
Bene bene. Eccomi di nuovo qui dopo qualche giorno di assenza forzata. Che dire. Di cose ne sono successe tante e sarebbe stato bello commentarle immediatamente. Il tempo è comunque dalla nostra parte.
Una storia però mi ha spiazzato e si tratta della candidatura di Luigi De Magistris al Parlamento Europeo con l’Italia dei Valori.
Mi ha spiazzato perché, ingenuamente, non me l’aspettavo e poi perché nello stesso momento in cui ho realizzato che non era un rumors, ma c’era già un video di presentazione su YouTube, ho sofferto pensando a cosa avrebbero scritto i giornali. Cosa che puntualmente è avvenuta.
Cosa ne penso di questa candidatura?
E’ la domanda che mi è stata posta e che mi sono posto. Da un lato per l’attenzione che personalmente, anche attraverso questo blog, ho dedicato alle inchieste Poseidone e Why Not. Del tempo dedicato per cercare di offrire una versione dei fatti diversa da quella propinata da certi giornalisti ed altrettanto “certi” giornali.
Ho fatto il tifo per De Magistris magistrato.
Non me ne pento ed è stato un bene che nei mesi precedenti ognuno potesse sapere da che parte stavo. Ho fatto il tifo per De Magistris magistrato perché ogni volta che ho avuto accesso ad un atto scoprivo sempre qualcosa di diverso da quello che altri volevano far credere. Le collusioni per nulla campate per aria, ma riscontrate con precisione. La gestione criminale di fondi pubblici, appalti e nomine tra la politica e certi “prenditori” senza scrupoli. La massoneria deviata a fare da copricapo ad un mostro senza volto e senza anima.
Ma insomma cosa ne pensi, Antonino?
Penso che mi sarebbe piaciuto vedero ancora indagare in questa regione e che non potendolo più fare abbia compiuto la scelta migliore per evitare il massacro. Perdendo le funzioni di PM la situazione si sarebbe anche potuta complicare.
Mi spiace che sarà costretto a difendersi dall’accusa più infamante: ogni iniziativa finalizzata a consolidare una posizione di visibilità puntando ad una “discesa in campo” che passava attraverso l’eliminazione dell’avversario.
Questo è il teorema più facile da digerire per un’opione pubblica molle e confusa.
Invece non è così. Il consenso attorno a De Magistris, in Calabria, era quello della ristretta – ed informata – minoranza di cittadini che conoscevano lui e le persone di cui si è occupato.
E poi Di Pietro gli aveva già offerto una candidatura alle politiche del 2008. Posto “sicuro” ed elezione assicurata alla Camera dei Deputati, ma aveva gentilmente declinato l’invito. “Continuo a fare il magistrato”, disse Luigi De Magistris, che fino alla fine della scorsa estate era ancora PM a Catanzaro. Il trasferimento, pur decretato, non era ancora arrivato finché non si trovò pronto a spiccare le richieste di rinvio a giudizio per gli indagati di “Toghe Lucane”.
A quel punto il colpo di grazia. Gli venne comunicato “l’anticipato possesso” della sede di Napoli in qualità di Giudice del Tribunale del Riesame.
Passa poco che si prende i primi attacchi anche “mutilato” delle sue funzioni inquirenti. Infatti scoppia il “caso Romeo”, scattano gli arresti per gli appalti di Napoli e saltano fuori strani rapporti tra Romeo e Francesco Rutelli.
Le misure cautelari passano al Riesame che userà parole piuttosto dure nei confronti di Rutelli e dell’amico Romeo. Attenzione: quelle parole saranno attribuite al solo Luigi De Magistris, ma l’atto fu firmato – insolitamente – da tutti e tre i Giudici del collegio.
Bella furbata. Qualche giorno dopo De Magistris ed il suo ex consulente, Gioacchino Genchi, dovevano essere ascoltati dal COPASIR, presieduto proprio da Rutelli, per dare spiegazioni sulla balla dell’archivio che porta proprio il nome di Genchi.
Messo ai margini da un CSM che punisce sempre tutti, buoni e cattivi, è tornata la proposta di Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris ha accettato di correre per un seggio a Strasburgo.
Ha accettato una candidatura che senza le preferenze non ti porta da nessuna parte.
Mi prendo le critiche di chi continua a dirmi “Visto? Te lo dicevo io che si buttava in politica!”, ma non m’importa.
Se Luigi De Magistris si è candidato vuol dire che non l’abbiamo saputo difendere e che i movimenti e le manifestazioni non sono bastati.
Sembra la prima volta che un magistrato entra in politica per il clamore e le dure prese di posizione.
La più importante delle voci è anche la più emblematica del clima che si respira.
Nicola Mancino, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, è stato molto chiaro “chi lascia la toga non torni”.
Troppo facile quando la toga non l’hai mai presa e, da politico smemorato (vedi alla voce Paolo Borsellino), vieni messo ai vertici della magistratura.
Che dire dello scambio di battute tra Aldo Pecora e Sonia Alfano?
Sono dispiaciuto. Dispiaciuto per la sua impulsività ed amareggiato per alcune “assenze”.
Non mi riferisco (soltanto) a Piazza Farnese. Penso a Locri il 16 ottobre scorso ed il 2 febbraio. Commemorazione del delitto Fortugno e pronuncia della sentenza di condanna all’ergastolo a carico dei presunti mandanti ed esecutori.
Penso alla cattura dei latitanti Giuseppe De Stefano, Pietro Criaco e Giovanni Strangio.
Nessuna parola dopo gli insulti scritti a Palermo, su un muro, contro Sonia Alfano. Silenzio mentre il ROS perquisiva ancora una volta la casa e l’ufficio di Gioacchino Genchi.
Fortunatamente conosco un po’ tutti i protagonisti delle vicende narrate e mi conosolo sapendo che ci piace raccontarci le cose in faccia.
Non siamo il Pidielle, grazie al Cielo.
antonino monteleone
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