirittura speso, senza titolo, un’amicizia illustre per raggiungere obiettivi che nessuno si sarebbe mai sognato di assecondare, se lo avesse saputo o capito.

Cambia il PG e durante le udienze la musica cambia.

Così viene armata la mano di chi di dovere, manovalanza al servizio di quelle cosche di ‘ndrangheta dotate dell’autorevolezza per compiere un gesto simile. Quelle cosche i cui rampolli non vivono certo lontano dagli stessi circoli frequentati da buoni e cattivi nello stesso tempo.

E il botto fuori dalla Procura diventa un segnale. Un segnale con due soli significati possibili.

Per Salvatore Di Landro, perché capisca che questa “turnazione” non è buona.
Per chi potrebbe aver tradito il proprio giuramento. Perché – come scrive Galullo – le cosche vogliono “ricordargli che devono trovare una soluzione. Altrimenti…”

Una mazzata colossale contro la crescente fiducia dei cittadini nei confronti della magistratura e delle Istituzioni in generale attorno alle quali, in tanti, hanno cominciato a fare quadrato.

Una dimostrazione che le cosche penetrano in ogni palazzo. E che venisse anche il Presidente della Repubblica, le strade sono le loro.

Ad un mese dalle elezioni regionali, un avvertimento chiaro.

E però la bomba del 3 gennaio potrebbe essere, paradossalmente, catartica. Non è escluso che altre ispezioni ministeriali possano interessare, ancora, gli uffici della Procura Generale, ma, secondo indiscrezioni, il materiale raccolto fin qui dagli inviati di Alfano sarebbe tutt’altro che lusinghiero sull’operato di alcuni operatori dell’ufficio.

E la conseguenza sarebbe inevitabile: i trasferimenti immediati dei soggetti interessati.

Questa è la tua casa – di Giusva Branca

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 7 - 2010

Venerdì ho ricevuto, tra tante splendide attestazioni di soliderietà, stima e affetto, una lettera di una persona per me molto importante. Mi sono formato cominciando con un’esperienza televisiva in una giovane emittente guidata da Eugenio Marino che, con severità, ha corretto molti dei miei difetti. Caratteriali e tecnici. Poi sono arrivato ad una scuola. Alla scuola di Giusva Branca, ho imparato ancora di più e mi sono scontrato quotidianamente per un anno bellissimo trascorso a Telereggio. La mia avventura cominciava con strill.it quando non ci conoscevamo ancora e questo blog era stato notato.

Oggi per me Giusva è un amico. Un fratello. Anche un papà.

Pubblico la sua lettera che mi ha stretto il cuore.

di Giusva Branca dal suo blog

Caro Antonino,

stanotte sei stato vittima di una tipica vigliaccata mafiosa. Ti hanno incendiato l’auto, i canoni dell’avvertimento sono stati rigorosamente rispettati.

Hai scelto, da tempo, di vivere fino in fondo la professione, a Reggio, nell’unico modo che conosci e – ti dico con orgoglio – hai preso alla lettera, ma migliorandone i canoni di applicazione, i primi rudimenti che personalmente ed attraverso Strill.it (tua prima “casa” che, in quanto tale, resta e resterà sempre tua) ti offrii ormai 4 anni fa.

Chi ci legge deve sapere che le più feroci discussioni su tematiche inerenti la nostra professione le abbiamo fatte tu ed io. Così distanti, così vicini nei nostri modi di essere, di pensare.

Lo sfregio fatto a te, stanotte, è fatto a tutti noi di Strill.it, ma è fatto a tutta la comunità per bene di questa città.

Ora, caro Antonino, su quanti siano – effettivamente – i reggini per bene mi interrogo silenziosamente da tempo, ma tu sei certamente non solo uno di questi, ma anche uno dei pochi che si batte per l’affermazione piena di uno status che, altrimenti, rischia di restare solo una sommessa dichiarazione di principio.

Molte cose di te le ammiro, altre te le rimprovero, qualcuna te la invidio.

Tra queste ultime ci sono certamente la capacità straordinaria di affondare, concettualmente prima e per iscritto poi, il coltello nella piaga, di isolare il bubbone con precisione chirurgica e di portarlo a galla vestito anche di una godibilissima ironia.

Potrei dirti e ti dico un banale “Non mollare”, caro Antonino; come persone, nei nostri singoli blog e – assieme al nostro manipolo di giovani amici e colleghi con “due palle così” – su Strill.it, siamo uniti da in invisibile filo. Lo sai, molte cose le vediamo nel medesimo modo se si parla di obiettivi di fondo, spesso in maniera diametralmente opposta rispetto alle modalità del loro perseguimento.

Non pensare che siamo diversi in maniera inconciliabile; è solo una questione di età: 18 anni di differenza, alle nostre età, si sentono, ma va bene così, credimi.

Vorrei anche dirti pubblicamente: non sentirti solo e non isolarti. Vai, vieni, torna, riparti, stai a Reggio, a Roma, a Milano, a Palermo, dove ti pare, ma ricorda sempre, come uno dei migliori figli, che la tua casa, il tuo rifugio sicuro, il posto dove litigare ferocemente con “papà, mamma, fratelli e sorelle” è Strill.it, vera sacca di libertà espressiva reale che la città abbia espresso e che tu hai contribuito a far crescere fin dalla prima ora.

Con stima pari all’affetto ti abbraccio caramente.

Il tuo direttore

C’è una pista

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 7 - 2010
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FIAT – nuova linea di produzione invernale

C’è una pista. Troppi indizi che lasciano capire che le ipotesi più verosimili possono ridursi alle seguenti circostanze.

