Archive for the ‘satira’ Category

Nonni a spasso ad Hammamet

Posted by Antonino Monteleone On maggio - 20 - 2009

Roba da nostalgici socialisti. In attesa di avere una strada intitolata a Bettino Craxi – idea che rientra nei piani del Sindaco di Reggio Calabria – si fa quel che si può.

I più affezionati al “lader” socialista più famoso potranno presto recarsi in visita al monumento che lo ricorda (assieme alla sua latitanza) ad Hammamet.

La stessa cooperativa che svolge per il Comune di Reggio Calabria il servizio di assistenza agli anziani che si chiama “Nonni a spasso” ha chiesto ed ottenuto all’U.O. Servizi Sociali 8.000 € di contributo per una “gita sociale-culturale per anziani”.

“3M Service – si legge nella determina dirigenziale -  è una “cooperativa che da anni lavora nel settore” (dei viaggi?) e che l’attività è svolta “al fine di migliorare la qualità della vita degli anziani e di contrastare i rischi psico-fisici e sociali tipici dell’età senile“.

Con questa motivazione la cooperativa, che fa capo a Virgilio Roberto Pitasi, beneficerà del contributo.

Rimane il dubbio sul numero e sui criteri con cui verranno selezionati i “nonni” che partiranno alla volta del continente nero.

Sbarcati in Tunisia, cappellino e occhiali da sole, una guida turistica racconterà agli anziani entusiasti che lì, il buon Bettino, ha fatto costruire una strada e gli volevano bene tutti. I più scaltri, invece, ricorderanno che, appena capì di essere spacciato, fuggì dai Giudici e da quei poveri cristi stufi di alimentare una politica, tutto sommato migliore di quella attuale.

Avvisateli prima della partenza: attenti ad usare la crema solare. Gli abbronzati, infatti, rischiano il respingimento.

antonino monteleone

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

‘Ndrangheta metropolitana

Posted by Antonino Monteleone On aprile - 10 - 2009

reggio_calabria_bn

Non vedo perché dovrei rilasciare una dichiarazione. Non serve. Per queste cose c’è il TG3 che tornerà a dire che siamo tornati ai tempi della guerra di mafia“.

Sono le parole di Giuseppe Scopelliti, Sindaco di Reggio Calabria, che ha rifiutato ad un cronista RAI, Orazio Cipriani, una battuta sull’attentato subìto nella serata di ieri dal dirigente comunale del settore lavori pubblici e programmazione, Pasquale Crucitti. Si è limitato a rilasciare qualche parola alle agenzie di stampa ed alle tv locali a margine della conferenza stampa del progetto “Passaporto per l’Europa“.

Ieri sera, poco dopo le 21, due persone a bordo di una moto lo hanno seguito esplodendo, appena giunto nei pressi della propria abitazione, sette colpi di 7,65. Tre lo hanno attinto alle gambe.

Crucitti si è messo in macchina, da solo, ed ha raggiunto l’ospedale dove ha ricevuto le prime cure. In giornata è stato dimesso. Chi ha fatto fuoco, non molto distante dal centro Città, indossava un casco. E – secondo copione – nessuno ha visto niente.

Si tratta del più grave attentato ai danni di un dirigente comunale degli ultimi 10 anni a Reggio Calabria.

Pasquale Crucitti ha 57 anni, una famiglia, e gestisce un settore molto delicato dell’apparato burocratico del Comune. Lavori pubblici e programmazione. Nomina i geometri, firma gli stati di avanzamento dei lavori, selezione le imprese che possono partecipare alle gare.

E nella città dove la ‘ndrangheta controlla il 90% delle imprese edìli, calcestruzzi e movimento terra è facile che qualcosa vada storto.

Ma adesso la Città è metropolitana. Ed anche la ‘ndrangheta non è più quella di una volta. Se prima bastava una macchina bruciata. Adesso bisogna pensare (ed agire) in grande. Ed ecco le pallottole.

Pasquale Crucitti era già finito nel bersaglio della criminalità e non è l’unico dirigente che ha subìto intimidazioni. Di sicuro la più grave, ma non l’unica.

