Posted by Antonino Monteleone On luglio - 13 - 2009
Secondo appuntamento con “Le inchieste”. Il contenitore di approfondimento giornalistico a cura di Antonino Monteleone in onda ogni lunedì alle 21:10 su TeleReggio
“Cuore Matto” è la puntata di stasera nella quale verrà raccontato lo stato dell’arte delle “Cardiochirurgie” in Calabria.
Quante sono quelle esistenti e dove sorgeranno quelle progettate.
Il viaggio tra la sanità calabrese, raccontata focalizzando l’attenzione su un tema ben preciso, non vuole ripetere cose già note al grande pubblico, ma porre dei quesiti: quanti centri cardiochirurgici bastano a questa regione? Come è stato possibile imporre ad un’alta specialità medica la mortificazione di scambi politico-elettorali?
E’ la cardiochirurgia la priorità di chi amministra la sanità calabrese? Ed è la presenza di questo reparto a determinare il coefficiente di qualità dei nostri ospedali.
Dopo la redazione del piano dell’emergenza cardiologica firmato dal Prof. Franco Romeo cosa è cambiato nel trattamento dell’infarto acuto del miocardio?
Quanti by-pass effettua ogni anno il centro privato del Sant’Anna Hospital che, di fatto, a fronte della scarsa attività dell’altro unico centro pubblico, soddisfa la quasi totalità del fabbisogno cardiochirurgico?
“Cuore Matto” cercherà anche di raccontare la storia della Cardiochirurgia a Reggio Calabria. Lunga 10 anni ed ancora lontana da una conclusione.
Appuntamento lunedì 13 luglio h. 21:10 su TeleReggio. Repliche anche mercoledì 15 luglio h. 14:50 e sabato 18 luglio h. 00:10.
La diretta è disponibile anche in streaming su www.telereggiocalabria.it Il filmato completo rimarrà comunque disponibile sul sito dell’emittente a partire dal giorno seguente la messa in onda.
Per ulteriori informazioni
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Posted by Antonino Monteleone On maggio - 8 - 2009
Citazione
Per una strana ironia del destino la multinazionale Sanofi – Aventis, lo scorso 9 marzo 2009 ha annunciato, tramite un comunicato stampa, la decisione d’investire 100 milioni di euro nella costruzione di un nuovo impianto per la produzione di vaccini contro l’influenza stagionale e pandemica, che verrà situato proprio in Messico, in virtù di un accordo firmato a Mexico City alla presenza del Presidente francese Nicolas Sarkozy. Nel comunicato si fa inoltre espressamente riferimento alla “preparazione a possibili pandemie influenzali.”
Questo scherzo del fato non è però rimasto isolato, dal momento che neppure un mese dopo, lo scorso 2 aprile 2009, la multinazionale Sanofi – Aventis ha annunciato di avere acquistato il produttore di farmaci generici messicano Laboratorios Kendrik, con un giro d’affari annuo di 26 milioni di euro, al fine di migliorare la propria posizione nei paesi emergenti.
Acquisizione che consente oggi a Sanofi – Aventis di controllare circa il 15% dell’intero mercato dei farmaci generici messicano.
Coincidenze?
am
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Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 25 - 2008
E’ arrivato, tra gli altri più o meno belli, il regalo della politica calabrese.
Prendersela con chi governa oggi o ha governato nella legislatura precedente sarebbe (troppo) facile. Ma anche Agazio Loiero e Giuseppe Chiaravalloti (PD e PDL in Calabria sono un partito unico già da un pezzo) meriterebbero una discreta dose di calci nelle palle.
E c’è da sottolineare che il debito accumulato dal Servizio Sanitario in Calabria – che ha richiesto mesi di lavoro per il suo accertamento – si riferisce all’arco temporale colorato di azzurro e firmato Chiaravalloti.
Insomma il debito della sanità calabrese era, come ci si aspettava, piuttosto corposo.
Nel periodo 2001-2007 la massa passiva accumulata risulterebbe essere vicina alla soglia dei 2,5 miliardi di euro (cinquemila miliardi di lire) buchino in più, buchino in meno.
Il severo piano di rientro costringerà ad un taglio drastico delle spese e degli investimenti. Il Piano Sanitario (che giace in Consiglio da mesi) è da stracciare e riscrivere.
Così nella Regione che vanta alcuni tra i peggiori casi di morte per malasanità ridurremo ancora di più i servizi ai cittadini. Il federalismo è già arrivato. E non serviva Calderoli.