1) Tutte le carte auguri degli operatori di telefonia mobile, penso alla Christmas Card di Vodafone, cominciano a scadere proprio tra fine gennaio ed i primi di febbraio. E’ chiaro che qualcuno volesse mandarmi un messaggio per il mio compleanno e, non avendo credito sufficiente, ha preferito una via alternativa per manifestare il proprio “calore”. I sospetti sono fortissimi dopo un’interminabile attesa al 190.

2) Il secondo scenario, più stimolante, sarebbe da inquadrare nel mio sostegno incondizionato verso gli operai della FIAT vittime dell’industria all’italiana. Intascare contributi ed incentivi dei contribuenti italiani e realizzare esternalità economiche positive all’estero. Per questo è ora che tutti ce ne ricompriamo una, di FIAT. E quanto accaduto rientra in preciso – e condiviso – piano di eco-incen-tivi.

3) Altrimenti non mi rimane che chiedere conto ad Apple ed Adobe. Da quando mi sto dedicando ad apprendere i rudimenti di After Effects e Motion ho rischiato di farmi prendere la mano. Non vorrei che l’effetto “flame” fosse più realistico di quanto pensassi finendo con l’esagerare. Ma l’ipotesi è da scartare. Non siamo mica al Filmfest!

E quindi basta con la “retrospettiva”. E basta anche con il cazzeggio.

Quello è ciò che rimane della mia macchina. La mia anche se qualcuno ha precisato che fosse intestata a P.T. 39 anni. La mia perché degli appena 50mila kilometri in due anni e pochi mesi ne ho percorsi oltre 48mila in giro per l’italico stivale.

Dopo averci scherzato su, per anni, con gli amici (e non) dicendoci che tanto “prima o poi…” mi sono sentito l’odore del fuoco nelle narici ed ho ancora impressi i fotogrammi e quel rumore sordo delle fiamme.

La vicinanza di quanti mi hanno raggiunto nei minuti successivi ha attenuato l’amarezza. Ma avere urlato dal balcone “Bastardi!”, perché avevo capito e visto! che qualcosa non andava in quelle persone appostate all’angolo della strada di casa, mi ha fatto sentire un po’ coglione.

Se mi capitassero sotto tiro o se li avessi visti in faccia, non rivelerò nulla più di quanto non apparso sui giornali perché è bene che gli investigatori seguano le piste “vere”, con cattiveria gli tirerei in testa un dizionario.

Sto scrivendo di domenica mattina dopo un evento accaduto tra giovedì e venerdì. Non sono più sul pezzo, mi direte.

Ma non mi andava, e non mi va, di piangermi addosso.

Avrei voluto, invece, pubblicare qualcosa di più succulento. Perché siamo in campagna elettorale ed anche se la tanta solidarietà ricevuta mi ha commosso sono certo che qualcuno di essi riceverà, nelle prossime settimane, qualche dispiacere.

Perché il modo migliore di ricambiare l’affetto di ciascuno di voi (sto ancora rispondendo ad un centinaio di mail arretrate), dei colleghi che mi hanno offerto spazio, di tante persone che ho sentito vicine, è di continuare a fare quello che – forse – mi ha provocato la più visibile di tante spiacevoli conseguenze.

Vorrei, ma è meglio non accennare alle persone care che vorrei adesso fosse più tutelate di me.

Un giorno voglio dei figli e per amore loro non posso smettere di fare quello che ho fatto ieri, che avevo vent’anni e una manciata di sogni, e quello che faccio oggi, che di anni ne ho pochi di più e i sogni sono diventati progetti.

Secondo molti dovrei decidere se rimanere o andare. Ed assumere comportamenti diversi in base alla decisione. Ho lasciato nel pomeriggio la Città anziché farlo la mattina, in macchina.

Il “contrattempo” mi ha obbligato all’aeroporto. Nessuno si sogni che viva la lontananza come un esilio. Continuo a lavorare su e giù per l’Italia come faccio da qualche mese, con discreti risultati.

Ma ci sono troppe cose che, al mio ritorno, non riempiono adeguatamente le pagine dei giornali. Pensate che ieri, il più letto in città ed in regione, ha perfino dato la notizia di quanto accaduto. Ehi! Non cadete dalla sedia. Erano appena 1000 battute.

Grazie a tutti gli esponenti del mondo politico, sindacale, della società civile e non solo mi hanno espresso vicinanza. Qualcuno non lo conoscevo di persona, di altri non avevo certo parlato a lingua morbida, ma devo dire loro “Grazie!”.

Non sono l’unico, né il primo e né l’ultimo a cui viene restituita la cortesia di un’attenzione oltre la soglia consentita. Che si traduce nella fotografia di un manipolo di relatori dietro alla scrivania di un convegno. O in una di quelle conferenze stampa senza domande. O, peggio, di una di quelle conferenze stampa dove la domanda più impertinente è “Ma il Sud, Presidente, ce la può fare?”.

E mentre le bombe e le minacce proseguono contro magistrati ed amministratori, noi giornalisti dovremmo sentirci offesi. Di esser costretti a perdere tempo parlando di noi!

Mi sono sempre sentito un mezzo orfano. Però ho scoperto di far parte di una grande famiglia (non ho detto “famigghia”). Siete voi.

Continuerò a farvi incazzare. O sorridere.

C’è una pista. Forse a Gambarie. Ma è chiusa.

Chi si ferma è perduto.

antonino monteleone

p.s: torno ad ascoltare un brano di Eros Ramazzotti molto in voga di questi tempi. “Fuoco nel fuoco”. Non è male. Na na na na na;-)

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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