A Carmelo Nucera, che oggi dirige l’ufficio anagrafe, incendiarono la macchina nel gennaio del 2005. Esattamente un anno dopo (il 23 gennaio 2006) fu preso a bastonate, gli ruppero le gambe. All’epoca era a capo dell’ufficio che si occupa del “patrimonio edilizio”. Dopo le aggressioni è finito all’anagrafe.

Nello stesso anno, il 24 marzo del 2006, viene incendiata la macchina della dirigente dei “Servizi Sociali”, Carmela Stracuzza.

Il 6 gennaio del 2008 fu data alle fiamme l’auto dell’allora capo di Gabinetto del Sindaco (oggi City Manager), Franco Zoccali.

In quei giorni veniva intimidito anche l’assessore all’ambiente Antonio Caridi. Era periodo di assunzioni alla Leonia Spa la società mista che si occupa dello smaltimento dei rifiuti.

Poi c’è Saverio Putortì, dirigente dell’ufficio urbanistica. Bruciano due autovetture di sua proprietà la notte tra l’1 ed il 2 ottobre del 2008. Nel pomeriggio del 2 ottobre sarebbe stato ascoltato dalla commissione d’indagine istituita per far luce sulla gestione dei settori “Urbanistica”, “Lavori pubblici” e “Manutenzione”. Nata a seguito di una missiva anonima che riportava fatti e circostanze tanto gravi quanto apparentemente documentate, non ha ancora prodotto alcun risultato significativo. Anche se l’attività condotta da Nuccio Barillà turba il sonno di qualche mascalzone.

Roba da poco. Per una Città di provincia nel profondo sud dell’Italia.

Ma adesso è diventata “metropolitana”.

E la ‘ndrangheta non sta mica a guardare.

antonino monteleone

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Sulla candidatura di Luigi De Magistris

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 23 - 2009

Bene bene. Eccomi di nuovo qui dopo qualche giorno di assenza forzata. Che dire. Di cose ne sono successe tante e sarebbe stato bello commentarle immediatamente. Il tempo è comunque dalla nostra parte.

Una storia però mi ha spiazzato e si tratta della candidatura di Luigi De Magistris al Parlamento Europeo con l’Italia dei Valori.

Mi ha spiazzato perché, ingenuamente, non me l’aspettavo e poi perché nello stesso momento in cui ho realizzato che non era un rumors, ma c’era già un video di presentazione su YouTube, ho sofferto pensando a cosa avrebbero scritto i giornali. Cosa che puntualmente è avvenuta.

Cosa ne penso di questa candidatura?

E’ la domanda che mi è stata posta e che mi sono posto. Da un lato per l’attenzione che personalmente, anche attraverso questo blog, ho dedicato alle inchieste Poseidone e Why Not. Del tempo dedicato per cercare di offrire una versione dei fatti diversa da quella propinata da certi giornalisti ed altrettanto “certi” giornali.

Ho fatto il tifo per De Magistris magistrato.

Non me ne pento ed è stato un bene che nei mesi precedenti ognuno potesse sapere da che parte stavo. Ho fatto il tifo per De Magistris magistrato perché ogni volta che ho avuto accesso ad un atto scoprivo sempre qualcosa di diverso da quello che altri volevano far credere. Le collusioni per nulla campate per aria, ma riscontrate con precisione. La gestione criminale di fondi pubblici, appalti e nomine tra la politica e certi “prenditori” senza scrupoli. La massoneria deviata a fare da copricapo ad un mostro senza volto e senza anima.

Ma insomma cosa ne pensi, Antonino?

Penso che mi sarebbe piaciuto vedero ancora indagare in questa regione e che non potendolo più fare abbia compiuto la scelta migliore per evitare il massacro. Perdendo le funzioni di PM la situazione si sarebbe anche potuta complicare.

Mi spiace che sarà costretto a difendersi dall’accusa più infamante: ogni iniziativa finalizzata a consolidare una posizione di visibilità puntando ad una “discesa in campo” che passava attraverso l’eliminazione dell’avversario.

Questo è il teorema più facile da digerire per un’opione pubblica molle e confusa.