Per fare capire ai calabresi come si è ridotta la regione ci hanno pensato i nostri amministratori. Quelli che non vogliono chiudere gli ospedali inutili e poi vanno a farsi curare in Lombardia. Quelli che “toglietemi tutto, ma non le mazzette“. Quelli che hanno festeggiato serenamente il loro natale e festeggeranno il nuovo anno con un brindisi all’impunità.
Chi li indaga finisce male, molto male.
Menzione a parte per il piano contro la povertà presentato dalla Giunta Loiero.
Quaranta milioni di euro l’anno per sostenere le famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà. Ancora è presto per farsi un’idea di come le misure disegnate si tradurranno concretamente per i calabresi. Però non è male cominciare spendendo, ogni anno, 1/3 di quello che costa il Consiglio Regionale Calabrese nello stesso tempo.
Non festeggerà il natale con i propri cari Orazio Puntoriere. LSU in servizio al Comune di Reggio Calabria. Non è una morte bianca. Ma nera, come il mistero che ne avvolge ancora il movente.
Accudiva due cavalli che forse non erano suoi, ma di qualcuno vicino alla ‘ndrangheta. Uno stipendio da 600 euro al mese, ma girava a bordo di un SUV Mercedes, datato come la coupé di cui era proprietario qualche tempo prima.
Un LSU in meno da stabilizzare per il Comune che ha già le sue grane.
Qualcuno invoca più sicurezza ed ecco che sotto l’albero di Natale arrivano quattro fiammanti mountain bike destinate ad altrettanti poliziotti di quartiere. Presi a pesci in faccia dal Governo Berlusconi che ha tagliato qualche miliardo di euro alla Polizia di Stato arriva l’elemosina della Confcommercio con tanto di umiliante ed inutile cerimonia.
Adesso quando qualche teppista li sorpasserà, chiedendo permess, sul Corso Garibaldi chiuso al traffico veicolare (almeno in teorìa) loro non potranno fermare il trasgressore, ma potranno fare un po’ di ginnastica.
Ah un’altra cosa. Legate le pistole alla fondina. Ho visto un poliziotto che chinato per trovare il pedale sembrava dire “ehi, qualcuno vuole la mia Beretta calibro 9×21 parabellum?“.
Dalla Questura minimizzano: “Le armi in dotazione sono caricate a salve!“.
Un idraulico di San Luca è morto (oh no che brutta parola oggi che è Natale)… ops… ha perso la vita in un’incidente stradale sulla 106. Il conteggio dei morti credo sia stato ceduto al Consorzio CINECA.
Il dramma è doppio.
Era un idraulico – e ce ne sono sempre di meno – ed era di San Luca – e mi risulta che la ‘ndrangheta al momento non assoldi “fontanieri“.
In compenso è festa grande nel centro aspromontano dove per il secondo natale consecutivo non ci sono sparatorie! Nella notte di San Silvestro sarà autorizzato il consueto uso di armi da guerra per salutare l’arrivo del nuovo anno
Che magìa il natale…
am
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Posted by Antonino Monteleone On novembre - 3 - 2008
Un carrarese di 56 anni, che voleva curare il Parkinson, ha perso giocando a Poker oltre 300mila euro. La causa? Il farmaco con il quale è stato curato.
Si chiama Premipexolo. E fa parte della categoria dei c.d. Dopaminoagonisti. L’effetto è similie alla dopamina: si lega alle sinapsi neuronali e, tali farmaci, vengono utilizzati nelle fasi iniziali della malattia prima della terapia a base di Levodopa.
Solo che Premipexolo ha delle controindicazioni scritte in corpo 5 nel foglietto illustrativo:
casi di ipercinesia;
sogni anomali;
pulsione patologica al gioco d’azzardo;
sindrome da alimentazione incontrollata;
peggioramento paradosso della sindrome delle gambe senza riposo:
alterazioni della libido;
Adesso l’uomo ha deciso di citare in giudizio l’ASL di Viareggio nel tentativo di recuperare parte di quanto dilapidato in giocate a poker e slot machine.
Ancora è presto per sapere come andrà a finire questa storia.
Ma corre voce che – a breve – sarà autorizzata la vendita del farmaco in tutte le ricevitorìe del Lotto. Sarà, invece, offerto in omaggio ai giocatori di “super-sistemoni” per il Superenaolotto.
am
p.s.: ancora oggi il Morbo di Parkinson è una malattìa sociale che colpisce un numero sempre crescente di persone e nonostante siparietti e promesse di impegni concreti da parte del mondo politico, poco si è fatto e si sta facendo. Un po’ come avviene per un’altra odiosa malattìa che è l’Alzheimer. Le prime vittime, dopo chi ne soffre direttamente, sono i familiari. Ed ignorare questi drammi sociali è vile.