Invece non è così. Il consenso attorno a De Magistris, in Calabria, era quello della ristretta – ed informata – minoranza di cittadini che conoscevano lui e le persone di cui si è occupato.

E poi Di Pietro gli aveva già offerto una candidatura alle politiche del 2008. Posto “sicuro” ed elezione assicurata alla Camera dei Deputati, ma aveva gentilmente declinato l’invito. “Continuo a fare il magistrato”, disse Luigi De Magistris, che fino alla fine della scorsa estate era ancora PM a Catanzaro. Il trasferimento, pur decretato, non era ancora arrivato finché non si trovò pronto a spiccare le richieste di rinvio a giudizio per gli indagati di “Toghe Lucane”.

A quel punto il colpo di grazia. Gli venne comunicato “l’anticipato possesso” della sede di Napoli in qualità di Giudice del Tribunale del Riesame.

Passa poco che si prende i primi attacchi anche “mutilato” delle sue funzioni inquirenti. Infatti scoppia il “caso Romeo”, scattano gli arresti per gli appalti di Napoli e saltano fuori strani rapporti tra Romeo e Francesco Rutelli.

Le misure cautelari passano al Riesame che userà parole piuttosto dure nei confronti di Rutelli e dell’amico Romeo. Attenzione: quelle parole saranno attribuite al solo Luigi De Magistris, ma l’atto fu firmato – insolitamente – da tutti e tre i Giudici del collegio.

Bella furbata. Qualche giorno dopo De Magistris ed il suo ex consulente, Gioacchino Genchi, dovevano essere ascoltati dal COPASIR, presieduto proprio da Rutelli, per dare spiegazioni sulla balla dell’archivio che porta proprio il nome di Genchi.

Messo ai margini da un CSM che punisce sempre tutti, buoni e cattivi, è tornata la proposta di Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris ha accettato di correre per un seggio a Strasburgo.

Ha accettato una candidatura che senza le preferenze non ti porta da nessuna parte.

Mi prendo le critiche di chi continua a dirmi “Visto? Te lo dicevo io che si buttava in politica!”, ma non m’importa.

Se Luigi De Magistris si è candidato vuol dire che non l’abbiamo saputo difendere e che i movimenti e le manifestazioni non sono bastati.

Sembra la prima volta che un magistrato entra in politica per il clamore e le dure prese di posizione.

La più importante delle voci è anche la più emblematica del clima che si respira.

Nicola Mancino, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, è stato molto chiaro “chi lascia la toga non torni”.

Troppo facile quando la toga non l’hai mai presa e, da politico smemorato (vedi alla voce Paolo Borsellino), vieni messo ai vertici della magistratura.

Che dire dello scambio di battute tra Aldo Pecora e Sonia Alfano?

Sono dispiaciuto. Dispiaciuto per la sua impulsività ed amareggiato per alcune “assenze”.

Non mi riferisco (soltanto) a Piazza Farnese. Penso a Locri il 16 ottobre scorso ed il 2 febbraio. Commemorazione del delitto Fortugno e pronuncia della sentenza di condanna all’ergastolo a carico dei presunti mandanti ed esecutori.

Penso alla cattura dei latitanti Giuseppe De Stefano, Pietro Criaco e Giovanni Strangio.

Nessuna parola dopo gli insulti scritti a Palermo, su un muro, contro Sonia Alfano. Silenzio mentre il ROS perquisiva ancora una volta la casa e l’ufficio di Gioacchino Genchi.

Fortunatamente conosco un po’ tutti i protagonisti delle vicende narrate e mi conosolo sapendo che ci piace raccontarci le cose in faccia.

Non siamo il Pidielle, grazie al Cielo.

antonino monteleone

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Bruno Marchi, il teleimbonitore

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 12 - 2009

vanna_stefania_marchi_bn

Vanna Marchi e sua figlia, Stefania Nobile, sono state condannate definitivamente a 9 anni e 6 mesi di reclusione. Resa esecutiva la sentenza i Carabinieri le hanno riportare nel fresco alloggio di San Vittore perché vi trascorrano una parte significativa della pena.

Sappiamo già adesso che non la sconteranno per intero e che appena uscite condurranno un programma Mediaset.

E’ sicuro che abbiano commesso il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa.

Uno Stato di Diritto, infatti, punisce chi con il raggiro e l’inganno danneggia qualcuno.

E loro, forti della loro capacità e della tv che amplificava ogni parola, ogni teoria, compresa la più sconclusionata, scovavano il malocchio ed offrivano la pronta guarigione.

Sì, è vero, sciocchi compratori di fumo. E che colpa c’ha chi lo vende, il fumo?

Nessuna se non ci fosse un Diritto che tutela i soggetti deboli. Che tutela l’affidamento ed i consumatori.

Insomma la partita è chiusa. Nove anni e sei mesi. Stop. Finish.

Invece no!

Bruno Vespa, con i soldi del canone, invadendo la prima rete del servizio pubblico parla di una vicenda chiusa.

E ieri sera invita Vittorio Sgarbi.

Insomma un condannato per truffa aggravati ai danni dello Stato blatera – ovviamente con arroganza – a discarico di due condannate definitive per truffa in concorso.

Secondo Sgarbi, infatti, le anziane che si sono lasciate abbindolare dalle due teleimbonitrici sono le colpevoli.

Stefania e Vanna, invece, delle “furbette” che – bontà loro – si sono trovate sotto mano dei polli. Non spennarli sarebbe stato un gran peccato!

Solo da Vespa ho potuto parlare” dice Stefania Nobile in lacrime, che ricorda come negli anni solo Vespa le abbia messo un microfono sotto il naso, e che assieme alla madre occupano – complessivamente -  la bellezza di 20 minuti e passa di video nel prime time dll canale principale della TV di Stato!

Parlano con lo sguardo dritto, sicuro, dentro l’obiettivo di quella telecamera, ignobile esclusiva. Lo stesso sguardo convinto che ha fregato centinaia di “casalinghe di Voghera” e che ha fatto fioccare nelle loro tasche montagne di soldi. Per vendere sale, numeri ed amuleti.

Ed ancora l’intervista, evidentemente taroccata (la giornalista fa finta di sorprenderlo), all’ex compagno che mette in guardia – paro paro – come la sua Stefania,  chi ascolta dalla “incompatibilità con il regime carcerario” della truffatrice. Sentendoglielo pronunciare (incompatibilità…) anche un bambino capiva che l’aveva appena imparato a memoria.

Non può stare in carcere perché ha problemi di salute, Stefania Nobile, che invece godeva di sana e robusta costituzione per girare film pornografici!

E così Bruno Vespa, un po’ in pena per le vittime ed un po’ in pena per avere perso un copri notizie per il suo programma, sarà costretto ad essere lui una Vanna Marchi.

Cucina, gossip, romeni e ballerine. Trasmissioni “cucite addosso” e tavoli di ciliegio.

Nella stessa trasmissione una condanna di identica entità, 9 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, in primo grado a carico di Marcello Dell’Utri – Senatore della Repubblica – non è stata menzionata. No no. Nemmeno per sogno.

Il mago do Nascimiento scappò tempo fa e non ha fatto un giorno di galera. Disse di collaborare “con il Governo brasiliano”. Era falso.

In Brasile non c’è mica la Rai.

In Italia, invece, c’è una “terza Camera” ed un “quarto Tribunale”. Porta a Porta.

antonino monteleone

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Stupri, un giorno di ferie

Posted by Antonino Monteleone On marzo - 8 - 2009

Le donne potranno festeggiare tranquille una ricorrenza maschilista e commerciale come l’8 marzo.

Nessuno stupro che le umiliasse anche nella giornata delle mimose.

Si vede che funzionano le ronde o, più semplicemente, che i giornali hanno caritatevolmente deciso di prendersi un giorno di pausa. Così, per pietà.

Ma c’è da stare tranquilli. Domani tutti i rom rientreranno in servizio e continueranno a dare lavoro ad una classe giornalistica alla quale non sfugge più nemmeno una pacca sul sedere in una partita di volley.

am

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Antonino Monteleone on Facebook

VIDEO

Sponsors

About Me

Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

Twitter

    Photos

    Activate the Flickrss plugin to see the image thumbnails!