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Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 30 - 2008
E’ giovedì 25 ottobre 2007. Un giovedì pomeriggio come tanti altri. Flavio Scutellà è un bambino di 12 anni che vive a Scido. Poco più di mille anime nella Piana di Gioia Tauro. Ha finito i compiti. Esce e va a giocare, come ogni pomeriggio, poco lontano da casa. Il clima è mite anche ad ottobre. L’aria è fresca, ma i bambini ancora lasciano a casa i cappotti.
Flavio gioca come sempre, ma cade. Perde l’equilibrio e finisce a terra, batte la testa. Ah, i bambini! Quante volte a rimproverarli. Se cade e si rialza la cosa migliore è un buffetto sperando che non faccia niente di pericoloso.
Flavio questa volta non si rialza. Perderà e riacquisterà conoscenza due volte.
Giungerà nel pomeriggio all’ospedale di Polistena dove la TAC diagnosticherà un ematoma sottodurale. Otto millimetri appena, ma va portato subito in un ospedale. Nessuno, dei sei che insistono nel territorio della Piana, lo può ricevere.
Sei ospedali e nessun posto per Flavio.
La situazione sembra ancora sotto controllo. Continuano le chiamate. Vibo, Lamezia, Catanzaro, Cosenza, Reggio. Niente da fare. Non c’è un ospedale pronto e non c’è ancora un’ambulanza che possa trasportarlo in sicurezza. Si chiama Messina, lì il posto c’è. Ma il papà di Flavio non si spiega il perché di questi ritardi. Chiama il 113, chiede aiuto. Dopo l’intervento della polizia, a Reggio, trovano un posto per Flavio.
Manca ancora l’ambulanza.
Questa arriverà tre ore dopo. Parte il viaggio verso Reggio. Ma l’ambulanza anziché tirare alla massima velocità verso gli ospedali riuniti, imbocca lo svincolo del tragico, del ridicolo, del criminoso. E’ finito il turno di lavoro. E l’equipaggio che trasporta Flavio si ferma per dare il cambio.
All’arrivo a Reggio proseguono i convenevoli, la freddezza del medico del reparto di Neurochirurgia acuisce la tensione di Maria e Alfonso, mamma e papà di Flavio. Intanto l’ematoma ha triplicato le sue dimensioni. E Flavio sarà portato in sala operatoria all’una.
Otto ore dopo l’incidente. Uscirà in coma dall’operazione. Perderà la vita tre giorni dopo. Il 29 ottobre del 2007.
Ho raccolto la testimonianza della madre.
Ha il volto segnato da una tragedia ed un dolore troppo grandi per essere cancellati. Nonostante il peso dei ricordi e lo strazio subito traspare una dignità ed una compostezza davvero rare. Una umanità profonda che onora la memoria e la battaglia che lei, con suo marito, sta conducendo.
Chiede giustizia per sé e tutte le vittime della mala sanità calabrese. Vittime di una “pessima gestione della sanità sul territorio” e spesso di errori medici per i quali “vengono accertate responsabilità precise” senza “che vengano puniti i responsabili”.
Un anno dopo la scomparsa di Flavio, la madre Maria, ripercorre le tappe ed i momenti più significativi. Le false promesse, le relazioni nelle quali è scritto “chiaramente” chi sono i responsabili. La relazione di prefetti Achille Serra e Silvana Riccio che hanno parlato di “morte che si poteva e si doveva evitare“.
C’è un filo sottile che lega le vite delle famiglie della mala sanità calabrese. Un filo che unisce le vite spezzate ingiustamente e mantenuto da una politica sempre più invasiva. Dove il merito deve lasciare il posto alle appartenenze e, spesso, i deficit strutturali sono un alibi molto abusato.
“Non serbo rancore per nessuno” ha raccontato Maria Tocci Scutellà a SanitàCalabria ma “chi ha sbagliato deve pagare”. “Dobbiamo ottenere giustizia per Flavio. Lo dobbiamo a lui ed a tutte le altre vittime innocenti”.
La storia finisce anche sull’ultimo libro di Saverio Lodato “Il Ritorno del Principe“.
“La malasanità è frutto della malapolitica” è scritto nelle pagine che ricordano cosa accadde un anno fa e sono le parole che rilegge la signora Maria.
Che a stento trattiene le lacrime perché, un anno dopo, nessuno le ha spiegato per colpa di chi, oggi, Flavio non c’è più.
antonino monteleone
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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze
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